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«This glass of blood»

Leonard Cohen
It Seemed The Better Way
Da You Want It Darker (2016)

La dimensione religiosa è assai presente nella musica di Leonard Cohen, nei suoi testi. In Sembrava il modo migliore questa dimensione assume le cadenze del disincanto verso una fede contro natura, verso promesse irrealizzabili, verso il tradimento in cui sempre consiste il dare agli umani illusioni sul loro statuto e sul loro destino. È il disincanto di Cohen verso il cristianesimo e il bicchiere di sangue che anch’esso è stato nel mondo.
Un coro fa da sfondo alla voce sempre più profonda di un artista che stava salutando la vita ma il cui canto rimarrà a lungo.

Seemed the better way
When first I heard him speak
Now it′s much to late
To turn the other cheek
Sounded like the truth
Seemed the better way
Sounded like the truth
But it’s not the truth today

I wonder what it was
I wonder what it meant
First he touched on love
Then he touched on death
Sounded like the truth
Seemed the better way
Sounded like the truth
But it′s not the truth today
I better hold my tongue
I better take my place
Lift this glass of blood
Try to say the grace

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Sembrava il modo migliore
La prima volta che l’ho sentito parlare
Ora è troppo tardi
Per porgere l’altra guancia
Sembrava la verità
Sembrava il modo migliore
Sembrava la verità
Ma non è la verità oggi

Mi chiedo che cosa fosse
Mi chiedo cosa volesse dire
Prima ha parlato dell’amore
Poi ha parlato della morte
Sembrava la verità
Sembrava il modo migliore
Sembrava la verità
Ma non è la verità oggi
È meglio che tenga la lingua a freno
È meglio che prenda il mio posto
Sollevi questo bicchiere di sangue
Provi a rendere grazie

Louli su Anarchisme et Anthropologie

Sul numero del 12 aprile 2017 della rivista Lectures Jonathan Louli ha recensito Anarchisme et anthropologie.
Lo ha fatto in modo corretto, argomentato, problematico. Si tratta infatti di una riflessione competente, giustamente critica ma anche pronta a riconoscere il significato e l’originalità della prospettiva che il libro propone. Anarchismo tragico è una formula che ben sintetizza quanto il recensore ha colto ed espresso delle mie tesi.
Sono contento di essere letto in questo modo, in una corretta dialettica che esprime delle consistenti e legittime riserve ma prende molto seriamente il libro. Il modo in cui il testo si chiude mi sembra un riconoscimento metodologicamente corretto e politicamente efficace:
«Quoiqu’il en soit, malgré ces différents aspects polémiques, l’essai reste dense et riche, dans un style cinglant et concis. La critique de l’anthropocentrisme, peu courante, qui plus est à travers une approche proprement matérialiste, n’en est pas moins cohérente et intéressante à lire. Dans le livre, l’importance du regard « désenchanté » qui se forme alors au sujet de nous-mêmes produit un anarchisme individualiste et une anthropologie assez tragique. “L’homme est un loup pour l’homme”, disait Hobbes pour justifier l’État-Léviathan, source d’émancipation individuelle à travers les protections qu’il offre aux individus. “L’homme est un loup pour l’homme”, dit Biuso pour justifier la fin de l’État et du rapport destructeur à la nature, fin qui sera source d’émancipation individuelle à travers les protections qu’elle offrira aux individus. Une curieuse mais plutôt originale façon de penser l’anarchisme et l’anthropologie, mais après tout, il peut être constructif de dépasser les querelles de chapelles quand il est question de résister, chacun à son échelle, contre les principales formes de hiérarchie en place»

Link alla recensione 

Mente & cervello 80 – Agosto 2011

Schopenhauer sostiene che «il mondo in cui un uomo vive dipende anzitutto dal suo modo di concepirlo. […] Quando ad esempio degli uomini invidiano altri per gli avvenimenti interessanti in cui si è imbattuta la loro vita, dovrebbero piuttosto invidiarli per la dote interpretativa che ha riempito siffatte vicende del significato, quale si rivela attraverso la loro descrizione» (Parerga e Paralipomena, tomo I, Adelphi 1981, p. 426). La cosiddetta “psicologia positiva” non fa che confermare questa natura ermeneutica della serenità, invitando a «imparare a gustare l’esperienza vissuta o a portare nuovamente il proprio pensiero su certi aspetti di un evento che ci ha resi felici» (R. Shankland e L. Bègue, 29). Di fronte all’enigma e alla durezza della vita bisognerebbe evitare sia ogni ottimismo superficiale sia una costante cupezza e praticare invece un ottimismo temperato che ci faccia essere «pessimisti solo per il tempo necessario», anche perché «essere ottimista è un vantaggio: anzitutto gli ottimisti sono in generale più felici della media, anche quando si trovano in situazioni difficili» (M. Forgeard e M. Seligman, 37 e 33). Essendo l’umano un’unità psicosomatica, l’energia con la quale evitiamo di dare un peso troppo angosciante alle difficoltà quotidiane salvaguarda la salute delle nostre cellule.

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