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Fisica e Fenomenologia

The Concept of Time in Husserlian Phenomenology and Quantum Physics
Humana.Mente. Journal of Philosophical Studies
Vol 16 No 43 (August 2023)
Pagine 277-296

Indice
-Phenomenological time and its problems
-Quantum time and its problems
-Phenomenology and its solutions
-Quantum physics and its solutions
-Naturalising phenomenology, theoreticizing physics 

Abstract
Through a comparison between phenomenology and quantum physics, the paper aims to show that naturalising phenomenology can also mean bringing it into a critical and fruitful relationship with some of the most complex and fundamental questions of contemporary physics, thus showing both the truly ever-open potential of Husserlian and Heideggerian thinking and the need for the sciences to receive a theoretical light without which they risk remaining either magical, arbitrary and esoteric knowledge or technical, reductionist and epistemologically sterile. 

[Mediante un confronto tra fenomenologia e fisica quantistica, il saggio si propone di mostrare che naturalizzare la fenomenologia può significare anche porla in un rapporto critico e fruttuoso con alcune delle questioni più complesse e fondamentali della fisica contemporanea, mostrando in tal modo sia le potenzialità sempre aperte del pensiero husserliano e heideggeriano sia la necessità che le scienze ricevano una luce teoretica senza la quale rischiano di rimanere o conoscenze magiche, arbitrarie ed esoteriche, oppure approcci soltanto tecnici, riduzionistici ed epistemologicamente sterili]

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Il numero 43 di Humana.Mente ha come tema The Prospect of Naturalizing Phenomenology: New Essays ed è composto da una limpida introduzione dei due curatori e da dodici saggi divisi in tre sezioni.
Il mio contributo fa parte della terza sezione, dedicata a discutere «some classic yet ongoing debates regarding the most problematic and productive conceptual aspects implicit in the actual connection of theoretical frameworks and concrete problems within the scope of naturalized phenomenology» (p. VII).
L’Introduzione delinea la cornice epistemologica nella quale intendere il significato di questo numero della rivista. Fornisce inoltre le sintesi assai chiare e molto utili di ciascuno dei contributi.
Riporto quella che riguarda il mio testo. «Alberto Giovanni Biuso tackles one of the most important problems in phenomenology – and philosophy in general – i.e., the problem of time. He does so by comparing Husserlian phenomenology and quantum physics, with special reference to the opposition idealism-realism. According to Biuso, the phenomenological analysis of time-consciousness overcomes the idealistic and subjectivist tendency of Husserl’s philosophy. Regarding quantum mechanics, the author adopts a “processual” perspective (in continuity with the tradition of “process philosophy”), which contrasts those conceptions that deny the reality of time. In the end, the author proposes a “materic” conception of time, understood as the fabric of every reality, be it “subjective” (consciousness) or “objective” (world), showing how thinking about the reality of time is crucial to pursue the project of a “naturalized phenomenology”» (p. XII).
Ringrazio qui uno dei revisori (anonimi) del saggio, il quale lo ha giudicato «a fruitful and ambitious reflection in the current philosophical debate» e lo ho perfettamente sintetizzato in questo modo: «This paper is an original contribution that develops following three research directions that can be summarized as follows: (1) analysis of the concept of temporality in Husserl and overcoming its limitations through a “materialistic” perspective; (2) comparison with the main trends and theses of quantum physics; (3) investigation of the relationship that might exist between phenomenology and physics. The general assumption that drives the author’s research is that in order to understand and critically test Husserlian phenomenology and quantum physics, it is necessary to postulate a “strong” and “materic” concept of time at both a gnoseological and ontological level».

Heidegger, la fenomenologia

Martin Heidegger
I problemi fondamentali della fenomenologia
(Die Grundprobleme der Phänomenologie [1927], Vittorio Klostermann Verlag 1975)
A cura di Friedrich-Wilhelm von Hermann
Edizione italiana a cura di Adriano Fabris
Introduzione di Carlo Angelino
Il melangolo, 1999
Pagine XIII-332

