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«Istituzionalmente inquietante»

«Istituzionalmente inquietante». Ohibò, ohibò. Giorgio Napolitano scopre che l’azione di Berlusconi e del suo PdL è «istituzionalmente inquietante». Soltanto da qualche ora però. Prima di due giorni fa tali soggetti hanno costituito il sostegno indispensabile di vari governi e soprattutto degli ultimi due, presieduti da Napolitano tramite i prestanome Monti e Letta (quest’ultimo è ancora in carica).

Padellaro chiede giustamente che «per favore nessuno esprima stupori fuori luogo. Cosa ci si poteva aspettare da un pregiudicato per frode fiscale, a capo di un folto manipolo di parlamentari scelti appositamente per servirlo e che tutto gli devono? Che forse davanti alla propria decadenza da senatore, e dunque con il rischio concreto di essere arrestato per l’inchiesta di Napoli sulla compravendita dei senatori, questo galantuomo si sarebbe inchinato alla legge pur nella comprensibile amarezza? Ma andiamo. Il pregiudicato si sta muovendo esattamente come si muovono i veri boss della mala pronti a scatenare l’inferno pur di non farsi beccare e trascinare dietro le sbarre. […] Come hanno capito anche i sassi, le larghe intese che avrebbero dovuto salvare il Paese (con risultati finora almeno discutibili) sono state pensate anche per salvare Berlusconi. Possibile che l’inquilino del Colle non si fosse accorto che sotto il suo capolavoro politico era stato piazzato un potente ordigno a orologeria?» (PdL. Larghe estorsioni, Il Fatto Quotidiano, 26.9.2013).
Persino Ezio Mauro afferma che «bisognava fermare per tempo -istituzioni, opposizioni, intellettuali, giornali, un establishment degno di questo nome- la progressione di un’avventura politica che costruiva se stessa come sciolta dalle leggi, dai controlli, dalle norme stesse della Costituzione: disuguale nella pratica abusiva, nel potere illegittimo e nella norma deformata secondo il bisogno» (L’eversione bianca, la Repubblica, 27.9.2013). Il suo giornale ha cercato di «fermare per tempo» Berlusconi sostenendo ogni giorno e con convinzione il governo del quale Berlusconi è parte fondamentale.

In realtà, «a Napolitano si può imputare tutto, ma non l’ingenuità. È altamente probabile che a Berlusconi siano state date delle garanzie che in seguito non sono state rispettate, o più probabilmente non si è riusciti a far rispettare. In altri termini l’assicurazione della prescrizione per scadenza dei termini del processo che lo ha condannato in via definitiva per truffa fiscale. Altrimenti che senso aveva fare un governo intestato alla presidenza della Repubblica, che mai si è esposta come in questo caso? Per vederlo cadere rovinosamente per un processo e una condanna altamente probabile pochi mesi dopo?» Quello attualmente in carica è il governo di Napolitano. Ora però «lui ha perso la partita, ma si ostina a negarlo come chi avendo sempre vinto (o almeno pareggiato) non riesce a darsi pace per la sconfitta. Si alzi dal tavolo di gioco, e prima di uscire, spenga le luci del Quirinale» (Beppe Grillo, Poker con il morto, 27.9.2013), in modo da poter sperare che si comincino a riaccendere le luci dell’Italia. Peggio di un governo Pd-PdL che cosa mai ci potrebbe infatti accadere? Un governo del solo Pd avrebbe almeno l’opposizione del PdL, un governo del solo PdL avrebbe l’opposizione del Pd. E non invece l’immondo connubbio del Partito Unico che avvicina sempre più l’Italia alla condizione che in Grecia sta determinando qualcosa di terribile: la chiusura di tutte le Università per volontà degli organismi finanziari europei.
Strano (vero?) che nessuno parli in Italia di una simile tragedia. Ancora una volta, senza informazione libera la democrazia è un puro suono: «È sempre più forte in Grecia l’impressione che per la Troika il desiderio di studiare e di laurearsi espresso da molti giovani sia “anomalo”. Tutti gli organi di governo, nazionali e europei, battono infatti su un unico tasto: i giovani devono scegliersi un mestiere e non continuare a studiare. Questo discorso ossessivo va di pari passo con i licenziamenti degli insegnanti nelle scuole elementari e medie». Ma «“risanare” un Paese distruggendone la formazione avanzata è una vera follia» (Argiris Panagopoulos, Il massacro delle università greche suona l’allarme anche per l’Italia, Roars, 27.9.2013). La follia di una politica che concepisce le persone in funzione della finanza e non la finanza al servizio delle persone. La follia di una banda di criminali al potere e di presidenti che sembrano accorgersene dopo vent’anni.

