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Sullo Stretto

Il Sud è niente
di Fabio Mollo
Italia, 2013
Con: Miriam Karlkvist (Grazia), Vinicio Marchioni (Cristiano), Andrea Bellisario (Carmelo), Alessandra Costanza (La nonna), Valentina Lodovino (Bianca), Giorgio Musumeci (Pietro)
Trailer del film

Il_Sud_è_niente

 

Grazia vive a Reggio Calabria con il padre, che aiuta nella pescheria. Della madre nulla si sa. La nonna viene di tanto in tanto a dare una mano. Su tutto la presenza e l’ombra del fratello maggiore, morto qualche anno prima. Grazia si veste e si comporta come un maschio. Non ha amici, tranne un coetaneo che lavora nelle giostre. Spesso vede il fratello, come se fosse vivo.
Il Sud è niente vuole essere troppi film insieme: analisi delle dinamiche familiari; cronaca della malavita estorsiva che sottrae al padre negozio e casa; descrizione delle feste religiose del Sud; fotografia metafisica del silenzio e dei morti; racconto di una iniziazione all’essere donna. Molti film che non convergono tra di loro ma lasciano anzi troppo spazio al non detto e al non saputo. Di riuscita c’è l’atmosfera di profondo squallore di molti quartieri della città sullo Stretto, di un Sud che qui è davvero niente.

 

Cresime sociologiche

Alice Rohrwacher
Corpo celeste
Con:  Yle Vianello (Marta), Pasqualina Scuncia (Santa), Salvatore Cantalupo (Don Mario), Anita Caprioli (Rita), Renato Carpentieri (Don Lorenzo)
Italia, 2011
Trailer del film

 

La tredicenne Marta è tornata a Reggio Calabria dopo dieci anni vissuti in Svizzera. Perlopiù tace e guarda il mondo dall’alto di un piano non finito della casa dove abita, dall’alto dei ponti, dall’alto della profonda estraneità che sente nei confronti di un ambiente che lei non giudica ma che forse non comprende. Marta deve prepararsi alla cresima sotto la guida di Santa, una catechista devota, entusiasta e limitata, che per spingere i ragazzi a una maggiore convinzione li esorta a essere soldati di Cristo imitando Rambo. Sono uno spettacolo, infatti, questo catechismo e questa cresima, scanditi dai ritmi di una canzonetta che dice: «Mi sintonizzo con Dio / è la frequenza giusta / mi sintonizzo proprio io / e lo faccio apposta / voglio scegliere Gesù / voglio scegliere Gesù». Marta fugge da quella cresima e va verso il mare, in un finale straniante, triste, sospeso.

Una sottile ferocia e un grande vuoto cadenzano questo film di formazione, nel quale la ragazzina si taglia da sola i bei capelli in un gesto di ribellione silenziosa, vive il suo menarca nello squallore dei bagni di un ristorante, sorride e piange con la medesima tenace dignità, accarezza un antico crocifisso come fosse un suo coetaneo. C’è in tutto questo un bisogno di religiosità quasi mistico che viene ottusamente e banalmente distrutto dai riti di un cattolicesimo tutto sociologico e televisivo, squallido e decadente.
Alice Rohrwacher racconta una storia delicata e crudele ispirandosi ai canoni formali del gruppo danese Dogma -macchina a mano in movimento intorno agli attori, addosso ai loro corpi; luoghi reali; nessun effetto speciale-, disvelando con pacato disprezzo e con partecipe ironia la menzogna dei sacramenti svenduti, di una fede fasulla. Ogni scena è intrisa di un simbolismo profondo, come se si trattasse di palinsesti da decifrare. Dietro la superficie di una modernità volgare traluce un antico bisogno di grazia, di un corpo celeste.

[Una recensione più ampia è stata pubblicata sul numero di giugno 2011 di Vita pensata]

 

 

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