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Segnatempo

Segnatempo

Il tempo degli orologi
Milano – Museo Poldi Pezzoli
Sino al 31 marzo 2018

Da sempre il tempo occupa gli umani, travaglia il loro bisogno di comprensione, coinvolge ogni azione, ricordo, attesa. Misurare il tempo è stata una delle prime esigenze della specie.
Gli orologi, dalle più semplici meridiane ai dispositivi digitali e atomici, furono e sono ancora la prima macchina di precisione, quella che ha riverberato la propria potenza sul presente stesso della storia. Non essendo affatto neutrale, l’orologio nacque per misurare il tempo ma con la sua esistenza impose anche un modo di viverlo.
Ci crediamo avanzati, colti, disincantati, razionali, esperti. Eppure cadiamo nell’ingenuità di credere che il modo nel quale pensiamo e computiamo il tempo -noi, adesso- sia stato tale da sempre o che almeno sia assai antico. Non è così. Nelle società arcaiche, nei grandi imperi orientali, in Grecia, a Roma, nel Medioevo e sin nel cuore del XIX secolo ciò che a noi sembra naturale quanto il sole e il respiro -la conoscenza esatta dell’ora sino ai minuti e ai secondi- era sconosciuto. Perché non era necessario e perché il tempo riguardava altre dimensioni rispetto a quelle del lavoro e delle relazioni umane. Assai vaghi gli orologi rimasero sino a tempi recenti. Ben dentro l’età moderna ci si accontentava di una sola lancetta, quella indicante le ore. Nei secoli precedenti si tolleravano errori anche molto consistenti e bisognava regolare e riparare di continuo le macchine del tempo.
Nelle società antiche e sino ad anni vicini è dunque un pullulare di tempi, tra di loro assai diversi. L’Ellade, ad esempio, aveva vari inizi dell’anno nelle diverse città. Gli ebrei scandivano giorni e mesi su base lunare, gli egizi -invece- sull’orbita del sole nel corso delle varie stagioni. Al conflitto tra calendari lunari e calendari solari si aggiungeva il ritardo con il quale gli astri appaiono sulla volta celeste in un intervallo sufficientemente lungo di anni. E questo alla lunga produce uno iato tra le stagioni stabilite dal calendario e le stagioni effettive. Per evitare questi gravi inconvenienti Giulio Cesare riformò il computo del tempo. Quindici secoli dopo, nel 1582, il pontefice Gregorio XIII impose un’altra riforma, cancellando di netto 10 giorni come se non ci fossero mai stati e fissando la data d’inizio della primavera il 21 di marzo. Questa riforma  regola ancor oggi il nostro calendario.
Fondamentale fu la sostituzione della numerazione naturale e razionale dei romani -sistema troppo rigido- a favore del sistema su base sessagesimale dei babilonesi, dei greci, degli arabi, molto più adatto a comprendere, misurare, replicare l’ora di 60 minuti e il minuto di 60 secondi. Ciò che a noi appare ovvio sino a permeare il linguaggio, i pensieri, l’informazione -la divisione per secoli e per decenni- fu introdotto soltanto a partire dal 1559 su iniziativa degli storici protestanti. Alla stessa epoca risale la consuetudine di indicare gli anni ‘avanti’ e ‘dopo’ Cristo
Per tutto il Medioevo, sulla scorta delle opere di Beda il Venerabile (VIII secolo), ciò che noi chiamiamo calendario e cronologia era un insieme inseparabile di computus come calcolo delle posizioni degli astri, di martirologio cristiano e di cronaca dei fatti salienti accaduti ogni anno o in altro intervallo di tempo.
Contare il tempo, come si vede, è dunque un’interpretazione, è un raccontare. Due parole e due plessi semantici che provengono dalla medesima radice, la quale vive sul terreno dei ritmi sempre ripetuti della natura e di quelli sempre rinnovati della vicenda umana che in essa accade. Il pulsare del cuore, il conto dei suoi battiti è ciò che rende possibile il racconto che ogni umano fa a se stesso di sé e del mondo.
Agostino, Burckhardt, Bergson e molti altri hanno dunque ben ragione a reclamare accanto a un computo del tempo numerico, discreto, digitale e quantitativo la sua sostanza continua e qualitativa. Non posso che essere d’accordo con loro. E tuttavia l’orologio meccanico è una macchina meravigliosa, che fa da modello a ogni altra ma a tutte rimane irriducibile,
Se sovrano è chi decide sullo statuto del tempo -da Cesare a Carlo V di Francia, da Gregorio XIII ai giacobini e a molte altre autorità-, calendari e orologi sono stati degli strumenti anche politici. Ma rimangono sempre degli oggetti splendidi, a volte delle vere e proprie opere d’arte, oltre che frutto di nobilissimo artigianato. Lo documenta in modo coinvolgente la mostra ospitata al Poldi Pezzoli, uno dei musei più preziosi e più belli d’Europa, collocato in un antico palazzo nel cuore di Milano e che merita di essere conosciuto da ogni visitatore della città lombarda.
La collezione di meridiane/orologi solari e di gnomoni dell’architetto Piero Portaluppi documenta come l’orologeria discenda dall’astronomia, l’astronomia sia figlia del movimento, il movimento sia tempo in atto. Nuove acquisizioni del Museo completano una raccolta che va dal Seicento al Novecento.
Orologi da carrozza, da tavolo, da persona, a edicola, a tamburo, da petto, da tasca, con tabacchiera, con anello, con porta aghi, orologi incorporati in una moneta, in occhialini, in una penna, in medaglioni, in carri trionfali, orologi con automi, orologi a spilla. Orologi ispirati ai miti cristiani: in forma di breviario, a ostensorio, a Calvario, ad altare. Orologi di tutte le forme: animali, vegetali, strumenti musicali, simboli.
Un oggetto veramente unico è il Goullons-Vauquer del 1671, un orologio da persona con scene di dipinti rinascimentali di Giulio Romano. Una meravigliosa eleganza
Gli strumenti per misurare il tempo sono oggetti filosofici, sono forma ed espressione del γνῶθι σεαυτόν.

