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Spie e spettacolo

In Europa fanno tutti gli ingenui, come se non sapessero dell’enorme potenza di controllo degli Stati Uniti d’America su ogni gesto, parola, decisione dei nostri popoli e dei governi che li hanno svenduti.
E quand’anche? Il signore non ha forse diritto a controllare il proprio maggiordomo?
Se non si vuole subire la sorte dei servi bisogna togliersi la livrea, non lamentarsi perché il padrone ti guarda.
«Mais l’ambition la plus haute du spectaculaire intégré, c’est encore que les agents secrets deviennent des révolutionnaires, et que les révolutionnaires deviennent des agents secrets».
(Guy Debord, Commentaires sur la société du spectacle [1988], Gallimard 1992, § IV, p. 25)

 

4 commenti

  • agbiuso

    Novembre 2, 2013

    Grazie per questa conferma ligure, caro Diego.
    Perdere la nostra memoria, le feste, i miti, a favore di una “celebrazione mondiale” uguale dappertutto, significa smarrirsi, significa diventare niente.

  • diegod56

    Novembre 2, 2013

    approfitto per segnalare qui, caro Alberto, da una pagina della mia amica Marina Garaventa, un’usanza di regalo, in occasione della festa dei morti, tipica dell’entroterra ligure; certo non è il tripudio tipicamente siciliano, ma l’associazione alla festa dei morti con i regali ai bambini è assai analoga

    http://principessasulpisello.com/2013/11/02/la-resta-dei-santi/

  • agbiuso

    Novembre 2, 2013

    I siciliani festeggia(va)no il giorno dei morti nel modo che questo bellissimo articolo sintetizza: Abbasso Hallowen, evviva la Festa dei morti.
    Che cosa c’entra con gli spioni statunitensi? Molto, come anche la conclusione dell’articolo suggerisce.

  • agbiuso

    Ottobre 31, 2013

    Un articolo lucido e dolente di Barbara Spinelli comincia così:

    “APPARENTEMENTE sono tutti molto offesi, i governanti europei, per come Barack Obama – imperturbato, senza farsi scrupoli – li ha fatti spiare da anni”

    e così si conclude:

    ============
    “Anche se non si chiamano più guerre (ma «operazioni d’emergenza esterna»), la dottrina è sempre quella di Bush jr: l’America è fortezza assediata, militarmente ed economicamente, che non si fida di nessuno e sospetta tutti — avversari reali e potenziali, amici fidati o competitori infidi. È stata denominata dottrina dell’Uno per cento, e fu il vicepresidente Dick Cheney a formularla per primo, nel 2006: «Se esiste un 1 per cento di possibilità che gli scienziati pakistani stiano assistendo Al Qaeda nello sviluppare un’atomica, dobbiamo trattare questa possibilità come una certezza, dal punto di vista della risposta. Qui non è in gioco la nostra analisi, ma la nostra risposta».

    Risultato: a dodici anni dall’11 settembre 2001, si affronta il mondo con la stessa ignoranza militante di ieri, lo stesso sprezzo d’ogni analisi. Solo la risposta conta: quale che sia, giusta o sbagliata, purché si presenti come certezza non confutabile. Purché confermi l’America come superpotenza che non conosce limiti, né autorità superiori o pari alla propria. Che declina magari finanziariamente, ma non politicamente e strategicamente.

    Che l’Europa creda ancora a questa favola raccontata da un idiota, senza mai discutere con l’alleato il senso e la natura delle guerre, senza mai osare sapere, fa di lei null’altro che «un’ombra che cammina».
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    Fonte: Gli spifferai magici e i cani di Kant, 30.10.2013

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