 

25 commenti

  • agbiuso

    6 Ottobre, 2013

    Caro Professor Salone,
    sono davvero contento di avere sue notizie e di rileggerla.
    Lo sono anche per la consonanza che i nostri testi presentano, non soltanto quelli politici ma pure altri di argomento culturale.
    Nell’intervento più recente pubblicato sul suo sito lei ha difeso il paganesimo, nonostante la sua fede cristiana, e questo le fa onore.
    Il motto di Simmaco che ha scelto per il suo spazio in rete –uno itinere non potest perveniri ad tam grande secretum– fu oggetto di una mia breve riflessione di qualche anno fa.

    Complimenti, quindi, e grazie per avermi scritto.
    Sarò sempre lieto di leggere i suoi interventi nel suo sito e anche qui.

  • claudio salone

    6 Ottobre, 2013

    Gentile Professore,
    nel riordinare uno scaffale della libreria, mi è venuto alla mano il suo libro “Contro il Sessantotto”, di cui parlammo ormai molto tempo fa qui a Roma. Così ho voluto cercarla sulla rete e mi sono imbattuto nel suo sito. Straordinario davvero, a distanza di anni senza alcun reciproco contatto, il nostro unum sentire sulla situazione attuale, su Re Giorgio e sull’oltraggioso pateracchio del governo Letta. Dico oltraggioso per la coscienza civile e politica, non certo per le convenienze che esso vela e protegge, le stesse convenienze consociative che, almeno a partire dalla fine degli anni 70, hanno mantenuto in sella la diarchia DC/PCI, pur se con nomi ed etichette mutate, e condotto al disastro morale e materiale il nostro Paese. La saluto caramente e la ringrazio.
    Approfitto per comunicarle l’indirizzo del mio blog, dove ho postato di recente un commento sulla crisi di governo che, mi sembra, consuoni con la sua analisi e altre riflessioni su cui mi piacerebbe conoscere una sua opinione
    claudiosalone39.wordpress.com

  • agbiuso

    2 Ottobre, 2013

    Come si è visto, berlusconi è soltanto un vecchio buffone ormai suonato.
    I veri sciocchi, il vero flagello, sono i suoi elettori.
    Se fossi stato senatore (dio ce ne scampi!) avrei detto le stesse parole pronunciate dalla cittadina che mi rappresenta nel Senato della Repubblica. E che qui ringrazio.

  • diegob

    2 Ottobre, 2013

    È un momento di grande confusione. Certamente non è «solo» il Cavaliere il problema. Lui è una sorta di incubo ulteriore nel bel mezzo di un brutto film. Vedermo che accade, caro Alberto, oggi c’è Prodi che fa, finalmente un po’ di chiarezza su un evento e, nel contempo, sul caos che regna nel PD.

    http://www.corriere.it/politica/13_ottobre_02/prodi-da-telefonata-d-alema-capii-che-non-sarei-salito-colle-06fd7112-2b22-11e3-93f8-300eb3d838ac.shtml

  • agbiuso

    2 Ottobre, 2013

    Che cosa significhi che il grottesco Letta uno e mezzo porterà vantaggi solo alla finanza, lo chiarisce molto bene Piero Bevilacqua sul manifesto di ieri (1 ottobre).
    Riporto qualche brano, consigliando la lettura integrale del suo articolo: La catastrofe moderata:

