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Tiepolo

Tiepolo. Venezia, Milano, l’Europa
Gallerie d’Italia – Milano
Primavera 2021

Tiepolo è il vortice; il Settecento è un vortice di delirio e di razionalità, una ragione che si guarda allo specchio, esulta, altro non vede fuor della propria gloria.
Tiepolo è le luci e le ombre di Caravaggio ed è gli spazi, la simmetria, la potenza di Paolo Veronese.

Qualunque tema lo ispiri, gli venga commissionato, tocchi -mito, letteratura storia–, Tiepolo è forma che tende al colore, che diventa puro colore, che si dissolve nel colore.

La santità dei suoi santi sta nella luce. Il numinoso dei suoi dèi sta nella luce.
Tiepolo è l’aria, la leggerezza, il vuoto che si fa battito cromatico, che respira, che si slancia dentro la profondità della tela, che apre i soffitti con i suoi angeli, animali, carri, sovrani, nuvole. Strutture che sprofondano e si alzano dentro un cielo azzurro, turchino, cobalto, vibrante di materialuce. Fino a che tutto sembra muoversi in una spirale senza fine di gioia, di potenza e di gloria.
Tiepolo è l’illusione che non precipita mai nel suo destino, che non diventa delusione ma, al contrario, si avvita dentro il fasto luminoso dell’eternità.

Tiepolo è Venezia, è Milano (suoi sono lo splendore di Palazzo Clerici, Palazzo Archinto, Palazzo Casati), è Madrid, è la magnifica reggia di Würzburg. Luoghi tutti dove «Tiepolo dipinge l’aria e la luce, e i suoi cieli sono meteorologicamente esatti, con nubi sempre in movimento, anche in funzione della complessa costruzione spaziale».
Tiepolo è il sorriso della forma.

Questa mostra colloca Giambattista Tiepolo (1696-1770) dentro il suo secolo, i suoi compagni e maestri di bottega, la sua famiglia, i viaggi, le architetture, le tele, gli affreschi, in un movimento infinito e vorticoso.

(«Vortice», in Un barlume di fasto, Scrimm Edizioni 2013, p. 15).

Vortice

Jan Dismas Zelenka
dal Miserere in Do minore (1738; ZWV – 57)
Il Fondamento Choir – Direttore Paul Dombrecht

Questa musica può essere accostata al vortice nel quale ciascuno riceve l’Amore dell’Altro come proprio Amore e in tale vortice ama l’Altro e Sé.
I versi sono tratti da Un barlume di fasto (Scrittura Immagine Edizioni 2013, p. 17).

 

Asce

Johann Sebastian Bach – Víkingur Ólafsson – Ryūichi Sakamoto
Concerto n° 3 in re minore BWV 974 II Adagio
Da Bach Reworks / Part 2 (2019)

Víkingur Ólafsson è assai più che un eccellente pianista. È un musicista che perviene al fondamento della musica barocca, al suo sostrato oscuro e potente. Come in questa reinvenzione elettronica dell’Adagio del concerto 974 di Bach, composta insieme a Ryūichi Sakamoto. Il brano di Bach è a sua volta una trascrizione da un concerto per oboe, archi e basso continuo di Alessandro Marcello.
La musica di Bach, Ólafsson e Sakamoto diventa il gorgogliare dell’inquietudine. Basti confrontare questa versione con il concerto “normale” eseguito dallo stesso Ólafsson.
A queste note ho pensato di poter affiancare i versi di Asce, tratti da Un barlume di fasto (Scrittura Immagine Edizioni, 2013, p. 51).

[L’immagine di apertura è di Stefano Piazzese e rappresenta la scogliera di zona Tonnara di Santa Panagia, a Siracusa]

«Nulla dies sine scriptura»

Di tanto in tanto è bene parlare di sé in modo diretto. Io sono fatto anche di scrittura: Nulla dies sine linea (Plinio il Vecchio, Nat. hist. XXXV, 36) per me significa Nessun giorno senza scrittura. La scrittura è infatti «il sigillo di tutte le ammirande invenzioni umane» poiché consente «di trovar modo di comunicare i suoi più reconditi pensieri a qualsivoglia altra persona, benché distante per lunghissimo intervallo di luogo e di tempo», di «parlare con quelli che son nell’Indie, parlare a quelli che non sono ancora nati né saranno se non di qua a mille e diecimila anni» e tutto questo «con qual facilità? con i vari accozzamenti di venti caratteruzzi sopra una carta» (Galileo Galilei, Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo tolemaico e copernicano, Einaudi 1982, p.  193).
Scrivere è cercare di decifrare il geroglifico di se stessi e del mondo. Scrivere è lasciare traccia di questo disvelamento. Traccia effimera, come tutte le cose, ma traccia tenace nel tempo e nello spazio.
Il mio scrivere quotidiano ha da molti anni la sua sede anche in questo luogo digitale che oggi si rinnova per merito dello Studio meedori di Catania. Spero che agli amici e ai visitatori che frequentano, arricchiscono, danno senso a questo sito, esso appaia ora gradevole e funzionale, oltre che interessante. La scrittura viene dal mondo e al mondo cerco dunque di restituirla.

Tenebrae

Tomás Luis de Victoria
O Vos Omnes 
Da Tenebrae Responsories  (1585)
Esecuzione di Harry Christophers & The Sixteen

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«O vos ómnes qui transítis per víam, atténdite et vidéte 
/ Si est dólor símilis sícut dólor méus.
 / Atténdite, univérsi pópuli, et vidéte dolórem méum. / Si est dólor símilis sícut dólor méus»

«…nella fede
che altro domani sarà il mondo
ma il mondo è fatto d’ascia
di silenzi, di spranghe della notte
e della pena che a ogni frutto
di sperma è destinato»

(Da «Asce», Un barlume di fasto, Scrimm Edizioni 2013, p. 53)

 

Il tempo, un barlume

Il caso, vale a dire la necessità degli eventi, ha voluto che a distanza di meno di una settimana uscissero due miei nuovi libri. Li presento quindi insieme.
Temporalità e Differenza è un testo non molto lungo ma denso, nel quale ho cercato di comunicare ciò che sinora ho appreso del tempomondo. Sono contento che sia stato pubblicato da una casa editrice che da più di 125 anni è un punto di riferimento per gli studi umanistici, in Italia e non solo. È diviso in 21 paragrafi, ciascuno con un proprio titolo. Una struttura che nelle mie intenzioni lo rende simile a un vino da meditazione, da gustare senza fretta.
Un barlume di fasto è uno dei quattro volumi che inaugurano una nuova casa editrice che si chiama ScritturImmagine. ebook e multipli d’autore. Si tratta quindi di ebook, pensati però non come trasposizione del cartaceo ma come una diversa forma della comunicazione. Lo si vede anche dal modo in cui sono impaginati i testi. Per la pagina a me dedicata gli editori hanno scelto una poesia che si intitola Desiderio e quei versi mi sembrano già diventati oggettivi, diversi da me pur se da me nati. Gli editori hanno deciso di non proteggere gli ebook, affidandosi alla correttezza dei lettori. Credo che sia una scelta temeraria. Speriamo bene.

 

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Temporalità e Differenza
Leo S. Olschki
Firenze 2013
Pagine VIII-120
€ 18,00

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Un barlume di fasto
Scrimm Edizioni
Catania 2013
Pagine 60
€ 4,99