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Risultati della ricerca per: colonna infame

Programmi 2021-2022

Nell’anno accademico 2021-2022 insegnerò Filosofia teoretica, Epistemologia e Filosofia delle menti artificiali. Pubblico i programmi che svolgerò, inserendo i link al sito del Dipartimento di Scienze Umanistiche di Catania per tutte le altre (importanti) informazioni relative ai miei corsi.
I link che compaiono qui sotto nei titoli dei libri in programma portano a presentazioni e recensioni dei testi o, nel caso dei saggi in rivista, ai pdf dei testi stessi.

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Filosofia teoretica
TEOLOGIE GNOSTICHE

Testo del Simbolo niceno-costantinopolitano (edizione a scelta, anche digitale)

Testi gnostici in lingua greca e latina (a cura di Manlio Simonetti, Valla-Mondadori 2009)

-Emil Cioran, Il funesto demiurgo (Adelphi 1986)

-David Benatar, Meglio non essere mai nati (Carbonio Editore 2018)

-Alberto G. Biuso, Platone a Colmar. Una lettura gnostica de L’essenza della verità di Heidegger in «InCircolo Rivista di filosofia e culture», Numero 4 – Dicembre 2017, Pagine 111-129

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Epistemologia
REALISMO ONTOLOGICO E MECCANICA QUANTISTICA

-John Losee, Filosofia della scienza. Un’introduzione (Il Saggiatore 2016)

-Lee Smolin, La rivoluzione incompiuta di Einstein. La ricerca di ciò che c’è al di là dei quanti (Einaudi 2020)

-Alberto G. BiusoTempo e materia. Una metafisica (Olschki 2020)

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Filosofia delle menti artificiali
IL DIGITALE, LE EPIDEMIE E I CORPI COLLETTIVI 

-Naief Yehya, Homo cyborg (Elèuthera, nuova edizione 2017)

-Kazuo Ishiguro, Klara e il Sole (Einaudi 2021)

-Aa. Vv., Krisis. Corpi, Confino e Conflitto (Catartica Edizioni 2020)

-Aa. Vv., Divagazioni filosofiche ai tempi del Coronavirus (Corisco Edizioni 2020, edizione digitale gratuita); i saggi di P. Perconti, A.G. Biuso, M. Carapezza, V. Cardella, M. Graziano, R. Manzotti, A. Pennisi-D. Chiricò (§§ 1-3), A. Schiavello, C. Scianna

-Aa. Vv., Koiné 2020. Tempi Covid moderni; i saggi di A. Dignös, F. Mazzoli, A.G. Biuso, S. Bravo, M. Guastavigna, L. Dorato, F. Mazzoli-G. Paciello

-Alessandro Manzoni, Storia della Colonna infame (edizione a scelta)

Anarchici

Sacco e Vanzetti
di Giuliano Montaldo
Italia-Francia, 1971
Con: Gian Maria Volonté (Bartolomeo Vanzetti), Riccardo Cucciolla (Nicola Sacco), Cyril Cusack (Frederick Katzmann), Milo O’Shea (L’avvocato Moore), Geoffrey Keen (Il giudice Webster Thayer), Rosanna Fratello (Rosa Sacco)
Trailer del film

[Il 23 agosto del 1927 venivano trucidati sulla sedia elettrica negli Stati Uniti d’America gli anarchici italiani Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti. A 94 anni da quell’evento ricordo il film di Montaldo a loro dedicato]

Anni Dieci e Venti del Novecento. La polizia al servizio della democrazia statunitense compie delle retate sistematiche nei quartieri operai, nei circoli politici anarchici e socialisti. Raccoglie uomini, donne, bambini e li deporta nei lager, dopo averli debitamente picchiati e torturati. Somiglia a quanto negli anni Trenta accadrà nella Germania nazionalsocialista, vero? Sì, è vero. E tuttavia dato che gli USA sono usciti vincitori dalla Seconda guerra mondiale e la Germania sconfitta, di quei fatti non si fa parola, si dissolve la memoria.
Ma il caso dei due immigrati italiani Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, quello è ancora vivo nella coscienza storica del XXI secolo e nella memoria politica del movimento anarchico. Per loro infatti si mobilitarono i movimenti d’emancipazione di tutta Europa con l’obiettivo di evitare un crimine politico le cui vittime furono un calzolaio e un pescivendolo, che erano emigrati negli Stati Uniti illudendosi di migliorare la propria condizione economica. La stessa illusione che spinse uno dei miei nonni, Biagio Biuso, a emigrare in Argentina, da dove ritornò povero come era partito.
E però per Sacco e Vanzetti tutto fu vano. La macchina stritolatrice delle ‘libertà americane’ li condusse a finire i loro giorni sulla sedia elettrica. Le modalità dell’assassinio di due innocenti la cui colpa fu di intendere la libertà in un modo diverso rispetto a quello con cui la intendeva e tuttora la intende la Nazione Americana (con i suoi ‘diritti civili’ posti quale maschera deforme della giustizia sociale, con la sua ‘democrazia’ da esportazione che produce catastrofi come quella afghana), queste modalità sono ben descritte da Alessandro Manzoni:

Que’ giudici condannaron degl’innocenti, che essi con la più ferma persuasione dell’efficacia dell’unzioni, e con una legislazione che ammetteva la tortura, potevano riconoscere innocenti; e che anzi, per trovarli colpevoli, per respingere il vero che ricompariva ogni momento, in mille forme, e da mille parti, con caratteri chiari allora com’ora, come sempre, dovettero fare continui sforzi d’ingegno e ricorrere a espedienti, de’ quali non potevano ignorar l’ingiustizia
(Storia della colonna infame, in «Tutte le opere», G. Barbèra Editore 1923, p. 772).

Un importante e riuscito film italiano mette in scena esattamente queste parole di Manzoni: la ferocia razzista del procuratore Frederick Katzmann, la complicità del giudice Webster Thayer, il conformismo assoluto della giuria che pronunciò il verdetto giudicando Sacco e Vanzetti colpevoli di rapina a mano armata e omicidio, quando tutte -davvero tutte- le prove mostravano la loro innocenza. Il film è una ricostruzione storica accurata, documentata e sobria. Il cui momento chiave è la dichiarazione finale di Bartolomeo Vanzetti, interpretato dal magnifico Gian Maria Volonté:

Quando le sue ossa, signor Thayer, non saranno che polvere, e i vostri nomi, le vostre istituzioni non saranno che il ricordo di un passato maledetto, il suo nome, il nome di Nicola Sacco, sarà ancora vivo nel cuore della gente. Noi dobbiamo ringraziarli. Senza di loro noi saremmo morti come due poveri sfruttati. Un buon calzolaio, un bravo pescivendolo, e mai in tutta la nostra vita avremmo potuto sperare di fare tanto in favore della tolleranza, della giustizia, della comprensione fra gli uomini. Voi avete dato un senso alla vita di due poveri sfruttati.

L’anarchismo è anche e soprattutto questo: è il non diventare «così coglioni da non riuscire più a capire che non ci sono poteri buoni» (De André, Nella mia ora di libertà). Qualunque nome, partito, regime sia al potere. Compresi quelli dell’Italia e dell’Europa contemporanee. E degli Stati Uniti d’America, naturalmente.

«Qualcosa di più forte che lo schifo»

[Questo testo, scritto insieme a Monica Centanni, è stato pubblicato su Corpi e politica]

Società e politica funzionano come un piano inclinato: una volta che la pallina comincia a rotolare acquista velocità e diventa difficile fermarla. È questo uno dei più noti ‘segreti’ dell’autorità: quando la potestas fa leva sul terrore arriva un momento nel quale non è più necessario che essa dia ordini precisi. I corpi intermedi provvederanno a parlare al posto suo e a decidere secondo quanto l’autorità di governo avrebbe stabilito e che certamente desidera.
È ciò che sta accadendo in molti corpi intermedi della società civile. Non è più necessario che siano presidenti e ministri a pronunciarsi. Lo stiamo vedendo, perché direttamente ci tocca, con la scuola e con l’università. I ministeri dell’istruzione e della ricerca lasciano alle scuole e agli atenei alcune delle decisioni ultime e concrete. I rettori delle università siciliane si riuniscono e non decidono. Devono essere le singole università a farlo. E allora accade che l’Ateneo di Catania prenda decisioni su basi non scientifiche, mediatiche ed emotive e stabilisca –prima dell’ultimo decreto del presidente del consiglio– un’estensione sempre più marcata delle lezioni telematiche, in particolare ordinando di «mantenere in modalità mista tutti gli insegnamenti dei primi anni delle lauree triennali e magistrali a ciclo unico, salvo i casi in cui, per specifiche esigenze di tutela della salute, sia richiesta e ottenuta autorizzazione del rettore per l’erogazione in modalità a distanza»; il che vuol dire che un quinto circa degli studenti potrà seguire delle lezioni reali, tutti gli altri rimarranno per delle ore davanti a un monitor a distrarsi in tutti i modi possibili.

