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Coscienza

Il 3 e 4 maggio 2018 si concluderà il Corso che ho organizzato quest’anno per gli allievi della Scuola Superiore di Catania. Vi terrò due lezioni dal titolo Tempo e Coscienza. Le lezioni si svolgeranno dalle 17,00 alle 19,30 a Villa San Saverio, sede della Scuola.
Chi volesse parteciparvi come uditore può farlo compilando e inviando questo modulo all’indirizzo prelaurea@ssc.unict.it.
Pubblico qui sotto una sintesi con i titoli delle lezioni che si sono svolte a partire dallo scorso ottobre, i nomi dei colleghi che le hanno tenute, i testi di riferimento e l’abstract dei miei incontri.

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SCUOLA SUPERIORE DI CATANIA
Corso a.a. 2017-2018

LA COSCIENZA PLURALE
Indagini sulla coscienza umana tra filosofia della mente, medicina, fenomenologia

Michele Di Francesco (Scuola Universitaria Superiore IUSS di Pavia; ottobre 2017): Tre lezioni sulla coscienza
Vincenzo Costa (Università del Molise; dicembre 2017): Fenomenologia della coscienza
Pietro Perconti (Università di Messina; marzo 2018): La coscienza: un lusso naturale o un adattamento sociale?

Alberto Giovanni Biuso
Tempo e Coscienza
3-4 maggio 2018

Testi
Henri Bergson – William James, Durata reale e flusso di coscienza (Raffaello Cortina, 2014)
Eugène Minkovski, Il tempo vissuto. Fenomenologia e psicopatologia (Einaudi, 2004)
Russell Foster – Leon Kreitzman, I ritmi della vita (Bollati Boringhieri, 2011)
Francisco Varela, «Neurofenomenologia. Un rimedio metodologico al “problema difficile”», in Aa. Vv., Neurofenomenologia. Le scienze della mente e la sfida dell’esperienza cosciente, a cura di M. Cappuccio (Bruno Mondadori, 2006)
Alberto Giovanni Biuso, La mente temporale. Corpo Mondo Artificio (Carocci, 2009)
Claudia Hammond, Il mistero della percezione del tempo (Einaudi, 2012)
Arnaldo Benini, Neurobiologia del tempo (Raffaello Cortina, 2017)

Abstract delle lezioni
La coscienza è il luogo degli atti intenzionali. A partire dalla svolta impressa da Descartes la storia della filosofia è in gran parte la storia della mente e della coscienza, del loro rapporto con il cervello, con il corpo, con l’ambiente.
Uno sguardo non cartesiano e fenomenologico sulla mente, sulla coscienza, sul tempo non intende costituire o creare nulla ma cerca solo di vedere e descrivere. La conoscenza umana indaga una complessità che la precede e anche quando il suo oggetto è la mente –l’oggetto più vicino possibile- l’atteggiamento rimane il dirigersi verso la cosa stessa, in questo caso verso di sé. La mente è anche il processo in cui assume significato l’insieme innumerevole di forme, di dati, di esperienze qualitative, di percezioni, di trasformazioni corporee, di emozioni, di sentimenti, di memorie e di attese delle quali è composta la fatticità quotidiana, il costante esserci dei giorni vissuti, sofferti, goduti.
Il corpo sta dentro il mondo e solo in esso acquista senso, valore, efficacia ma l’essere del mondo non è altro che tempo reso visibile nel divenire della materia. Siamo tempo. Il Tempo come dono; il Tempo che per Spinoza è un modus imaginandi; il Tempo come divinità livellatrice di ogni differenza celebrato da Sofocle nell’Elettra; il Tempo della Gnosi nel quale l’infinità dell’αἰών si concentra per intero nella fragile potenza del καιρός; il Tempo-benedizione di Nietzsche. Il Tempo è la sottile e impalpabile filigrana che attraversa la coscienza e il sapere.
Se la coscienza è una manifestazione fondamentale della nostra persona e del nostro esserci nel mondo, è perché essa dà un senso al flusso temporale. Essere coscienti significa ricordare. Senza un senso del Sé non si danno ricordi e il Sé è costituito dalla memoria corporea, cioè dall’insieme di eventi che non solo i neuroni ma l’intera corporeità ha percepito, registrato, a cui ha reagito.
Corpo e Tempo costituiscono così la partitura sulla quale la coscienza esegue il suo concerto.

Orologi biologici

I RITMI DELLA VITA
Gli orologi biologici che controllano la vita quotidiana di ogni essere vivente
di Russel Foster – Leon Kreitzman
(Rhythms of Life, 2004)
Trad. di Isabella C. Blum
Prefazione di Lewis Wolpert
Bollati Boringhieri, 2011
Pagine 359

