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La salvezza

La salvezza

Teatro Elfo Puccini – Milano
Libri da ardere
di Amélie Nothomb
Traduzione di Alessandro Grilli
Con Elio De Capitani (il Professore), Angelo Di Genio (Daniel), Carolina Cametti (Marina)
Regia di Cristina Crippa
Sino al 21 novembre 2018

C’è freddo, molto freddo, in una città quasi distrutta dai «barbari». Un professore di letteratura sopravvive insieme al suo assistente, Daniel, in una zona risparmiata dai bombardamenti. A loro si aggiunge Marina, amante di Daniel. È lei, è l’insostenibilità del gelo che attraversa il suo corpo, a proporre -finiti i tavoli, gli armadi, i mobili- di bruciare nella stufa i libri della ricca biblioteca del professore. I due uomini respingono sdegnati la proposta ma poi cominciano a selezionare i volumi che potrebbero essere sacrificati senza danno, visto il loro scarso valore letterario. A poco a poco la biblioteca si spoglia e le relazioni si inferociscono. Le relazioni si inferociscono perché la biblioteca si spoglia. Emergono i desideri primordiali della pancia, dell’abbraccio, del calore che i corpi si sanno dare anche quando non sono attraversati dall’amore. Gorgogliano i rancori, il reciproco disprezzo. Tramontano le convenzioni, le buone maniere, l’educazione antica che evita di sbranarci a ogni istante. I libri erano la salvezza dall’incessante lotta che ci affligge, da questa nostra natura di mammiferi di grossa taglia pronti alla passione della copula per riprodurre se stessi nelle cellule e pronti alla passione della guerra per sfoltire da queste cellule il pianeta.
I libri sono la salvezza e lo rimarranno sempre. Il dramma feroce e insieme ilare di Amélie Nothomb -messo in scena con la consueta e gigionesca maestria dell’Elfo, di Crippa e di De Capitani- rende plastica sulla scena e tra le parole questa evidente verità. Senza più libri, infatti, i suoi personaggi sono diventati anch’essi dei barbari, vittime della morte, spenti.
Che accada, dunque, e che rimangano scolpite nello spazio le parole di uno gnostico sapiente e argentino: «Sospecho que la especie humana – la única – está por extinguirse y que la Biblioteca perdurará: iluminada, solitaria, infinita, perfectamente inmóvil, armada de volúmenes preciosos, inútil, incorruptible, secreta».
«Sospetto che la specie umana -l’unica- stia per estinguersi, e che la Biblioteca perdurerà: illuminata, solitaria, infinita, perfettamente immobile, armata di volumi preziosi, inutile, incorruttibile, segreta»
Jorge Luis Borges, «La Biblioteca di Babele», in Tutte le opere vol. I, Mondadori 1991, pp. 687 e 688.

5 commenti

  • Pasquale

    Nov 23, 2018

    Ecco benissimo, grazie di nuovo.

  • Pasquale

    Nov 23, 2018

    Caro Alberto, non vorrei essere frainteso; stimo gli Elfi da quando la direzione fu presa con valentia da De Capitani e Bruni. Non nascosi a Elio, quando ancora imperva Salvatores con i suoi spettacoli squinternati e fotocopia, che lui avrebbe dovuto fare il direttore. E così fu. Quindi non dubito che sia stato un lavoro di buona sinanco ottima fattura. Non ricordo se la regia in questo caso è della Crippa della quale ricordo buone prove come regista e pessime come attrice. Insomma su di loro mi pare proprio che non vi sia niente da dire altro che sono proprio bravi e pieni di coraggio e inventiva. Ti ringrazio per l’esatto appiccicato a lanciatrice di coltelli. Rivelandoti con qualche rossore che mi sono rimesso a studiare il greco, lingua necessaria, confesso che φτερωτός né so che vuol dire né l’ho trovato sul Rocci. A meno che tu non intendessi pteró- che per alato ci sta. Scrivere in greco col computer è un inferno peraltro. Attendo eventuali correzioni. Abbracci. Psq.

    • agbiuso

      Nov 23, 2018

      Sì, caro Pasquale, la regia è di Cristina Crippa (come ho indicato nella scheda sullo spettacolo).
      Anche “bravi e pieni di coraggio e inventiva” mi sembra esatto.
      φτερωτός vuol dire alato, sì. L’ho vergato nella forma contemporanea ma tu ci sei arrivato senza problemi.
      Ti ringrazio quindi di nuovo per aver definito ciò che scrivo “alato e non fortuito”; è un giudizio del quale -formulato da te- andare giustamente orgogliosi 🙂

  • Pasquale

    Nov 22, 2018

    Ho il vago sospetto Alberto che sia migliore il tuo commento alato dello spettacolo. Del resto leggendo Libri da ardere, credo ormai 15 anni fa ne riportai l’impressione che non fosse adatto alla rappresentazione, meno ancora allo spettacolo; forse alla radio dove non si vede nulla e di deve solo ascoltare, come un libro. L’idea di vedere tre gioppini che si agitano per far vedere ciò che non c’è e far capire che cosa poi, mi fastidiava. Forse pensai di farne un lavoro per i miei allievi ma lasciai perdere. La Nothomb ripeto è come una biblioteca e come una radio. NIente gigionismi. Basta leggere Metafisica dei tubi o Antechrista per capire che è una infallibile lanciatrice di coltelli. Ho non tutte ma molte sue opere. In francese brilla. Infatti tu concludi citando Borges il cui spagnolo danza. Niente è fortuito tra queste righe.

    • agbiuso

      Nov 22, 2018

      Che ciò che scrivo sia, almeno per te Pasquale, φτερωτός e αναγκαίος mi dà gioia.
      Ti confermo comunque che la messa in scena è stata intensa e plausibile. Sai molto meglio di me che se una regia ha delle buone idee riesce a dare movimento a qualunque testo scritto. E qui le idee, essenziali e interne al testo, erano buone.
      La definizione di Nothomb come “infallibile lanciatrice di coltelli” è semplicemente esatta.

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