Il risultato è che la relazione educativa, sulla quale soltanto può crescere il sapere, si dissolve nella relazione puramente nozionistica nella quale consiste la cosiddetta didattica a distanza. Altri danni alla relazione educativa -e semplicemente umana– arrivano su indicazione? stimolo? suggerimento? ordine? dell’ennesimo e micidiale decreto del presidente del consiglio dei ministri. Si stabilisce dunque che «3 Gli esami, scritti e orali, si svolgono in modalità a distanza. 4) Le lauree, come già predisposto da tutti i Direttori di Dipartimento, si svolgono esclusivamente a distanza. 7) È sospeso l’accesso degli studenti alle aule studio e alle biblioteche. 8) Il ricevimento degli studenti in presenza è sospeso ad eccezione di tesisti e dottorandi che potranno, qualora ritenuto necessario dal relatore/tutor, essere ricevuti in presenza nel rispetto delle misure di sicurezza previste». Per i Dipartimenti di scienze umane le biblioteche sono vitali, come i laboratori per altri ambiti. Come, dove, che cosa studieranno i nostri allievi?
Tali decisioni non vengono prese dall’Ateneo per il periodo previsto dal DPCM del 3.11.2020 bensì «a decorrere dal 06 novembre p.v. e per il restante scorcio del primo semestre dell’anno accademico 2020-2021, salvo modifiche o provvedimenti più restrittivi da parte delle autorità».
Tutto questo, si dice, sulla base di dati numerici oggettivi. Quali? Quelli che danzano ogni giorno cambiando natura e direzione? Quelli che gli stessi organismi tecnici e amministrativi smentiscono reciprocamente in relazione ai loro componenti sanitari e politici? In ogni caso, e a proposito del ritorno in grande stile dentro il governo e dentro l’informazione di numeri gridati a caratteri cubitali –numero dei positivi equiparato in modo antiscientifico a numero dei malati; numero dei ricoverati, numero dei morti, compresi i deceduti per altre patologie conteggiati come ‘morti da covid’ –, ricordiamo quanto scrisse Gregg Easterbrook: «Torture numbers, and they will confess to anything»1.
Sugli effetti educativi, psicologici, somatici di tutto questo, più di tante parole vale quanto scrive una studentessa, la cui lettera è stata pubblicata sul Corriere fiorentino del 27.10.2020:

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«Uno stato incapace mi sta privando della mia età più bella» 

Caro direttore, mi chiamo Camilla, ho 17 anni e frequento (frequentavo?) il quarto anno del liceo classico Michelangiolo di Firenze. Sin da marzo, dall’inizio della pandemia di Coronavirus, io e i miei amici ci siamo sforzati di cercare modi per restare in contatto e divertirci nonostante la situazione critica, sempre nel rispetto delle regole, prima in videochiamata e successivamente dandoci appuntamento in luoghi aperti, dove fosse possibile rispettare la distanza e indossando sempre l’indumento dell’anno, la mascherina.
Noi ragazzi abbiamo passato l’estate girovagando per il centro, non frequentando le discoteche come eravamo soliti fare, siamo tornati a scuola con regole rigide, senza l’indispensabile compagno di banco, una figura a mio avviso fondamentale, con la mascherina e senza ricreazione; non ci siamo lamentati in alcun modo, nonostante le istituzioni pensassero a tutto tranne che a noi.
Siamo stati accusati della diffusione del contagio, in quanto promotori della movida, in quanto frequentatori della scuola, in quanto causa dell’affollamento sugli autobus. Ci siamo accontentati di orari scolastici ridotti, rinunciando al diritto di ricevere l’educazione garantita prima dell’avvento del Covid.
Ho tollerato ogni restrizione in silenzio, per il «bene della comunità», come mi sento dire da marzo come un ritornello. Ma la comunità cosa ha fatto per il mio bene?
Domenica 11 ottobre ho avuto contatto con un caso positivo di Covid. Non appena saputo mi sono autonomamente sottoposta ad un periodo di quarantena e, poiché l’Asl non ha provveduto a procurarmi alcun certificato, la scuola non ha potuto attivare per me la didattica a distanza. Mercoledì 21 ho effettuato il tampone, mi è stato garantito che in massimo 48 ore sarebbe stato disponibile il referto. 24 ore passano, ne passano 48, ne passano 72, passano 5 giorni… niente. Io intanto, in attesa di un tampone che non si sa se sia andato perso o se verrà mai processato, sono reclusa in casa, non posso tornare a vivere la mia vita, in realtà non posso uscire nemmeno per portare la spazzatura ai cassonetti: sono giunta alla conclusione che la società non sta facendo assolutamente niente per il mio bene, che non mi rispetta né come studente né come persona.
Inoltre scopro che non è affatto sicuro (anzi, alquanto improbabile) che io possa tornare a frequentare l’edificio scolastico, in quanto è necessario attivare la didattica a distanza per arginare il contagio, poiché la Regione non è riuscita a trovarmi posto su un autobus: a causa di un problema facilmente risolvibile sono costretta a passare la mie giornate davanti a un computer, privata di tutto ciò che di bello la scuola offre, dell’unica occasione di socializzare (perché non mi è più permesso muovermi se non per «spostamenti necessari»), di imparare, di costruirmi il futuro, di divertirmi, di ridere e di scherzare. Mi limiterò ad alzarmi stanca la mattina, ad avviare uno schermo, a seguire a fatica le lezioni a cui prenderò parte con un maglione spiegazzato e i pantaloni del pigiama, ad accendere la televisione e a trascorrere i pomeriggi imbambolata di fronte ad essa; la perifrasi che meglio descriverà la mia vita sarà «monotona noia», il momento più entusiasmante della giornata sarà quello in cui aiuterò mia madre a cucinare. Non dovrebbe essere questa la prospettiva di vita di una ragazzina di 17 anni. Mi private del momento più bello della vita, l’adolescenza.
Lo Stato mi ha delusa, in 8 mesi di pandemia non è riuscito ad organizzarsi e a rimetterci sono io, siamo noi, tutti gli italiani che, impotenti davanti alla situazione, si limitano ad adempiere a testa bassa ai doveri loro imposti dalle «norme antiCovid». Più passo il tempo in questo Paese in balia della sorte e più sono convinta di volermene andare.
Avete sulla coscienza me e il mio futuro.
Aspetto da 5 giorni il risultato del tampone Da marzo ho tollerato ogni restrizione in silenzio, per il «bene della comunità», ma la comunità cosa ha fatto per il mio bene?»
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Gli Organi d’Ateneo di Catania e di molte altre Università hanno anch’essi «sulla coscienza» gli studenti «e il loro futuro». Un futuro diventato cupo, impaurito, terrorizzato. Di questo siamo responsabili noi docenti, tutti, perché quello che sta accadendo si chiama con una parola ben nota nelle relazioni sociali e anche educative: tradimento.
Si può ben dire che «c’è in tutta questa storia qualcosa di più forte che lo schifo»2. C’è in tutta questa storia un misto di cinismo, isteria collettiva, potere dei media, interessi economici (un solo dato, tra i possibili: dalla piattaforma MSTeams la Corporation Microsoft va aumentando esponenzialmente i propri ricavi3) e tanta tanta viltà; tutto convergente verso la sottomissione al piano inclinato di un’autorità irrazionale.
Come docenti, intellettuali e cittadini crediamo sia un nostro dovere, assai più che un nostro diritto, descrivere gli eventi in ciò che appaiono e sono, anche -appunto- nel loro manzoniano schifo.

Note
1. «Our Warming World», in New Republic, 11.11.1999, vol. 221, p. 42.
2. Alessandro Manzoni, Storia della colonna infame, in «Tutte le opere», G. Barbèra Editore, Firenze 1923, cap. IV, p. 797.
3. «Teams è una delle novità più recenti di Office e ha ottenuto in breve tempo un successo notevole, che ha contribuito alle buone prestazioni finanziarie di Microsoft. Nel trimestre che si è concluso a giugno, Microsoft ha prodotto ricavi per 38 miliardi di dollari, con un aumento del 13 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. L’azienda ha superato le previsioni degli analisti, più incerte a causa della pandemia in corso» (Slack contro Microsoft, il Post, 23.7.2020; cfr. inoltre Nel lockdown cresce anche Teams di Microsoft).

Dolcezza

Dopo quattro ore di lezione telematica -ringrazio gli studenti del Dipartimento di Scienze Umanistiche per la maturità, la malinconia e la forza con le quali stanno vivendo questo momento– e dopo un pomeriggio di scrittura, ho fatto una passeggiata lungo le strade di Catania.
Traffico assai scarso, almeno in relazione alle abitudini della città. Negozi chiusi, tranne i pochi autorizzati. Persone che, non potendo sedersi al bar, si incontrano davanti ai panifici e alle tabaccherie. Molti con la mascherina. Auto della polizia qua e là.
Le luci di una splendida giornata di primavera riverberano nel silenzio delle strade. I palazzi sembrano respirare al posto degli umani. Ho osservato le facciate, i monumenti, gli angoli, affrancati dalla presenza costante dei loro abitatori. Ho visto quanto bella sia Catania. Ho avuto per qualche minuto l’impressione di vivere ciò che racconta il protagonista di Dissipatio H.G, l’impressione di una solitudine profonda e dolce, il mondo liberato dagli umani.