Forse due milioni, forse cento, probabilmente dieci. È il numero di specie viventi che abitano il pianeta Terra. Da circa tre miliardi di anni tutte queste entità animali e vegetali vivono seguendo un ben preciso orologio biologico, senza il quale non esisterebbero; transitano nell’essere sincronizzando i propri ritmi endogeni con quelli del cosmo, che per noi terrestri significa con i ritmi di rotazione della terra intorno al proprio asse e intorno alla stella che ci dà energia. «Il tempo è racchiuso nei nostri geni» afferma Lewis Wolpert nella Prefazione al libro (p. 7); «È proprio il nostro rapporto con il concetto di tempo a renderci umani» scrivono i due autori a chiusa del testo (299) e tuttavia la medicina contemporanea non riconosce ancora la fondamentale importanza della tempistica nella somministrazione delle terapie; l’importanza della cronobiologia nei test di tossicità dei farmaci (ratti e topi sono animali notturni rispetto all’uomo animale diurno e questo influisce enormemente sui risultati clinici 1); l’importanza della relazione profonda e costitutiva tra il corpomente e il cosmo, tra ciò che gli autori chiamano “giorno interno” e “giorno esterno”.  Gli orologi biologici sono infatti «regolati quotidianamente al levarsi e al calar del sole in modo da sincronizzare il tempo interno dell’organismo sul tempo astronomico» (11). Se la medicina occidentale trascura gravemente questa struttura temporale dei corpi, «la medicina cinese» -afferma l’oncologo Bill Hrushesky- «riconosce da più di 5000 anni che la dose non può essere isolata dal concetto di tempo» (cit. a p. 269).
I ritmi che intridono e costituiscono la natura sono molti -quotidiani, mensili, annuali- e hanno come base l’intervallo naturale delle 24 ore. Circadiano è dunque il ritmo che segue la scansione del giorno e della notte; nonostante gli artifici luminosi consentiti dall’elettricità il corpo umano è ancora totalmente sincronizzato su tale ciclo. Ultradiano è il ritmo inferiore a un giorno e dunque con frequenza più alta (come il battito cardiaco). Infradiano è l’inverso: un ritmo con una frequenza più bassa e quindi con un periodo più lungo (come il ciclo mestruale). Altri cicli importanti sono quelli interditali (maree), lunari, i ritmi non ripetibili del nascere e del morire. Per gli umani è talmente importante la scansione del tempo da indurli a inventare ritmi diversi da quelli naturali anche se sempre legati a essi. Intervalli come il secondo, il minuto, l’ora, la settimana non esistono in natura e costituiscono un tentativo di abitare e vivere meglio le partizioni cosmiche del giorno e dell’anno.
In ogni caso, nessuna comprensione della vita -della sua fisiologia, della patologia- è possibile fuori dalla struttura temporale che il corpo è. Le ricerche di Foster e Kreitzman sono ormai un classico della biologia proprio perché ricordano con chiarezza e determinazione questa semplice ma fondamentale verità. E lo ricordano ai biologi e ai medici, a coloro per i quali essa dovrebbe risultare evidente. Il luogo cerebrale nel quale i ritmi cronobiologici si generano è infatti il nucleo soprachiasmatico formato da poche cellule  -ventimila circa- collocate nella parte anteriore dell’ipotalamo: «Questo minuscolo gruppo di cellule, il cui volume ammonta a meno di un terzo di un millimetro cubico, è stato definito “orologio della mente”» (92). Al di là di questa localizzazione, il risultato più importante delle ricerche cronobiologiche -condotte in Italia con particolare cura da Vincenzo Di Spazio– è che la temporalità dei mammiferi (e quella umana in particolare) è diffusa in tutto il corpo, tanto che «oggi si parla più spesso di sistemi circadiani, poiché sta diventando chiaro che, sebbene in alcune specie probabilmente esista un orologio centrale, nella maggior parte di esse la scansione del tempo è distribuita in tutto l’organismo» (15-16). E questo significa che siamo fatti di tempo, alla lettera. Tempo genetico, tempo cosmico, tempocoscienza costituiscono un unico battito della materia consapevole di sé, dell’energia che scaturisce, si modula e si esaurisce. È tale battito profondo e inarrestabile che definiamo con i termini diversi di mondo, natura, umanità.
La biologia del tempo ha anche scoperto che tutto questo è una cosa sola con la luce. È la luce, infatti, a costituire il più potente e pervasivo Zeitgeber, il segnatempo al quale i corpi animali e vegetali affidano la regolarità delle proprie strutture vitali. La luce «mantiene il meccanismo sincronizzato con l’alba e il tramonto» (34) e permette dunque ai corpi di sincronizzarsi con l’intero volgere della Terra e del Sole. Con il segno τ è indicato il periodo naturale di un ritmo biologico free-running, il ritmo endogeno tenuto da un sistema circadiano in condizioni costanti.
Queste scoperte biologiche confermano con evidenza ciò che la metafisica ha pensato in modi diversi ma convergenti: la luce è la sostanza stessa del mondo; il movimento ripetuto, ritmico, eterno della materialuce è il tempo.

Nota

1. Robert Burns spiega che se «a mezzogiorno la sostanza chimica non ha dato luogo ad alcun tumore […] se la stessa dose fosse stata somministrata a mezzanotte, tuttavia, ossia in un momento di massima suscettibilità dell’evento biochimico studiato, il 40% degli animali avrebbe sviluppato un tumore al fegato e il composto sarebbe stato classificato come cancerogeno e non sicuro» (cit. a p. 268).