António Guterres è il Segretario Generale delle Nazioni Unite (ONU). Questa sua dichiarazione è del 17 maggio 2025: «La situazione dei palestinesi a Gaza è al di là di ogni descrizione, al di là di ogni atrocità, oltre ogni disumanità. Una scelta politica che assedia e che affama è una parodia del diritto internazionale. Il blocco degli aiuti umanitari deve finire subito. Questo è il momento di fare chiarezza morale ed è il momento di agire».
Tutto molto chiaro. La verità è che nella storia contemporanea Israele è l’unico Stato al quale è permesso di sostenere politicamente e di praticare militarmente il razzismo, il suprematismo, il genocidio, con la benevola e fattiva complicità dell’Occidente anglosassone.
La distruzione di Gaza, la violenza dei coloni ebrei in Cisgiordania, lo sterminio del popolo palestinese, segnano anche la fine acclarata di ogni pretesa dell’Occidente di costituire una cultura e una civiltà democratica, inclusiva, egualitaria, di essere un paradigma e un modello per l’intera umanità.
Si tratta di una menzogna non più sostenibile. L’Occidente non ha nulla di più nobile della Russia, della Cina, dell’Iran e di nessun’altra struttura geopolitica contemporanea. Anzi, ha molto di peggio. Ogni pretesa di superiorità della civiltà anglosassone (USA e Regno Unito) e degli staterelli che vi ruotano intorno, Italia compresa, è del tutto ingiustificata La complicità con lo Stato terrorista e criminale di Israele lo dimostra.

Perversioni
«Quasi sempre i detentori del potere sono folli, ignoranti e affetti da ogni genere di vizi» Pietro Pomponazzi, Trattato sull’immortalità dell’anima (1516), Olschki 1999,






Il Regno Unito è pienamente complice del genocidio del popolo palestinese.

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Ringrazio Dario Sammartino per avermi segnalato un articolo molto significativo.
Analizzando un vecchio programma televisivo come Drive In e le censure subite dal libro di una studiosa ebrea su Israele, Anna Foa, il suo autore fa ben capire quanta libertà in questi anni abbiamo perduto.
E si comprende che cosa sia non soltanto Israele ma anche la comunità sionista che lo sostiene in ogni parte del mondo.
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Quarant’anni fa, quando Drive In poteva prendere in giro Israele e nessuno lo definiva antisemita
di Paolo Mossetti, InsideOver, 11.10.2025
Da: Le mani di Netanyahu sul Venezuela
il Simplicissimus, 28.9.2025
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«In compenso è facile scorgere la mano di Tel Aviv in tutte le operazioni di cambio di regime tentate da Washinton. Israele è stato il primo Paese a riconoscere quel povero burattino di Juan Guaidó come presidente ad interim del Venezuela durante la crisi presidenziale del 2019 e fu lo stesso Netanyahu, appena divenuto primo ministro ad annunciarlo nel suo discorso di insediamento, a dimostrazione dell’importanza che Tel Aviv attribuiva alla questione. Ma un altro esempio lampante è l’alleanza siglata nel 2020 tra il leader del partito liberale venezuelano, María Corina Machado, con il Likud che è poi il partito al governo in Israele. Ovviamente sullo sfondo c’è l’amicizia e la collaborazione tra il Venezuela e l’Iran – coinvolgendo inevitabilmente anche Hezbollah – che hanno siglato un patto di mutua assistenza. È proprio questo elemento che sta determinando la inedita aggressività americana che sfiora anzi supera il limite del banditesco, visti i due attacchi a battelli venezuelani, accusati, senza alcuna prova, di trasportare droga. Del resto le prove non possono nemmeno esserci visto che le due imbarcazioni sono state distrutte, ancor prima di accertare la presenza di stupefacenti, con un totale di 14 morti. Dunque il fatto che Trump voglia riaffermare la dottrina Monroe, ovvero la storica pretesa di Washington di dominare tutte le Americhe, è una spiegazione parziale anche perché nessun presidente si è mai sognato di abbandonare quel disegno. Solo che la rottura delle relazioni tra Stati Uniti e Venezuela rappresenta una complessa intersezione tra egemonia emisferica. l’ovvia fame petrolifera degli Usa e la nuova geopolitica che vede Israele al centro della scacchiera della guerra mondiale in atto.
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Non è certo un caso se il presidente Maduro, dopo le elezioni del 2024, ha ripetutamente attribuito la responsabilità dei problemi interni del Venezuela al “sionismo internazionale” che certamente opera in loco, ma soprattutto a Washington per estremizzare le ostilità e portare i rapporti al limite del conflitto armato».
Il suprematismo anglosassone e sionista è la guerra. Di questo vive, tale è la sua sostanza.

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Eugenio Mazzarella sul genocidio dei palestinesi.