Tutto questo è però frutto dell’obbedienza del corpo collettivo all’enormità di ordini che prospettano gli arresti domiciliari di massa; che autorizzano i membri dell’esercito a «fermare i cittadini per controllare se rispettano le disposizioni previste dai decreti per l’emergenza coronavirus» (circolare del 12.3.2020 del Ministero degli Interni); che concedono a ogni vigile urbano, poliziotto e affini il potere di privare i cittadini della libertà di movimento, che soltanto la Magistratura sarebbe autorizzata a decretare.
Come quasi sempre, Manzoni ha colto a fondo queste dinamiche. In particolare là dove osserva che gruppi e movimenti sociali i quali non tollerano il minimo sacrificio della propria libertà -manifestando a gran voce–, a un certo punto rinunciano invece a tutta la loro libertà. Un corpo sociale spesso così attento ai propri diritti di varia natura, molti dei quali secondari, sta rinunciando con rassegnazione o persino con compiacimento alla sospensione delle fondamentali libertà costituzionali, compresa quella di movimento, che è tra le essenziali. Leggo di cittadini che invocano apertamente i carri armati nelle strade.
Il mio lavoro mi ha abituato da sempre a trascorrere intere giornate a casa, studiando e scrivendo. Ma quanto durerà la situazione descritta dal mio allievo Enrico Palma? «Sono curioso di constatare fino a che punto reggerà questa perfetta calma di dèi solitari prima di vedere scattiare qualcuno, o tutti quanti». In siciliano ‘scattiari’ vuol dire ‘andare fuori di testa’.
Di più: molti lavoratori continuano a percepire uno stipendio anche ad attività rallentate o annullate. Ma tanti altri, e sono milioni, che vivono di commercio, di attività a prestazione, di esercizi aperti al pubblico, in che modo continueranno a percepire le somme necessarie per vivere?
Se non si pone un freno alla psicosi di massa, si può prevedere che tra non molto i sentimenti di comprensione e solidarietà verso positivi al virus e malati (non sono la stessa cosa, è bene ricordarlo) si trasformeranno in altri atteggiamenti, assai più ostili. La Storia della colonna infame è un libro terribile e chiarissimo nel descrivere tali dinamiche. La peste porta sempre con sé, è inevitabile, gli untori. È un dispositivo socialmente e psicologicamente ben noto: per adesso sono coloro che non accettano gli arresti domiciliari di massa ma quando ci si pone sul piano inclinato del panico l’inevitabile risultato è la violenza verso colui/coloro che si ritiene portino in sé e con sé il pericolo per tutti gli altri. Significativo quanto ha dichiarato il responsabile della Protezione Civile, Borrelli: «Mantenere le distanze, anche in famiglia». Eccoci arrivati al controllo dei corpi tra le mura di casa. 1 metro, 2 metri, 3 metri? Ciascuno mangia in una stanza da solo? Pura biopolitica. Foucault ci guarderebbe con interesse.
Bisogna dire infatti con chiarezza che il coronavirus non è soltanto biologia. È anche politica, economia, spesa pubblica. L’emergenza –per un virus molto contagioso ma poco letale– sta nell’assenza di posti letto, di macchinari, di personale medico. E questo non l’ha voluto il virus ma l’hanno deciso il fanatismo liberista del Fondo Monetario Internazionale, della Banca Centrale, dell’Unione Europea. L’hanno voluto i mercati, anonime strutture finanziarie che uccidono le vite, le società, le libertà. Ora si vede che lo fanno alla lettera.
Non si tratta di ‘minimizzare’, si tratta di capire la complessità di ciò che accade e di affrontarlo con coraggio e lucidità, sine ira et studio, con equilibrio esistenziale e scientifico. Il contrario di ciò che informazione e politica praticano sul coronavirus come su tutto il resto.

Quanto e come si tornerà indietro rispetto alla dittatura sanitaria, alla gravissima limitazione delle libertà costituzionali, alla militarizzazione del territorio e delle relazioni, al deserto relazionale, sociale, culturale dato dallo spegnimento di ogni luogo di aggregazione: teatri, cinema, convegni, attività sportive e tanto, tanto altro?
È solo la paura a indurre alla passività. Un sentimento che il potere ha sempre utilizzato, con sistematica efficacia. La paura di base, la paura di fondo, la paura totale, la paura di morire. Una paura che paralizza il pensiero, la critica, la lucidità. Che spinge a giudicare criminale, superficiale, pazzo chi diffida di questo unanimismo del panico. Che invoca la censura verso coloro che muovono anche la minima critica al dispositivo di controllo sociale totale che sta dilagando senza alcuna opposizione. Come ha scritto l’amico Giuseppe Nanni: «Non state fermi adesso perché poi sarà più difficile muovere il cervello (siamo al terzo giro di vite in quattro giorni, l’appetito del Leviatano vien mangiando)». E come affermano i compagni di A Rivista anarchica: «Stiamo vivendo tempi allucinanti, caratterizzati da un’eclissi della ragione, tra prove tecniche di controllo sociale e dissennate reazioni di ampi settori della popolazione».

Tutto questo è frutto, nella sua dimensione biologica e non biopolitica, di un’entità invisibile, microscopica, inafferrabile, temibile: un virus. Noi, che ci crediamo i padroni del cosmo, siamo alla mercé di un’infima parte del reale. Ma non impareremo neppure stavolta. Troppo grande e radicata è la ὕβρις che intesse l’antropocentrismo biblico e la civiltà del capitale. Ma Γῆ, la Terra Madre, ucciderà l’Homo sapiens prima che lui uccida la Terra. Questo è sicuro.
E quando rimarrà soltanto ciò di cui oggi ho goduto al Monastero e tra le strade -l’azzurro del cielo, il cinguettio dei passeri, il movimento delle palme e degli ulivi– lo spazio sarà pieno di calma, il tempo sarà colmo di dolcezza. La dolcezza di Catania oggi al tramonto.

Dreyfus

J’accuse
di Roman Polański
Con: Jean Dujardin (Marie Georges Picquart), Grégory Gadebois (Joseph Henry), Louis Garrel (Alfred Dreyfus), Emmanuelle Seigner (Pauline Monnier), Didier Sandre (Raoul Le Mouton De Boisdeffre), Damien Bonnard (Jean-Alfred Desvernine)
Sceneggiatura di Robert Harris [II]
Francia, 2019
Trailer del film

«Que’ giudici condannaron degl’innocenti, che essi con la più ferma persuasione dell’efficacia dell’unzioni, e con una legislazione che ammetteva la tortura, potevano riconoscere innocenti; e che anzi, per trovarli colpevoli, per respingere il vero che ricompariva ogni momento, in mille forme, e da mille parti, con caratteri chiari allora com’ora, come sempre, dovettero fare continui sforzi d’ingegno e ricorrere a espedienti, de’ quali non potevano ignorar l’ingiustizia».
Questa affermazione di Alessandro Manzoni (Storia della colonna infame, in «Tutte le opere», G. Barbèra Editore 1923, p. 772) costituisce un paradigma del potere giudiziario quando esso viene esercitato, e spesso è così che viene esercitato, a difesa di istituzioni e di gruppi che pongono le leggi al proprio servizio. A conferma, se mai ce ne fosse bisogno, che le leggi da sole non bastano, neppure le migliori (Platone era forse su questo punto troppo fiducioso) e che le forme giuridiche possono con relativa facilità essere piegate a un interesse parziale. È quanto può accadere nel Seicento, nell’Ottocento, nel XXI secolo.
Come la Colonna infame comincia in una mattina di giugno del 1630, così J’accuse inizia in una mattina di gennaio del 1895, quando il capitano Alfred Dreyfus  (qui a sinistra) viene pubblicamente degradato nel cortile dell’École Militaire di Parigi e subito dopo inviato come prigioniero all’isola del diavolo, uno scoglio nell’Atlantico. Dreyfus è stato infatti riconosciuto colpevole di spionaggio a favore della Germania. Tra gli inquirenti, il maggiore Georges Picquart (foto in basso), il quale condivideva l’ostilità verso gli ebrei che pervadeva la Francia della Terza Repubblica. Quando viene chiamato a dirigere i Servizi Segreti, Picquart comprende tuttavia che l’ebreo Dreyfus è innocente e che la spia è Jean Marie Auguste Walsin-Esterhazy, un soggetto assai corrotto, diventato ufficiale in maniera truffaldina. Ma i capi di Picquart rifiutano qualunque ipotesi di riapertura del processo e allontanano Picquart. Anche per questo Émile Zola il 13 gennaio 1898 pubblica il suo J’accuse contro lo Stato Maggiore dell’esercito francese. I poteri politico, militare e giudiziario reagiscono in modo scomposto, condannando sia Zola sia Picquart. Dopo alcuni anni, Picquart e Dreyfus vengono riconosciuti innocenti ma Esterhazy e i generali francesi non saranno mai condannati.
Il modo nel quale Roman Polański racconta il più famoso caso giudiziario della modernità è esemplare per freddezza e rigore formale. Il film rispetta il principio fondamentale del naturalismo francese e del verismo italiano: un’«opera d’arte [che] sembrerà essersi fatta da sé, aver maturato ed esser sorta spontanea come un fatto naturale, senza serbare alcun punto di contatto col suo autore» (Verga, L’amante di Gramigna, in «Tutte le novelle», Einaudi 2015, p. 187). I colori accesi delle uniformi si stagliano sullo sfondo scuro dei cieli, le passioni più feroci sono a stento trattenute dentro le strutture formali dell’esercito e dei tribunali, la miseria della storia emerge in tutta la sua ampiezza.
L’esercito francese è sempre stato quello del caso Dreyfus, delle torture praticate durante la guerra d’Algeria, del sadismo che pervade Paths of Glory (1957), il capolavoro con il quale Stanley Kubrick ha detto una parola decisiva non soltanto su tutti gli eserciti del mondo, i cui capi gettano nel fango e nella morte milioni di soldati mentre se ne stanno tranquilli nei loro confortevoli uffici, ma anche sulle conseguenze che ogni struttura rigidamente gerarchica ha sui comportamenti di chiunque, e in generale sulla natura umana. In quel film -che narra la vicenda di tre soldati francesi scelti a caso e fucilati per codardia durante la Prima guerra mondiale- non è della guerra che si parla ma della tenebra delle relazioni umane. Quella che Marcel Proust ha descritto con una precisione scintillante e che, a proposito dell’Affaire, gli fece scrivere questo: «Si perdonano i delitti individuali, ma non la partecipazione a un delitto collettivo. Quando lo seppe antidreyfusista, mise fra sé e lui dei continenti e dei secoli; il che spiegava come, da una tale distanza nel tempo e nello spazio, il suo saluto fosse sembrato impercettibile a mio padre, e lei dal canto suo non avesse pensato a una stretta di mano e a parole che non avrebbero potuto valicare gli abissi che li separavano» (I Guermantes, trad. di M. Bonfantini, Einaudi 1978, p. 161). Uno scrittore amico di Proust, Paul Morand, nel suo 1900 così descrive gli effetti del caso Dreyfus: «L’Affare aveva scatenato degli odi implacabili, aveva diviso delle famiglie, distrutto dei focolari, guastato le più vecchie amicizie: aveva spezzato in due il paese, con una violenza di cui soltanto le guerre di religione possono darci un termine di confronto» (citato da Carlo Emilio Gadda in Divagazioni e garbuglio, Adelphi 2019, p. 28).
Naturalmente nella vicenda Dreyfus a contare fu non la verità, che era abbastanza evidente a tutti, ma il potere e il modo in cui la storia umana, vale a dire una particolare conformazione della biologia, lo esercita.
Nella recensione che ha dedicato al film, Pasquale D’Ascola ha riportato per intero il testo di Zola, con una parziale traduzione in italiano. D’Ascola fa dell’opera di Polański un documento, una prova, un J’accuse rivolto contro l’oblio che dimentica i criminali e quindi li assolve, contro la demenza di «una banda di indemoniate» simili alla banda dei generali di Zola, contro la viltà di un linguaggio che trasforma l’icasticità dell’originale nella melensaggine di un titolo italiano senza forza e senza senso, qual è L’ufficiale e la spia. E tutto questo trasmettendo il rigore formale e la potenza narrativa di uno splendido film.