Nel semestre estivo del 1927 Heidegger tenne a Marburgo un corso che costituisce in realtà la progettata terza sezione della prima parte di Sein und Zeit. Quasi cinquant’anni dopo il filosofo scelse questo corso come primo volume della propria Gesamtausgabe. Si tratta di un dato non solo storico-filologico ma anche profondamente teoretico. In queste lezioni, infatti, le tematiche fondamentali della «ontologia universale e fenomenologica» – così viene definita la filosofia in Sein und Zeit – vengono riprese, storicamente collocate, approfondite e rinnovate, in uno sforzo concettuale veramente intenso.
Fenomenologia è qui non una particolare filosofia ma il filosofare stesso, non al modo di una propedeutica agli altri saperi ma in quanto metodo della “filosofia scientifica” e cioè, per Heidegger, dell’ontologia. Nella prima delle cinque lezioni su L’idea della fenomenologia (1907) anche Husserl aveva scritto che «fenomenologia: ciò significa una scienza, un insieme coerente di discipline scientifiche; fenomenologia significa però al tempo stesso, e soprattutto, un metodo e un atteggiamento di pensiero: l’atteggiamento di pensiero, il metodo, specificatamente filosofici». Una filosofia quindi rigorosa, contrapposta sia al “sano intelletto comune”, all’apprendimento passivo e non tematizzato dell’esperienza e delle cose, sia al primato delle scienze positive, della magia che non argomenta, delle semplici visioni del mondo.
Una filosofia intessuta di domande, di un interrogare che per Heidegger  è «lotta con le cose al servizio delle cose» (§ 22, p. 315). Con chiarezza: «l’essere è l’autentico e unico tema della filosofia» (§ 3, p. 10) e la riduzione fenomenologica diventa lo sguardo che sia in grado di cogliere la differenza ontologica, che sia capace di partire dagli enti ma di porli poi tra parentesi nell’epoché per arrivare infine a comprendere l’essere.
I problemi fondamentali della fenomenologia appaiono quindi nella loro chiarezza e sono:
l’intenzionalità;
la distinzione fra sussistere ed esistere;
la differenza fra realtà ed effettualità;
lo statuto della verità;
la temporalità;
la luce.

L’intenzionalità è uno degli atteggiamenti chiave della fenomenologia husserliana. Mentre la Scolastica applicava l’intentio quasi esclusivamente alla volizione, Brentano e la fenomenologia ne fanno il perno di ogni atteggiamento del soggetto vivente, proprio perché l’intenzionalità non viene dagli oggetti ma è costitutiva della stessa soggettività, tanto che «uno dei caratteri che distinguono l’esistente dal sussistente è proprio l’intenzionalità» (§ 9, p. 59).
Gli enti sussistono, sono intramondani, stanno là e basta; l’esserci umano invece esiste nel mondo come luogo nel quale il mondo stesso diventa consapevole di sé.
Effettualità è lo stare qui e ora, l’avere una struttura percepibile coi sensi, l’essere e risolversi nella dimensione empirica. La realtà è evidentemente un cerchio assai più vasto e comprende le astrazioni della mente, i sentimenti, l’essere stato, le potenzialità d’esserci nel futuro.
La realtà è più ampia dell’effettualità perché è intrisa di tempo. Il tempo pensato e non soltanto vissuto si chiama temporalità. La comprensione dell’essere – l’ontologia – è quindi un discorso sul tempo, che deve partire dalla ulteriore distinzione fra la temporalità dell’esserci umano (Zeitlichkeit) e la Temporalità dell’essere (Temporalität). La prima si fonda sulla seconda e questo fa sì che l’esserci umano sia un esistere consapevole della propria costitutiva temporalità e quindi della propria finitudine all’interno del più ampio cerchio dell’essere che lo trascende ma che senza l’esserci non si darebbe proprio perché è nell’esserci umano che il tempo si autocomprende, diventando appunto da tempo temporalità. L’esserci umano è finito, ricettivo e non creatore di enti e tale finitezza si completa e si riscatta nella capacità che ci caratterizza di creare il tempo. Il tempo è, infatti, la tela che l’umano fila e che getta sulla struttura cieca della materia dandole così significato: «l’esserci è intenzionale solo perché è determinato nella sua essenza dalla temporalità» (§ 19, p. 256).
L’intenzionalità è il costante volgersi dell’esserci al futuro, sul fondamento del tempo passato, allo scopo di comprendere ed essere il presente. L’unità di avvenire-essente stato-presentante è la Zeitlichkeit. Comprendere è una nostra dimensione costitutiva ed è solo sulla base del tempo che noi possiamo comprendere qualcosa come l’essere. La Zeitlichkeit è quindi l’umana cura verso il tempo, a partire dalla quale si dà Temporalität, comprensione dell’essere stesso.
Il tempo non è oggettivo né soggettivo. Simili distinzioni sono possibili solo quando l’unità originaria fra uomo e mondo, esserci ed essere, sia stata infranta. Aristotele, al quale dobbiamo il nostro modo fondamentale di intendere il tempo, attribuisce alla ψυχή numerante la creazione del tempo e tuttavia aggiunge che esso non rimane un fenomeno soltanto psichico. Il tempo è, infatti, ovunque: sulla terra, sul mare, nel cielo. «Il tempo è ovunque e in nessun luogo e solamente nell’anima» (§ 19, p. 243).
Il succedersi degli ora non consiste in un accumularsi lineare di entità nello spazio ma costituisce la dimensione dinamica del divenire che può toccare così a fondo le cose perché esse di tempo sono intrise. Un tempo che è la loro unica possibilità e insieme il loro limite. Ed è questo a rendere costitutivamente finito ogni ente «κατὰ τὴν τοῦ χρόνου τάξιν; secondo il decreto del Tempo» (Anassimandro). 

