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Pellicole

La macchina delle immagini di Alfredo C.
di Roland Sejko
Italia, 2021 (Festival del Cinema di Venezia 2021)
Con: Pietro De Silva
Trailer del film

Uno degli slogan più postmoderni di Mussolini e del fascismo è il celebre «La cinematografia è l’arma più forte». Cinematografia negli anni Trenta del Novecento. La Televisione e la Rete oggi. Lo Spettacolo, in ogni caso. Quello che arriva dentro gli occhi (siamo animali ‘teoretici’, vale a dire animali che guardano), dentro la mente, dentro la vita. E determina ciò che gli occhi percepiscono, la mente pensa, la vita fa.
Il regime fascista e il suo capo erano attentissimi alla comunicazione. Il Duce non voleva essere ripreso di spalle; preferiva la visione del basso che ne mettesse in risalto la mascella; mediante una serie di cineprese poste in punti e angoli strategici, ordinava il campo e controcampo tra sé e la folla a Piazza Venezia, quando il suo apparire al balcone doveva costituire, e costituiva, una vera e propria epifania dell’autorità, del potere e della forza; imponeva la documentazione filmata di qualunque suo spostamento pubblico, qualsiasi ne fosse il motivo.
Alfredo C., operatore di ripresa, si trovò a filmare anche l’invasione dell’Albania il 7 aprile 1939, l’arrivo dei coloni e delle aziende italiane, la ‘fascistizzazione’ dei bambini e dell’intero Paese, i lavori pubblici. E poi la guerra contro la Grecia e i partigiani albanesi, la totale impreparazione strategica e logistica dell’esercito del Duce, il crollo, la trappola che l’Albania divenne per decine di migliaia di italiani dopo l’8 settembre 1943 e il 28 novembre 1944, giorno della liberazione dall’occupazione fascista. Data la carenza di operatori cinematografici, il nuovo regime comunista/staliniano di Enver Hoxha gli impose di continuare il suo lavoro. E allora di colpo, ma con ovvia e insieme inquietante continuità, le medesime scene di giubilo e servitù che documentavano l’entusiasmo degli albanesi per Mussolini documentarono l’entusiasmo degli albanesi per Hoxha. «Tamburi, bandiere e parate» fasciste, «tamburi, bandiere e parate» staliniste, come ricorda Alfredo C.
Mutavano i simboli, non mutava l’oppressione.
«La mia macchina è capace di dare apparenza di realtà a tutto» afferma Alfredo. Dare l’apparenza del sorriso alla schiavitù, l’apparenza del consenso alla costrizione, l’apparenza della forza all’intima e disperata debolezza del totalitarismo che sa di essere inevitabilmente effimero, come confermano le ripetute scene nelle quali le pellicole subiscono un’operazione di cancellazione chimica, tornando l’innocente plastica bianca che alle origini erano.
Molto più raffinati sono gli strumenti dell’autorità oggi. E li vediamo dispiegarsi ogni giorno a convincere, con apparente successo, che il terrore inculcato della morte sia altruismo, che la «scienza» sia una religione, che Assurdistan sia ordine.
Molte scene del film sono girate dentro uno studio dismesso dell’Istituto Luce, il grande strumento di propaganda creato dal fascismo, dove Alfredo ripara una moviola e guarda le tante pellicole sulle quali ha impresso la tragedia e il grottesco della storia. «Creare un secondo di illusione. C’è forse qualche arcano che imprime il tempo solo nelle pellicole». Il tempo freddo e malinconico della menzogna del potere. Ieri come oggi.

Intervista sul lasciapassare

La testata Live Unict mi ha chiesto un’intervista sul cosiddetto Green Pass, uscita il 13.9.2021. Spero che la conversazione con Rosario Gullotto possa chiarire, a chi fosse interessato, alcune delle ragioni della mia netta opposizione a un lasciapassare che non è uno strumento sanitario ma costituisce l’ennesima implementazione dell’esperimento biopolitico in corso da molto tempo nelle nostre società e che dall’epidemia Covid19-Sars2 ha ricevuto un decisivo impulso.
L’intervista si può leggere qui: Prof. universitari contro Green Pass, Biuso: “Da abolire, è discriminatorio”

Sullo stesso tema segnalo un testo del collega Davide Miccione, che è tra le riflessioni migliori che abbia letto (e sono tante) sulla questione, forse la migliore in assoluto anche per la sua prospettiva corretta e originale (biomaccartismo è formula geometrica ed esatta), per la chiarezza e non ultimo per la sintesi: Tranquilli, è solo biomaccartismo (Aldous, 13.9.2021).

Sintetico non è un testo di Wu Ming, che consiglio di leggere con attenzione perché rappresenta una summa di quanto è accaduto e sta accadendo dal febbraio del 2020 in Assurdistan, una summa di sinistra (di quello che in Italia ne rimane), comunicata con la franca vivacità di questo gruppo: l’emergenza; le macerie; significato e funzione delle mascherine;  le possibili soluzioni per non arrendersi; le grandi aziende e tutti gli altri; una selezione di casi empirici; il vero nemico del decisore politico virocentrico, vale a dire il sapere, la conoscenza, un’appassionata razionalità, la cultura.
Questa la conclusione del testo:
«Insomma siamo ostaggi in Assurdistan.
Come molte altre persone, ci toccherà fare lo slalom tra le norme, tentare stratagemmi, trovare escamotages… In sostanza, bere l’amaro liquido verde. Non possiamo nemmeno aggiungere “fino alla feccia”, perché è tutta feccia, fin dal primo sorso. Dovremo sorbircelo, ‘sto lasciapassare.
Al contempo, continueremo a denunciarlo a gran voce, valorizzando come possiamo ogni resistenza, ogni mobilitazione contro l’Emergenza. Che almeno questa nuova branca del nostro never ending tour sia un’occasione per fare inchiesta, discutere e pensare insieme forme di lotta, spargere il contagio del malcontento.
E poi, può sempre capitare che gli ostaggi si ribellino, e abbiano la meglio sui loro carcerieri».
Questo è l’indirizzo dove leggere l’intervento: Ostaggi in Assurdistan, ovvero: il lasciapassare e noi / Seconda puntata (Giap, 9.9.2021).

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