    =========
    Non dirò certo che la caduta del governo Letta era prevedibile. Profezia troppo facile per chi l’ha avversato prima ancora che nascesse. Quel che è da capire è altro e più importante per l’avvenire. Non è possibile infatti che politici di lunga e consumata esperienza, leader accorti, uomini saggi si siano infilati per ingenuità in un vicolo che sin dai primi passi si rivelava impercorribile.
    Non era noto, il 27 aprile, allorché si è formato il governo delle “larghe intese” (quanto è innovativo il linguaggio politico in un paese in cui la politica non cambia nulla) che di lì a poco la Cassazione avrebbe con ogni probabilità inflitto una condanna definitiva a Berlusconi? E che quindi Letta avrebbe governato con uomini a servizio di un criminale?
    Certo, per decoro istituzionale si poteva chiedere ai ministri del Pdl di prendere le distanze dal loro Capo e di rispettare con atto formale la sentenza della magistratura. Non avevano giurato costoro, all’atto di formazione del governo, fedeltà alla Costituzione? E quale fedeltà c’è nel rifiutare, come essi continuano a fare, la sentenza definitiva di un potere costituzionale dello Stato? Ma questo passo non è stato compiuto. Con danni incalcolabili all’onore della Repubblica, all’etica civile del nostro paese. Con l’instaurazione di prassi imbarazzanti e al limite della legalità: quando Alfano si recava dal Capo dello Stato entrava nelle stanze del Quirinale come ministro o come messo servente di un pregiudicato? E quanto controproducente è stato imporre un governo che tradiva il voto degli elettori, che vedeva alleato quanto resta di una grande tradizione politica con il partito-azienda di un uomo che milioni di italiani considerano la più grave sciagura degli ultimi 20 anni?
    […]
    Ma, al di là dell’etica civile, di cui il ceto politico italiano sembra aver perso memoria, sbagliate e controproducenti apparivano sin dall’inizio le strategie anticrisi del Pdl. Non era noto che quel partito avrebbe lottato allo stremo per abolire l’Imu sulla prima casa? E davvero si poteva pensare che su questo punto si sarebbe trovato un compromesso?
    Una leggerezza rivelatrice, che mostra i limiti dell’approccio moderato ai fondamenti della crisi italiana. Senza un trasferimento rilevante di ricchezza, sottratta alla rendita fondiaria e finanziaria, a favore del lavoro e del mondo produttivo, la macchina industriale del paese non si rimetterà in moto.
    Altro che togliere l’Imu sulla prima casa anche alle famiglie ricche, quel 10% che detiene il 50% della ricchezza nazionale! E invece si sono persi 5 mesi per far tornare i conti senza nessun risultato, anzi tornando indietro: il debito è continuato ad aumentare, il deficit ha superato il tetto fatidico del 3%, forse aumenterà l’Iva, il Pil è ancora in calo, nuovi posti di lavoro zero. Nel frattempo l’industria italiana va in pezzi o viene acquistata a prezzi di saldo dal capitale straniero. Gli ultimi dati Istat danno il fatturato industriale di luglio in calo dello 0’8% rispetto a giugno e un – 3,6 rispetto allo scorso anno. Dire che ci sarà la ripresa a fine anno, come fanno Letta e Saccomanni, è uno slogan penoso lanciato dai nostri governanti sin dal lontano 2009. Ormai è un dato immaginario del calendario, come annunciare che sul finire di dicembre arriverà il Santo Natale. Solo che almeno Natale arriva davvero.
    Ma allora, come hanno fatto a sbagliare così clamorosamente i dirigenti del Pd e il loro supremo ispiratore, Giorgio Napolitano? La risposta ovvia e nota è che non c’erano alternative. Io credo al contrario – insieme a non pochi altri – che le alternative c’erano e che invece è stata perseguita la strada perdente con abilità, calcolo e determinazione. Lo spazio non consente la ricostruzione storica che il ragionamento meriterebbe.
    Ma è evidente che dal 2009, con il precipitare della crisi internazionale, le fortune politiche di Berlusconi sono crollate. Qualcuno ricorda i dati dei sondaggi elettorali dell’autunno 2011? Era evidente che l’incanto tra il narratore di ciance e l’elettorato moderato italiano si era rotto. Un gruppo di potere che governava da poco meno di 20 anni presentava al paese un bilancio desolante di fallimenti pressoché in tutti gli ambiti della vita nazionale.
    Apparve allora chiaro che il centro-sinistra aveva davanti a sé un potenziale di consenso senza precedenti e si candidava a succedere a un governo palesemente allo sbando. Eravamo a uno snodo storico di rilevante portata. E invece Napolitano non sciolse le camere e chiamò Monti. Poco dopo, conclusa l’esperienza Monti, si è aperta una campagna elettorale nella quale il leader del Pd, Pierluigi Bersani, chiedeva agli elettori di non farlo vincere troppo, al fine di poter condividere il governo con il moderato Monti. Mai nulla di simile si era visto in tutta la nostra storia politica. E’ stato, com’è noto, accontentato. Ma pur avendo vinto di misura il capo dello Stato non gli ha poi consentito di andare in Parlamento e verificare la fiducia. Il resto è noto.
    Ebbene, qual è la spiegazione di questo lucido ma fallimentare percorso strategico? La risposta , che è seria e non moralistica, è una sola: l’onesta viltà intellettuale di gran parte dei gruppi dirigenti del Pd. Costoro, divisi al loro interno, sanno perfettamente di essere inadeguati ad affrontare una crisi di tale gravità e ampiezza come quella in cui annaspiamo. E Napolitano lo sa meglio di loro. Hanno costruito un partito d’opinione, incapace di organizzare e rappresentare le istanze popolari, e in grado di far valere una forza di massa negli attuali rapporti di classe che soffocano il paese e che condizionano la ripresa.
    Essi dovrebbero entrare in conflitto con i gruppi dominanti con cui ormai dialogano come governanti, quando non sono collusi in pratiche affaristiche. Avrebbero bisogno di una capacità di manovra almeno di raggio europeo e invece vegetano nel tran tran quotidiano di una Italia sempre più provincia dell’Impero.
    […]
    Oggi è evidente che il distillato strategico della politica economica dei governi neoliberisti è l’aggiornamento di uno schema neocoloniale.
    Ogni stato deve avere i conti in ordine, il lavoro flessibile, l’amministrazione efficiente, una bassa pressione fiscale perché il capitale finanziario che gira per il mondo in cerca di affari trovi conveniente investire. E dunque muovere la crescita economica, creare lavoro. Organizziamo i vantaggi comparati, in competizione con altri paesi, perché vengano a colonizzarci. Davvero un salto di qualità, sia di visione che di compiti, per la politica del nostro tempo.
    Ora l’esperimento è rovinosamente fallito. Ma da esso non bisogna limitarsi a trarre la conseguenza che Berlusconi è uno dei più torvi lestofanti mai apparsi sulla scena politica del globo. Questo, almeno noi, lo sapevamo da un pezzo. La grande e luminosa lezione è che con le tresche trasformistiche della vecchia politica, con i pannicelli caldi delle ricette neoliberiste non si va da nessuna parte.
    […]