«Della più elementare intelligenza»

Che cosa significhi e che cosa sia l’intelligenza è questione assai dibattuta. Propongo la lettura di un testo che mostra l’intelligenza all’opera. Si tratta della Relazione di minoranza del deputato Leonardo Sciascia, redatta il 22 giugno 1982 per la «Commissione parlamentare d’inchiesta sulla strage di via Fani, sul sequestro e l’assassinio di Aldo Moro e sul terrorismo in Italia» (Legislatura VIII —- Disegni di legge e relazioni-documenti, pp. 397-413).

A 38 anni di distanza da un evento che ha determinato la storia Italia, volgendola in farsa tragica, è ormai del tutto evidente che le Brigate Rosse costituirono il braccio armato di forze e organizzazioni ben collocate dentro lo Stato italiano e promosse dagli Stati Uniti d’America. Recenti acquisizioni mostrano che la mattina del 16 marzo 1978 in via Fani erano presenti uomini della ‘ndrangheta. Da parte sua, Claudio Signorile -all’epoca vicesegretario del Partito Socialista Italiano- ha ribadito quanto ha dichiarato più volte, vale a dire che «in realtà la morte di Moro era funzionale a interessi terzi, categoria sulla quale Signorile insiste molto, cioè altre organizzazioni o intelligence internazionali; il potere reale alle fine, dice ancora, era nelle mani di chi controllava l’ostaggio e non è detto che fossero le Br» (Fonte il Fatto Quotidiano, 17.7.2016).

Si trattò, insomma, di un omicidio di Stato, come la più parte dei grandi crimini che sono avvenuti in Italia dal 1945 in poi.
Metto qui a disposizione l’intero volume che comprende la Relazione di Sciascia. Mi limito a riportare alcuni brani di un testo letterariamente splendido e concettualmente argomentato, acuto, libero, ironico, lucido, distante e appassionato. Di un testo, vale a dire, intelligente.

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La domanda prima ed essenziale cui la Commissione ha il dovere di rispondere, a noi appare invece questa: perché Moro non è stato salvato nei cinquantacinque giorni della sua prigionia, da quelle forze che lo Stato prepone alla salvaguardia, alla sicurezza, all’incolumità dei singoli cittadini, della collettività, delle istituzioni? (p. 400).

Si può nettamente rispondere che non solo le carenze ci furono, ma che ai tentativi della Commissione per accertarle sono state opposte denegazioni così assolute da apparire incredibili (400).

Leonardi aveva chiesto altri uomini, al Ministero dell’Interno: forse in più, forse in sostituzione di quelli che già aveva e che non gli pareva fossero «ben preparati per il servizio che dovevano svolgere». Questa richiesta, che la signora Leonardi colloca tra la fine del 77 e il principio del 78, non ha lasciato traccia né nei documenti né nella memoria di chi avrebbe dovuto riceverla. […] Il che, ribadiamo, non è credibile: Leonardi può non aver parlato col generale Ferrara, ma con qualcuno dei «comandi gerarchici della capitale» ha parlato di certo. Che ne sia scomparsa ogni traccia e che lo si neghi è un fatto straordinariamente inquietante. (401-402)

Prevalentemente condotte «a tappeto» (e però, come si vedrà, con inconsulte eccezioni) le operazioni di quei giorni erano o inutili o sbagliate. Si ebbe allora l’impressione — e se ne trova ora conferma — che si volesse impressionare l’opinione pubblica con la qualità e la vistosità delle operazioni, noncuranti affatto della qualità. […] Che senso aveva istituire posti di blocco, controllare mezzi e persone, la mattina del 16 marzo, a Trapani o ad Aosta? Nessuno: se non quello di offrire lo spettacolo dello «sforzo imponente». Si partì dunque — per volontà o per istinto — verso effetti spettacolari e forse confidando nel calcolo della probabilità (che non funzionò). Ed è comprensibile che per conseguire tali effetti si sia trascurato l’impiego di forze meno imponenti ma più sagaci per dare un corso meno vistoso ma più producente alle indagini: a tal punto che la Commissione si è sentita rispondere dall’allora questore di Roma che mancava di uomini per un lavoro di pedinamento che non ne avrebbe richiesto più di una dozzina; mentre solo a Roma 4.300 agenti spettacolarmente ma vanamente annaspavano. (403)

Intanto il giorno 18 — il terzo dei cinquantacinque — la polizia, nelle sue operazioni di perquisizione a tappeto, arrivava all’appartamento di via Gradoli affittato a un sedicente ingegnere Borghi, più tardi identificato come Mario Moretti. Vi arrivò: ma si fermò davanti alla porta chiusa […] e in ordine all’istinto e al raziocinio professionale una porta chiusa, una porta cui nessuno rispondeva, doveva apparire tanto più interessante di una porta che al bussare si apriva. E tanto più che il dottore Infelisi, il magistrato che conduceva l’indagine, aveva ordinato che degli appartamenti chiusi o si sfondassero le porte o si attendesse l’arrivo degli inquilini. Ordine eseguito in innumerevoli casi, e con gran disagio di cittadini innocenti; ma proprio in quell’unico caso (unico per quanto sappiamo), che poteva sortire a un effetto di incalcolabile portata, non eseguito. Pare che l’assicurazione dei vicini che l’appartamento fosse abitato da persone tranquille, sia bastata al funzionario di polizia per rinunciare a visitarlo: mentre appunto tale assicurazione avrebbe dovuto insospettirlo. È pensabile che le Brigate Rosse non si comportassero tranquillamente e anzi più tranquillamente di altri, abitando piccoli appartamenti di popolosi quartieri? (404-405)

Il suggerimento della signora Moro, di cercare a Roma una via Gradoli, non fu preso in considerazione; le si rispose, anzi, che nelle pagine gialle dell’elenco telefonico non esisteva. Il che vuol dire che non ci si era scomodati a cercarla, quella via, nemmeno nelle pagine gialle: poiché c’era. (405)

E a questo punto altro garbuglio, altro mistero: i giornalisti arrivarono prima della polizia; i carabinieri seppero della scoperta soltanto perché riuscirono a intercettare una comunicazione radio della polizia. (405)

