Sull’educare
in Salvare i saperi per salvare la scuola
a cura di Elisabetta Frezza
Il Cerchio Editore, Rimini 2025
Pagine 67-78
Indice
-Comunità diseducative
-Comunità virtuali
-Comunità impoverenti
-Comunità dissolutrici
-Per una rinascita della comunità scolastica
-Ottimismo della volontà
In questo saggio ho cercato di mostrare il procedere della dissoluzione delle comunità educanti e le condizioni per una loro rinascita e sviluppo. La scuola è morta e l’università è moribonda e tuttavia l’integrale disincanto, necessario per vivere e per pensare tenendo conto del principio di realtà, non deve mai essere separato dalla tenacia e dalla lucidità con le quali agire nel mondo. La formula di Jacob Burckhardt e dei Greci sul pessimismo dell’intelligenza e l’ottimismo della volontà deve guidare ogni pensiero e ogni respiro di chi insegna.
Il bisogno di libertà degli esseri umani è pari almeno al loro impulso verso la servitù volontaria. Lo stupore dal quale nascono e rinascono ogni volta e di continuo gli interrogativi che generano la critica e il sapere è pari almeno al conformismo delle istituzioni. Un docente, un insegnante, un professore che torni a essere un bambino limpido e stupefatto, capace di dire ai suoi alunni – come nella favola – che il re è nudo, distrugge con questo solo gesto la menzogna e la finzione, rendendo davvero educante la comunità nella quale opera.







Uno dei capitoli di questo libro è stato scritto da Fausto Di Biase. Una sua affermazione conferma pienamente quanto mi è stato riferito anche da amici e allievi che stanno partecipando ai concorsi per diventare professori:
“La pretesa di poter imparare a imparare senza mai imparare nulla ha corrotto la riforma del sistema di reclutamento dell’insegnanti delle scuole medie, che prevede che si possa ottenere l’abilitazione all’insegnamento superando una prova di esame scritto che verte per il 90% sulla metodologia (pedagogia, psicopedagogia, metodi didattici per l’insegnamento, e informatica applicata all’insegnamento), e per il 10% sulla lingua inglese. Non faremo commenti specifici sul carattere psicotico di questa norma, se non per osservare che è in linea con il formalismo pedagogico” (p. 58).
Caro Alberto
preziosissimo questo tuo articolo. Andrebbe fatto girare. Andrebbe letto da tutti i dirigenti, i docenti, gli studenti universitari e ben tenuto a mente. Tutte le “disgrazie” dell’istruzione contemporanea trovano uno spazio e vengono armonicamente (posto che possa esistere un’armonia nella bruttura) collegate tra loro. Sotto tutto ciò si intuisce la rocciosa piattaforma antropologica del gregarismo, del conformismo, dell’abitudine a delegare, dell’ottimismo che si adotta solo per non doversi opporre, ormai connaturata agli europei contemporanei.
Molti e tutti importanti gli argomenti che affronti con piglio, rigore, passione e lucidità nel tuo contributo al volume sulla scuola italiana curato da E. Frezza. Sono d’accordo su tutto e condivido fino in fondo la sofferta consapevolezza che il danno provocato alle istituzioni scolastiche del nostro paese è irreversibile e che si è spenta, temo per sempre, la speranza in una inversione di rotta. Non ripeterò l’elenco dei misfatti e degli inganni a cui la scuola italiana è stata sottoposta a partire dalla contestazione giovanile che ha certamente favorito il collasso della nostra scuola realizzato però dalla classe politica del nostro paese. Voglio segnalare brevemente alcune questioni che afferiscono il problema di cui ci occupiamo. Tra le cause che più hanno contribuito allo sfascio della nostra scuola c’è la scelta pluridecennale di usare la scuola come struttura e come strumento per affrontare il problema della disoccupazione intellettuale nel nostro paese. Un ulteriore e distruttivo contributo è stato dato dalla assoluta cecità di buona parte dei sindacati scolastici schierati a difesa di un assoluto livellamento della classe docente. Nella nostra scuola non c’è alcuna figura istituzionale intermedia tra l’insegnante e il dirigente scolastico. È una autentica follia. Esprimo la mia gratitudine a coloro che hanno pensato, scritto e realizzato questo importante e coraggioso volume.