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Daria Baglieri sulla Hyperthymesia

Nel giugno del 2019 la mia allieva Daria Baglieri partecipò alla San Raffaele Spring School of Philosophy 2019 con una relazione che è stata adesso pubblicata sul numero 18/2020 della rivista Phenomenology and Mind, numero dedicato alle «Psycopathology and Phenomenology Perspecitives».

Pdf del testo:
Wardens and Prisoners of Their Memories: The Need for Autobiographical Oblivion in Highly Superior Autobiographical Memory (HSAM)
Phenomenology and Mind
, 18/2020, pagine 110-117 (pdf)

Il saggio analizza la sindrome ipertimesica, una delle più gravi malattie della memoria perché impedisce di dimenticare, di sciogliere i ricordi nella trama profonda del divenire, lasciandoli invece immobili e paralizzanti, costringendo in questo modo il soggetto che ne è affetto a non vivere più il flusso del tempo.
La prospettiva fenomenologica di Baglieri risulta preziosa per comprendere le radici profonde, non soltanto neuronali, di questa condizione, proponendo un approccio terapeutico esistenziale che potrà avere sviluppi fecondi sia in ambito filosofico sia clinico. Poiché, scrive Daria, «within the Daseinanalysis framework, somatic symptoms are clear expressions of an unresolved and demanding sorrow which can only be cured by allowing for a natural time flow. Indeed, time is the last hermeneutic resource for reaction: while people talk to the analyst, things to come to light that have been bottled up and unsaid; the flowing of time allows this. […] The therapeutic path which allows people to look back on life experiences in a different way requires oblivion. Remembering is useful at first; later we need to forget. […] Memories need to be reinvented through oblivion. […] Through the experience of its finitude, life is projected towards the future, eventually providing a new sense to the past that is coherent with the changes imposed by Time».

Abstract
Human consciousness is a finite entity; therefore, memory must be selective: remembering must also mean being able to forget. In 2006, James McGaugh documented the first known case of hyperthymesia —a syndrome that affects a very limited percentage of the world population. The main symptoms of this mental disorder involve the concept of memory stuck in the past, where the individual is imprisoned by his or her own memories, and any projection towards the future is precluded. The inevitable change produced by the flowing of time naturally helps people to find reasons to live and to search for a sense of being in the world. The present study puts forward a phenomenological approach to hyperthymesia in the quest for a natural, healthy form of oblivion, or the ability to forget. Through existential analysis, it could be possible for the individual to recover the natural and necessary structure of Dasein.

Enrico M. Moncado su Tempo e materia

Enrico M. Moncado: recensione a Tempo e materia. Una metafisica
in Mondi. Movimenti simbolici e sociali dell’uomo, anno 3, n. 1/2020
pagine 93-96

La densa analisi che Enrico Moncado ha dedicato al libro ne attraversa per intero i percorsi, immergendo il testo nell’adesso e nell’antico. Gli sono davvero grato per questo.
«Non è un saggio, non è una monografia sul tempo e sulla materia, bensì, come recita il ‘sotto’-titolo, è un tentativo di evocare una metafisica in atto e insieme è un tentativo di esercitare uno sguardo fenomenologico che colga, coniughi, unifichi e parimenti scinda e diversifichi la molteplicità dei saperi, provando a guidare tali saperi verso l’Anfang, inizio, da cui tutto si è originato: la metafisica come scienza numinosa e dolorosa.
[…]
La metafisica di Biuso è proprio questo: è il sapere che sa del suo limite per osservare con lo sguardo gelido e insieme coinvolto del Dio la freddezza e il calore della materia, del tempo, dell’essere che tutto abbraccia e tutto smaglia nel suo sorriso».

