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Cage

Music for Marcel Duchamp
(1947)
di John Cage
da In a Landscape

Cento anni fa nasceva John Cage, il più noto -forse- e certamente il più estroverso dei compositori del Novecento. La sua leggendaria e vincente partecipazione a Lascia e raddoppia come esperto di funghi (con il surreale dialogo tra lui e Mike Bongiorno), il suo anarchismo, la celebre e apparentemente paradossale composizione 4’ 33’’ -uno dei vertici del linguaggio musicale e della creazione contemporanea- hanno tuttavia il difetto di oscurare la musica di John Cage. Per gustare la quale propongo l’ascolto di Music for Marcel Duchamp, un’opera del 1947 per “pianoforte preparato” nella quale la ripetizione aritmetica e la pulizia ritmica introducono a un mondo di suoni puri, di puri suoni.

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Dante, la musica

Auditorium San Fedele – Milano – 15 ottobre 2012
Progetto Dante

Compositori vari
Esecuzioni del Quartetto Prometeo

 

Un classico non è soltanto -come sosteneva Italo Calvino- un libro che ha sempre qualcosa di nuovo da dire. Un classico è anche un libro che rende sempre possibile qualcosa di nuovo da fare. La Commedia di Dante è un dispositivo poetico che produce di continuo idee, costruzioni, sperimentazioni. Al viaggio di Dante dentro se stesso, dentro il male degli eventi, dentro la luce, è stato dedicato il lavoro di undici giovani compositori che hanno cercato di restituire la tenebra, la beatitudine e la gloria dei tre diversi luoghi che la mente amorosa del poeta medioevale ha attraversato. Ne sono scaturiti suoni striduli e statici, accordi circolari ed essenziali, musiche che hanno trasmesso il vibrato della voce umana mentre piange, prega, esulta.

[La versione integrale del testo si può leggere sul numero 15 (Ottobre 2012) di Vita pensata, pp. 70-71 ]

Orion

MI-TO Settembre Musica 2012
Sala Verdi del Conservatorio – Milano – 9 settembre 2012
De Pablo / Manzoni / Saariaho

 

Programma

Luis De Pablo
Natura, per orchestra
Concerto per violino e orchestra

Giacomo Manzoni
Scene sinfoniche per il Doktor Faustus, per orchestra con coro ad libitum su nastro
Su testo di Giacomo Manzoni da Thomas Mann

Kaija Saariaho
Orion, per orchestra

Interpreti
Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai
Daniel Kawka, direttore
Francesco D’Orazio, violino

Ancora De Pablo e Saariaho a Mi-To Settembre Musica. Stavolta l’italiano che li accompagna è uno dei più noti e prolifici nostri musicisti. Giacomo Manzoni ha coniugato, come fa spesso, orchestra e nastro elettronico per dare rilievo ad alcuni brani tratti dal Doktor Faustus.
Il Concerto per violino di De Pablo ha la struttura di una composizione classica innervata da tutta l’originale forza creativa di questo autore; Natura utilizza l’intera orchestra per restituire la potenza della materia fattasi suono.
Altrettanto materico e insieme mistico l’Orion della finlandese Kaija Saariaho. Nei suoi tre movimenti –Memento mori, Winter Sky, Hunter– ci si immerge non soltanto nello splendore della costellazione più bella del cielo boreale ma anche in una concezione epica e coraggiosa della musica. Da quest’opera propongo l’ascolto del primo movimento.

 

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L'arpa e il tempo

MI-TO Settembre Musica 2012
Teatro Dal Verme – Milano – 7 settembre 2012
De Pablo / Del Corno / Saariaho

 

Programma

Luis De Pablo
Relámpagos, per tenore e orchestra
Su testi di José-Miguel Ullán
Danzas secretas, per arpa e orchestra

Filippo Del Corno

La gaia scienza, per orchestra

Kaija Saariaho
Terra Memoria, per archi
Laterna magica, per orchestra

Interpreti

Filarmonica ‘900 del Teatro Regio di Torino
José Ramón Encinar, direttore
János Bándi, tenore
Frédérique Cambreling, arpa

Uno dei grani meriti di Mi-To Settembre Musica è la possibilità che offre di ascoltare opere raramente ospitate dai cartelloni dei teatri italiani e di incontrare i loro autori. Musiche d’oggi che fanno spesso emergere la diversa ricchezza dei singoli strumenti rispetto all’unità sonora indistinta di composizioni di altre epoche.
La gaia scienza di Filippo Del Corno dopo un denso incipit diventa un po’ retorica; espliciti alcuni riferimenti al poema sinfonico che Richard Strauss dedicò a un altro libro di Nietzsche, Also sprach Zarathustra.
Di Kaija Saariaho la Filarmonica ‘900 di Torino ha proposto due brani dalla struttura sinfonica articolata per masse sonore che alternano un andamento regolare con momenti di tagliente separazione.
Luis De Pablo non c’era il 7 settembre a Milano ma c’era la sua musica. Il primo brano –Relámpagos è un canto appassionato, profondo, struggente, al quale il tenore János Bándi ha offerto tutta la sua potenza. È seguita l’esecuzione da parte di Fréderique Cambreling delle quattro Danzas secretas per arpa e orchestra. Ogni singola nota, che fosse prodotta dall’arpa, dalle percussioni, dai violini o dai fiati, è emersa limpida e nettissima nello spazio sonoro. Propongo l’ascolto della terza danza –Oscura– dove l’arpa scandisce il ritmo rigoroso e insieme dilatato del tempo.