Il qual materiale, a giudizio del dottor Infelisi non apportava alcuna indicazione relativamente al luogo in cui poteva trovarsi Moro; ma sente il bisogno, il giudice, di mettere questo inquietante inciso: «almeno quello di cui io ho avuto conoscenza»: così aprendo come possibile il fatto che possa esserci stato del materiale sottratto alla sua conoscenza. Insomma: tutto quel che intercorre dal 18 marzo al 18 aprile intorno al covo di via Gradoli attinge all’inverosimile, all’incredibile: spiriti (che in una lettera inviata dall’onorevole Tina Anselmi alla Commissione appaiono molto meglio informati di quanto poi riferito dai partecipanti alla seduta), provvidenziale dispersione d’acqua (ma la Provvidenza aiutata, per distrazione o per volontà, da mano umana), assenza della più elementare professionalità, della più elementare coordinazione, della più elementare intelligenza. (406)

Ma a chi, in Commissione, si meravigliava non avere la polizia presa una così elementare misura, come quella di far sorvegliare i capi dell’Autonomia, il questore De Francesco rispondeva che mancava di uomini. E ne teneva impegnati più di 4000 in operazione di parata! (407)

Ci si chiede da che tanta estravaganza, tanta lentezza, tanto spreco, tanti errori professionali possano essere derivati .(408)

Ma crediamo che l’impedimento più forte, la remora più vera, la turbativa più insidiosa sia venuta dalla decisione di non riconoscere nel Moro prigioniero delle Brigate Rosse il Moro di grande accortezza politica, riflessivo, di ponderati giudizi e scelte, che si riconosceva (riconoscimento ormai quasi unanime: appunto perché come postumo, come da necrologico) era stato fino alle 8,55 del 16 marzo. (408)

Non si vede perché Moro, uomo di grande intelligenza e perspicacia, avrebbe dovuto comportarsi come un cretino: se gli era consentito di guadagnar tempo e di comunicare con l’esterno, di queste due favorevoli circostanze non poteva non approfittare. […] La cifra dei suoi messaggi poteva, per esempio, essere cercata nell’uso impreciso di certe parole, nella disattenzione appariscente. Quando Cossiga e Zaccagnini, per dire delle condizioni in cui Moro si trovava, citano la frase di una sua lettera (quella, appunto, diretta a Cossiga ministro dell’Interno): «mi trovo sotto un dominio pieno e incontrollato», è curioso non si accorgano che proprio questa contiene una incongruenza e che non definisce precisamente il tipo di dominio sotto cui Moro si trovava. Che vuol dire, infatti, «incontrollato»? Chi poteva o doveva controllare le Brigate Rosse? E perciò appare attendibilissima (e specialmente dopo le rivelazioni degli ex brigatisti) la decifrazione che ci è stata suggerita: «mi trovo in un condominio molto abitato e non ancora controllato dalla polizia». (409-410)

Un ultimo particolare si vuole mettere in evidenza, a dimostrare come la volontà di trovare Moro veniva inconsciamente deteriorandosi e svanendo. Subito dopo il rapimento, venne istituito un Comitato Interministeriale per la Sicurezza che si riunì nei giorni 17, 19, 29, 31 del mese di marzo; una sola volta in aprile, il 24; e poi nei giorni 3 e 5 maggio. Ma quel che è peggio è che il Gruppo politico-tecnico-operativo, presieduto dal ministro dell’Interno e composto da personalità del governo, dai comandanti delle forze di polizia e dei servizi di informazione e sicurezza, dal questore di Roma e da altre autorità di pubblica Sicurezza, si riunì quotidianamente fino al 31 marzo, ma successivamente tre volte per settimana. Solo che di queste riunioni dopo il 31 non esistono verbali e «non risultano agli atti nemmeno appunti». Ed era il gruppo — costituito con giusto intento — che doveva vagliare le informazioni, decidere le azioni, avviarle e coordinarle.

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Eppure in quei 55 giorni del sequestro Moro le informazioni riservate non mancarono, soggetti onesti operarono, circostanze favorevoli ci furono.«Ma -scrive Sciascia- appunto dei vantaggi non si è saputo fare alcun uso» (p. 404). Un’affermazione illuminante, quest’ultima, e che mi ha ricordato il brano di un libro da Sciascia molto letto e molto amato.

«Noi abbiam cercato di metterla in luce, di far vedere che que’ giudici condannaron degl’innocenti, che essi, con la più ferma persuasione dell’efficacia dell’unzioni, e con una legislazione che ammetteva la tortura, potevano riconoscere innocenti; e che anzi, per trovarli colpevoli, per respingere il vero che ricompariva ogni momento, in mille forme, e da mille parti, con caratteri chiari allora com’ora, come sempre, dovettero fare continui sforzi d’ingegno, e ricorrere a espedienti, de’ quali non potevano ignorar l’ingiustizia. Non vogliamo certamente (e sarebbe un tristo assunto) togliere all’ignoranza e alla tortura la parte loro in quell’orribile fatto: ne furono, la prima un’occasion deplorabile, l’altra un mezzo crudele e attivo, quantunque non l’unico certamente, né il principale. Ma crediamo che importi il distinguerne le vere ed efficienti cagioni, che furono atti iniqui, prodotti da che, se non da passioni perverse?»
Alessandro Manzoni, Storia della colonna infame, «Introduzione».

[Devo la segnalazione di questo documento a Dario Sammartino, che ringrazio ancora una volta]

Archivio del libro del mese

Archivio 2021 del Libro del mese

1. Francesco Guerra, Reversibilità / Irreversibilità, Enciclopedia Einaudi

2. Maurizio Consoli – Alessandro Pluchino, Il vuoto: un enigma tra fisica e metafisica, Aracne Editrice

3 Ilya Prigogine, Dall’essere al divenire. Tempo e complessità nelle scienze fisiche, Einaudi

4 Peter Coveney – Roger Highfield, La freccia del tempo. Viaggio attraverso uno dei grandi misteri della scienza, Rizzoli

5 Teodorico di Freiberg, Durata e tempo, Edizioni di pagina

6 Kurt Lewin, Tempo e identità, Quodlibet

7 Arthur S. Eddington, La natura del mondo fisico, Laterza

8. Carlo Collodi, Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino, Fondazione Mudima

9. Aa. Vv., TEMPUS AEVUM AETERNITATIS. La concettualizzazione del tempo nel pensiero tardomedievale, Olschki Editore

 

Archivio 2020 del Libro del mese

1. Alberto Tenenti, Il senso della morte e l’amore della vita nel Rinascimento, Einaudi

2. Vincenzo Consolo, Lo spasimo di Palermo, Mondadori

3. Michel Houllebecq, La possibilità di un’isola, Bompiani

4. Albert Camus, La peste, Gallimard

5. Étienne de La Boétie, Discorso sulla servitù volontaria, Chiarelettere

6. Plutarco, Del mangiare carne. Trattati sugli animali, Adelphi

7. Julian Jaynes, Il crollo della mente bicamerale e l’origine della coscienza, Adelphi

8. Friedrich Dürrenmatt, L’incarico ovvero Sull’osservare di chi osserva gli osservatori. Novella in ventiquattro frasi, Adelphi

9. Karl Popper – John Condry, Cattiva maestra televisione, Reset-Donzelli

10. Wolfgang Sofsky, Saggio sulla violenza, Einaudi

11. Lee Smolin, La rinascita del tempo. Dalla crisi della fisica al futuro dell’universo, Einaudi

12. Philip K. Dick, Ma gli androidi sognano pecore elettriche?, Fanucci editore

13. Gore Vidal, Giuliano, Fazi Editore

 

Archivio 2019 del Libro del mese

1. Martin Heidegger, Parmenide, Adelphi

2. Carl Schmitt, Amleto o Ecuba. L’irrompere del tempo nel gioco del dramma, il Mulino

3. Alain de Benoist, Le sfide della postmodernità. Sguardi sul terzo millennio, Arianna Editrice

4. Martin Heidegger, Il principio di ragione, Adelphi

5. Jean Greisch, Ontologie et Temporalité. Esquisse d’une interprétation intégrale de Sein und Zeit, Presses Universitaires de France

6. Emanuele Severino, Heidegger e la metafisica, Adelphi

7. Paul Ricoeur, Ricordare, dimenticare, perdonare. L’enigma del passato, il Mulino

8. Stefano D’Arrigo, Cima delle nobildonne, Mondadori

9. Giordano Bruno, De la causa, principio e uno, Sansoni Editore

10. Martin Heidegger, Segnavia, Adelphi

11. Antoine Compagnon, Proust tra due secoli, Einaudi

12. Marguerite Yourcenar, Memorie di Adriano, Einaudi

 

Archivio 2018 del Libro del mese

1. Philip Roth L’animale morente, Einaudi

2. Ernst Jünger, Trattato del ribelle, Adelphi

3. Ernesto De Cristofaro, Il senso storico della verità. Un percorso attraverso Foucault, il melangolo

4. Franco Volpi, La selvaggia chiarezza. Scritti su Heidegger, Adelphi

5. Carlo Emilio Gadda, La cognizione del dolore, Garzanti

6. Maurice Merleau-Ponty

7. Edmund Husserl, Per la fenomenologia della coscienza interna del tempo, Franco Angeli

8. Nicola Chiaromonte, La rivolta conformista. Scritti sui giovani e il ’68, Una città – Fondazione Alfred Lewin

9. Dino Battaglia, Lovercraft e altre storie, Edizioni NPE

10. William Golding, Il Signore delle Mosche, Bibliotex

11. Friedrich-Wilhelm von Herrmann / Francesco Alfieri, Martin Heidegger. La vérité sur ses Cahiers noirs, Gallimard

12. Louis-Ferdinand Céline, La Chiesa, Irradiazioni

13. Martin Heidegger, Contributi alla filosofia (Dall’evento), Adelphi

14. Jean-Baptiste Del Amo, Regno animale, Neri Pozza Editore

15. Emil Cioran

 

