No Other Choice
(Non c’è altra scelta)
di Park Chan-wook
Corea del Sud, 2025
Con: Byung-Hun Lee (Man-soo), Ye-Jin Son (Mi-ri)
Trailer del film
Il titolo ricorda il TINA – There is no alternative – con il quale il modo di produzione capitalistico definisce se stesso. Una formula adottata da uno dei politici che più ha contribuito alla distruzione dell’economia europea, la signora Margaret Thatcher (primo ministro dell’UK dal 1979 al 1990). E infatti No Other Choice è una commedia nera che descrive modalità e conseguenze della globalizzazione finanziaria.
Il film racconta del caporeparto di una azienda coreana che lavora la carta per usi particolari e di grande valore. Acquistata da una società statunitense, la prima decisione – come sempre accade – è di licenziare buona parte degli operai e degli impiegati, in modo da massimizzare i profitti; il capitalismo è questo, nella sua essenza: produzione di denaro tramite la mercificazione di tutto, a partire dalla mercificazione/alienazione dei corpimente umani.
Dopo venticinque anni di fedele e appassionato servizio in questa azienda, Man-soo viene dunque licenziato in tronco. Svanisce a poco a poco ma inesorabilmente il livello di vita al quale aveva condotto se stesso e la propria famiglia: la moglie lascia i suoi hobby e si impiega part-time, i due figli devono rinunciare a molte delle loro attività e legami, compresi due cani che facevano loro compagnia, dato che «non possiamo più sfamare tutte queste bocche». E soprattutto bisogna vendere la bella casa costruita negli anni dallo stesso Man-soo. Ogni tentativo di trovare un nuovo lavoro risulta vano. Tanto da decidere di passare a una soluzione estrema: eliminare la possibile concorrenza. Alla fine, il protagonista si ritrova da solo in una fabbrica dalla quale sono spariti gli operai; i robot fanno tutto da sé, senza pause, senza scioperi, senza diritti, senza stipendi e al buio, «tanto le intelligenze artificiali non hanno bisogno di lampadine».
La tonalità grottesca è pervasiva, la violenza è pulp e dunque comica, l’ipertrofia del regista è sempre la stessa, simile a quella delle sue opere precedenti (Oldboy; Sympathy for Lady Vengeance; Stoker; Mademoiselle; Decision to Leave) ma in uno stile decisamente più umoristico.
E soprattutto c’è qui un chiaro intento politico. Il film è coprodotto dalla moglie e dalla figlia di Costa-Gavras, regista che ha narrato alcune delle tragedie del potere contemporaneo e che nel 2005 realizzò un film – Cacciatori di teste – tratto dallo stesso romanzo di Donald E. Westlake al quale ha attinto Park Chan-wook.
Sì, non c’è proprio altra scelta che comprendere la violenza del capitalismo, non farsene complici, cercare nei modi possibili, praticabili e strutturali, non moralistici (le prediche del papa o di altri, ad esempio, non servono a nulla), un modo di produzione diverso dal capitalismo al suo apice e alla sua dissoluzione. Modi di produzione dei quali è costellata la storia europea e non europea.
Chi dice che no other choice è sempre complice delle forme peggiori dell’esistente. La storia umana e di ogni ente è flusso, distruzione e ricostruzione, è novità. Nulla è immobile e immortale, neppure la forma di produzione capitalistica nella sua espressione finanziaria, predatrice dei beni e delle vite.