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Indipendenza Rivista e Associazione
NOTIZIE INTERNAZIONALI
(8 luglio 2025, ore 20:00)
– Israele/ «Membri attuali e passati della Knesset e delle forze dell’ordine nonché figure religiose hanno perpetrato abusi e sadici rituali sessuali su minori». La denuncia è arrivata alla Knesset (parlamento) israeliana. Ne riferiscono Haaretz e Jerusalem Post. Si menziona il rapporto Barkan con annesse testimonianze delle vittime (bambini all’epoca degli abusi) su «cerimonie religiose» condotte da membri di comunità ebraiche ultraortodosse. Emerge un raccapricciante sistema organizzato di violenze, mutilazioni, stupri e torture, giustificato come «rituale spirituale». Le denunce non hanno avuto sinora esito a causa delle figure di alto profilo coinvolte in questi sadici rituali.
https://www.jpost.com/israel-news/article-856407
https://www.haaretz.com/israel-news/2025-06-04/ty-article/.premium/survivors-testify-to-knesset-about-childhood-sexual-abuse-network-in-religious-ceremonies/00000197-3bca-da41-a9f7-3fceaa010000
– Palestina/ Abu Ubaida, portavoce militare delle Brigate al-Qassam (Hamas): «L’operazione complessa di Beit Hanoun [ieri: 5 soldati israeliani morti e 14 feriti, ndr] è un ulteriore colpo inferto dai nostri valorosi combattenti al prestigio dell’esercito dell’occupazione, debole, e alle sue unità più criminali, in un campo che l’occupazione credeva sicuro dopo averlo ridotto in macerie. La battaglia di logoramento che i nostri combattenti stanno conducendo contro il nemico da nord a sud della Striscia gli costerà ogni giorno ulteriori perdite (…). La fermezza del nostro popolo e il coraggio dei suoi resistenti sono gli unici fattori che determinano gli equilibri e disegnano i contorni della fase futura. La decisione più stupida che Netanyahu potrebbe prendere, sarebbe mantenere le sue forze all’interno della Striscia».
– Iran/ Durante la guerra dei 12 giorni, colpite cinque basi militari sioniste, tra le quali quella aerea di Tel Nof, precedentemente non riconosciute da Israele. Così il Telegraph: gli attacchi non sono stati resi pubblici né possono essere segnalati dall’interno dei territori occupati a causa della rigida censura militare. Questo solleva la questione sull’entità effettiva dei danni causati dai missili iraniani ai siti militari e di intelligence del regime genocida sionista.
– Iran/ Teheran ha ricevuto batterie di missili terra-aria (SAM) cinesi e starebbe pagando con spedizioni di petrolio, approfondendo i suoi legami commerciali con Pechino. La Cina importa già quasi il 90% del greggio iraniano, spesso utilizzando rotte di trasbordo attraverso Paesi come la Malesia per aggirare le sanzioni statunitensi. Dopo la recente aggressione di Israele iniziata il 13 giugno, durata 12 giorni e con la sospensione del fuoco (24 giugno) mediata con urgenza dagli Stati Uniti, a fronte del deterioramento delle capacità difensive israeliane rispetto all’efficacia inaspettata dei contrattacchi iraniani, Teheran si prepara a far fronte ad una nuova aggressione.
– Unione Europea (UE)/ Jean-Noel Barrot (ministro degli Esteri francese): la UE si prepara a imporre le sanzioni più dure contro la Russia dal 2022. Il prossimo pacchetto è pensato per «esaurire» le sue risorse e accettare un cessate il fuoco. Saranno colpiti i proventi del petrolio e gli «attori finanziari» della Russia e dei Paesi che con lei interagiscono.
– Ucraina/ Media: le «fughe» dall’arruolamento sono diventate di massa e i “Centri di reclutamento territoriale” (TCC) sono colpiti sempre più dai russi grazie anche ai dati (indirizzi, orari di lavoro e altre informazioni) che gli ucraini deliberatamente diffondono sulle reti sociali e sui canali russi. Kiev sta cercando di ovviare trasferendo le sedi in edifici amministrativi, con obbligo per le autorità locali di fornire i locali e riattrezzarli per le esigenze delle commissioni militari. Il che, comunque, stando al crescente numero degli attacchi di precisione, non sta risolvendo il problema.
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Rivista Indipendenza
NOTIZIE INTERNAZIONALI
(5.7.2025, ore 23:50)
– Slovenia/ Il Movimento per la Libertà (Gibanje Svoboda), partito di maggioranza nel governo, proporrà un referendum sulla NATO. Il Parlamento ne ha intanto appoggiato uno consultivo sull’aumento delle spese militari. Il primo ministro ed esponente del Movimento, Robert Golob, ha quindi dichiarato su X: «Ci sono solo due opzioni: o restiamo nella NATO e paghiamo le nostre quote, o ce ne andiamo. Tutto il resto è solo un inganno populista ai danni dei cittadini sloveni». La proposta sarà presentata formalmente la prossima settimana. Socialdemocratici e sinistra (Levica) hanno espresso sostegno a questo referendum.
– Ucraina/ Maryana Bezuglaya, ex membro della commissione parlamentare per la difesa e deputata della Rada (parlamento ucraino): Kiev è rimasta senza sistemi antiaerei Cheetah utilizzabili. Questi ed altri sistemi antiaerei sono praticamente esauriti e le riparazioni sono curate dagli stessi equipaggi.
