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Etologia / Paradiso

Piccolo Teatro Studio – Milano
Visita al padre. Scene e bozzetti
di Ronald Schimmelpfennig
Traduzione di Roberto Menin
Con: Massimo Popolizio (Heinrich), Marco Foschi (Peter), Anna Bonaiuto (Edith), Mariangela Granelli (Marietta), Alice Torriani (Sonja), Sara Putignano (Isabel), Paola Bigatto (la professoressa), Caterina Carpio (Nadia)
Scene: Guido Buganza
Regia di Carmelo Rifici
Produzione: Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa
Sino al 16 febbraio 2014

 

Durer-Adamo-ed-EvaSulla parete dello studio di Heinrich è appesa una sola immagine, la riproduzione dell’Adamo ed Eva di Albrecht Dürer. Heinrich è un anglista che da molti anni tenta di tradurre in tedesco il Paradise Lost di John Milton. Tra lo studio, il salone e il cortile innevato che li separa va svolgendosi l’incontro tra quest’uomo e il figlio sconosciuto, avuto ventisette anni prima da una breve relazione e che adesso gli si presenta davanti dopo essere arrivato da molto lontano. Con Heinrich vivono la moglie Edith, la figlia Isabel, l’altra figlia della moglie Marietta. In visita c’è anche Sonja, la nipote di Edith. Tutte femmine, per le quali comincia una lotta silenziosa ma consapevole e implacabile tra il maschio sino ad allora dominante e il «Fremder mit einem Anspruch auf Nähe», l’estraneo che vorrebbe farsi familiare. E naturalmente i due competitori non potranno permanere entrambi nel medesimo territorio.
La struttura etologica del testo di Schimmelpfennig è evidente sin dal fatto che Besuch bei dem Vater è la prima parte di un’opera che ha per titolo Trilogia degli animali. Un’animalità profondamente legata alla conoscenza, all’indagine, al sapere, quasi come se la metafisica fosse anch’essa un impulso animale nell’umano. Un’erudizione lieve e vitale pervade l’intera pièce, i libri citati, allusi o utilizzati sono molti -la Bibbia, i narratori russi, Ibsen, Čechov, Nietzsche, Botho Strauss, Brecht- ma tutto è sciolto e trasformato in una scrittura che procede per blocchi di testo, per frammenti, per tentativi, per «scene e bozzetti», come recita il sottotitolo. Mantenendo tuttavia una profonda e ormai inconsueta unità di tempo, di luogo e di azione.
Una drammaturgia complessa e sfaccettata, come si vede, e ben supportata dagli interpreti, bravi a districarsi tra l’eccesso e la misura; da una regia così dinamica da quasi inseguire il testo e fermarlo per costringerlo a parlare; dalle scenografie sulle quali gli attori scrivono i nomi degli ambienti, disegnano simboli, segnano interrogativi.
Uno spettacolo che mi ha ricordato Teorema di Pasolini. Anche in quel film l’arrivo di un giovane Estraneo sconvolge gli equilibri apparenti e già infranti, scatena il desiderio, trasmuta le identità. Ma se Pasolini volle disegnare una figura cristologica che spinge ciascuno verso la propria metanoia, il Peter di Schimmelpfennig sembra rimanere per intero nel perimetro animale dell’umano, quello dal quale tutto sgorga.

 

Cesare / Contro il potere

Piccolo Teatro Strehler – Milano
Giulio Cesare
di William Shakespeare
traduzione Agostino Lombardo
ideazione e progetto scenico Marco Rossi e Carmelo Rifici
luci A.J. Weissbard
costumi Margherita Baldoni
musiche Daniele D’Angelo
adattamento drammaturgico Renato Gabrielli
con: Massimo De Francovich (Giulio Cesare), Marco Foschi (Bruto), Sergio Leone (Cassio), Danilo Nigrelli (Antonio), Federica Rosellini (Porzia), Giorgia Senesi (Calpurnia), Marco Balbi (Cicerone), Max Speziani (Indovino)
regia Carmelo Rifici
Produzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa
Sino al 6 maggio 2012

 