La finitudine che meglio conosciamo è quella della quale noi stessi siamo intrisi ed è per questo che l’analitica esistenziale – l’analisi che l’esserci conduce su se stesso – è la via più diretta per la comprensione dell’essere al di là di ciò che noi stessi siamo, «l’essere noi lo comprendiamo perciò a partire dall’originario schema orizzontale delle estasi della temporalità (Zeitlichkeit)» (§ 21, p. 294). È quindi il tempo l’orizzonte trascendentale dell’ontologia e della filosofia. È il tempo che intesse di sé tutto e solo comprendendo il quale potremo sperare di cogliere la verità, che è appunto ἀλήθεια, il trarre fuori dal nascondimento, il disvelare la struttura implicita e profonda delle cose.
L’esserci umano è in grado di operare tale disvelamento perché al disvelare è sempre intenzionato. Ma tale intenzionalità presuppone la specifica trascendenza dell’esserci rispetto al semplice stare, sussistere, subire il tempo. La verità è possibile per noi proprio perché non subiamo il tempo ma lo siamo, tanto che la verità delle cose ci si manifesta solo quando torniamo a noi stessi, solo quando facciamo ancora una volta nostro l’invito delfico e socratico. 

Un invito che Platone praticò a tal punto da fondare l’autocomprensione dell’Europa e da determinarla ancora. È proprio vero che «solo l’epoca moderna, soddisfatta di se stessa e precipitata nella barbarie, può voler far credere che Platone, come si sente dire con compiacimento, sia ormai liquidato» (§ 14, p. 106).
Sulla questione cardine del pensiero, pensare l’essere, la filosofia non è andata oltre Platone e «in fondo il suo desiderio più proprio non è tanto quello di andare avanti, lontano da sé, ma piuttosto è quello di pervenire a se stessa […] verso quella luce a partire dalla quale e nella quale l’essere stesso giunge nel chiarore di una comprensione» (§ 20, pp. 270-271).
Luce è uno degli estremi plessi lessicali e concettuali con cui Heidegger ha cercato di comprendere l’unità di essere e tempo. Come Platone, infatti,

anche noi, con la domanda apparentemente così astratta sulla condizione di possibilità della comprensione dell’essere, non vogliamo nient’altro che uscir fuori dalla caverna nella luce, ma in tutta la sobrietà e nel pieno disincanto di un interrogare puramente rivolto verso le cose (§ 20, p. 273).

Rivolgersi alle cose è ciò che noi chiamiamo fenomenologia. Tale sguardo fenomenologico ci svela che essere e tempo significa che l’essere è tempo. 

Chronos

CHRONOS
Scritti di storia della filosofia
Mimesis Editore, Milano-Udine 2023
«Percorsi di confine, 34»
Pagine 416
€ 32,00

Risvolto di copertina
«Un percorso nella storia della filosofia volto a indicare la perennità delle questioni metafisiche – l’essere, la verità, il tempo – e la loro fecondità per il presente e per il futuro. A mostrarlo è un itinerario in sei momenti che vanno dal pensiero greco al XXI secolo, con una particolare attenzione a Nietzsche e a Heidegger e con indagini rivolte a Eschilo, Euripide, Platone, Lucrezio, Plotino, Machiavelli, Spinoza, Rousseau, Leopardi, Gentile, Husserl, Gehlen, Canetti, Arendt, Marcuse, Ricoeur, Derrida, Mazzarella.
Indagini nelle quali si delinea la struttura temporale del mondo e della filosofia che tenta di comprenderlo. Chronos è la potenza che rende possibile l’emergere della molteplicità dalla stabilità e unicità dell’essere. Gli enti possono essere soltanto differenza che si separa dall’intero ma che lo manifesta in ogni istante, gli enti possono essere soltanto flusso che sta e che si trasforma, possono essere soltanto tempo, nella complessità, identità e differenza di αἰών, καιρός, χρόνος»

