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Dickinson

Dickinson

A Quiet Passion
Regia e sceneggiatura di Terence Davies
Gran Bretagna – Belgio – USA, 2017
Con: Cyntia Nixon (Emily Dickinson), Jennifer Ehle (Vinnie Dickinson), Keith Carradine (Edward Dickinson), Duncan Duff (Austin Dickinson), Catherine Bailey (Vryling Buffam), Emma Bell (Emily Dickinson da giovane), Joanna Bacon (La madre Emily Norcross)
Trailer del film

Un poeta è uno straniero, sempre. Straniero alla paura, straniero alla serietà, straniero alle consuetudini, straniero alla morale. Lo è anche Emily Dickinson (1830-1886), che già in collegio era consapevolmente estranea alla fede cristiana del suo mondo e poi si fece libera nell’autoreclusione dentro la casa paterna. In questo mondo le si sbriciola la vita, certo. Le si sbriciola nella famiglia tanto amata ma con la quale dovette in ogni caso lottare per difendere la propria anima. Le si sbriciola nel desiderio mai appagato di un umano con il quale essere una cosa sola. Le si sbriciola nella morte dei genitori, figura e promessa della propria. Le si sbriciola nella malattia e nella fine. Le si sbriciola nella quiet passion del divenire. Eppure gli attimi che cospargono la terra cadendole dalle dita sono pieni di una luce inconsueta, sono colmi della libertà di chi comprende l’essere e lo sa dire.
Il film di Terence Davies narra questa esistenza piena e solitaria con una sceneggiatura scolpita di sentenze  e affilata di colori. E con il coraggio certamente inconsueto di mostrare due agonie, due moribonde mentre muoiono non colpite da pallottole o da metafore ma tremanti, soffocate, stravolte, dissolte dal limite: l’agonia della madre di Emily e poi quella di lei.
Intriso dei versi di Dickinson, anche questo film conferma tuttavia che l’esistenza di un poeta non si può rappresentare. La vita di un poeta sono le sue parole, soltanto le sue parole. Scavate negli istanti, estratte dal niente, tremanti dentro il corpo, donate dagli dèi. Soltanto le parole.

2 commenti

  • Pasquale

    ottobre 6, 2018

    Di rado Alberto mi è capitato di leggere tanta passione e compassione circa la poesia, tanta da fare di questo semplice commento a un film un piccolo, come chiamarlo, epicedio forse, ma per l’eternità di qualcuno come la Dickinson che, da sempre è la mia amante metafisica. Mi hai commosso. Perciò ti dedico questoi invincibile canto della nostra immortale

    A sepal, petal, and a thorn
    Upon a common summer’s morn —
    A flask of Dew — A Bee or two —
    A Breeze — a caper in the trees —
    And I’m a Rose!

    • agbiuso

      ottobre 6, 2018

      Vibra il canto di Emily Dickinson e vibrano in esso le tue parole, Pasquale.
      «Questa vibrazione allarga il gioco dello spazio-tempo», come afferma Heidegger (Contributi alla filosofia. Dall’evento, Adelphi § 123, p. 244) e permette all’attimo che siamo di farsi una cosa sola con l’intero.
      Grazie.

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