  • agbiuso

    2 Ottobre, 2013

    Condivido per intero l’analisi di Padellaro.
    Questo grottesco governo di “diversamente democristiani” e “diversamente berlusconiani” (non si può dire “diversamente comunisti” perché i comunisti sono morti) potrà solo continuare a procurar danno agli italiani e fortuna, invece, alla grande finanza europea e statunitense.
    L’unica cosa interessante è vedere i servi berlusconiani sbranarsi tra di loro.

    ===========
    Il governo degli apprendisti stregoni
    di Antonio Padellaro

    Le larghe intese, la sciagurata operazione trasformistica benedetta dal Quirinale, esplodono in mille pezzi dopo appena cinque mesi di stentata esistenza con la scissione del Pdl, le furibonde accuse di Berlusconi contro Napolitano e Letta e una santabarbara di insulti, minacce e dossier pronta a esplodere.

    Ma c’è qualcosa di molto peggio di una formula politica fallita: riproporre a un Paese sfibrato e disorientato la stessa scadente minestra, ma questa volta condita con la stricnina. Tale appare la nuova maggioranza raccogliticcia, inzeppata di transfughi e voltagabbana che starebbe maturando nelle segrete stanze. Oggi ne sapremo di più dal premier dimezzato Enrico Letta, ma cause ed effetti del disastro presente e di quello che si annuncia sono già sotto i nostri occhi.