– Turchia/Israele. Financial Times: le tensioni tra Turchia e Israele si stanno acuendo e potrebbero portare ad un conflitto. L’attacco di Israele all’Iran ha alterato gli equilibri regionali e la supponenza di Tel Aviv sulla sua posizione di forza nell’area preoccupa sempre più Ankara. Hakan Fidan, ministro degli Esteri turco ha recentemente dichiarato: «Il problema non sono i palestinesi, i libanesi o gli iraniani: il problema è Israele». Tali dichiarazioni sono diffuse e trasversali anche all’interno dell’apparato statale. Pure in Israele si teme il ruolo di Ankara. La stampa israeliana dà voce a figure degli apparati di sicurezza dell’entità sionista che ritengono che, a lungo termine, la Turchia potrebbe rappresentare una minaccia maggiore dell’Iran. Come contrappeso, Israele sta intensificando il suo impegno con le forze curde in Siria, che la Turchia considera ostili. Per Washington si tratta del non facile compito di prevenire una crisi tra i suoi due alleati.
– Israele/Iran. Mordechai Kedar, agente (1970-1995) nei servizi segreti militari sionisti, in un’intervista al canale ebraico ToV, ripresa da Parsin Tv (emittente in lingua persiana del Mossad): «Dobbiamo scatenare una guerra civile in Iran, coinvolgendo le diverse etnie del Paese e istigandole, per disintegrarlo dall’interno».
– Cipro/ Cipro futura tappa del progetto colonialista sionista? Stefanos Stefanou, segretario del partito di sinistra AKEL, ha denunciato «un aumento degli acquisti immobiliari, acquisti mirati, e in particolare a Limassol e Larnaca (…) aree specifiche vengono acquistate in massa dove vengono create aree chiuse (comunità recintate) quasi inaccessibili a chiunque non sia cittadino israeliano. Si stanno costruendo scuole sioniste –è così che le chiamano– si stanno costruendo sinagoghe». Stefanou cita articoli della stampa israeliana, secondo cui, considerata la tensione in Palestina, Israele starebbe «preparando un ‘cortile di casa’ a Cipro». Occorre quindi «proteggere la nostra terra», avverte: «Se non prendiamo misure efficaci adesso, a un certo punto scopriremo che la nostra terra non ci appartiene più». Alle accuse di antisemitismo dell’ambasciatore israeliano, così ha risposto: «Voler regolamentare gli acquisti di terreni da parte di cittadini di paesi stranieri a Cipro non è “antisemitismo”».
Fonti:
https://in-cyprus.philenews.com/local/akel-leader-says-israel-wants-to-control-everyone-in-response-to-ambassador/
https://in-cyprus.philenews.com/local/israeli-ambassador-cyprus-antisemitism-misleading-campaign/
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In preda alle illusioni
il Simplicissimus, 2.7.2025
Spesso si scrive che l’impero americano anzi l’Occidente complessivo è l’impero delle menzogne. È vero, ma non è sufficiente a spiegare ciò che viviamo: la menzogna serve spesso, anzi sempre di più, a coprire l’auto mitologia di se stessi che da oltre un millennio è la ragion d’essere dei vari centri di potere che si sono susseguiti. All’inizio è stata la “vera” religione, in seguito l’esportazione di civiltà, poi di tecnologie, poi di democrazia a costituire il pretesto per considerare gli altri come inferiori e spesso come un nulla. L’eccezionalismo che è il mito fondativo dell’America, ma che in qualche modo costituisce il cuore pulsante dell’eurocentrismo, è ciò che giustifica il dominio e la sottomissione. Se un popolo, una nazione, un’etnia, una cultura sono superiori, non sono in qualche modo soggetti allo status morale ed etico che essi stessi hanno creato: le guerre di aggressione diventano di liberazione, lo sfruttamento diventa ricompensa per la fatica di portare altre popolazioni ad uno stadio di civiltà, la tirannia è solo buona amministrazione e anche le stragi sono giustificate dalla necessità di difendersi o relegate a margine come danni collaterali. Ma soprattutto l’eccezionalismo sotto qualunque forma, genera la convinzione che il mondo debba conformarsi a un’unica visione e che coloro che si oppongono debbano essere corretti, puniti o cancellati.
Un qualche Annibale è sempre “ad portas” per lenire le fatiche morali del dominio. Solo che questo funziona se si ha effettivamente il potere di interdizione sugli altri, quando questo si attenua o viene meno, allora occorre creare una realtà parallela per salvare in qualche modo lo stato di eccezione, senza il quale le varie maschere mitiche o ideologiche si frantumerebbero mettendo a rischio le oligarchie che sovrintendono al potere. Così, invece di riconoscere lo stato delle cose, se ne crea uno alternativo, completamente di fantasia in maniera da non dover decostruire la narrazione e non esporre le vittime alla luce diretta del sole, ma solo alle ombre proiettate sulla parete. La necessità di questa difesa dell’irrealtà può arrivare all’incredibile, per esempio alla von der Leyen che ancora oggi diffonde la leggenda secondo la quale i russi ruberebbero le lavatrici alle casalinghe ucraine per prenderne i chip e costruire missili. Tutti, americani compresi, riconoscono che la missilistica russa è la più avanzata del mondo. E del resto SpaceX utilizza motori russi per i suoi razzi, almeno per quelli che non esplodono, ma la capa dell’Ue deve far credere il contrario e crearsi un alibi. Del resto, tanto per portare un esempio clamoroso, la ministra dell’istruzione estone non ha saputo rispondere alla domanda di quanto fa 8 per 4: “Non lo so, l’istruzione non è fatta solo di formule matematiche”. Sì, non c’entra, con la geopolitica, ma è indicativo di una stato di cose.
