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Social network / Fiducia

Social network / Fiducia

Disconnect
di Henry Alex Rubin
Con: Jason Bateman (Rich Boyd), Max Thieriot (Kyle), Frank Grillo (Mike Dixon), Andrea Riseborough (Nina Dunham), Alexander Skarsgård (Derek Hull), Paula Patton (Cindy Hull), Michael Nyqvist (Stephen Schumacher), Colin Ford (Jason), Hope Davis (Lydia Boyd)
Usa, 2013
Trailer del film

Cercando di decifrare le immagini della fotografa Catherine Balet, ho accennato alle macchine delle quali gli umani non possono più fare a meno: computer, tavolette, cellulari. Oggetti che diventano icone, feticci, compagni. Oggetti totali, oggetti sostitutivi. Totali perché intridono di sé lo spaziotempo, l’andare dei giorni, gli anfratti. Sostitutivi perché la relazione è stata portata a un diverso livello, è diventata la struttura che è capace di interagire soltanto se l’altro non c’è. Balet coglie e mette in scena il fatto, ormai comunissimo, che le persone si trovano insieme nello stesso luogo ma tra di loro non parlano. Cercano piuttosto colui che sta altrove e con lui conversano. Quando coloro che hanno accanto andranno lontano, è allora che li chiameranno per chiedere: «Dove sei?»
Disconnect è un dramma un po’ avvincente, un po’ banale e un po’ lacrimevole che mostra un altro aspetto di questo navigare nella nostra solitudine. Il film racconta infatti di tre storie che hanno tutte al centro la comunicazione digitale: una giornalista che vuole far carriera tramite un’inchiesta su ragazzi e ragazze che si prostituiscono in Rete; una coppia che vede con sconcerto tutti i propri risparmi prosciugati da qualcuno che ha rubato le password delle loro carte di credito; un ragazzino che tenta di uccidersi dopo aver inviato un proprio nudo a chi crede sia una donna e invece si tratta di compagni di scuola che si divertono a ingannarlo.
Nessuna particolare originalità, come si vede, ma al di là della trama il film mostra con efficacia da quale profonda solitudine le persone siano spinte a confidarsi su Internet, a raccontare di sé e della propria intimità a perfetti sconosciuti, dietro le cui false identità potrebbe esserci chiunque. Un bisogno e un’ingenuità che spesso si pagano a caro prezzo. Disconnect è dunque da raccomandare vivamente a quanti chattano sulla Rete e vivono sui Social network, con il consiglio di smettere. Subito.

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