Primavera
di Damiano Michieletto
Italia-Francia, 2025
Con: Tecla Insolia (Cecilia), Michele Riondino (Antonio Vivaldi), Andrea Pennacchi (il Governatore), Fabrizia Sacchi (la Priora), Valentina Bellé (Elisabetta Parolin), Stefano Accorsi (Sanfermo)
Trailer del film
Antonio Vivaldi insegnò musica per vari decenni nell’Ospedale della Pietà di Venezia, istituzione che ospitava le ragazze orfane perché abbandonate dalle madri, che potevano essere donne del popolo, aristocratiche, prostitute. A queste ragazze veniva insegnato a leggere, a scrivere, a suonare, in attesa che qualche nobiluomo o borghese le sposasse, vale a dire le comprasse offrendo delle somme all’istituzione.
Tra queste ragazze Cecilia ha un particolare talento musicale e soprattutto ha un’autentica passione per la musica. Vivaldi se ne accorge subito e la nomina primo violino. Il musicista scrive per lei e per le altre ragazze dell’orchestra dei brani di assoluto valore, tra i quali la Juditha triumphans che viene composta ed eseguita nel 1716. Cecilia intende rinunciare al matrimonio ma intanto era stata promessa a un nobile ufficiale, il quale la reclama. Il governatore dell’istituto rifiuta pertanto la richiesta di Cecilia ma la ragazza decide di trovare una soluzione drastica, le cui conseguenze saranno imprevedibili.
Cecilia scrive in segreto delle lettere – che ovviamente non hanno un destinario – alla «Signora Madre». In essa condanna il proprio abbandono, racconta quello che le succede, riferisce dell’educazione ricevuta. Lo fa con frasi secche e precise, tra le quali: «Qui tutto è una questione di soldi, di musica e di morte»; «Ci avete dato gli strumenti per odiarvi». Un odio motivato e giusto, dato che abbandonare un figlio dopo la sua nascita è un delitto. Il quale avrebbe potuto essere evitato tramite lo strumento benedetto degli anticoncezionali (il preservativo è un’invenzione antica) e, se necessario, dell’aborto. Nascere è sempre un male ma essere abbandonati dopo la venuta al mondo genera una sofferenza inemendabile.
Il film è coinvolgente anche per il contrasto tra da una parte la potenza della musica di Vivaldi e la bellezza di una Venezia malinconica e fascinosa – molte scene sono esplicitamente ispirate alla grande arte europea – e dall’altra la miseria di vicende che costituivano la regola nell’Europa moderna (e che non sono certo finite).