 

 

 

 

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Mantra

Mantra
Work No. 32: bar 687-854
(1970)
di Karlheinz Stockhausen
(1928-2007)
Xenia Pestova, Pascal Meyer – pianoforte
Jan Panis – elettronica

Stockhausen è uno dei più importanti e fecondi compositori del Novecento e del nostro secolo. Negli anni Ottanta assistetti alla messa in scena di una parte della sua vastissima opera Licht -esattamente Samstag aus Licht- e vidi come la musica possa scaturire dagli strumenti tradizionali (il figlio di Stockhausen Markus suonava splendidamente la tromba), dagli apparati elettronici, dallo spazio e dal silenzio.

Propongo l’ascolto di un brano da Mantra, una composizione per due pianoforti e modulatore ad anello che coniuga una rigorosa struttura aritmetica con lo scarto ogni volta ripetuto dell’invenzione. L’opera viene così descritta dal suo suo autore: «The work arises in its entirety from a 13-note sound-formula, the “Mantra”.  […] The 1st pianist presents the “upper” 13 notes of the “Mantra” in succession, and the 2nd pianist the “lower” 13 notes, that is, the “Mantra”-mirror. […]. Naturally, the unified construction of MANTRA is a musical miniature of the unified macro-structure of the cosmos, just as it is a magnification into the acoustic time-field of the unified micro-structure of the harmonic vibrations in notes themselves» (in R. Ciaccio, Inter /Vallum, Skira 2011, p. 95).

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I confini del suono nel coro di notte

30 maggio 2012 –  Coro di notte dell’ex Monastero dei Benedettini – Catania
Musica dai confini del suono.
Aldo Clementi e i mondi della musica contemporanea

Musiche di: Aldo Clementi, Giacomo Manzoni, Bruno Maderna, Luciano Berio, Adriano Guarnieri, Salvatore Sciarrino, Armando Corridore

Interpreti
Anna Maria Morini, flauto
Enzo Porta, violino

Il contrappunto di Clementi si coniuga all’utilizzo inusitato che dei due strumenti -flauto e violino- fa Manzoni. Berio compone un omaggio a Stravinsky, Bartók e Maderna, tre duetti intrisi di una estenuata classicità. La Cadenza di Guarnieri possiede una stridula cantabilità alla quale fa seguito il barocco quasi elettronico pur essendo acustico di Sciarrino. Corridore crea un suono sinuoso e insieme percussivo in uno spettro armonico sequenziale.
I due eccellenti interpreti, Anna Maria Morini e Enzo Porta, si sono fusi nella Dialodia di Maderna, che propongo all’ascolto in una versione per fiati eseguita dall’Ex Novo Ensemble.

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Acusmatici, elettronici, concreti

14 aprile 2012 –  Auditorium San Fedele – Milano
Acusmonium Sator
Affreschi elettronici  I

Musiche di: Radiohead, György Ligeti, Aphex Twin, John Cage, Pierre Henry, Amon Tobin, Frederic Kahn, Philippe Leguerinel, Pink Floyd, Brian Eno, DJ Spooky, Ryoji Ikeda.
Proiezione e spazializzazione acusmatica a cura di Giovanni Cospito
Mixing a cura di Antonio Pileggi

Acusmatici si dice fossero i discepoli di Pitagora, i quali ascoltavano il maestro che parlava nascosto dietro a un velo. Pierre Schaeffer riprese negli anni Quaranta del Novecento questo termine per applicarlo a un tipo di musica della quale non si riconosce la fonte sonora. Niente strumenti dunque e nessun esecutore ma diffusori, casse, altoparlanti e poi mezzi elettronici con i quali circondare l’ascoltatore di suoni anche concreti, l’immenso e continuo paesaggio sonoro che ci circonda. Abolita dunque la differenza fondamentale tra musica e rumore? No, naturalmente. Perché i suoni della musica concreta vengono in ogni caso scelti, selezionati, trasformati, ordinati, creati. Ora che possiamo portare con noi la musica ovunque lo desideriamo e trasformarla in un flusso continuo, la musica concreta sembra non soltanto rinascere ma di fatto vincere.
Ed è un’esperienza intensissima partecipare a un concerto dove l’Acusmoniumun’orchestra di altoparlanti sul palco, guidata da un musicista alla consolle elettronica- fa vibrare l’aria accanto, davanti, dietro di te. E nella musica ti immerge. Nel caso di questo concerto l’immersione parte dai Radiohead di Kid A -il loro album più innovativo ed elettronico-; transita per le sonorità totali delle Atmosphères di Ligeti; percorre le sonate per pianoforte preparato di Cage e le percussioni di Aphex Twin; torna alla concretezza classica di Henry; si immerge nella musica liquida di Kahn, Leguerinel, Pink Floyd, Eno; gioca con la varietà creativa di Tobin; trova sintesi in un lungo brano di DJ Spooky e si placa infine nel One Minute (alla lettera) di Ikeda.
Da questo potente affresco elettronico propongo l’ascolto di un brano di Amon Tobin –Switch, da Permutation (1998)-, un piacevolissimo omaggio al jazz di Duke Ellington, al quale questo artista brasiliano restituisce vita, novità, suono.

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