Ovviamente un simile sistema richiede anche un personale politico fatto di mediocri, privi di qualsiasi competenza perché essi stessi non devono distinguere tra realtà e finzione, abbandonandosi a formule rituali. Così le prove dei pochi danni portati alle strutture nucleari iraniane dalle superbombe americane, devono essere nascosti perché gli Usa non possono non essere invincibili. Per lo stesso motivo i resti di F35 israeliani e dei loro grandi droni fatti a pezzi non devono esistere. Questo anche perché il piano di attacco preparato fin dal settembre – ottobre dello scorso anno non si basava sull’idea di avere militarmente ragione dell’Iran, ma sull’illusione che con alcuni colpi mirati si sarebbe provocata l’implosione dello Stato iraniano, aprendo la strada al caos e al “cambio di regime”. Insomma le alte sfere sono rimaste vittime del loro stesso meccanismo narrativo secondo il quale esisterebbe in Iran un fortissimo e maggioritario movimento anti regime, come viene asserito da giornali e giornalisti al soldo dello Zio Sam e magari anche di Zia Ursula, oltre che ovviamente da Tel Aviv. Lo stesso Trump e il suo team ci hanno creduto, così come hanno dato credito alle ambiguità dell’Aiea che ha cercato di far supporre che l’Iran fosse vicino ad assemblare ordigni nucleari. E dire che l’Aiea è un loro strumento, sanno come funziona. Insomma la tentazione, suggerita da Israele, secondo cui il regime di Teheran si sarebbe dissolto come quello siriano, era soltanto un desiderio realizzabile nella realtà parallela.
Il risultato è stato non solo che Israele ha subito notevoli danni, ma che ha di fatto esaurito le proprie difese che ora devono essere ricostituite. E poiché gli Usa hanno una produzione limitata di patriot, proiettili da 155 millimetri, stinger e thaad, a farne le spese sarà l’Ucraina cui giungeranno sempre meno “aiuti” . Forse è per questo che Macron l’altro giorno ha chiamato Putin cercando una via d’uscita per i francesi di Odessa: probabilmente ha capito che la sua Beresina si sta avvicinando, magari a causa del furto di lavatrici. Tutto ahimè lascia credere che le illusioni continueranno a prevalere nonostante tutti gli schiaffi presi.
Alcune delle ragioni effettive (e non moralistico-propagandistiche) delle guerre condotte dall’Occidente (USA, Israele, Unione Europea).
La miseria dell’Unione Europea.
Questi ceti dirigenti non sono degni della storia del nostro continente.
Da Pino Cabras
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IL SIONISMO REALE È IL NAZISMO DI QUESTO SECOLO
Condivido questo post di Paolo Desogus.
La popolazione di Gaza sta letteralmente morendo di fame. I pochi aiuti che arrivano non sono sufficienti per sfamare tutti. Anche i calcoli sul numero di morti è saltato. Secondo alcune stime, compiute sui dati forniti dell’IDF, il numero complessivo è di gran lunga superiore a quello registrato e si aggira intorno ai 300mila caduti. Non va meglio a chi sopravvive. Il resto della popolazione è sottoposto a una violenza fisica, morale e psicologica ben oltre qualsiasi esempio visto dai campi di concentramento nazisti a oggi.
Anche le pratiche di violenza di cui abbiamo notizia superano le fantasia più disumane dei vari Mengele. Quella più nota, di cui si parla tanto è la pratica di cecchinaggio nei pressi dei punti di distribuzione del cibo. I palestinesi, presi per fame e sete, sono costretti a lunghe code sotto il sole, dentro una folla disumanizzata e spinta dagli ultimi impulsi vitale, e a tutto questo gli israeliani aggiungono raffiche di mitra che colpiscono a casaccio.
Meno nota è un’altra pratica. Quella dell’uso dei cani, molto in voga anche in Cisgiordania. Israele importa cani, soprattutto pastori belga, noti per la loro prestanza e la loro resistenza. Vengono lanciati contro la gente inerme che resta letteralmente sbranata da queste bestie addestrate a uccidere e a mutilare. Tutta questa è barbarie, la peggiore barbarie che il nostro secolo poteva concepire.
E non c’è Iran, non c’è Hamas che tenga. Questa è barbarie che ha come scopo l’annientamento dei palestinesi compiuto con il gusto sadico del razzismo fanatico portato a livelli estremi. Da parte dell’Europa però nulla. C’è chi minimizza. Eppure i morti sono chiari, le distruzioni sono sotto gli occhi di tutti.
L’Italia e l’Europa non hanno più alcuna credibilità. Prima però mi dicevo che con il sostegno a Israele non potevamo più giustificare l’ostilità contro la Russia dal momento che chiedeamo a Putin di non fare quello che il governo israeliano pratica con le occupazioni di territorio in Libano, in Siria e in Palestina. La perdita di credibilità è per noi oramai catastrofica: su quale base morale e storica possiamo condannare il Terzo Reich? Quello di cui si sta ricoprendo l’Occidente non è per nulla inferiore per disumanità, protervia e razzismo a alla violenza nazista.