Metafisiche contemporanee

Metafisiche contemporanee
in Vita pensata, numero 22, maggio 2020
pagine 5-11

La metafisica è sempre stata un tentativo di pensare il mondo nella varietà, complessità ed enigmaticità delle sue strutture. Anche per questo essa ha mantenuto un carattere plurale, che ha generato a sua volta la molteplicità delle filosofie. Sia nella esplicita e reciproca continuità sia nel tentativo di differenziarsi l’una dall’altra, metafisica e filosofia sono state in Occidente inseparabili. La tesi aristotelica per la quale «τὸ δὲ ὂν λέγεται μὲν πολλαχῶς» ‘l’ente si dice in molti modi’ (Metaph., IV 2, 1003 a 33) si adatta perfettamente alla metafisica, che si dice anch’essa in molti modi a partire dal suo inizio e sin dentro la contemporaneità ermeneutica, fenomenologica e analitica.
La metafisica è da intendere non come fondazione/fondamento ma come comprensione dell’ininterrotto eventuarsi in cui mondo, materia e umanità consistono. Metafisica non come soggettivismo/idealismo ma come schiusura, apertura e compenetrazione del mondo umano dentro il mondo spaziotemporale che lo rende ogni volta e di nuovo possibile.
Mετά può dunque significare – e significa – non la ricerca di un fondamento assoluto o una duplicazione dell’esistente ma un andare oltre la parzialità della materia che pensa; significa l’apertura di tale materiacoscienza a sciogliersi nella materia tutta. 

Il saggio è diviso nei seguenti paragrafi:

  • Introduzione: la filosofia è una scienza?
  • Metafisiche analitiche
  • Metafisiche plurali
  • Metafisiche necessarie
  • Metafisiche perenni

Filosofie contemporanee

È stato pubblicato il numero 22 (Anno X – Maggio 2020) della rivista Vita pensata, la cui sezione monografica è dedicata alla filosofia del XX e XXI secolo: Foucault, Gentile, Heidegger, enattivismo e fenomenologia, pedagogia, filosofia africana, ermeneutica, la storia della scienza e la Scuola di Milano, le metafisiche contemporanee.
Anche questo numero vede una corposa e orizzontale presenza del Dipartimento di Scienze Umanistiche di Unict: docenti, dottorandi, studenti.
È possibile leggere e scaricare la rivista nei suoi due formati ai seguenti indirizzi:
Vita pensata (numeri in pdf)
Vita pensata (sito)

Nella pagina di apertura del sito si trovano tutti gli articoli (con in fondo a ciascuno di essi la versione in pdf) e l’indice completo del numero, che pubblico anche qui sotto insieme all’editoriale, nel quale abbiamo ricordato che «il numero 22 della nostra rivista coincide con i suoi dieci anni di vita. Il primo numero uscì infatti nel luglio del 2010. Crediamo che in questo decennio Vita pensata abbia costituito uno spazio di feconda differenza. Prima di tutto nella varietà di posizioni teoretiche, estetiche, sociologiche che sono via via emerse. E poi anche e specialmente nella dimensione orizzontale che caratterizza la rivista. Essa accoglie infatti contributi che disegnano tutto l’arco della formazione e del sapere, con l’unica condizione che si tratti di testi rigorosi, frutto di un approccio vivace e insieme meditato all’essere e all’accadere del mondo […] Si tratta di una ricchezza alla quale teniamo molto, convinti come siamo che la conoscenza costituisca la più implacabile forma di distinzione antropologica – chi sa vive meglio di chi ignora – e insieme la più democratica forma di convivenza. Chiunque parli o scriva deve infatti saper argomentare ciò che dice, al di là della sua collocazione sociale, della sua età, della sua esperienza».

Fenomenologia del tempo

Edmund Husserl  è tra i punti di riferimento fondamentali del mio tentativo di pensare. E tuttavia non ho dedicato molti scritti a questo filosofo. Di recente ho però avuto la possibilità di analizzare, in modo sintetico ma spero plausibile, il cammino husserliano dentro la questione del tempo, che coincide con il cammino stesso della fenomenologia. Un saggio pubblicato sul numero 19 (luglio 2019) di Vita pensata ha infatti per titolo «La fenomenologia come ontologia del tempo».
Il testo è diviso nei seguenti paragrafi:
-Fenomenologia è temporalità
-I C-Manuskripte
-Husserl / Heidegger
-Spaziotempo
-Il futuro della fenomenologia