Archivio 2017 del Libro del mese

1. Friedrich Dürrenmatt, La morte della Pizia, Adelphi

2. Rocco De Biasi, Che cos’è la Sociologia della cultura, Carocci

3. Alexei Chernyakov, The Ontology of Time. Being and Time in the Philosophies of Aristotle, Husserl and Heidegger, Kluwer

4. Günter Wohlfart, Der Augenblick. Zeit und ästhetische Erfahrung bei Kant, Hegel, Nietzsche und Heidegger mit einem Exkurs zu Proust, Verlag Karl Alber

5. Martin Heidegger, La poesia di Hölderlin, Adelphi

6. Giorgio Colli, Apollineo e Dionisiaco, Adelphi

7. Alejandro Jodorowsky, La danza della realtà , Feltrinelli

8. Henri Bergson, Storia della memoria e storia della metafisica, ETS

9. Hans Blumenberg, Tempo della vita e tempo del mondo, Il Mulino

10. Carl Schmitt, Terra e mare. Una riflessione sulla storia del mondo, Adelphi

11. Louis-Ferdinand Céline, Morte a credito, Corbaccio

 

Archivio 2016 del Libro del mese

1. Emil Cioran, Il funesto demiurgo, Adelphi

2. Giuseppe O. Longo, L’acrobata, Einaudi

3. Patrick Süskind, Il Profumo, Longanesi

4. Louis-Ferdinand Céline, Viaggio al termine della notte, Corbaccio

5. Luca Grecchi, Discorsi sulla morte, Petite Plaisance

6. Friedrich Dürrenmatt, Racconti, Feltrinelli

7. Anatole France, Il procuratore della Giudea, Sellerio

8. Estelle Monbrun, Delitto in casa Proust, Robin Edizioni

9. Vincenzo Crapio, Al guinzaglio del Tempo, Carthago

10. Konrad Lorenz, Natura e destino, Mondadori

11. Pierre Choderlos de Laclos, Le relazioni pericolose, Garzanti

12. Aa. VV., La logica del tempo, Boringhieri

13. Tito Schabert – Matthias Riedl (a cura di), Das Ordnen der Zeit – Eranos, 10 / 2003, Königshausen & Neumann

14. Aa. Vv. Enciclopedia Einaudi, Volume 15 – SistematicaEinaudi

 

Archivio 2015 del Libro del mese

1. Marcel Proust, La fuggitiva, Einaudi

2. Edmund Husserl, Meditazioni cartesiane, Bompiani

3. Javier Marías, Domani nella battaglia pensa a me, Einaudi

4. Irwin Chester Lieb, Past, Present, and Future, University of Illinois Press

5. Giordano Bruno, De gli eroici furori, Sansoni

6. Carlo Emilio Gadda, Le bizze del capitano in congedo, Adelphi

7. Lev Nikolajevic Tolstòj, Guerra e pace, Einaudi

8. Giovanni Macchia, Tra Don Giovanni e Don Rodrigo, Adelphi

9. Fausta Squatriti (a cura di), Pollice verso. Storia di un arazzo. Arte e industria nella Milano di fine Ottocento, Nardini Editore

10. Jean Baudrillard, Lo scambio simbolico e la morte, Feltrinelli

11. Fernand Braudel (a cura di), Problemi di metodo storico. Antologia delle Annales, Laterza

 


Archivio 2014 del Libro del mese

1. Marcel Proust, Sodoma e Gomorra, Einaudi

2. Louis-Ferdinand Céline, Tre balletti senza musica, senza gente, senza niente, Archinto

3. Vincenzo Costa, Husserl, Carocci

4. Filippo Scuderi, Novantacentodieci, Giuseppe Maimone Editore

5. Carlo Emilio Gadda, Eros e Priapo, Garzanti

7. Marcel Proust, La prigioniera, Einaudi

8. Edwin. A. Abbott, Flatlandia. Racconto fantastico a più dimensioni, Adelphi

9. Johan Huizinga, Homo ludens, Il Saggiatore

10. Carlo Emilio Gadda, Verso la Certosa, Adelphi

11. Stephen Jay Gould, Terra e Tempo, Feltrinelli

12. Louis-Ferdinand Céline, Rigodon, Einaudi

13. Steven Nadler, Baruch Spinoza e l’Olanda del Seicento, Einaudi

 


Archivio 2013 del Libro del mese

1. Marcel Proust, La strada di Swann, Einaudi

2. Elsa Morante, Aracoeli, Einaudi

3. Marcel Proust, All’ombra delle fanciulle in fiore, Einaudi

4. Edmund Husserl, Ricerche logiche I, Net

5. Martin Heidegger, Identità e Differenza, Adelphi

6. Marcel Proust, I Guermantes, Einaudi

7. Louis-Ferdinand Céline, Nord, Einaudi

8. Ernesto De Martino,  La terra del rimorso, Il Saggiatore

9. Guido Morselli, Dissipatio H.G., Adelphi

10. Russel Foster – Leon Kreitzman,  I ritmi della vita, Bollati Boringheri

11. Irvin D. Yalom,  Il problema Spinoza, Neri Pozza

 


Archivio 2012 del Libro del mese

1. Elias Canetti, Auto da fé, Adelphi

2. Jacob Burckhardt, Sullo studio della storia, Boringhieri

3. Thomas Mann, La montagna incantata, Dall’Oglio

4. Giornale di Metafisica. Pluralità e interpretazione, Tilgher

5. Paul Davies, I misteri del tempo. L’universo dopo Einstein, Mondadori

6. Maurice Merleau-Ponty, L’occhio e lo spirito, SE

7. Fëdor Dostoevskij, L’idiota, Einaudi

8. Michail Bulgakov, Il Maestro e Margherita, Einaudi

9. René Girard, Desiderio e risentimento, Raffaello Cortina Editore

10. Louis-Ferdinand Céline, Da un castello all’altro, Einaudi

11. Charles Baudelaire, I Fiori del male, Garzanti

12. Friedrich Dürrenmatt, Greco cerca greca, Einaudi

13. Luciano Lanza, Bombe e segreti. Piazza fontana: una strage senza colpevoli, con un’intervista a guido salvini, elèuthera

 


Archivio 2011 del Libro del mese

1. Jacques Le Goff, La civiltà dell’Occidente medievale, Einaudi

2. François de La Rochefoucauld, Massime. Riflessioni varie e autoritratto, Rizzoli

3. Arthur Schopenhauer, La libertà del volere umano, Laterza

4. Guy Debord, La Société du Spectacle – Commentaires sur la société du spectacle, Gallimard

5. Isaiah Berlin, Il legno storto dell’umanità, Adelphi

6. Martin Heidegger, Conferenze di Brema e Friburgo, Adelphi

7. Joseph LeDoux, Il Sé sinaptico. Come il nostro cervello ci fa diventare quello che siamo, Raffaello Cortina Editore

8. José Ortega y Gasset, La ribellione delle masse, Il Mulino

9. Edward O. Wilson,  L’armonia meravigliosa. Dalla biologia alla religione, la nuova unità della conoscenza, Mondadori

10. Alexius Meinong, Teoria dell’oggetto, Quodlibet

11. Thomas Kuhn, La struttura delle rivoluzioni scientifiche. Come mutano le idee della scienza, Einaudi

12. Albert Camus, L’étranger, Gallimard

 


Archivio 2010 del Libro del mese

1. David Abulafia, Federico II. Un imperatore medioevale, Einaudi

2. Carlo Maria Cipolla, Allegro ma non troppo, Il Mulino

3. Marco de Paoli, Furor logicus. L’eternità nel pensiero di Emanuele Severino, Franco Angeli

4. Aa. Vv., Lire Proust

5. Vladimir Jankélévitch, La morte, Einaudi

6. Eugène Minkowski, Il tempo vissuto, Einaudi

7. Umberto Eco, Segno, Isedi

8. George Orwell, 1984, Mondadori

9. Giorgio Colli, Scritti su Nietzsche, Adelphi

10.  Breviario dei politici, secondo il Cardinale Mazzarino, Rizzoli

11. Aristotele,  La “melanconia” dell’uomo di genio (Problemata 30,1), il Melangolo

12. Robert Hughes, La cultura del piagnisteo, Adelphi

13. Barrington Moore jr, Le origini sociali della dittatura e della democrazia, Einaudi

14. Vittorio Sereni, Gli strumenti umani, Einaudi

15. Joseph Conrad, Cuore di tenebra, Einaudi

 


Archivio 2009 del Libro del mese

1. Aa. Vv., La mente. Tradizioni filosofiche, prospettive scientifiche, paradigmi contemporanei (a cura di Gensini e Rainone), Carocci