Il sionismo è diventato il nazismo dei nostri tempi. Ed è inutile cercare giustificazioni o esempi edificanti. Nulla regge di fronte allo stadio avanza di barbarie che il sionismo sta producendo in Palestina. La stessa guerra in Iran non ha giustificazioni. Non esistono prove dell’atomica iraniana, che del resto da vent’anni, secondo le fonti israeliane, Teheran starebbe per mettere a punto. L’attacco all’Iran è un pretesto meschino e vergognoso frutto di una tracotanza senza limiti e di un razzismo che porta ancora una volta l’Occidente nel punto più basso che l’umanità abbia mai toccato.
Indipendenza Rivista e Associazione, [15/06/25 00:40]
BREVI SULLA GUERRA DI AGGRESSIONE DI ISRAELE ALL’IRAN (1)
– Sergei Ryabkov (viceministro degli Affari Esteri della Russia): «Non importa quanto Israele cerchi di presentare ora la situazione come se fosse stata causata una lesione e un danno irreparabili, che gli obiettivi fossero stati raggiunti e così via, finirà per ritrovarsi con una situazione peggiore di quella precedente a questa azione. Non voglio anticipare nulla, ma la determinazione della parte iraniana parla da sola».
– Il Ministro della Difesa pakistano, Khawaja Asif, ha affermato in Parlamento di aver fornito informazioni di intelligence all’Iran sull’imminenza degli attacchi e su quelli prossimi israeliani contro i suoi impianti nucleari. Ha detto anche che Israele sta prendendo di mira Yemen, Iran e Palestina e che «se il mondo islamico non si unisce ora, affronteremo tutti lo stesso destino».
– L’agenzia di stampa Fars, iraniana, riporta che Israele ha preso di mira una delle raffinerie della “fase 14” del giacimento di gas South Pars a Kangan, città portuale nel sud dell’Iran, provincia di Bushehr, provocando una forte esplosione. L’incendio che ne è seguito è stato spento ma intanto la produzione di gas nello stabilimento è sospesa. Il giacimento, che l’Iran condivide con il Qatar, è uno dei più grandi al mondo, ed è fondamentale per le esportazioni del paese. La fase 14 è una delle aree in cui è suddiviso il complesso, e ospita impianti strategici per l’estrazione e la lavorazione del gas. Il ministero del petrolio iraniano ha detto che è stata presa di mira anche la Fajr Jam Gas Refining Company, che come South Pars si trova nella provincia di Bushehr. In serata attaccati anche il deposito di petrolio e il serbatoio di carburante di Shahran, nel sud di Teheran. Ciò indica che Tel Aviv ha ampliato la portata dei suoi attacchi e diversificato i suoi obiettivi, includendo infrastrutture economiche ed energetiche. Il che eleva il confronto a un nuovo livello. Teheran ha risposto poche ore dopo, con una seconda ondata di attacchi missilistici che stanno colpendo importanti impianti energetici israeliani e strutture vitali ed economiche. Tra queste anche il porto di Haifa, inclusi magazzini che dalle prime informazioni conterrebbero ammoniaca ed altri materiali pericolosi e la raffineria di petrolio. Attraverso questo porto, passa oltre il 30% delle importazioni israeliane. Le prime segnalazioni degli attacchi in corso parlano di un’interruzione generalizzata della rete di distribuzione elettrica nelle regioni centrali dei territori occupati. Hifa ospita anche la base di addestramento dell’aeronautica Bahad 21 e l’edificio del Ministero degli affari della guerra.
– Ad Haifa ed Eliat si segnala il fallimento totale della difesa aerea israeliana. Gli iraniani sovraccaricano la difesa aerea israeliana con missili di vecchia generazione per esaurirla e far subentrare poi modelli più avanzati in grado di effettuare attacchi di precisione. Si conferma quanto già visto con le due operazioni Promessa Veritiera 1 e 2: le difese antimissile israeliane sono perforabili e gli obiettivi prefissati colpiti con estrema precisione. Conclusa la prima ondata di attacchi, secondo fonti giornalistiche iraniane ne seguiranno altre due.
– Axios, citando un alto funzionario israeliano, riferisce del fallimento dell’operazione israeliana in Yemen di assassinio di uno dei principali comandanti militari di Ansarallah. Il quotidiano israeliano Haaretz riferisce, nella tarda serata di sabato 14 giugno, di attacchi dell’aeronautica militare statunitense contro lo Yemen.
– Oggi, sabato 14 giugno, sono stati arrestati in Iran 73 persone, tra agenti e collaboratori del Mossad. Tra questi, cittadini di India, Iraq e Ucraina. Ne dà notizia l’Iran Daily 24.
– Il capo dello Shin Bet (servizio segreto interno israeliano), Ronen Bar, si è dimesso nel bel mezzo della guerra. Lo riferiscono fonti israeliane.
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Indipendenza Rivista e Associazione, [15/06/25 02:19]
BREVI SULLA GUERRA DI AGGRESSIONE DI ISRAELE ALL’IRAN (2)
– Aerei da combattimento dell’esercito giordano, statunitense, britannico ed israeliano sono decollati per contrastare la seconda ondata di attacchi iraniani, prevista stanotte in risposta alle aggressioni di oggi.
– Fonti USA: basi militari turche in Siria hanno bloccato gli aerei israeliani diretti a bombardare obiettivi in Iran. La notizia è da approfondire e valutare bene.
