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Etoantropologia

Martedì 18.2.2020 alle 14,30 nella Sala Lauree dell’Università Statale di Milano (Via Festa del Perdono 7) terrò una lezione sull’animalità.
L’incontro fa parte di un ciclo dal titolo La disobbedienza civile nel ‘900: seminari di approfondimento, a cura del Prof. Gianfranco Mormino, docente, tra l’altro, di Human – animal studies.
Cercherò di mettere in discussione le teorie e le pratiche assai violente che guidano la relazione umano-animale a partire dal radicale antropocentrismo abramitico, ben testimoniato dalle parole che Yahweh (הְוֶה) rivolge a Noè all’uscita dall’arca: «Il timore e il terrore di voi sia in tutte le bestie selvatiche e in tutto il bestiame e in tutti gli uccelli del cielo. Quanto striscia sul suolo e tutti i pesci del mare sono messi in vostro potere. Quanto si muove e ha vita vi servirà di cibo» (Genesi, 9, 2–3; trad. La Bibbia di Gerusalemme, Edizioni Dehoniane 1988, p. 50).
Difenderò invece un paradigma etoantropologico per il quale la differenza tra il nostro mondo e quello degli altri animali è fenomenica e non ontologica. Un’ipotesi che si fonda sull’ibridazione dell’antroposfera sia con la zoosfera sia con la tecnosfera e quindi sul superamento del paradigma vitruviano –la perfetta figura umana dentro un chiuso cerchio– a favore di una pratica antropodecentrica e postumana. Nella ζωή non si danno gerarchie ma specializzazioni relative ai contesti, non si danno distanze qualitative ma contiguità e differenze tra le diverse specie, umani compresi.
Due dei possibili riferimenti sono l’etologia di Lorenz e la Teoria critica della Scuola di Francoforte:

«Con troppa facilità gli uomini si considerano il centro dell’universo, qualcosa di estraneo e di superiore alla natura. Questo atteggiamento deriva da una sorta di orgoglio che ci preclude quella forma di riflessione su noi stessi di cui oggi avremmo tanto bisogno. Le grandi scoperte delle scienze naturali inducono l’uomo a un senso di umiltà: proprio per questo vengono a volte avversate»
(Konrad Lorenz, Natura e destino [Das Wirkungsgefüge der Natur und das Schicksal des Menschen, 1978], Mondadori 1990, p. 42)

«Il materialismo, che non è viziato da simile abuso ideologico dell’anima, ha un concetto più universale e più realistico della salvezza. Esso riconosce la realtà dell’Inferno in un unico luogo, qui sulla terra, e afferma che questo Inferno è stato creato dall’uomo (e dalla Natura). Fa parte di esso il maltrattamento degli animali -opera di una società umana la cui razionalità è ancora l’irrazionale»
(Herbert Marcuse, L’uomo a una dimensione. L’ideologia della società industriale avanzata [One-Dimensional Man. Studies in the Ideology of Advanced Industrial Society, 1964], Einaudi 1991, p. 247).

[Photo by Kelly Sikkema on Unsplash]

L’animalità come Differenza

Nel pomeriggio di mercoledì 4 settembre 2019 terrò una relazione per una Summer School organizzata dall’Università Statale di Milano. Qui sotto titolo, link, presentazione e relatori dell’evento e un absract del mio intervento, dal titolo Ζῷονδιαφορία, l’animalità come Differenza.

Ph. D. SUMMER SCHOOL
Zoophthoria. The exploitation and destruction of animals
Milan, September 4th –5th2019
Room M204, Via Santa Sofia 9

Antispeciecism, animal rights, animalism and, in general, Philosophy as an instrument to think and fight against animal exploitation. As a title for this event we have chosen the term zoophthoria, a neologism we coined, which borrows the terms zoon (ζῷον, animal) and phthoria (ϕϑορία, annihilation/ destruction/ruin) from the ancient Greek language and wants to express all the forms of use and abuse perpetrated on non-human animals throughout history.
Our guest speakers will be:

  • Kristin Andrews (York University, Toronto)
  • Alberto Giovanni Biuso (University of Catania)
  • Francesca Caloni (University of Milan)
  • Raffaella Colombo (University of Milan)
  • Alessandro Fazzi (LAV Legal Counsel)
  • Gianfranco Mormino (University of Milan)
  • Maria Elide Vanutelli (University of Milan)

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Biocentrismo e policentrismo costituiscono categorie assai più coerenti rispetto all’antropocentrismo, categorie razionali e utili a comprendere l’ampio mondo dell’animalità, la quale consiste nell’abitare spaziotemporalmente il mondo, adattandosi a esso e adattando l’ambiente alle proprie esigenze, per quanto è possibile e in relazione alle risorse disponibili.
Biocentrismo e policentrismo convergono nella Ζῷονδιαφορία, nella διαφορά, nella differenza animale, nell’animalità come Differenza. «The exploitation and destruction of animals» possono cessare soltanto salvaguardando questa differenza rispetto a ogni identità assoluta, salvaguardando i politeismi rispetto alla tracotanza dei monoteismi, le spiegazioni difficili rispetto a quelle semplici, la polifonia rispetto al canto solitario e monocorde dell’umano.
Contro il monoteismo dell’identità, di qualunque identità, reclusa in se stessa e chiusa all’intero, l’animalità è Differenza, è il campo materico nel quale siamo identici in quanto tutti animali e differenti in quanto animali diversi tra di loro.

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