The Menu
di Mark Mylod
USA, 2022
Con: Ralph Fiennes (Lo Chef [Slowik]), Anya Taylor-Joy (Margot), Nicholas Hoult (Tyler)
Trailer del film

Un ristorante stellato su un’isola. Ospiti selezionati direttamente da uno chef di livello internazionale (si direbbe di livello cosmico), che li conosce uno per uno. Nessun cellulare, nessuna foto. Lo chef chiede loro di non mangiare ma di trasformare con lentezza il cibo nella propria stessa sostanza. Piatti che sono delle sculture. Pietanze dalle origini, ingredienti, forme e strutture assai più degne di un museo d’arte contemporanea che di una cucina. Piatti con il pane dove il pane non c’è. Portate che a poco a poco disvelano le storie di ciascuno, i vizi, le ossessioni, gli inganni e soprattutto le colpe.
Ecco, ancora una volta, il cuore antico e inconsapevole anche delle opere apparentemente più effimere, ludiche, grottesche, e in questo caso anche horror. Tale cuore è la colpa che gli umani sentono per il fatto di esserci.

Lo chef Slowik è un demiurgo cortese e implacabile, che disvela a ogni commensale l’abiezione del proprio tradimento, il significato della caduta in cui la sua esistenza consiste. Slowik non si sottrae allo stesso destino ma rivendica a se stesso il conoscere la colpa, l’esserne dominato, l’accettarne le conseguenze.
I clienti hanno ampie disponibilità finanziarie e appaiono esaltati, arroganti, miopi, alla fine vigliacchi. Lo stesso chef li rimprovera perché avrebbero potuto ribellarsi ai suoi comandi ma non lo hanno fatto. Dei clienti vili, dunque, tranne una persona, che infatti non avrebbe dovuto esserci quella sera in quel luogo, nell’isola, tra i commensali.
Tutto è declinato in una chiave grottesca, certo. L’eccesso di satira si rivolge anche e specialmente nei confronti della pletora di ‘chef’ che cucinando si credono artisti, satira che però va di pari passo con il divenire dell’orrore. Sino a che gli stessi commensali, i cuochi, il ristorante entrano nel menu, lo diventano.

Alla fine tutti saranno in qualche modo purificati. Esperienza che insieme alla figura del demiurgo e alla dinamica della caduta rende ancora una volta visibile la persistenza di miti e di verità evidentemente indistruttibili. Perché si tratta di miti e di verità con i quali siamo venuti al mondo, che consistono nell’essere venuti al mondo.
Infatti, «riparare all’inconveniente della nascita richiede per prima cosa uno sforzo di lucidità che eviti agli esseri umani di ricadere nel sonno della ragione mediante il quale si nasconderebbero il peso della vita, il suo tedio e il suo errore» (Sarah Dierna, È il nascere che non ci voleva. Storia e teoria dell’Antinatalismo, Mimesis 2025, p. 293). La cena preparata e imbandita in The Menu è questo sforzo di lucidità, che viene infatti messo in atto alla fine da tutti i commensali. Essi hanno visto, essi ora sperimentano su se stessi «la condizione della natura umana, l’errore della vita, la menzogna con cui vedono, sentono e abitano il mondo e l’immoralità del loro gesto» (Ibidem). Un gesto che non sono loro ad aver voluto ma del quale è in ogni caso inevitabile che paghino il prezzo. Molto più alto dei 1.250 dollari della loro cena tremenda e raffinata.

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