Skip to content


Tramonto

Old Henry
di Potsy Ponciroli
USA, 2021 (Festival del Cinema di Venezia 2021)
Con: Tim Blake Nelson (Henry), Stephen Dorff (Ketchum), Scott Haze (Curry), Gavin Lewis (Wyatt)
Trailer del film

Inizi del Novecento, Ovest degli Stati Uniti d’America. Henry e suo figlio vivono in una fattoria isolata tra i campi e i boschi. Arriva un cavallo senza il suo proprietario. Henry lo va a cercare e trova un uomo quasi moribondo. Accanto a lui una pistola e una borsa con molto denaro. Henry è indeciso. Fa per andarsene ma poi torna indietro, porta l’uomo a casa e lo rimette in sesto. Ben presto arrivano tre figuri che si presentano come sceriffi ma non si sa bene che cosa siano. L’uomo ferito dice di essere lui lo sceriffo. I tre chiedono a Henry se ha visto quell’uomo. Naturalmente no. Fanno finta di credergli ma poi tornano e si scatena la morte.
Paesaggi mirabili nel cielo e nella terra dell’autunno. Colori intensi e mortali. Un western epico, sobrio e decadente nel quale la tomba di una donna offre informazioni preziose nella partita a scacchi che è l’esistere, nel quale il conflitto non è sul denaro ma è sull’identità. Chi sono gli umani che si fronteggiano ancora una volta come gli Achei assediavano Ilio? Che cosa nasconde -quali carte, quali storie- quella fattoria i cui maiali raffigurano per due volte il ciclo della materia che muore e in altre forme si rigenera? E soprattutto chi è davvero il vecchio Henry?
La risposta verrà e sarà, come sempre, il tramonto.

Raccontami

Cùntami
di Giovanna Taviani
Italia, 2021 (Festival del Cinema di Venezia 2021)
Con: Mimmo Cuticchio, Vincenzo Pirrotta, Gaspare Balsamo, Mario Incudine, Giovanni Calcagno

Il mare che scintilla. I prati verdi e le terre brulle. I vicoli di Partinico, le cattedrali di Palermo. La potenza del vulcano, il turchese di un cielo senza fine. Le torri di Paternò, i teatri abbandonati. Le spiagge in lontananza, le saline di Trapani, le colline che seguono a colline. E dentro tutto questo i Paladini, i cantastorie, Ulisse e Polifemo, Bradamante e la follia di Orlando, Don Chisciotte e il suo scudiero. Il canto, il senso, le parole. E la luce. La Luce magnifica e totale della Sicilia ad avvolgere e coprire le tenebre profonde, la solitudine, l’incanto, la rassegnazione al dolore che gli umani si infliggono l’uno contro l’altro.
La cadenza altalenante di Mimmo Cuticchio sembra raccontare il respiro stesso della terra, quella cadenza appresa dal suo maestro Peppino Celano e che i suoi allievi modulano ognuno in modo differente. Coinvolgente è infatti, quasi plastica visibile toccabile, la follia di Orlando nel corpo di Pirrotta, il sogno del Quijote nei gesti di Balsamo, le sofferenze d’amore di Polifemo per Galatea che diventano l’urlo nella notte di Calcagno.
Il furgone rosso che va per la Sicilia portando dentro il vento i pupi secolari di Cuticchio si perde dentro i rovi del tempo, nella immobilità sempre rinnovata delle marionette che guidano il puparo almeno quanto il puparo guida loro. Le «storie popolari» costituiscono in realtà la potenza ancora del mito, della più profonda forma letteraria che le culture umane abbiano creato per dire i loro sogni, i dolori, le guerre, gli amori.
Giovanna Taviani descrive tutto questo con l’empatia di chi si è innamorato dell’Isola e delle sue leggende, con la raffinata cadenza del montaggio che da sé crea le proprie storie, con una fotografia smagliante, epica e avvolgente. Un bellissimo film che restituisce per intero il cùnto che la vita dei siciliani da sempre rappresenta.

Vai alla barra degli strumenti