Gli ultimi manoscritti di Husserl sulla costituzione del tempo si chiudono in una maniera per questo filosofo inconsueta, su una tonalità cosmica:
«Ich in strömender Lebensgegenwart, Quelle der für mich geltenden Welt, Quelle auch der Idee der Wahrheit und der Wissenschaft als Vorhabe und der für mich seienden Anderen etc. – ‘Quelle’.
Das Absolute, verharrend in Ewigkeit im ewigen Wandel seiner Modi, zunächst durch gewöhnliche Geburt der Tod -aber auch Geburt und Tod von Menschheit etc.; Identität der Strukturform (invariante), die Form der absoluten Zeitlichkeit, die Form der absoluten Koexistenz, deren Symbol der Raum ist; aber auch die räumliche Verteilung der getrennten, entstehender und sterbender Gestirmenschheiten und Generationssysteme von ‘animalischen’ Spezies; Gestirn, Milchstraßensysteme. Das Invariante: stehen-bleibende Form. Das Unbewusste in seinen verschiedenen Stufen, Unwachheit, Assoziation als universale Synthesis (aus Intentionalität)».
«Io nel presente vivente, nel suo flusso, origine per me del senso del mondo, origine anche dell’idea della verità e della scienza come comprensione e fonte dell’esistenza dell’Altro ecc. – ‘Fonte’.
L’Assoluto, che rimane costante nell’eternità del continuo mutamento dei suoi modi, anzitutto mediante il comune nascere e morire – ma anche nel nascere e morire dell’umanità ecc.; Identità della struttura (invariante), la forma della temporalità assoluta, la forma della coesistenza assoluta, il cui simbolo è lo spazio; ma anche la distribuzione nello spazio dell’agire umano che si separa, che si genera e che si dissolve e il modo universale nel quale si generano le specie animali; le stelle, le galassie. L’invariante: la forma permanente. L’inconscio nei suoi diversi stadi, l’inconsapevolezza, l’associazione come sintesi universale (fuori dall’intenzionalità)»

Späte Texte über Zeitkonstitution (1929–1934). Die C–Manuskripte
(Ultimi testi sulla costituzione del tempo 1929–1934); Husserliana – Materialen Band VIII, herasusgegeben von  Dieter Lohmar, Springer, Dordrecht 2006, p. 446.

von Herrmann

Sul numero 19 (luglio 2019) di Vita pensata ho recensito un volume di Friedrich-Wilhelm von Herrmann, pubblicato in edizione bilingue dalla Urbaniana University Press: Die Metaphysik im Denken Heideggers – La Metafisica nel pensiero di Heidegger. Un libro di grande importanza per la esegesi del pensiero di Heidegger. Il Prof. von Herrmann -che ha insegnato a Freiburg e di Heidegger è stato assistente privato- argomenta e dimostra un dato fondamentale: «Heidegger ist in der Philosophie des 20. Jahrhunderts der eigentiliche Erbe der Metaphysik», ‘nel XX secolo Heidegger è stato il vero erede della metafisica’.
Ne sono sempre più convinto e ho cercato di mostrarne le ragioni anche nella breve recensione, la quale è stata apprezzata dall’autore del libro, che in una sua lettera mi ha scritto, tra l’altro, queste parole: «Sehr wichtig ist mir auch der Schluss Ihres Aufsatzes, der sich auf den Schluss meines Buches bezieht, mit dem ich beiden großen Phänomenologen des 20. Jahrhunderts gerecht werden wollte, indem jeder von ihnen in einer der großen Überlieferungen der abendländischen Philosophie steht», “Molto importante è per me anche la chiusa del suo testo, che si riferisce alla conclusione del mio libro, con la quale ho voluto rendere giustizia a entrambi i grandi fenomenologi del XX secolo, ciascuno dei quali abita in una delle grandi tradizioni della filosofia occidentale”.

Baglieri, Moncado, Palma e Tempio su Vita pensata 19

Il numero 19 di Vita pensata (luglio 2019) pubblica i testi di quattro miei allievi (uno dei quali professore di filosofia nei licei), distribuiti in tre diverse sezioni della rivista: temi, recensioni, scrittura creativa. Ne sono particolarmente lieto poiché è un segno di continuità nella conoscenza ed è inoltre testimonianza del lavoro didattico e di formazione che l’Università di Catania, pur con tutti i suoi limiti, sa svolgere.
A questo numero -dal titolo Intelligenza / Fenomenologia– hanno collaborato numerosi colleghi e colleghe del Dipartimento di Scienze Umanistiche di Unict; alle loro diverse competenze -che vanno dal cognitivismo alla sociologia, dal pragmatismo all’antropologia filosofica- si deve la peculiare prospettiva interdisciplinare con la quale abbiamo cercato di analizzare la complessità dell’intelligenza e il suo rapporto con quel particolare intendimento del mondo che Edmund Husserl ha denominato fenomenologia.
I link portano alla versione on line -dalla quale è possibile scaricare l’intero numero- e a quella in pdf dei singoli articoli. Aggiungo anche il link all’editoriale.

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