Scheda sul sito dell’editore


INDICE


I I Greci

1 Mai avvennero e sempre sono. Sul politeismo

2 Eschilo, il fondamento

3 Il Sacro in Euripide

4 Platone, la filosofia

5 Platone e Nietzsche, due atleti

6 Lucrezio

7 Plotino

 

II I Moderni

1 Libertà e animalità in Niccolò Machiavelli

2 Necessità e tempo nella metafisica di Spinoza

3 Emilio e la pedagogia del Novecento

4 La filosofia di Giacomo Leopardi

 

III Nietzsche

1 Le vite di Nietzsche

2 Abbiamo l’arte per non naufragare nella verità. Sull’estetica dionisiaca di Nietzsche

3 Amor fati e Amor dei intellectualis. Sull’incontro Nietzsche–Spinoza

4 Impazzire di gioia. Su Nietzsche e i suoi Wahnbriefe

5 La Grande Salute di Nietzsche

6 Colli e Montinari lettori di Nietzsche

 

IV Heidegger

1 Heidegger, la fenomenologia, il tempo

2 Heidegger e Sofocle: una metafisica dell’apparenza

3 Platone a Colmar

4 Heidegger e il Sacro

5 Identità e differenze temporali: su Heidegger e Ricoeur

6 Siamo già sempre una differenza animale: Derrida e Heidegger

7 Metafisica del Dasein in Eugenio Mazzarella e Martin Heidegger (con Enrico Moncado)

 

V Il Novecento

 1 Scritture filosofiche del Novecento

2 Giovanni Gentile

3 La fenomenologia come ontologia del tempo

4 Arnold Gehlen, natura e istituzioni

5 Hannah Arendt, una donna contro il totalitarismo

6 Elias Canetti, il nemico della morte

7 Potenza e limiti della Teoria critica

 

VI Il XXI secolo

1 Quid est veritas? Ermeneutica e prospettivismo

2 Nichilismo e Differenza: un dialogo su Severino

3 Introduzione alla filosofia di Eugenio Mazzarella

4 Toccare l’ineffabile. La poesia di Eugenio Mazzarella

5 Metafisiche contemporanee

 

Indicazioni bibliografiche 

Indice dei nomi

Nota al testo

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RECENSIONI

Pio Colonnello
Tra αἰών e καιρός
Rileggendo
Chronos 
di Alberto Giovanni Biuso
in Vita pensata
n. 30, maggio 2024
pagine 24-29

Angelica Rocca
Esercizi di decentramento
in Fata Morgana
11 dicembre 2023
Pagine 1-4

Stefano Piazzese
in InCircolo. Rivista di filosofia e culture
Numero 15 – Giugno 2023
Pagine 179-184

Sarah Dierna
in Discipline Filosofiche
8 maggio 2023

Enrico Palma
Filosofia come temporalità compresa e come scrittura
in Il Pensiero Storico. Rivista internazionale di storia delle idee
4 maggio 2023
pagine 1-6

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Fenomenologia enattiva

Recensione a:
Andrea Pace Giannotta
Fenomenologia enattiva.
Mente, coscienza e natura
Mimesis, 2022
Pagine 140
in Rivista Internazionale di Filosofia e Psicologia
vol. 13, n. 3/2022
pagine 241-242

Un libro agile ma molto ambizioso questo di Andrea Pace Giannotta. Lo si evince già da titolo e sottotitolo, i quali indicano nell’espressione ‘fenomenologia enattiva’ una possibile soluzione alla questione fondamentale e difficile del rapporto tra la mente, la coscienza e la natura. I presupposti metodologici sono chiari: porsi al di là della sterile distinzione tra filosofia analitica e filosofia continentale per tornare alle cose stesse come esse transitano, appaiono e si costituiscono nella coscienza umana. Un proposito husserliano che affronta in modo consapevole e corretto i numerosi problemi ancora aperti nell’ambito della fenomenologia, con l’obiettivo di proporre, appunto, una fenomenologia enattiva che si sviluppi «in una metafisica della natura e della coscienza».

Mente , coscienza, natura

Giovedì 9 febbraio 2023 alle 16.00 nell’aula 268 del Dipartimento di Scienze Umanistiche dell’Università di Catania presenteremo il libro di Andrea Pace Giannotta Fenomenologia enattiva. Mente, coscienza e natura (Mimesis, 2022). L’evento è organizzato dall’Associazione Studenti di Filosofia Unict.
Il libro, agile e ambizioso, di Pace Giannotta si pone al di là della sterile distinzione tra filosofia analitica e filosofia continentale, per tornare alle cose stesse come esistono indipendentemente da qualunque coscienza ma anche come transitano, appaiono e si costituiscono nel corpomente umano.

