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Bella e perduta

Bella e perduta
di Pietro Marcello
Italia, 2015
Con: Tommaso Cestrone, Sergio Vitolo, Gesuino Pitallis, Elio Germano (voce di Sarchiapone)
Sceneggiatura di Maurizio Bracci e Pietro Marcello
Trailer del film

Bella e perduta è la Reggia borbonica del Carditello, nel casertano, nella terra dei fuochi dove da decenni bruciano i veleni delle discariche abusive della camorra, impestando ogni anfratto e uccidendo chi vi abita.
Bella e perduta è l’Italia che non sa proteggere l’eredità di bellezza, di storia e di memoria che la rende un luogo unico al mondo.
Bella è la vita di Tommaso Cestrone, il pastore che senza alcun guadagno ma perdendo del suo cercò di proteggere Carditello e la sua Reggia, subendo per questo minacce e violenze e morendo di infarto il 24 dicembre 2013.
Perduta è la vita degli umani.
Pietro Marcello immagina che al di là della storia ci sia un «Ministero per la protezione della Terra dagli esseri umani», che incarica Pulcinella di proteggere Sarchiapone, un cucciolo di bufalo che Tommaso aveva iniziato ad accudire e che è invece destinato in quanto maschio a essere ucciso. Quando Pulcinella indossa la maschera sente il bufalo parlare, raccontare la propria vicenda segnata da un destino di morte e intrisa della dolcezza della rassegnazione. Nel loro viaggio verso una qualche salvezza, Sarchiapone e Pulcinella incontrano cacciatori di frodo che ingannano gli uccelli con i richiami; tombaroli che depredano la memoria e i suoi tesori; cittadini che manifestano per le morti di adulti e bambini dovute alle leucemie e ai cancri dei veleni; incontrano bufali, pecore e cavalli.
Mentre il verde dei prati inganna chi lo guarda, una più reale verità abita nei fumi altissimi che si levano dal rogo di copertoni, spazzature, sostanze contaminate che portano denaro a chi di quei soldi farà morire e morirà.
Bella e perduta è uno sguardo desolato e poetico sulla corruzione italiana, sulla miseria di chi ignora e disprezza la propria storia, sull’umanità perduta dentro un intero che non sa riconoscere, che non rispetta.

Studiare

Martin Eden
di Pietro Marcello
Con: Luca Marinelli (Martin Eden), Jessica Cressy (Elena Orsini), Kathy Bates (Bobi Jewell), Carmen Pommella (Maria), Carlo Cecchi (Brissenden), Chiara Francini (Nora), Maurizio Donadoni (Renato), Gaetano Bruno (Giudice Mattei)
Italia, 2019
Trailer del film

«Studiare, studiare, studiare», ripete per tre volte Elena rivolgendosi a Martin Eden, perdutamente innamorato ma così lontano nella scala sociale -lei erede di un’antica e ricca famiglia, lui marinaio senza un soldo-, così abissalmente ignorante.
La passione di Martin per Elena è talmente grande da indurlo a colmare la distanza del sapere, a leggere tutto, in modo frenetico ma profondo, ad apprendere la scrittura sino a diventare un romanziere, un poeta, un saggista che le case editrici e i circoli culturali si contendono, dopo averne per anni rifiutato i testi e lasciato che Eden facesse la fame. Il riscatto di Martin si intreccia alle lotte socialiste ed operaie, alle quali Eden viene accomunato ma dalle quali è lontanissimo. Il successo editoriale e mondano viene da lui vissuto nel segno della decadenza e dell’angoscia, sino all’allucinazione, sino al nichilismo.
La vicenda in parte autobiografica del romanzo di Jack London (uscito nel 1909) viene da Pietro Marcello trasposta dalla California a Napoli ma nulla cambia della tensione, del sogno, del raggiungimento, del vuoto. Alla finzione cinematografica si affiancano autentici filmati d’epoca i quali -ed è un merito– invece di trasformare il film in un un’opera neorealistica ne accentuano i tratti onirici e interiori. In questo modo la prima parte disegna un personaggio e una vicenda forti e struggenti, la seconda invece cede ai labirinti della psiche diventando confusa e in alcuni passaggi immotivata, forse anche per restituire i contorti cammini del protagonista.
Ed è infatti soprattutto nella prima parte del film che diventa di una chiarezza lancinante la verità per la quale un uomo senza cultura, incapace di decifrare i segni scritti, privo di parole, non è un uomo ma uno schiavo della sorte, della miseria e del nulla. «Un operaio conosce 100 parole, il padrone 1000. Per questo lui è il padrone», la frase attribuita a Lorenzo Milani (dico attribuita perché non riesco a trovarne la fonte; forse Esperienze pastorali) riassume con icasticità la dimensione soteriologica del sapere, il suo costituire la più intima e profonda forma di salvezza.
Senza conoscenza si può essere contenti, certo, come gli ebeti che sorridono al mondo senza sapere perché lo fanno. Soltanto sapendo molte cose, leggendo molti libri, possedendo molte nozioni, coltivando molti pensieri, elaborando molte interpretazioni, conoscendo molte parole, si può trasformare quel sorriso in un canto di vittoria, in un’espressione di luce.
Che questo non accada a Martin Eden è segno che il sapere non è sufficiente e tuttavia la conoscenza rimane necessaria per accostarsi alla vita da signori e non da miserabili.

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