Piccole cose come queste
(Small Things Like These)
di Tim Mielants
USA, Irlanda, Belgio, 2024
Con: Cillian Murphy (Bill Furlong), Louis Kirwan (Bill da giovane), Michelle Fairley (Mrs. Wilson), Emily Watson (Suor Mary)
Trailer del film
In Irlanda i contraccettivi sono stati a lungo fuori legge, così come l’aborto. Conseguenza: un alto numero di ragazze madri. Ragazze quindi peccatrici e perdute, che bisognava punire, far pentire e così riabilitare.
A tale scopo servivano le Case Magdalene, gestite da suore cattoliche. Dal 1922 al 1998 gli abusi sulle giovani donne furono sistematici. Schiavizzate, torturate, private dei neonati che venivano fatti morire dopo la nascita o portati in orfanotrofio. Questo è la sacralità della vita per il fanatismo cattolico.
Il protagonista del film, Bill Furlong, è anch’egli figlio di una ragazza madre, la quale però aveva avuto la fortuna di essere ospitata e protetta da una ricca signora. Rimasto orfano anche della madre, Bill diventa un piccolo ma tenace commerciante di carbone, con cinque belle figlie (sempre irlandesi sono…) e pronto ad aiutare chi si trova in difficoltà. Tra i suoi clienti c’è uno dei conventi Magdalene, al quale consegna personalmente il carbone. In questo modo si rende conto di che cosa accade dentro quelle mura.
Nonostante i rischi che la cosa comporta per la sua famiglia e per la sua professione, Bill libera Sarah, una delle ragazze vittime del sadismo conventuale. Lo fa nonostante la moglie gli abbia detto che «in questo mondo per sopravvivere devi fingere di non vedere tante cose». Lo fa nonostante il fatto che Suor Mary, la madre superiora, abbia cercato di comprare il suo silenzio con un bel regalo per la famiglia in occasione dell’imminente Natale: una busta con dentro un po’ di banconote. Non c’è niente da fare: il cristianesimo è contro natura e chi cade dentro la sua etica diventa spesso un pervertito dell’anima oltre che del σῶμα.
Una delle ragioni più significative dell’Antinatalismo è che nessun genitore può garantire ai figli che non diventeranno orfani da bambini. Quando lo si diventa in un contesto sessuofobico, per questi bambini è l’inferno. Ma anche per tutti gli altri. I colori scuri di questo piccolo film intimista e tragico, la cupezza dei luoghi e delle persone, l’orizzonte chiuso della vita, confermano che c’è un modo per evitare agli umani la sofferenza, uno solo ma sicuro: far loro il dono della «pura anteriorità», evitare che precipitino, non farli nascere.
L’immagine di apertura è La Notte, scolpita da Michelangelo Buonarroti tra il 1526 e il 1531 per la tomba di Giuliano de’ Medici nella chiesa di San Lorenzo a Firenze. L’artista accompagnò l’opera con questi versi, che dicono veramente molto sul desiderio della pura anteriorità, appunto (ricordo che nell’italiano dell’epoca, come in quello di Dante, la parola ‘però’ non è un’avversativa ma una consecutiva):
Caro m’è ‘l sonno, e più l’esser di sasso,
mentre che ‘l danno e la vergogna dura;
non veder, non sentir m’è gran ventura;
però non mi destar, deh, parla basso.






Appena ho visto -come un lampo che per un attimo tutto illumina e tutto altera- la indicibile meraviglia di Michelangelo che tu, con grande gusto e provocatoria intelligenza, hai posto con potente evidenza in apertura del tuo scritto, mi sono letteralmente precipitato sulle righe della tua annotazione cinematografica che ho letto e che condivido non solo per la quasi totalità del testo ma anche per quei quattro versi in chiusura che si trovano in uno dei luoghi più straordinari che agli umani sia dato di vedere.