I valori dell’occidente
Aldous, 9 novembre 2025
Pagine 1-2
Qual è la cifra etica dell’occidente contemporaneo? Rispondere non è difficile. È sufficiente cogliere il nesso tra le parole e le azioni. Parole molto note sino a essere inflazionate, sino ad aver perduto il loro spessore, significato e valore. Tra le tante, basterebbero le seguenti: pace, diritto, inclusione, giustizia, libertà.
La pace è diventata una minaccia per la peggiore classe dirigente nella storia dell’Europa moderna dalle paci di Westfalia (1648) al presente.
Il diritto internazionale è stato ormai cancellato dal genocidio del popolo palestinese, al quale l’Unione Europea e l’occidente anglosassone collaborano ogni giorno.
L’inclusione costituisce un grimaldello retorico per attuare una serie numerosa, determinata e implacabile di esclusioni nei confronti dei cittadini che non concordano con le narrazioni dominanti.
La giustizia è, come accade quasi sempre nelle società umane, un’illusione. Chi entra nel gorgo giudiziario e non può avvalersi di protezioni o di molto danaro, finisce per lo più stritolato e le sue legittime richieste di giustizia vengono del tutto disattese.
Libertà, infine, è quella che ho visto personalmente esercitarsi nelle piazze e nelle strade di Milano, quando alle pacifiche manifestazioni contro il cosiddetto Green Pass i poliziotti schierati in assetto antisommossa circondavano e manganellavano donne, anziani e quanti non erano riusciti a mettersi in salvo, a fuggire.
Nell’articolo ho presentato per ciascuno di questi valori le pratiche istituzionali che confermano la distanza tra le parole e l’azione quotidiana delle classi dirigenti e di molti cittadini occidentali.


Europa, il vuoto che ci opprime
il Simplicissimus, 26.11.2025
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La natura aborre il vuoto, dicevano gli antichi e infatti esso è sempre riempito da qualcosa che di solito è il peggio possibile. Lo vediamo chiaramente in questa Europa terminale che si oppone disperatamente alla pace senza avere la minima possibilità di essere determinante se non nel provocare il peggio. L’Europa che non sa correre, accasciata in panchina, ma che fa gli sgambetti, che difende un regime nazista e iper corrotto forse perché questa corruzione gira come un veleno anche a Bruxelles. Ma cosa può fare? Aveva un piano A, ovvero la sconfitta della Russia, ma quando questa non si è verificata, non ha saputo immaginare un piano B, semplicemente perché ha sacrificato troppo in questa impresa scellerata per poter tornare indietro e, in ogni caso, non ha le capacità di pensare su tempi lunghi e anzi di pensare tout court. Tutto ciò è frutto marcio di élite politiche ridotte ai minimi termini e completamente subornate e subordinate agli ideologismi globalisti, di ceti dirigenti di mediocrità straordinaria, costruiti appositamente nei laboratori orwelliani del Wef e delle altre organizzazioni che negli ultimi 40 anni hanno dominato il continente. Sono cavalli con i paraocchi, anzi asini che si pensano destrieri, ma sono in grado soltanto di masticare i cardi che si trovano davanti. E per la cronaca quei cardi siamo noi.
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Questa congerie di personaggi che si potrebbero definire buoni a nulla se non a recitare le parole degli spin doctor e gli slogan ipnotici, hanno appunto riempito il vuoto ideale e politico che si è creato via via nelle società occidentali con la decostruzione della famiglia, con la laicizzazione, ma al tempo stesso con la sterilizzazione di quel pensiero politico e sociale che avrebbe dovuto immaginare un futuro diverso e dargli un senso e una direzione. Non vorrei essere preso per un tradizionalista, non lo sono affatto, però vedo la contraddizione irresolubile tra l’idea di progresso, peraltro sostituita con gadget tecnologici e le idee neo liberiste che invece predicano l’immutabilità del sistema e dei rapporti di potere. La famosa fine della storia. Tale vuoto assale le singole persone, ne fa delle canne al vento, il cui principale interesse è la propria vita biologica e la propria personale vanità, il proprio inevitabile narcisismo nel momento stesso in cui lo stesso concetto di società si è frantumato.
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Tutto questo sarebbe davvero letale e finirebbe per distruggere lo stesso potere oligarchico se non fosse che lo Stato, mentre perde progressivamente interesse alla tutela dei cittadini e si ritira da tutte le aree di azione pubblica, rimane come strumento repressivo: è sì lo stato minimo della teoria neoliberista, ma è diventato una sorta di stato minimo totalitario, il cui scopo è regolare ogni momento della vita privata dei cittadini. Giorgio Agamben ha recentemente notato che tutto ciò che fino ad oggi era stato indifferente al diritto ora è disciplinato ossessivamente attraverso “una ipertrofia normativa senza precedenti e tende a non lasciare alcun ambito della vita umana fuori dall’obbligo e dalla proibizione. Gesti e abitudini che erano sempre stati considerati indifferenti al diritto vengono ora minuziosamente normati e puntualmente sanzionati, al punto che non vi è quasi più una sfera dei comportamenti umani che si possa considerare semplicemente lecita.” Apparenti ragioni ora di sicurezza, ora di tutela sanitaria, ora di formazione alle “idee giuste”, stanno sottraendo alle persone il loro spazio vitale e dettando letteralmente legge su ogni cosa. Eventi come quelli dei bambini sottratti ai genitori del bosco o anche la formulazione della legge contro la violenza, in sé giusta ovviamente, ma che detta regole completamente assurde con il sì esplicito da ribadire ad ogni colpo di reni e che per giunta demolisce ogni concetto di onere della prova, con tutto quello che ne consegue, compresa una infinita capacità di ricatto. Questo va molto oltre una legge, crea un canone comportamentale obbligatorio che si oppone a qualsiasi realtà concreta e che alla fine imploderà nelle mani di chi l’ha concepita.
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Tutto si tiene, perché l’impossibilità dell’Europa di uscire dalla palude in cui si è cacciata corrisponde perfettamente a quel vuoto che si è creato anche nella vita delle persone. Così da una parte lo si riempie con assurde regolamentazioni in ogni ambito, come fa Bruxelles attenta a ogni spillo, ma non alla catastrofe cui sta andando incontro. Dall’altra viene riempito con una ridicola e allo stesso tempo infame burocratizzazione dei rapporti umani che sostituiscono una ricchezza di vita che ci si appresta ad asfissiare. E che quindi si risolve in una catastrofe umana. Come si vede, il sistema che si fondava su una presunta libertà degli individui (su questo si potrebbero scrivere infinite pagine), la sta man mano uccidendo.
Eccolo uno dei tanti valori dell’occidente liberale: la privacy, la riservatezza. Valori che si implementano in una serie di organismi ed enti pubblici pagati con le tasse dei cittadini e che operano contro i cittadini. Veramente questa struttura sociale fa strame di ogni decenza.