    Primo. La guerra civile in corso tra gli scherani di Berlusconi non è tra falchi e colombe, ma tra opportunisti di varia specie. I ministeriali guidati da Alfano si sono troppo sbilanciati per non temere la vendetta del Caimano e ora cercano rifugio all’ombra di un governicchio Napolitano-Letta. Quanto al pregiudicato, perduta ogni speranza di farla franca, anche da decaduto continuerà a fare danni guidando per interposta persona (la rampolla Marina) la nuova e più aggressiva Forza Italia, una sorta di Alba Dorata che pescherà nella destra più intollerante.

    Secondo. Non si capisce quale interesse avrebbe il Letta nipote ad accettare un simile pateracchio che contribuirà a rafforzare in Europa l’idea di un’Italia con un governo ancora più debole e non in grado comunque di fare fronte ai propri obblighi.

    Terzo. Dopo il confuso risultato delle ultime elezioni tutto consigliava la creazione di un esecutivo di scopo per tamponare la crisi e portare al più presto il Paese alle urne con una nuova legge elettorale. Come se non fossero bastati i disastri dell’inciucio Pd-Pdl, ora sul Colle si sperimentano altre strane alchimie da apprendisti stregoni. A che scopo?

    Il Fatto Quotidiano, 2 ottobre 2013

  • agbiuso

    1 Ottobre, 2013

    Roberto Giachetti, il deputato del Partito Democratico che dal suo partito venne lasciato da solo a votare contro il Porcellum, conferma che Enrico Letta è un volgare bugiardo.

    =========
    Caro Enrico non ci siamo
    di Roberto Giachetti

    Roma, 30-09-2013

    Siccome il mio amico Enrico Letta oggi mi chiama direttamente in causa, penso sia doveroso da parte mia uscire dall’amaro riserbo di queste ore e dire poche cose.

    Io non so cosa voglia in questo momento Grillo. Ho visto superficialmente la proposta di riforma elettorale del Movimento 5 Stelle e mi sembra forse peggiore del Porcellum. Solo qualche giorno fa lo stesso Grillo ha detto che a questo punto è meglio tornare a votare con l’attuale legge elettorale. Sì, bene, questo è vero. Ma non è tutto. Io penso che in politica, al di là delle dichiarazioni (sono anni che inseguiamo dichiarazioni roboanti sulla volontà di cancellare il Porcellum), delle buone o delle cattive intenzioni, contano i fatti.

    Ed i fatti purtroppo parlano chiaro: quando più di quattro mesi fa 100 deputati di quasi tutti i gruppi misero a disposizione del Parlamento la possibilità di passare dalle parole ai fatti, cioè di cancellare il Porcellum, Letta chiese al Pd di votare contro quella mozione, ponendo sostanzialmente una questione di fiducia; il Pd si sottomise a quella richiesta e quella mozione fu votata solo da Sel, dal Movimento 5 stelle, dal deputato PDL Martino e dal sottoscritto. Questi sono i fatti. Avrei tanto voluto che i fatti stessero in altro modo. Oggi non saremmo in queste condizioni ed in questa trappola.

    Oggi Enrico, per replicare a Grillo, spiega che il Pd non era contro nel merito ma sul metodo. Mi viene da sorridere: l’accusa sarebbe quella che 4 mesi fa occuparsi di legge di salvaguardia sarebbe stata un’accelerazione impropria visto l’avvio del percorso delle riforme istituzionali. A prescindere da ogni valutazione sul concetto di accelerazione, dopo anni in cui si chiacchiera inutilmente di abolizione del Porcellum, anche in questo caso parlano i fatti. Stoppare quella iniziativa è servito solo a farci trovare nell’attuale situazione d’impasse. Oggi tutti mi spiegano che per cambiare il Porcellum non ci sarebbero i numeri e che quindi si potrà fare solo qualche correzione (legata ai possibili interventi della Corte Costituzionale) e quindi, addirittura, peggiorare l’attuale legge elettorale. Non so se sarà così ma certamente questo ragionamento vale per l’oggi.
    Il 28 maggio vi erano le condizioni per farlo e se non lo si è fatto è perché Letta, Franceschini, Finocchiaro e vertici del PD non hanno voluto. La conseguenza, temo di non sbagliarmi, è che torneremo a votare con questa legge o con una peggiore senza aver per lo meno garantito quello che tutti gli italiani si attendono: scegliere i propri rappresentanti. Ed i primi responsabili di questo siamo noi. Occorre dirlo.