2. Elias Canetti Massa e potere Adelphi

3. Eric. R. Dodds, I Greci e l’Irrazionale La Nuova Italia

4. Roberta De Monticelli – Carlo Conni  Ontologia del nuovo Bruno Mondadori

5. Anonimo, Trattato dei tre impostori. La vita e lo spirito del Signor Benedetto de Spinoza Einaudi

6. Gustave Flaubert, Bouvard e Pécuchet, Einaudi

7. Aa. Vv., Metafisica. Classici contemporanei, (a cura di Achille C. Varzi), Laterza

8. Carlo Emilio Gadda, Accoppiamenti giudiziosi, Garzanti

9. Sandro Nannini, La nottola di Minerva. Storie e dialoghi fantastici sulla filosofia della mente, Mimesis

10. Max Weber, Il lavoro intellettuale come professione, Einaudi

11. Giuseppe O. Longo, Di alcune orme sopra la neve, Mobydick

12. Roland Barthes, Frammenti di un discorso amoroso, Einaudi

13. Alessandro Manzoni, I Promessi Sposi, audiolibro

14. David Hume, Sul suicidio (e altri saggi scelti), Villaggio Maori Edizioni

15. Anonimo Anonymous, L’Expo di Justin Durban, Tbook

16. Alda Merini, La carne degli angeli, Frassinelli

17. Celso, Il discorso vero, Adelphi

18. Aa. Vv., Stanley Kubrick, Giunti

19. Arnold Gehlen, Einblicke, Vittorio Klostermann

 


Archivio 2008 del Libro del mese

1. Brian Greene, La trama del cosmo. Spazio, tempo, realtà, Einaudi

2. Roberto Marchesini – Sabrina Tonutti, Manuale di zooantropologia, Meltemi

3. Autori Vari, Biancoghiaccio, Villaggio Maori Edizioni

4. Ilya Prigogine – Isabelle Stengers, La Nuova Alleanza. Metamorfosi della scienza, Einaudi

5. Carlo Emilio Gadda, L’Adalgisa. Disegni milanesi, Garzanti

6. Giuseppe O. Longo, Il senso e la narrazione, Springer Verlag Italia

7. Marcel Proust, Il Tempo ritrovato, Einaudi

8. Lavr Divomlikoff, Rakie (L’enfant posthume), Ege. Edizioni generali europee

9. Marco Aurelio Antonino, Ricordi – A se stesso, Rizzoli

10. Irenäus Eibl-Eibesfeldt, Etologia umana. Le basi biologiche e culturali del comportamento, Bollati Boringhieri

 


Archivio di Mente & cervello

 

2016

Mente & cervello 134 – Febbraio 2016

 

2015

Mente & cervello 121 – Gennaio 2015

Mente & cervello 122  – Febbraio 2015

Mente & cervello 123  – Marzo 2015

Mente & cervello 124 – Aprile 2015

Mente & cervello 125 – Maggio 2015

Mente & cervello 126 – Giugno 2015

Mente & cervello 127 – Luglio 2015

Mente & cervello 129 – Settembre 2015

Mente & cervello 130- Ottobre 2015 

Mente & cervello 132 – Dicembre 2015

 

 

2014

Mente & cervello 109 – Gennaio 2014

Mente & cervello 110 – Febbraio 2014

Mente & cervello 112- Aprile 2014

Mente & cervello 113- Maggio 2014

Mente & cervello 114- Giugno 2014

Mente & cervello 115 – Luglio 2014

Mente & cervello 116 – Agosto 2014

Mente & cervello 117 – Settembre 2014

Mente & cervello 118 – Ottobre 2014

Mente & cervello 119 – Novembre 2014

 


2013

Mente & cervello 97 – Gennaio 2013

Mente & cervello 98 – Febbraio 2013

Mente & cervello 99 – Marzo 2013

Mente & cervello 100 – Aprile 2013

Mente & cervello 101 – Maggio 2013

Mente & cervello 102 – Giugno 2013

Mente & cervello 103 – Luglio 2013

Mente & cervello 105 – Settembre 2013

Mente & cervello 106 – Ottobre 2013

Mente & cervello 107 – Novembre 2013

Mente & cervello 108 – Dicembre 2013

 

2012

Mente & cervello 85 – Gennaio 2012

Mente & cervello 86 – Febbraio 2012

Mente & cervello 87 – Marzo 2012

Mente & cervello 88 – Aprile 2012

Mente & cervello 89 – Maggio 2012

Mente & cervello 90 – Giugno 2012

Mente & cervello 91 – Luglio 2012

Mente & cervello 92- Agosto 2012

Mente & cervello 93- Settembre 2012

Mente & cervello 94 – Ottobre 2012

Mente & cervello 95 – Novembre 2012

Mente & cervello 96 – Dicembre 2012

 

2011

Mente & cervello 73 – Gennaio 2011

Mente & cervello 74 – Febbraio 2011

Mente & cervello 75 – Marzo 2011

Mente & cervello 76 – Aprile 2011

Mente & cervello 77 – Maggio 2011

Mente & cervello 78 – Giugno 2011

Mente & cervello 79 – Luglio 2011

Mente & cervello 80 – Agosto 2011

Mente & cervello 81 – Settembre 2011

Mente & cervello 82 – Ottobre 2011

Mente & cervello 83 – Novembre 2011

Mente & cervello 84 – Dicembre 2011

 

2010

Mente & cervello 61 – Gennaio 2010

Mente & cervello 62 – Febbraio 2010

Mente & cervello 64 – Aprile 2010

Mente & cervello 65 – Maggio 2010

Mente & cervello 63 – Marzo 2010

Mente & cervello 66 – Giugno 2010

Mente & cervello 67 – Luglio 2010

Mente & cervello 68 – Agosto 2010

Mente & cervello 69 – Settembre 2010

Mente & cervello 70 – Ottobre 2010

Mente & cervello 71 – Novembre 2010

Mente & cervello 72 – Dicembre 2010

 

2009

Mente & cervello 49 – Gennaio 2009

Mente & Cervello 50 – Febbraio 2009

Mente & Cervello 51 – Marzo 2009

Mente & Cervello 52 – Aprile 2009

Mente & Cervello 53 – Maggio 2009

Mente & Cervello 54 – Giugno 2009

Mente & Cervello 55 – Luglio 2009

Mente & Cervello 56 – Agosto 2009

Mente & Cervello 57 – Settembre 2009

Mente & Cervello 58 – Ottobre 2009

Mente & cervello 59 – Novembre 2009

Mente & cervello 60 – Dicembre 2009

 

2008

Mente & cervello 47 – Novembre 2008

Mente & cervello 48 – Dicembre 2008

 

Archivio 2007 del Libro del mese

1. Aa. Vv., Aut Aut 230. Corpi senz’anima, Il Saggiatore

2. D.A.F. De Sade, La filosofia nel boudoir, Garzanti

3. James Hillman, Saggio su Pan, Adelphi

4. Andrea Iacona, L’argomentazione, Einaudi

5. Philip K. Dick, Ubik, Fanucci

6. Giovanni Semerano, L’infinito: un equivoco millenario, Bruno Mondadori

7. James Hillman, Un terribile amore per la guerra, Adelphi

8. Aa. Vv., Ivan Theimer, Federico Motta Editore

9. Aa. Vv., Filosofia analitica. Temi e problemi, Carocci

10. Thomas Bernhard, Il nipote di Wittgenstein. Un’amicizia, Adelphi

11. James Hillman, La vana fuga dagli Dèi, Adelphi

12. Aa. Vv., Trasgressioni – 45, La Roccia di Erec


Archivio 2006 del Libro del mese

1. Monica Colpi Buchi neri evanescenti Nottetempo

2. Davide Sparti Identità e coscienza Il Mulino

3. Stéphane Mallarmé Poesie e prose Garzanti

4. Marco Salucci (a cura di) La teoria dell’identità. Alle origini della filosofia della mente Le Monnier

5. Robert Graves Jesus Rex Bompiani

6. Felice Cimatti Il senso della mente. Per una critica del cognitivismo Bollati Boringhieri

7. Erwin Rohde Psiche. Culto delle anime e fede nell’immortalità presso i Greci Laterza

8. Konrad Lorenz L’anello di Re Salomone Adelphi

9. Dan Lloyd, Radiant Cool. Lo strano caso della mente umana Sironi Editore

10. Luciano Floridi (a cura di), The Blackwell Guide to the Philosophy of Computing and Information Blackwell Publishing

11. Giuseppe Ungaretti, Vita d’un uomo. Tutte le poesie, Mondadori


Archivio 2005 del Libro del mese

1. Alessandro Manzoni Storia della colonna infame Rizzoli

2. Sam Williams Storia dell’Intelligenza Artificiale Garzanti

3. Fernand Braudel Civiltà e imperi del Mediterraneo nell’età di Filippo II Einaudi

4. Giuseppe O. Longo Il nuovo Golem. Come il computer cambia la nostra cultura Laterza

5. Martin Heidegger I problemi fondamentali della fenomenologia Il Melangolo

6. Blaise Pascal Le Provinciali Einaudi

7. Giuseppe O. Longo Il fuoco completo Mobydick

8. Vilayanur S. Ramachandran Che cosa sappiamo della mente Mondadori

9. Douglas R. Hofstadter – Daniel C. Dennet L’Io della mente. Fantasie e riflessioni sul Sé e sull’anima Adelphi

10. Friedrich Nietzsche Epistolario. Vol. IV, 1880-1884 Adelphi

11. Autori vari (a cura di M.L. Cappuccio). Dentro la Matrice. Filosofia scienza e spiritualità in Matrix Alboversorio

12. Eugen Drewermann Sulla immortalità degli animali. Una speranza per la creatura che soffre Neri Pozza Editore

13. Naief Yehya Homo cyborg. Il corpo postumano tra realtà e fantascienza Eléuthera

14. Gabriel Garcìa Màrquez Memoria delle mie puttane tristi Mondadori

15. Giorgio De Santillana – Hertha von Dechend Il Mulino di Amleto. Saggio sul mito e sulla struttura del tempo Adelphi

16. Ottavia Spisni Dalla fisica alla mistica Tracce

17. Michel Houellebecq La possibilità di un’isola Bompiani

18. N. Katherine Hayles How We Became Posthuman. Virtual Bodies in Cybernetics, Literature, and Informatics, The University of Chicago Press