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Menzogne occidentali

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Un recentissimo esempio di messa in atto dei valori occidentali.
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da: “Dio stramaledica gli inglesi”
il Simplicissimus, 14.11.2025
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«Il ministro degli esteri russo, Lavrov, ha rivelato infatti che il tentativo di corrompere un pilota russo in forza a una squadriglia di Mig 31 k, versione appositamente studiata per portare il missile ipersonico Kinzal, è stato interamente condotto dai servizi segreti di Sua Maestà in combutta con i baltici. Il piano era quello di indurre il pilota a uccidere il compagno durante una missione (il Mig 31 è biposto), mettere al massimo i motori volando verso ovest e lanciare il suo missile ipersonico sulla base Nato di Costanza in Romania, una delle più grandi della Nato e destinata ad essere ulteriormente allargata. Questo, accompagnato da operazioni di falsa bandiera messe in opera dai baltici, avrebbe certamente portato allo scoppio della guerra mondiale. Per fortuna il pilota, subito dopo essere stato contattato dagli emissari del Mi6 inglese (la cui sede in stile assiro – babilonese compare nella foto di apertura), si è subito rivolto al controspionaggio russo che ha seguito tutte le trattative, compreso il compenso di tre milioni di dollari promessi per il tradimento. Lavrov infatti non se la prende con gli Usa o con altri Stati europei, ma specificamente con la Gran Bretagna che ormai è militarmente ed economicamente il nulla, ma cerca di insinuarsi in ogni pertugio possibile per dividere e portare a una guerra nella folle speranza di riguadagnare un ruolo mondiale, anche se tale ruolo dovesse comportare la sua totale distruzione. Ma probabilmente chi suggerisce nell’orecchio della Corona e di Downing street questi orrori, ha altri posti dove rifugiarsi, lasciando la popolazione britannica inerme di fronte alle conseguenze dei suoi atti.
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C’è mancato poco, insomma. Ma, contrariamente alla maggior parte delle opinioni espresse in questi giorni, credo che proprio ciò che è accaduto possa far intravedere la strada verso la fine del conflitto: questo assurdo tentare il tutto per tutto, dimostra che le élite finanziarie, profondamente incistate nel mondo anglosassone, sono arrivate al culmine della disperazione e dello sgomento. Vedono che la guerra è ormai irrimediabilmente persa, che saccheggiare i cittadini europei e derubarli del welfare rimanente, per dare soldi e armi al regime neonazista di Kiev non è sufficiente a ribaltare la situazione, che la strage di carne da cannone ucraina, cinicamente sollecitata e pagata, è stata troppo grande per poter permettere di continuare a lungo in una resistenza ad oltranza. La Russia ha vinto, come ormai è chiaro a chiunque conservi almeno un grammo di neuroni sfusi o non percepisca un salario per dire il contrario. E questa vittoria suona come una campana a morto per tutta la governance che ha irretito il continente da almeno 33 anni, da quel maledetto 1992 quando fu varata l’Europa unita nel nome del mercato e della finanza e non in quello di una visione di crescita sociale. Insomma questo ceto di padroni universali è costretto alla pace contro ogni suo istinto e soprattutto vede i suoi piani di asservimento globale frantumarsi davanti ai suoi occhi, smascherando oltretutto anche l’inconsistenza delle visioni neoliberiste.
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Erano a un passo dal sottomettere la Russia e isolare la Cina, cioè dall’avere un potere assoluto su tutto il pianeta: con tante risorse disponibili avrebbero potuto dare un sottostante reale a migliaia di trilioni di dollari derivanti da scommesse finanziarie. Stavano per cogliere il frutto proibito e adesso vedono invece un baratro davanti a sé. Per cui come il giocatore che sta perdendo tutto, è tentato di compiere l’insano gesto: quello di suicidarci».