    Un’ultima osservazione. A sentire il Presidente del Consiglio sembrerebbe che al Senato sia imminente l’approvazione di un testo di riforma della legge elettorale su cui vi sarebbe una sorta di largo accordo. Temo che abbia informazioni sbagliate. A due mesi dallo scippo del dibattito da parte del Senato stiamo ancora in alto mare. Anzi nei prossimi giorni ci è stato annunciato che avremo un “pillolario”, cioè una serie di punti su cui verificare convergenze. Ancora lontano appare un testo vero sul quale magari votare. Cioè siamo più o meno al punto di partenza. Una fotografia molto simile a quella che abbiamo visto nello scorcio della precedente legislatura.

  • agbiuso

    30 Settembre, 2013

    Io penso che questo sito sia onorato dalla presenza e dalla scrittura di Pasquale D’Ascola. Prima o poi, caro Diego, leggerai anche i suoi libri.

  • diegod56

    30 Settembre, 2013

    Tutto quello che scrivete è ben scritto e motivato al solito ma la mia impressione è che si cerchi da far rientrare nella ragione una situazione che, la dico con Lacan, è del tutto in mano all’inconscio di uno psicotico circondato da mascalzoni sì, ma sospettabili di patologie attenuate e di poco differenti

    In una tale corsia ho visto cose penose e sentite altre e non mi parrebbe affatto strano che qualcuno dichiarandosi il sole mi tenesse a distanza per impedirmi di bruciarmi. Mi capitò una certa domenica pomeriggio triste e milanese.


    Scusate sono sconfortato e preoccupato per il nulla che ci si apre sotto i piedi. Non ne vedo il fondo

    Bellissimo anche se di una cupezza totale, il tuo testo. Insieme, avviluppate in una sorta di canto disperato, stanno assieme le vicende collettive e il proprio intimo, profondo, disgusto e spaesamento. Una discesa agli inferi, con quel senso d’angoscia simile a certe visite, in certi padiglioni dove l’orrore è intriso d’assurdo. Una vertigine verso il basso. Devi esser stato un uomo molto buono, in gioventù, per soffrire così, adesso.

    Non so cosa ne pensa il nostro Alberto, ma per me il tuo scrivere ha una potenza evocativa densa e sgomentante.
    Scusa se mi soffermo, Pasquale, io vedo la luce dello stile, sono profondamente lettore, più che scrivano.

  • agbiuso

    30 Settembre, 2013

    Questi squali travestiti da tonni non hanno onore ma le loro menzogne testimoniano di ciò che sono: nullità.

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    Letta ieri sera dal suo maggiordomo Fabio Fazio ha detto in televisione che è a favore del Mattarellum e che per colpa di Grillo non si è potuto tornare a quella legge. Sappiamo bene, invece, che la verità è l’esatto opposto.
    Il Deputato del pd (menoelle, ndr) Giachetti propose il ritorno al mattarellum che fu bocciato a pieno titolo da Letta, dalla Finocchiaro e da tutto il pd (menoelle, ndr) che votò contro. Il M5S compatto votò a favore. Ci sono gli atti della camera che lo testimoniano.
    Questa è una menzogna che meriterebbe non solo una denuncia per diffamazione ma un intervento da parte di Roberto Fico in qualità di Presidente della Vigilanza Rai soprattutto per l’accomodante comportamento di Fazio che non poteva non sapere che quella era una balla colossale e non è minimamente intervenuto smentendo ciò che Letta stava asserendo. Come è possibile vedere da questo pezzo in evidenza Letta fu il primo a votare CONTRO il ritorno al mattarellum.