– Peter Hegseth (capo del Pentagono) ha confermato quanto dichiarato alle udienze del Congresso, e cioè il trasferimento dei sistemi anti-UAV (anti-droni) dall’Ucraina in “Medio Oriente” a protezione delle proprie basi. La notizia evidenzia le difficoltà degli USA a ‘coprire’ due conflitti contemporaneamente.
– Axios: Israele ha chiesto all’amministrazione Trump di entrare in guerra con l’Iran per distruggere il suo programma nucleare. Un funzionario statunitense ha detto che l’amministrazione non sta attualmente prendendo in considerazione una mossa del genere.
– «Per distruggere il programma nucleare iraniano, abbiamo bisogno di un’assistenza intensiva da parte degli Stati Uniti. È qualcosa che Israele non può fare da solo». Così Kan News, che cita un alto funzionario della difesa israeliano.
– «La Cina condanna con fermezza la violazione da parte di Israele della sovranità, della sicurezza e dell’integrità territoriale dell’Iran, si oppone con fermezza ai brutali attacchi contro funzionari iraniani e vittime civili e sostiene l’Iran nella salvaguardia della propria sovranità nazionale, nella difesa dei propri diritti e interessi legittimi e nella sicurezza della vita delle persone». Così il Ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, al telefono con il suo omologo iraniano, Abbas Araqchi.
– Putin e Trump: telefonata di 50 minuti sulla situazione in “Medio Oriente”. Putin ha condannato l’attacco israeliano all’Iran. Trump ha detto che la situazione è «molto allarmante».
– Il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman: Israele sta facendo tutto il possibile per provocare un confronto militare tra Stati Uniti e Iran.
– Nafiseh Koonnavard, corrispondente senior della BBC: «Gli attacchi dell’Iran [in corso stanotte, 14-15 giugno, ndr] contro Israele non hanno precedenti; non abbiamo mai assistito a un attacco di questa portata; non era mai successo niente del genere prima!».
– Perché il capo dello Shin Bet (servizio segreto interno israeliano), Ronen Bar, si è dimesso nel bel mezzo della guerra? Alcune fonti israeliane parlano di un «incidente difficile e sfortunato» nel nord della Palestina occupata. Di solito, quando i sionisti parlano di un incidente grave, intendono che qualcuno o qualcosa è stato preso di mira, nel qual caso lo Shin Bet era responsabile della sua sicurezza. C’è chi ipotizza che sia morto e che venga occultata la notizia con le sue dimissioni. Altre fonti parlano di «disaccordi con Netanyahu». Se ne saprà di più, forse, nelle prossime ore.
– Radio Israele: arrestati due israeliani per spionaggio a favore dell’Iran.
– Iran Daily 24: abbattuto un caccia israeliano sopra la città di Khorramabad intorno all’1:00 del 15 giugno.
– Canale 13, israeliano, riferisce di due ufficiali di alto rango dell’intelligence rimasti gravemente feriti negli scontri di sabato con i combattenti delle Brigate Qassam a Khan Yunis, Striscia di Gaza meridionale. Hamas opera ancora utilizzando una vasta rete di tunnel sotterranei, la maggior parte dei quali Israele non è ancora riuscita a distruggere.
– Si sta configurando la portata dell’attacco ad Haifa. Israele ha due grandi raffinerie: Haifa e Ashdod. Oltre a produrre l’80% della benzina e del gasolio israeliani per i veicoli pesanti, la raffineria di Haifa produce cherosene (olio bianco) per il carburante per aerei. Se questa raffineria non fosse disponibile per il regime sionista, si tratterebbe di un duro colpo.
– Lunedì 16 giugno il parlamento iraniano voterà sull’uscita dal Trattato di non proliferazione nucleare (TNP) e sull’imposizione di «restrizioni al transito» sullo Stretto di Hormuz.
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Arroganze e violenze eurosioniste.
A conferma che antisemitismo è parola che non ha più un referente, che non significa più nulla.
Le fogne dell’occidente, in particolare degli Stati Uniti d’America e di Israele.
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Fra Trump e Musk il fantasma di Epstein e del Mossad
il Simplicissimus, 7.6.2025
A quanto sembra di capire il dissidio reale tra Elon Musk e Trump, non riguarda affatto le questioni di lotta e di governo che vengono agitate nel duello a distanza fra i due a colpi di social, ma sul caso Epstein che è ancora un pozzo senza fondo dal quale non emerge alcuna luce, nonostante a più riprese siano state annunciate rivelazioni sia dai dossier di questo faccendiere della pedofilia, che dall’inchiesta sul produttore musicale Sean Combs, meglio conosciuto con lo pseudonimo di “P Diddy”, accusato di tratta dei minori. E il tycoon di Tesla ha fatto esplicito riferimento a questi misteri sottintendendo che qualcuno li blocca, e questo qualcuno potrebbe essere proprio Trump. Nel marzo scorso la società Near Intelligence ha reso nota la mappa delle comunicazioni cellulari da e verso la famosa isola di Epstein: si tratta di 166 posizioni di potenziali visitatori provenienti dagli Stati Uniti e da tutto il mondo. Alcune di queste posizioni indicano comunità sorvegliate da corpi armati privati in Michigan e Florida, case a Martha’s Vineyard e Nantucket, una discoteca a Miami e il marciapiede di fronte alla Trump Tower a New York. Una notizia troppo golosa ancorché assolutamente vaga e insignificante, perché il mainstream non vi saltasse a cavallo. Ma da quel marciapiede della quinta strada e vicino all’ingresso di Central Park ci passa tutta Manhattan.
