Le Marche sono una delle regioni più emblematiche d’Italia. Borghi dalla struttura medioevale-rinascimentale, cresciuti su una stratificazione storica di millenni. Il mare bagna coste che diventano subito colline, diventano alture, diventano cielo di un azzurro senza incertezze.
Magnifiche Chiese e Musei godibili in spazi e tempi ragionevoli. Una gentilezza innata, a volte sobria e altre prorompente, come nel caso di un abitante del Palazzo Cresci Antiqui (ad Ancona) – il Dott. Carlo Maria Acqua Era – che scorgendoci osservare il Palazzo ci ha invitati a visitarlo parlandoci della storia dell’edificio e della sua situazione attuale.
Le Marche conservano tenacemente un’identità che non si è ancora svenduta alla globalizzazione e quindi alla dissoluzione. ‘Tenacemente’ ma non so per quanto tempo ancora, visto che il capoluogo nelle zone periferiche sembra terra non italiana, abitata soltanto da immigrati.
Ascoli Piceno
Una visita veloce che in ogni caso permette di intuire che questa è una delle città più belle e più vivibili del nostro Paese. Una città romanica, un autentico comune medioevale dell’Italia centrale. Un centro storico bello e intatto. Il Duomo di Sant’Emidio si trova in Piazza dell’Arringo e costituisce una mescolanza di romanico e di rinascimentale, come testimonia anche lo splendido polittico di Carlo Crivelli (1473). La piazza è un’armonia cinque-seicentesca, tra le più belle d’Italia.
Dalla parte opposta si trova la più piccola e frequentatissima Piazza del Popolo. Un lato della piazza è chiuso dalla Chiesa di San Francesco, tempio trecentesco assai bello affiancato da due chiostri.
Attraversare la Porta di Solestà e il ponte romano significa davvero viaggiare nello spazio e nel tempo.
Ad Ascoli le vie più strette sono chiamate rue, come nel mio paese d’origine in Sicilia: ruga. L’impressione è di una città non da visitare soltanto ma da vivere.
Jesi
Quando il Medioevo diventa non più soltanto un dedalo intricato ma un ordine rinascimentale, allora è Jesi. Splendida davvero questa città protetta da mura e bastioni, intessuta di chiese romaniche, la cui Cattedrale venne ricostruita per intero nel Settecento (la facciata a fine Ottocento) ma che trasmette anch’essa la pace e il silenzio del romanico. La chiesa dà sulla Piazza dove nel 1194 nacque Federico II. Un Museo interattivo situato dentro il Palazzo Ghislieri ricostruisce le vicende dell’imperatore che fu ed è Stupor Mundi, immergendoci nella sua epoca, opera, personalità.
Dalla piazza parte la via dedicata a Pergolesi, nato anche lui a Jesi nel 1710. Su questa via sporgono i maggiori edifici della città; la chiude Piazza della Repubblica con l’imponente Teatro dedicato a Pergolesi e nelle cui vicinanze si trova il Palazzo Pianetti, sede del Museo Archeologico, della Pinacoteca Civica, della Galleria d’Arte Contemporanea.
La Pinacoteca è attraversata da un corridoio/galleria lungo 70 metri, abbellito in ogni sua parte da statue, affreschi, simboli. Il Museo conserva cinque opere di Lorenzo Lotto, nelle quali i soggetti del mito cristiano diventano forme eleganti, luminosissime, vibranti.
Ancona
Il nome di Palermo vuol dire ‘tutto porto’, πᾶν ὅρμος. Ancona merita ancor di più questa denominazione. La città è infatti davvero tutta un porto. Un porto enorme, visibile da qualunque punto dell’abitato. Un porto marittimo, industriale, turistico che la abbraccia tutta e le dà quel particolare intreccio di apertura e di degrado che dei porti molto grandi e molto attivi è l’impronta.
Dal lato opposto al Porto il mare Adriatico precipita in falesie che diventano spiaggia nel Passetto, luogo che chiude Viale della Vittoria, un vero e proprio boulevard e passeggio che collega la città antica all’imponente Monumento ai Caduti in stile dorico. Dorica è infatti la città, fondata dai siracusani nel IV sec. a.e.v., valorizzata dall’imperatore Traiano – al quale è dedicato l’Arco che accoglie i naviganti, con il vicino e più piccolo Arco Clementino – e in gran parte distrutta nel novembre 1943 dagli inglesi e dagli statunitensi. Per fortuna quei barbari non riuscirono a demolire tutto e oggi Ancona è città gradevolissima da visitare.
