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Dioniso in Prussia

Basilica di Santa Maria della Passione – Milano – 25 giugno 2018
Sonar in ottava

Musiche di Vivaldi, Bach, Goldberg
Milano artemusica 2018
Accademia dell’Annunciata
Mario Brunello, violoncello piccolo
Giuliano Carmignola, violino
Riccardo Doni, clavicembalo e direzione

Mario Brunello ha suonato un ‘violoncello piccolo’, strumento assai amato da Bach ma nel Settecento caduto in disuso. Il programma della serata è stato classicamente barocco. E però vorrei far ascoltare il talento poliedrico di Brunello attraverso una composizione tratta da Odusia (2008), nella quale il musicista ha assemblato suoni e colori del Mediterraneo. Peste è il secondo brano di «Spasimo», opera di Giovanni Sollima che da Palermo si allarga al mondo.
I ritmi tesi, forti, dolenti e danzanti sono eco del grande dio mediterraneo, Dioniso. La cui potenza è arrivata sino alle pianure prussiane, come dimostrano la musica di Bach e la filosofia di Nietzsche.
L’odissea di questo dio è sempre viva.

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Batti e matri

Fratelli Mancuso e Antonio Marangolo
Cumu è sula la strada
da «Bella Maria» (1997)

 Mancuso

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Questo brano chiude Via Castellana Bandiera e ne rende ancor più potente la scena conclusiva. A me ha ricordato il canto arcaico che sentivo enunciare sino a qualche anno fa in Sicilia, a Bronte, durante il venerdì santo. Dei vecchi si mettevano in cerchio formando un coro a cappella e con voci di straordinaria suggestione facevano echeggiare il loro batti e matri, declinazione popolare dello Stabat Mater. La saggezza e il dolore di quelle voci ancora mi intridono.

Africa / Europa

Angola
di Bonga Kwenda e  Bernard Lavilliers
da Hora Kota (2011)

«C’est le blues d’Angola / mineur et solitaire / qui nous vient de Luanda / c’est un chant de poussière» intona Bernard Lavilliers, in un controcanto che alla dolce profondità del francese alterna la voce roca, malinconica e potente di Bonga. Tra il Portogallo e l’Africa suoni che danzano, vita che fluisce, ritmo che affonda nella terra e nella memoria.

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Millenni di Sole

Ritmo di contrabbando
di Eugenio Bennato
da Sponda Sud (2007)

«Quando sona la taranta / è il mio sud che dal suo ghetto / sta sfidando tutto il mondo / col suo ritmo maledetto / sta sfidando anche l’inferno / il mio sud scomunicato / quando sona la taranta / quella musica è il peccato» (Eugenio Bennato). Il potere della Taranta è la disperazione mistica e felice delle terre infuocate da millenni di Sole, abitate dal lutto e dalla gloria, viventi nella servitù e incoercibili nell’anarchia, sprezzanti verso i preti e obbedienti alle loro magie. Il Sud è fatto di disordine e di necessità, del giallo di campi riarsi e del turchese di un cielo senza pace. È fatto di una solitudine senza salvezza, di una diffidenza senza futuro, di una solidarietà monadica che ignora la communitas. Il Sud è l’ironia che sta al fondo della morte e che nell’ultimo tratto della propria fatica si piega lentamente verso il sonno invocando ancora una volta la Madre. Il Sud è la tenebra che rende possibile ogni luce. Il Sud è un arrendersi che non conosce sconfitta.

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Taranta Power

L’anima persa
di Eugenio Bennato
da Taranta Power (1999)

Nella musica tarantolata dev’essere rimasto qualcosa del dionisismo mediterraneo, di questo abbraccio frenetico allo spazio, di questa gioia che sa del limite e lo trasforma nella pienezza dei corpi. Melpignano, in provincia di Lecce, fa parte della Grecìa Salentina; lo scorso 25 agosto vi si è svolta la quindicesima edizione della Notte della Taranta.
Uno dei più grandi musicisti italiani, Eugenio Bennato, mostra da tempo tutta la fecondità artistica e antropologica che quest’antica musica contiene in sé. Il suo Taranta Power studia, diffonde, ricrea lo straordinario fenomeno. Il brano L’anima persa è un bellissimo risultato di questa ricerca ed è anche un vero e proprio manifesto nel quale vengono ricordati alcuni importanti nomi della musica etnica del Sud d’Italia: Andrea Sacco, Antonio Piccininno, Antonio Maccarone, Matteo Salvatore, Rocco Di Mauro, Umberto Cantone, Alfio Antico, Antonio Infantino. Tutti nomi intervallati dal grido «tarantella power». Vengono poi ricordati luoghi che toccano l’Italia intera. Ma vi dominano soprattutto il ritmo, la frenesia, il canto: «Per quella strada a sud del mondo / dove batte il tempo della taranta / ca te passa vicino e s’annasconde / ca te fa girare comm’a n’amante».
Splendide sono anche Ritmo di contrabbando e Alla festa della Taranta, che proporrò in futuro all’ascolto. Intanto, consiglio di gustare il video di L’anima persa: è una musica candida e sensuale, come interamente erotica e innocente è l’esperienza dionisiaca.

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Peppe Barra

Canto dei sanfedisti

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