Ma poi si è scoperto che questa Near Intelligence è recentemente fallita, travolta da scandali su frodi interne, quindi diciamo che non è poi troppo affidabile. E tuttavia Musk si è appeso a questo filo di ragno per polemizzare con Trump: Tuttavia se sapeva qualcosa perché non lo ha detto prima o addirittura perché ha accettato di far parte dell’amministrazione, sia pure pro tempore? Forse allora la questione è un altra, sebbene collaterale al caso Epstein. Secondo Wikileaks, il motivo reale del contendere e consiste nella decisione di Trump di rafforzare la sua la sua alleanza con Palantir, il gigante della tecnologia di sorveglianza legato a Israele e alla Cia, il quale sta costruendo un database di cittadini statunitensi e occidentali di vasta portata, basato sull’intelligenza artificiale, che incorpora dati su tutto, dall’attività politica, alle opinioni, alle inclinazioni sessuali, al possesso di armi. Questa tendenza al controllo sta suscitando allarme anche, se non soprattutto, all’interno del movimento pro-Trump “America First” dove ci si sta chiedendo se la creazione di un database controllato da Cia/Mossad… non sia proprio l’apice di quello stato profondo che si voleva combattere. Dunque saremmo di fronte a una vera e propria battaglia politica e non a caso Musk sta pensando di creare un proprio partito raccogliendo il forte disagio che il via libera a Palantir sta suscitando nella base trumpiana.
Come possiamo legare tutto questo agli accenni su Epstein? Quasi ovvio: molte testimonianze raccontano del rapporto tra Epstein e il Mossad, tra cui quella di Ari Ben-Menashe una ex spia israeliana e consigliori di Robert Maxwell, il magnate inglese della stampa secondo cui il finanziere conduceva una complessa operazione di intelligence per conto dei servizi di Tel Aviv. quale missione? Quella di compromettere le élite occidentali attraverso incontri pedofili, in maniera da poterle ricattare. anche senza voler dar credito a questo personaggio ci sono altre piste, per esempio i 36 incontri fra Epstein e Ehud Barak, primo ministro israeliano dal 1999 al 2001 e successivamente ministro della difesa legato a doppio filo all’operazione “piombo fuso” contro Gaza svoltasi tra il dicembre del 2007 e il gennaio del 2009. Oppure si potrebbe ricordare il caso Acosta, un procuratore della Florida e poi ministro della giustizia nella prima amministrazione Trump, che aveva attenzionato Epstein e i suoi giri, ma che venne dissuaso dall’andare avanti perché si trattava di andare contro a poteri troppo forti.
Ora può anche darsi che la litigata fra Trump e Musk sia una sorta di messa in scena, magari approntata per distogliere l’attenzione dalla catastrofe diplomatica in Ucraina, ma in ogni caso segnala le profonde crepe in cui si sta fratturando l’America. Al di là di questo si può comprendere quale possa essere l’imbarazzo nel prendere posizione contro le stragi di Gaza da parte di una vasta fetta di potenti sotto ricatto.
Bisogna pur dirlo. Lo Stato di Israele è governato ed è composto da assassini.
Domande senza risposta
il Simplicissimus, 29.5.2025
Dopo 20 mesi di indicibili stragi in Palestina, avvenute davanti agli occhi di tutto il mondo e tuttavia difese dall’Occidente che non solo ha offerto un ombrello politico a Netanyahu, ma lo ha rifornito di armi e denaro, ci si trova di fronte a un improvviso mutare della narrazione dei media unificati. In due settimane o poco più le proteste, prima considerate espressione di antisemitismo e dunque represse in ogni modo, hanno trovato un po’ di spazio, qualche Paese occidentale ha trovato il coraggio di condannare le stragi e persino nei giornaloni ligi alla narrativa padronale serpeggia qualche malumore, come dimostra la vicenda del comitato di redazione di Repubblica. Per giunta si risente parlare di un eventuale stato palestinese dopo oltre 70 anni che avrebbe dovuto essere creato per volontà dell’Onu, senza che però si sia mai fatto nulla contro l’occupazione de facto da parte di Israele. Cosa è cambiato? Nella realtà praticamente nulla: i cento morti al giorno sono assicurati, la pulsione di Tel Aviv rimane focalizzata sulla Grande Israele e l’unica novità rimane l’umiliazione che gli Houti hanno inflitto alla flotta americana costringendola a ritirarsi.
Allora cosa ha provocato questa mutazione così contemporanea da non poter essere considerata casuale o provocata da un’improvvisa presa di coscienza? Forse i sinedri del globalismo hanno pensato di non poter tenere aperti due fronti, quello della russofobia e della corrività verso il genocidio, cercando di tamponare almeno uno dei due fronti? Le lobby ebraiche occidentali si sono accorte del discredito che si addensa su Israele e dunque su di loro e le parti politiche che finanziano, anzi allevano? Davvero non saprei rispondere, ma qualcosa si sta muovendo e forse sta esprimendo in molti modi e su diversi piani una battaglia che non appare. A cominciare dall’incendio appiccato alla casa di Starmer da tre ragazzi di vita ucraini, proprio il giorno dopo che Netanyahu aveva accusato il premier britannico di stare con Hamas, (tanto per ricordare che Epstein è stato suicidato, ma è ancora vivo), fino ad arrivare all’annuncio delle dimissioni della Lagarde dalla Bce per passare a un più alto incarico ovvero la presidenza del Wef. Cosa che almeno svela chi davvero comanda in questo continente. A meno che non si tratti di una fuga da un posto che sta diventando scottante per ragioni che non sono ancora chiare.