A poca distanza dal mare Santa Maria della Piazza, una delle più belle chiese romaniche che abbia visitato, che all’esterno è un museo di statuaria sacra e all’interno respira di silenzio e di pace.
Altre splendide chiese sono San Francesco delle Scale, verticale con il suo portale in gotico fiorito; del Gesù, capolavoro neoclassico di Luigi Vanvitelli; San Domenico, che chiude la centralissima Piazza del Plebiscito (o del Papa, come la chiamano gli anconetani) e ha sull’altare una crepuscolare e drammatica Crocifissione di Tiziano (il cui originale è ora conservato alla Pinacoteca Civica).
Di Vanvitelli, architetto napoletano e di fatto (ri)costruttore di Ancona è la Mole, un pentagono costruito su un’isola artificiale dentro il porto (1732-1743), visitabile tutto il giorno ma i cui Musei dal martedì al venerdì sono aperti soltanto a partire dalle 15.00, una scelta – questa – provinciale e scellerata.
Dalle 15.00 è aperta anche la Pinacoteca Civica Francesco Podesti, che ospita le opere dell’artista anconetano e soprattutto pale e dipinti di Tiziano, Guercino, Carlo Crivelli.
Forse del 1489 questo piccolo dipinto – Madonna con Bambino – è una sintesi del gotico italiano mentre si trasforma in un rinascimento fatto di abiti sontuosi, di campagne e di guglie trasparenti, di pittura che tracima nello spazio, di natura che si fa simbolo, fatta di luce.
L’ultima chiesa della quale vorrei parlare è anche la più armoniosa, una vera città posta sulla cima del Colle Guasco, a dominio ancora una volta del Porto e dell’intera struttura urbana.
San Ciriaco è infatti un edificio romanico che si mescola al gotico e al bizantino; con un portale in pietra che è esso stesso preghiera, potenza, benedizione; con transetti sopraelevati a formare una croce greca sopra due cripte che conservano ancora qualche traccia del sacro che precedette l’usurpazione cristiana, il tempio dedicato ad Afrodite che dava la sua luce alla città.
Accanto al colle Guasco si apre il parco del Cardeto, colmo di arbusti e di falesie sul mare, con in cima un vecchio faro. Tra i due colli sta ciò che rimane di un Anfiteatro Romano, che si apriva a una spettacolare vista sull’Adriatico.
Molti altri Palazzi, Chiese, strade si aprono e appaiono al visitatore di Ancona. Uno di questi, Palazzo Ferretti, è sede del Museo Archeologico Nazionale delle Marche dentro il quale si snoda il racconto di questo luogo dalla preistoria sino all’alto medioevo. Qui sotto un guerriero e gli imperatori Augusto e Caligola.
Ancona è molte città in una: la civiltà medioevale e rinascimentale, ciò che rimane della πόλις dorica, il porto, i grandi parchi, il mare, il capoluogo moderno e contemporaneo. Tutte con una loro impronta distinguibile e visibile.
Per chiudere, la luce della città e del suo porto osservata da uno dei leoni che sorreggono l’ingresso della Cattedrale.



















Caro Alberto, come non essere d’accordo su ogni virgola. Le Marche … mi mancava solo con la “nascosta” Macerata che ho visitato qualche giorno prima del tuo viaggio !
L’unica pecca, ormai comune, l’hai ben descritta parlando delle “periferie” .
A Macerata la colonizzazione la si percepisce percorrendo il “centro storico” e i vicoli medievali che disegnano la collina su cui sorge . Tra un’aula della secolare Università e un museo o una biblioteca , un negozio di “dischi” e una libreria ( si avete capito bene!) troppo spesso senti voci di ( improbabili ) studenti stranieri …
Grazie per avermi fatto “rivedere “ il tesoro di Jesi.
Non so come ringraziarti per questo bellissimo resoconto della vostra visita nelle Marche. Precisione, ricchezza di riferimenti, documentazione fotografica splendida, entusiasmo che condivido, consapevolezza delle trasformazioni avvenute e di quelle in corso. Una pagina bellissima sul paese che amiamo e che ammiriamo per i suoi valori artistici e antropologici. Davvero una bella lettura. Buon anno.
Grazie, Michele, grazie davvero.
Buon anno anche a te e a tutti gli amici e lettori del sito.