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Bakunin

Le contraddizioni di un rivoluzionario
A Rivista anarchica
Numero 414 – Marzo 2017
Pagine 111-114

«Il culmine della passione libertaria di Bakunin viene raggiunto nella coraggiosa difesa di una totale libertà di opinione, di parola, di credenze. Una libertà coerentemente estesa ai nemici della libertà e che dunque diventa “libertà illimitata di svolgere ogni tipo di propaganda con le parole, con la stampa, nelle riunioni pubbliche o private, senz’altro freno che il naturale e salutare potere dell’opinione pubblica; libertà assoluta di associazione, non escluse quelle che avranno come scopo la distruzione della libertà individuale e pubblica” (p. 98).
Bisognerebbe ricordare queste magnifiche parole a tutti coloro che invocano e ottengono leggi che prevedono il carcere -o peggio- per delle opinioni religiose (gli islamisti), storiografiche (gli zelanti avversari giudiziari del negazionismo), satiriche (quanti condannano “gli eccessi” di Charlie Hebdo

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Il banchiere anarchico

di Fernando Pessoa
Teatro Arsenale – Milano
traduzione, adattamento e regia di Marina Spreafico
con Mario Ficarazzo (il Banchiere), Mattia Maffezzoli (il Giornalista), Vanessa Korn (l’Anarchia)
Sino al 14 marzo 2010

Al giornalista stupefatto il banchiere spiega che non soltanto “è stato” anarchico in gioventù ma che lo “è” ancora, nonostante la ricchezza accumulata, il potere, il monopolio sulla finanza. E lo è assai più dei suoi vecchi compagni di militanza, i quali sperano di distruggere il Capitale eliminando uno, due, tre, decine di capitalisti. Invece è il Capitale che va direttamente attaccato. La sua scomparsa farà svanire i capitalisti, per quanto numerosi essi siano. E qual è il modo più efficace per sottomettere e annullare il potere del danaro? Averne quanto più possibile, non dipendere più da esso, cancellare la sua autonomia, porsi al di sopra del bisogno e quindi della servitù. Mentre gli altri sono anarchici soltanto in teoria, il banchiere lo è in teoria e in pratica: «Ho liberato almeno un uomo. Me stesso. Ho fatto tutto ciò che ho potuto».

Paradossale solo in apparenza, questo testo di Pessoa è certo più vicino all’anarchismo dell’Unico e la sua proprietà di Stirner che a quello di Stato e anarchia di Bakunin. In ogni caso, la demistificazione del potere lo attraversa in un modo peculiare, che si pone al di là di formule quali “Rivoluzione” e “Reazione”. Marina Spreafico ha adattato il testo e ne ha tratto uno spettacolo mai immobile, nel quale il dinamismo dei corpi accompagna quello delle parole, a ricordare come la libertà non sia mai una concessione o un dono ma sempre un faticoso raggiungimento.

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