Tutto questo preme sotto la superficie in presenza di un milieu politico occidentale di infimo livello, il peggio che ci si potesse aspettare. Trump è forse uno dei migliori, eppure in pochi mesi possiamo mettere assieme un florilegio pazzesco di contraddizioni cosi com’è stato sintetizzato da un analista: la Nato e gli Usa hanno provocato la Russia a invadere l’Ucraina. Putin ha invaso l’Ucraina senza essere stato provocato perché vuole conquistare l’intero Paese e forse anche la Polonia. La Russia sta vincendo la guerra e ha tutte le carte in mano. La Russia non sta vincendo la guerra e non ha nessuna carta in mano. Forse l’Ucraina può entrare nella Nato. L’Ucraina non potrà mai entrare nella Nato. Putin vuole la pace. Putin non vuole la pace, quindi colpiremo la Russia con sanzioni schiaccianti. Non ci saranno più sanzioni contro la Russia. Zelensky vuole la pace. Zelensky non vuole la pace. Fermeremo l’invio di tutte le armi all’Ucraina. Invieremo più armi all’Ucraina. L’Ucraina ha bisogno di elezioni. L’Ucraina non ha bisogno di elezioni. Abbiamo un accordo sui minerali. Non abbiamo un accordo sui minerali. Le truppe europee dovrebbero essere in Ucraina. Le truppe europee non dovrebbero essere in Ucraina. Gli Stati Uniti dovrebbero interrompere ogni coinvolgimento in Ucraina. Gli Stati Uniti dovrebbero prendere il controllo delle centrali elettriche ucraine. Sto parlando con Putin. Non sto parlando con Putin. Ho solo parlato con Putin.
Lo stesso zibaldone potrebbe essere compilato sulla questione palestinese o sui dazi o sulla questione cinese. E dire che tutto questo corre sul filo di una guerra nucleare di cui probabilmente i protagonisti non sono nemmeno pienamente consapevoli. Tutto questo è frutto del neoliberismo e del suo sistema che alla fine ha creato un ceto di decisori incapaci di comprendere la realtà, dunque incompetenti, ma convinti di poterla creare. Però è abbastanza evidente che il paradigma economico occidentale del consumismo iper finanziarizzato e indebitato ha fatto il suo corso e che anche il ritornello “Non c’è alternativa” al modello economico anglosassone comincia a sembrare una favola nel momento in cui società più organizzate si dimostrano più efficienti, più capaci di creare futuro e più inclusive, se vogliamo dare a questo aggettivo il significato sociale originale, spogliandolo dalle incrostazioni color fucsia degli ultimi decenni.
Come Niobe.
Chi li ha uccisi è uno Stato che non può più essere definito con i termini conosciuti dalla storia e dalla scienza politica.
Nessuno, in un occidente ormai immondo, si indignerà nei confronti di Israele.
Nel 2040 (youtube).
Due milioni di persone muoiono di fame mentre centinaia di migliaia di tonnellate di cibo e altri beni essenziali vengono da mesi bloccate dallo Stato di Israele. Nessuno nella storia del Novecento e del XXI secolo ha attuato un genocidio con tale convinzione e sistematicità. Nessuno.
Parole coraggiose da parte di un testimone, di un pastore che vive tra la sua gente, cristiani di etnia palestinese che vivono in Israele e nel Vicino Oriente. Ho avuto modo di incontrare Pizzaballa a Gerusalemme un paio di anni fa. Un cardinale di notevole forza ecumenica, consapevole della difficile situazione dei palestinesi arabi nei territori controllati da Israele.
Si, condivido i tre parametri che indichi nel tuo intervento sull’ Occidente in rapporto al genocidio in corso a Gaza. 1) la eccezionale, infernale “unicità” di Israele nel condurre, senza alcun intervento di contrasto o di limitazione, la sua politica di sterminio; 2) La fine del modello occidentale di tolleranza e di “universalismo”; 3) il declino della presunta “superiorità” morale e politica di una Europa impegnata a isolare la Russia e a sostenere una aggressiva espansione ad est.
Dentro di me, il mio “panorama” interiore, è profondamente angosciato dalle “abissalità” del Male. Ne avverto la potenza invincibile, l’implacabile ferocia, la continua violenza, la caparbia brutalità con cui colpisce. Una ferocia che lascia sgomenti, che riduce l’umano a polvere che il vento disperde. Gaza è uno dei tanti luoghi della nostra contemporaneità in cui l’uomo viene calpestato, ridotto a disperato istinto di sopravvivenza, a cieca autoconservazione. Luogo di feroce violenza senza alcun segno di pietà.
«Neutrale»? Neutrale tra i nazisionisti e le vittime dell’olocausto da essi perpetrato?!