5 commenti

  • FILIPPO SCUDERI

    25 Marzo, 2018

    Ho letto con molto piacere l’introduzione sul segnatempo, che precede le splendide parole riguardanti il museo Poldi Pezzoli di Milano. Visto che siamo vicini alla Santa Pasqua, credo che sia stata proprio questa festività a far si che gli uomini di chiesa regolassero necessariamente il tempo, altrimenti si rischiava di andare oltre i parametri religiosi, (quaresima inclusa) tutto questo è stato recuperato con il mese di febbraio che ad eccezione dell’anno bisestile (ogni quattro anni) che ha il 29° giorno tutti gli altri anni e appunto di 28gg ( per calcolare subito l’anno bisestile bisogna dividere per quattro l’anno in corso e il risultato della divisione deve uscire senza decimali es; 2016/4=504 quindi adesso ci troviamo nel secondo anno bisestile , il 2019 sarà il terzo anno bisestile e il 2020/4=505 avrà un giorno in più il mese di febbraio 29gg per recuperare e fare bilanciare il tutto. Per questo motivo esistono gli orologi chiamati calendario perpetuo, che una volta sistemato l’anno bisestile riconosceranno automaticamente i giorni 30 da 31 e il mese di febbraio da 28 a 29, per semplificare i costi di produzione, alcune case prestigiose ( non parliamo di orologi al quarzo, ma di meccanici) hanno studiato il segnatempo chiamato appunto calendario annuale, dove riconosce i mesi dal 30 al 31 ma non riconosce il 28 al 29 del mese di febbraio, quindi dal 1 marzo al 28 febbraio, non ha alcun bisogno di essere regolato, ecco il perché del nome calendario annuale ( sempre se si lascia continuamente in movimento o con il polso indossandolo oppure posizionandolo nell’apposito astuccio con il rotore o meglio conosciuta come scatola del tempo). Tutto questo fino all’anno 2100 dopodiché il calendario Gregoriano dovrebbe subire una modifica, e in quel caso tutti questi segnatempo con calendario perpetuo avrebbero dei problemi, ma non penso che avrò modo di verificare, almeno che non mi faccio persuaso di una reincarnazione e potrò verificare l’evento storico dei segnatempo, ma questa ipotesi la mia religione non me lo permetterebbe. La nazione per eccellenza delle case orologerie è la Svizzera, dato dal fatto che in un certo contesto storico, i grandi maestri orologiai d’europa, hanno trovato rifugio. L’Italia dal canto suo non è da meno, infatti ha avuto il privilegio di costruire orologi da campanile, commissionati dalla chiesa, e montati in tutto il mondo. Quindi qualcosa di italiano c’è in tutto questo contesto che riguarda il tempo.

    • agbiuso

      25 Marzo, 2018

      Caro Filippo, la ringrazio per queste informazioni -provenienti da un esperto del settore come lei- sul rapporto tra orologi e calendario.

  • Pier Vittorio Molinario

    22 Marzo, 2018

    Ti dondola la mente, il tempo. Fino a farti – a farci – prender sonno.
    Grazie della partecipazione, Pier

  • Pasquale

    22 Marzo, 2018

    Interessantissimo excursus su cose che non sapevo o molto poco. Grazie. Psq.

    • agbiuso

      22 Marzo, 2018

      Grazie a te, Pasquale, della lettura e delle tue parole.

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