Milano (agb, 2025)

 

E dunque dal 1992 al 1996 numerose persone, compresi alcuni italiani, pagarono cifre molto alte (corrispondenti a ottantamila/centomila € attuali) «per sparare su civili inermi in città, dopo che si erano appostati sulle colline sopra Sarajevo. Cosi per divertimento». Per poter sparare a dei bambini venivano versate cifre ancora più alte.
Uccidere in sicurezza uomini, donne, bambini assolutamente sconosciuti. Un vero e proprio safari diretto verso altri umani. Anche se alcune specie di uccelli e di formiche fanno morire lentamente le proprie vittime, nessun altro animale conosciuto è capace come lo è Homo sapiens di simili comportamenti, di un tale livello di crudeltà e di sadismo.
Sono innumerevoli in tutte le culture le opere che magnificano l’essere umano per il suo primato morale e persino ontologico sul resto dell’essente; prime tra di esse le religioni monoteistiche. Si tratta di testi e concezioni che esprimono in realtà altri limiti della nostra specie: la presunzione, l’arroganza, la fallacia antropocentrica.
Al contrario, eventi come quelli che sto ricordando qui confermano in pieno le tesi antinataliste. Studiosi diversi tra di loro quali Benatar, Zapffe, Dierna, Leopardi, Caraco sostengono, con una molteplicità di plausibili argomenti, che l’estinzione del genere umano è necessaria per diminuire e cancellare il dolore umano e più in generale per il respiro del nostro pianeta. Nulla di sacro si dà infatti nella comparsa e nell’esistenza di Homo sapiens; molto invece vi è di insensato e di feroce.
Questa notizia proveniente dalla Bosnia è atroce, certo, ma è soltanto una delle tante gocce che compongono l’oceano del male umano, del male che l’umano è nel mondo.
‘Restare umani’, dunque? No, perché restare umani significa continuare a essere questo male. La prospettiva nietzscheana dello Übermensch, dell’oltreuomo, si fonda invece sulla piena consapevolezza dell’orrore che l’umano è e della necessità «di essere un ponte e non uno scopo: nell’uomo si può amare che egli sia una transizione e un tramonto [eine Brücke und kein Zweck ist: was geliebt werden kann am Menschen, das ist, dass er ein Übergang und ein Untergang ist]» (Also sprach Zarathustra, Prefazione, § 4, righe 8-10).
La transizione mi sembra una generosa utopia; il tramonto invece è inscritto nella materia stessa e nel suo divenire. Il mio auspicio è che avvenga il prima possibile.

2 pensiero su “«Restare umani»”
  1. A proposito di tale sacralità che non esiste quando si parla di vita e di viventi e riprendendo la risposta del professore Del Vecchio per ritagliarmi uno spazio di dialogo, inizierei lasciando la parola proprio al libro che ho tra le mani in questi giorni. In “Al di là del bene e del male” Nietzsche non fa giri di parole nel riconoscere che «anche tra gli uomini i casi ben riusciti sono sempre l’eccezione». Non è tanto sull’eccezione che farei leva ma su ciò che il filosofo intende dire (nel non dirlo): non ci sono casi riusciti tra gli uomini. Credo tuttavia che non ci sia nemmeno un’origine, un motivo e una provenienza; benché comprenda l’esigenza di individuarne una (perché se individuassimo l’origine, sarebbe poi pensabile arginarla, controllarla o quantomeno riconoscerla), forse è più ragionevole fare pace con l’idea che l’umano è semplicemente questo.
    Tra i filosofi citati, Caraco è colui che argomenta la prassi dell’uccidere in modo esplicito reinserendola nel circuito fisiologico mediante il quale l’umano opera, vive e si muove. Secondo lo scrittore, uccidere e perire sarebbero le forme mediante le quali l’individuo sosterrebbe la propria disgregazione. Anche in questo caso mi sembra che ci sia comunque la pretesa di volere avere l’ultima parola sulla propria fine (l’esigenza di controllarla). Anche in questo caso, dunque, bisognerebbe partire da un assunto diverso, forse più spietato e difficile da riconoscere ma sicuramente più onesto e il punto di partenza è la nostra realtà di viventi che uccidono non per risparmiare dolore e pena ma per crearne di nuova dalla quale trarre un temporaneo lenimento della propria. Possiamo mascherare la cosa come vogliamo e in fin dei conti ne comprendo anche le ragioni, abbiamo bisogno di giustificare qualcosa che ai nostri occhi appare senza giustificazione. E allora la giustificazione c’è e sta proprio nell’essere umano: non in ciò che fa – perché inizierebbe un processo all’infinito – ma in ciò che biologicamente e ontologicamente è. Anche per questi motivi credo che la risposta antinatalista – per essere veramente plausibile rispetto al fatto particolare da Lei considerato – vada ricercata in una direzione diversa, meno morale e meno circoscritta alle relazioni asimmetriche tra chi fa il male e chi lo subisce. Non si tratta più soltanto del danno che si subisce ma di ciò che si è. Un niente che fa di tutto pur di sentirsi qualcosa, per affrontare e resistere a ciò che di fatto è: un niente appunto.
    L’estinzione è necessaria. Per fortuna e in ogni caso accadrà comunque.

    Un caro saluto,
    Sarah

  2. Il tuo intervento “Restare umani” denuncia quel nucleo di follia “omicida” che circola, portata dal sangue, nella mente e nell’animo dell’ultima configurazione evolutiva: l’ homo sapiens. Abbiamo spesso denunciato su questo sito il nostro “cuore di tenebra” che genera devastanti pulsioni feroci, crudeli e distruttive. L’ultimo episodio, il “safari” di Sarajevo, conferma la perversione profonda in cui sprofondiamo. Da dove provenga tutto ciò, quale sia la sua origine non sono in grado di dire. Tuttavia sono consapevole che ciascuno di noi racchiude un fondo oscuro di follia omicida e di piacere per la sofferenza ed il male che “spontaneamente” produciamo e riversiamo sulle nostre vittime. Il “safari” di Sarajevo è un episodio altamente simbolico della componente diabolica e perversa della nostra natura.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *