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Batti e matri

Fratelli Mancuso e Antonio Marangolo
Cumu è sula la strada
da «Bella Maria» (1997)

 Mancuso

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Questo brano chiude Via Castellana Bandiera e ne rende ancor più potente la scena conclusiva. A me ha ricordato il canto arcaico che sentivo enunciare sino a qualche anno fa in Sicilia, a Bronte, durante il venerdì santo. Dei vecchi si mettevano in cerchio formando un coro a cappella e con voci di straordinaria suggestione facevano echeggiare il loro batti e matri, declinazione popolare dello Stabat Mater. La saggezza e il dolore di quelle voci ancora mi intridono.

4 commenti

  • agbiuso

    Dicembre 4, 2014

    Grazie Federico!
    Bronteinsieme è un sito prezioso che documenta la storia, il paesaggio, il presente del paese. Questa pagina con il Batti e Mmatri mi era però sfuggita. Il livello tecnico della registrazione non è alto ma si sente in ogni caso la dimensione profonda e struggente del canto.
    (Attenzione perché parte subito il video della processione -in alto a destra- mentre il file audio è posto al centro e verso la fine della pagina).

  • Federico

    Dicembre 4, 2014

    Ecco qui un link (credo) utile!

    http://www.bronteinsieme.it/7tr/ven_s.htm

    È possibile ascoltare i “Lamenti”, vi è un file audio verso la fine della pagina!

  • agbiuso

    Dicembre 4, 2014

    Caro Diego, come giustamente affermi, io non sono uno specialista. Le mie sono soltanto proposte di ascolto e impressioni di qualcuno che ama la musica in tutte le sue forme e che la ascolta ‘da mane a sera’. Non potrei dire più di ciò che scrivo presentando brani o concerti ai quali partecipo.
    Qui però posso aggiungere qualcosa sulla tua intuizione -come di consueto assai corretta- della ‘stratificazione’ nella mia vita di tutto ciò che ha a che fare con l’Isola. Per quanto disgraziata nella più parte delle sue vicende storiche, la Sicilia è davvero la terra impareggiabile. Siciliano mi sento in ogni fibra del corpomente che sono. Non mi immagino esser nato in nessun’altra parte del mondo. La Sicilia è un luogo della mente, un progetto dentro la morte, una luce. Il mio profondo materialismo è nato prima della conoscenza di Spinoza, è germinato dall’orizzonte che appena nato e crescendo ho avuto di fronte a me e sotto di me del vulcano onnipotente, dell’Etna splendido e amico, come amico può essere un dio. Da temere e da amare. Quando tutto finalmente sarà finito, quando la triste vicenda di questa specie parassita del pianeta non sarà più ricordata da alcuno, a Muntagna sarà ancora lì, magnifica e indifferente come sempre. Della sua divinità, chi è nato su di essa ha il privilegio di conservare, finché campa, una scintilla.

  • diego

    Dicembre 3, 2014

    carissimo Alberto, anche se non sei uno specialista, devi scrivere di più su queste musiche, sono sicuramente stratificate ad un livello molto profondo, in te

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