Lezioni di Metafisica

Il 27 e 28 settembre 2022 terrò due lezioni per il Dottorato in Scienze dell’Interpretazione dell’Università di Catania. L’argomento è la Metafisica e questo il calendario:

  • martedì 27 dalle 10 alle 13 – aula A3 del Dipartimento di Scienze Umanistiche – La metafisica si dice in molti modi
  • mercoledì 28 dalle 15 alle 18 – aula A3 del Dipartimento di Scienze Umanistiche – Metafisiche contemporanee

Anche se rivolte ai dottorandi, le lezioni sono aperte a tutti.

Mετὰ τὰ Φυσικὰ perché μετά vuol dire tanto ‘oltre, dopo, al di là’ quanto ‘in mezzo, tra, attraverso’.
La metafisica è anche un esercizio che impara a porre le domande fondamentali, le domande che vanno al di là degli enti attraversandoli per intero.
Metafisica è anche l’indagine che si riferisce non al generico essere degli enti, degli eventi e dei processi e neppure ai loro specifici particolari ma che si interroga sui costituenti primi e sulle realtà ultime del mondo.
Il tentativo di risposta parte dall’esplicita e netta affermazione che il mondo è.  E l’umano è in esso. Noi siamo e lo osserviamo. Il mondo è fenomeno e noi siamo parte di tale fenomeno. Ambiti della metafisica sono dunque l’ontologia – che indaga che cosa esiste – e la mereologia – che indaga la relazione costante e insieme dinamica tra il tutto e le sue parti. E dunque metafisica è anche il comprendere ciò che siamo dentro l’intero che noi non siamo. Questa sua natura rende parziali le tesi di chi pensa:
-che la filosofia sia una scienza/tecnica tra le altre;
-di chi ritiene che essa sia una visione del mondo, una prospettiva storicamente cangiante;
-di chi la giudica inutile, inglobata nelle scienze e quindi sostanzialmente finita.
La filosofia è invece un sapere universale che va molto oltre l’individuo e i suoi pensieri privati, le comunità e i loro valori, i diversi e specifici ambiti del reale con le scienze tecniche che li studiano.
La filosofia è volta a cogliere le forme universali della realtà; è questo il compito di una metafisica immanentista capace di descrivere un mondo composto di atomi, molecole, forze che sono e agiscono dentro l’infinita struttura dello spaziotempo, senza principio – da dove e da chi potrebbe prenderlo? – e senza fine – per diventare che cosa? Il nulla? Il nulla non è, la materia è tutto ed è eterna.
C’è la materia e il suo divenire, c’è il tempo. 

[L’immagine della galassia M31 è di Aldo Rocco Vitale]

Storia del corpo

Recensione a:
Maria Teresa Catena
Breve storia del corpo
Mimesis, 2020
Pagine 201
in Scienza & Filosofia
numero 27 / giugno 2022
Pagine 404-407

Complessa è la vicenda del corpo nella storia. Di essa Maria Teresa Catena formula una sintesi illuminante a partire dai concetti e dalle pratiche del corpo presente e del corpo assente. Due paradigmi che nel corso del tempo si susseguono, si intrecciano, si separano, si trasformano. Anche Platone, il troppo frainteso Platone, pur privilegiando in alcuni dialoghi e momenti la ψυχή non ha mail ritenuto il σῶμα un elemento di perdizione e anzi nel Timeo lo pone al centro dell’armonia individuale e cosmica. Il ‘dualismo’ platonico è in gran parte presunto ed è invece assai più reale il dualismo cartesiano e post-cartesiano che mostra ancor oggi tutta la sua forza ermeneutica e prassica nel corpo assente delle correnti e posizioni estropiane e transumanistiche che pervadono anche alcuni sviluppi dell’Intelligenza Artificiale e del variegato arcipelago delle tecnologie virtuali. Le quali sembrano volersi sbarazzare di insegnamenti diversi tra loro ma fondamentali quali il naturalismo darwiniano, la fedeltà nietzscheana ai corpi e alla terra, la fenomenologia della chair di Merleau-Ponty, tutte espressioni del corpo immanente che siamo, che l’animalità è. Perché la corporeità umana è la storia, il corpo è la vita.

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