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Monarchie

Downton Abbey
di Michael Engler
Con: Maggie Smith (Violet Crawley), Michelle Dockery (Lady Mary Crawley), Hugh Bonneville (Robert Crawley), Joanne Froggatt (Anna Bates), Laura Carmichael (Lady Edith Crawley), Penelope Wilton (Isobel Crawley)
Sceneggiatura di Julian Fellowes
Gran Bretagna, 2019
Trailer del film

Qualche anno fa avevo avuto modo di seguire alcune puntate della serie Downton Abbey, in inglese. Ho quindi visto volentieri in versione originale il film che da quella serie è stato tratto. La lingua infatti, un inappuntabile British, è in questo caso un elemento fondamentale che coniuga forma e contenuto di una serie televisiva e di un film il cui successo conferma il culto che gli inglesi tributano alla loro Corona, la memoria e il sogno di grandezza che in essa si incarnano, la testimonianza ancora viva dell’Impero che li rese padroni del mondo.
«Nell’armatura bianca dall’iridescente cimiero non c’era dentro nessuno», verrebbe da dire insieme a Italo Calvino. La storia che il film narra è infatti esile, poco più di un pretesto per portare al cinema gli appassionati della serie. La vicenda è ambientata nel 1927: nella grande, magnifica e un poco kitsch dimora nobiliare che è Downton Abbey si annuncia l’arrivo del Re e della Regina, per una notte. E, nonostante la tipica flemma britannica, tutti vengono presi da frenesia, anche e soprattutto quando i numerosi domestici comprendono che saranno sostituiti da governante, maggiordomo, cuoco, sarta, valletti e camerieri della famiglia reale. Intanto nei piani alti (alla lettera) del maniero si consumano amori, gelosie, avidità, eleganze. Arriva la coppia reale, Giorgio V con la moglie Mary (i nonni dell’attuale Elisabetta II Windsor), e nonostante le inevitabili traversie del caso (con dentro un tocco di violenza politica e di tendenze omosessuali, ben miscelate tra loro e che costituiscono sempre un ottimo condimento), tutto va alla fine come deve andare.
La cosa più triste è che la sola motivazione capace di far ribellare i domestici è la volontà di essere ancora più servitori. La cosa più piacevole sono le architetture, i prati, i costumi. La cosa più realistica è la funzione delle monarchie nelle società contemporanee -Novecento e XXI secolo–, vale a dire distrarre e offrire un’identità a società frammentate, costituire un’incarnazione della nostalgia, che rimane tra i sentimenti umani uno dei più potenti. La nostalgia è infatti una forma del tempo.

[Photo by Greg Willson on Unsplash]