Niente toghe, niente templi e colonne, niente piazze. Solo l’essenza del potere. Rome is a room. Questo spettacolo traduce alla lettera l’intraducibile gioco di parole con il quale Shakespeare definisce la struttura chiusa del potere, penetra nella sua dimensione costantemente cospiratrice, segreta, onirica («Now is it Rome indeed and room enough, / When there is in it but one only man», atto I, seconda scena).
La regia di Carmelo Rifici dà grande risalto ai sogni, ai presagi, alla magia. Si comincia con l’indovino che enuncia monconi di frasi, di visioni, di paure e intorno al quale -improvvise- si accendono delle fiamme. Gli incubi di Calpurnia, moglie di Cesare, sono contemporanei all‘insonnia di Bruto e di Porzia. E il terrore della notte si scatena in tempeste, allucinazioni, squarci.

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Dettagli

di Lars Norén
Traduzione di Annuska Palme Sanavio
Teatro Studio – Milano
Regia di Carmelo Rifici
Con Giovanni Crippa, Elena Ghiaurov, Francesco Colella, Melania Giglio, Gianluigi Fogacci, Silvia Pernarella
Produzione Piccolo Teatro di Milano
Sino al 27 febbraio 2010

Svezia. Due coppie. Le loro esistenze durante il decennio 1989-1999, vissute tra viaggi, aeroporti, case editrici, ville toscane. Borghesi agiati e colti ma irrimediabilmente soli. Le due donne alla ricerca di una maternità che dia senso, i due uomini che oscillano tra indifferenza e avventure. Una follia sottile o conclamata li sfiora o li afferra. Sullo sfondo l’Europa e le sue guerre. Il tutto narrato e quasi fotografato in 30 scene, 30 dettagli di tempo.

La regia di Carmelo Rifici e le scene di Guido Buganza disegnano quelli che Marc Augè ha definito “non luoghi”, spazi aperti e sempre uguali nei vari continenti. Gli interpreti sono molto bravi e dediti completamente ai loro non facili personaggi. E tuttavia il testo rimane troppo didascalico, senza riuscire a cogliere l’epicità tragica dei modelli -Strindberg, Bergman-, preferendo uno stile piatto, un grigiore uniforme.

I pretendenti

Les Prétendants (1989)
di Jean-Luc Lagarce
Teatro Studio – Milano
Sino al 18 febbraio 2009
Traduzione di Gioia Costa
Regia di Carmelo Rifici

con: Paola Bacci, Francesca Ciocchetti, Francesco Colella, Pierluigi Corallo, Giovanni Crippa, Massimo De Francovich, Angelo De Maco, Gianluigi Fogacci, Alessandro Genovesi, Elena Ghiaurov, Melania Giglio, Giorgio Ginex, Marco Grossi, Sergio Leone, Michele Maccagno, Bianca Pesce, Bruna Rossi

Produzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa

pretendenti

 

In una città di provincia arriva un funzionario del Ministero per presiedere la riunione del locale circolo culturale, convocata per scegliere il nuovo direttore. Sullo sfondo di una consolidata cortesia formale emergono aspirazioni, gelosie, scontri privati e professionali. La soluzione era stata individuata prima ancora che la riunione iniziasse…

Diciassette attori sulla scena. Un testo senza protagonisti, dalla struttura corale e cinematografica. L’attenzione si sposta da un punto all’altro senza mai sovrapporsi, le stesse scene vengono a volte ripetute con inversioni spaziali e quindi da punti di vista diversi. Un’impresa, insomma. Che il giovane regista Carmelo Rifici riesce a portare a termine con strumenti semplici e raffinati. A Jean-Luc Lagarce (1957-1995), Ronconi sta dedicando un progetto teso a far conoscere anche in Italia un drammaturgo capace di far risorgere la scrittura teatrale dall’afasia finale dei grandi autori dell’assurdo. I pretendenti è una potente metafora della lotta quotidiana, della sottigliezza astuta del potere, dell’infelicità alla quale l’ambizione conduce. Della miseria umana, insomma. Ma tutto questo detto con un linguaggio essenziale, tagliente, a volte divertito.

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