Archivio 2004 del Libro del mese

1. Luigi Ruggiu (a cura di) Filosofia del Tempo Bruno Mondadori

2. Giulietto Chiesa La guerra come menzogna Nottetempo Editore

3. Jean-Yves Tadié – Marc Tadié Il senso della memoria Edizioni Dedalo

4. Timothy O’Connor – David Robb (a cura di), Philosophy of Mind. Contemporary readings Routledge

5. Eugenio Mazzarella Opera media (Poesie) Il Melangolo

6. Philip K. Dick Mutazioni Feltrinelli

7. Salvatore La Porta Il 17 Villaggio Maori Edizioni

8. E.Fiorani e J.Ceresoli (a cura di) Ibridazioni Apèiron

9. Walter F. Otto Dioniso. Mito e culto Il Melangolo

10. Autori Vari Visioni da Matrix. Tracce di un presente Cyber Sperling & Kupfer

11. Roberto Casati – Achille Varzi Semplicità insormontabili. 39 storie filosofiche Laterza

12. Vincenzo Di Spazio Il Meridiano del Tempo Aquarius

13. John L. Casti I cinque di Cambridge Raffaello Cortina

14. Jorge Luis Borges Tutte le opere, I Mondadori

15. Eugenio Mazzarella Vie d’uscita. L’identità umana come programma stazionario metafisico Il Melangolo

16. Federica Facchin Mente/Corpo. Bibliografia ragionata Unicopli


Archivio 2003 del Libro del mese

1. Riccardo Manzotti – Vincenzo Tagliasco Coscienza e realtà. Una teoria della coscienza per costruttori e studiosi di menti e cervelli Il Mulino

2. Franco Cardini (a cura di) La paura e l’arroganza Laterza

3. Luciano Floridi Philosophy and Computing. An introduction Routledge

4. Autori Vari Cultura tedesca / Deutsche Kultur, numero 20 – ottobre 2002, NIETZSCHE Donzelli

5. Roberto Marchesini Post-human. Verso nuovi modelli di esistenza Bollati Boringhieri

6. Giuseppe Tomasi di Lampedusa Il Gattopardo Feltrinelli

7. Antonio Damasio Looking for Spinoza. Joy, Sorrow, and the Feeling Brain Harcourt

8. Alda Merini La carne degli angeli Frassinelli

9. Autori Vari Preghiere pagane Stampa Alternativa

10. Yurij Castelfranchi – Oliviero Stock Macchine come noi. La scommessa dell’Intelligenza Artificiale Laterza

11. Bruno Snell La cultura greca e le origini del pensiero europeo Einaudi

12. Martin Davis Il calcolatore universale. Da Leibniz a Turing Adelphi

 


Archivio 2002 del Libro del mese

1. D.Massaro – A.Grotti Il Filo di Sofia. Etica, comunicazione e strategie conoscitive nell’epoca di Internet Bollati Boringhieri

2. F. Andrietti – D.Generali Storia e storiografia della scienza. Il caso della sistematica FrancoAngeli

3. Carlo Formenti Incantati dalla rete. Immaginari, utopie e conflitti nell’epoca di Internet Raffaello Cortina

4. James Bailey Il postpensiero. La sfida dei computer all’intelligenza umana Garzanti

5. Martin Heidegger Sentieri interrotti La Nuova Italia

6. Autori Vari Antichità Classica Garzanti

7. Douglas R. Hofstadter Gödel, Escher, Bach: un’Eterna Ghirlanda Brillante Adelphi

8. Inni omerici Rizzoli

9. Hubert L. Dreyfus Che cosa i computer non possono fare. I limiti dell’Intelligenza Artificiale Armando Editore

10. Autori Vari Sicilia. Guide Verdi Touring Touring Club Italiano

11. Eugenio Mazzarella Ermeneutica dell’effettività Guida

12. Tomás Maldonado Critica della ragione informatica Feltrinelli

13. Eddy Carli (a cura di) Cervelli che parlano. Il dibattito su menti, cervelli e intelligenza artificiale Bruno Mondadori

 


Archivio 2001 del Libro del mese

1. Daniela Maddalena Il cretino cognitivo Carabà Edizioni

2. René Girard La violenza e il sacro Adelphi

3. Karl Kerényi Dioniso. Archetipo della vita indistruttibile Adelphi

4. Giovanni Stelli – David Lanari Modelli di insegnamento della filosofia Armando Editore

5. Calvo-Ciotti-Roncaglia-Zela Frontiere di Rete. Internet 2001: cosa c’è di nuovo Laterza

6. Friedrich Nietzsche Intorno a Leopardi Il Melangolo

7. Ernst Cassirer Saggio sull’uomo Armando Editore

8. T.W.Bynum-J.H.Moor La Fenice digitale. Come i computer stanno cambiando la filosofia Apogeo


Archivio 2000 del Libro del mese

1. Karl Loewith Spinoza. Deus sive Natura Donzelli

2. Federico De Roberto I Viceré Garzanti

3. Mazzino Montinari Che cosa ha detto Nietzsche Adelphi

4. Leonardo da Vinci Scritti letterari – L’uomo e la natura Rizzoli – Feltrinelli

5. Norbert Elias La civiltà delle buone maniere Il Mulino

6. Eugenio Mazzarella Nietzsche e la storia Guida

7. Gustave Le Bon Psicologia delle folle Longanesi

8. Jacob L. Talmon Le origini della democrazia totalitaria Il Mulino

9. Autori vari Stanley Kubrick Paravia

10. Vincenzo Consolo Il sorriso dell’ignoto marinaio Einaudi

11. Baruch Spinoza Epistolario Einaudi

12. Gustave Flaubert Dizionario dei luoghi comuni Adelphi

13. Klibansky – Panofsky – Saxl Saturno e la melanconia Einaudi

14. Fabrizio Polacco La cultura a picco. Il nuovo e l’antico nella scuola Marsilio

15. Aldous Huxley Il mondo nuovo – Ritorno al mondo nuovo Mondadori

16. Autori vari Sicilia. Antologia letteraria (da Goethe a Bufalino) Touring Club Italiano

17. Alain de Benoist Comunismo e nazismo. 25 riflessioni sul totalitarismo nel XX secolo (1917-1989) Arianna Editrice

18. Paolo D’Iorio HyperNietzsche P.U.F.

19. Giuliano Imperatore Alla Madre degli Dèi e altri discorsi Valla – Mondadori

20. Dario Sacchi L’ateismo impossibile. Ritratto di Nietzsche in trasparenza Guida


Archivio del Libro del mese

1. AA. VV. Internet ’97 Laterza

2. François Furet Il passato di un’illusione Mondadori

3. Pier Paolo Pasolini Lettere luterane Einaudi

4. Konrad Lorenz L’aggressività (Il cosiddetto male) Mondadori

5. Hannah Arendt Le origini del totalitarismo Edizioni di Comunità

6. AA. VV. Noi e i Greci Einaudi

7. Giuseppe Ungaretti Sentimento del tempo Mondadori

8. Corrado Stajano Un eroe borghese Einaudi

9. Lucio Russo Segmenti e bastoncini Feltrinelli

10. Jared Diamond Il terzo scimpanzé Bollati Boringhieri

11. Voltaire Dizionario filosofico Garzanti

12. Eugenio Mazzarella Sacralità e vita. Quale etica per la bioetica? Guida

13. Epicuro Lettera sulla felicità Edizioni Millelire

14. Konrad Lorenz Gli otto peccati capitali della nostra civiltà Adelphi

15. Arnold Gehlen Antropologia filosofica e teoria dell’azione Guida

16. Stephen Hawking Dal Big Bang ai Buchi Neri Rizzoli

17. Luciano Pellicani La società dei giusti Etaslibri

18. Giacomo Debenedetti Il romanzo del Novecento Garzanti

19. George L. Mosse La nazionalizzazione delle masse Il Mulino

20. John Stuart Mill Saggio sulla libertà Il Saggiatore

21. I. Eibl-Eibesfeldt Etologia della guerra Bollati Boringhieri

22. Vamba Il Giornalino di Gian Burrasca Rizzoli

23. Desmond Morris La scimmia nuda Bompiani

24. Giorgio Celli Konrad Lorenz. Scienziato e guru della natura Le Scienze

25. Eugenio Mazzarella Un mondo ordinato (Poesie) Palomar

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