    Riportiamo alcuni numeri relativi alla mozione Giachetti riporto il pezzo dell’articolo del loro giornale di partito in cui si nota il povero deputato pd (menoelle, ndr) che vota in solitaria sostenuto in pieno dal M5S, ma completamente abbandonato dal suo stesso partito.
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    Fonte: Letta mente agli italiani #LettaMente

  • Pasquale D'Ascola

    30 Settembre, 2013

    Cari amici, sono a tal punto devastato da quanto accade dal visto e previsto e cassandramente divisato secoli fa che non ho tanta forza di argomentare. Se non cambiando registro. De Bertoli nel suo editoriale di oggi, al fin anche il cds dice una volta tanto la sua e non l’altrui, a proposito dello status berlusconiano cita quella ridotta valtellina che avrebbe dovuto far da barriera alla disfatta repubblichina nel 1945. Con questa citazione volente o nolente il db. entra in territorio psicopatologico ed è lì che mi fermo. Tutto quello che scrivete è ben scritto e motivato al solito ma la mia impressione è che si cerchi da far rientrare nella ragione una situazione che, la dico con Lacan, è del tutto in mano all’inconscio di uno psicotico circondato da mascalzoni sì, ma sospettabili di patologie attenuate e di poco differenti. Ho letto alcuni commenti di oggi al consueto toto-senato preventivo che la stampa si diverte a proporre con lo stesso spirito con cui pubblicano le parole crociate o l’oroscopo. Ebbene ho letto, vox populi, che siamo in un regime di sinistra che riempe il senato di comunisti e di architetti che non possono più farsi vedere a londra dopo quello che hano combinato e che è uno scandalo pagare una signora di 51 anni quale senatrice a vita, con un livore questi concettismi espressi quale mi è capitato di vedere al manicomio, in certo casi resistenti alle diazepine, quando andavo a visitare un amico lì trattenuto. In una tale corsia ho visto cose penose e sentite altre e non mi parrebbe affatto strano che qualcuno dichiarandosi il sole mi tenesse a distanza per impedirmi di bruciarmi. Mi capitò una certa domenica pomeriggio triste e milanese. MI tenni a distanza dal paziente e non mi bruciai: ora che ci penso somigliava a grillo.
    L’Italia come voi sapete bene tutti, rischiò la débacle civile e militare nel 17 a Caporetto. Allora socialisti, pacifisti e anarchici si arruolarono d’un colpo. Si trattava di salvare le case. Discutibile gesto dal momento che la diga umana sul piave e la vittoria portò acqua al mulino degli arditi e non delle commissioni operaie, però non so con che cuore uno avrebbe potuto scientemente lasciar crollare la propria casa e dopo si vedrà, per non favorire la monarchia e il capitalismo. Sarebbe cambiata la storia d’italia, non so, non ho risposte. Mi sento in una corsia ripeto, e con una camice sdrucito e senza medicine e apolide tra bande armate di tagliagole. Scusate sono sconfortato e preoccupato per il nulla che ci si apre sotto i piedi. Non ne vedo il fondo e, come nella parabola buddista, sull’orlo di affogare non chiederei a chi mi lancia un canapo se crede in dio. Con ciò credo che tacendo farò bene

  • diegod56

    30 Settembre, 2013

    Molti altri cattolici italiani, tuttavia, vedono da decenni nel mafioso ladro e pervertito un modello di difesa dei valori della famiglia (!!) e della religione (!!!).

    ma molti no, caro Alberto, e non solo fra i cattolici di area progressista, ma anche fra cattolici abbastanza di destra; io come «modello» in scala uso il condominio dove lavoro, un condominio nel complesso borghese e piccolo borghese; ebbene: i più sfegatati berlusconiani sono quelli che in gioventù erano pseudosessantottini, gli «ex» di ogni velleitaria battaglia, e mi sovviene spesso il tuo bel testo «Contro il ’68» sul quale voglio tornare a ragionare ed a scrivere, appena ho tempo.

  • agbiuso

    29 Settembre, 2013

    Questa l’analisi di Famiglia cristiana.
    Molti altri cattolici italiani, tuttavia, vedono da decenni nel mafioso ladro e pervertito un modello di difesa dei valori della famiglia (!!) e della religione (!!!).
    Speriamo che anche costoro ascoltino l’invito formulato a conclusione dell’articolo.

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    Impegnato nell’ennesima fuga dalle proprie responsabilità politiche e giudiziarie, Silvio Berlusconi scarica come sempre sugli italiani il costo dell’avventura. Gli eventi di queste ore sono drammatici ma anche tipici: timoroso del passaggio parlamentare (che nelle democrazie normali è invece “sacro” e ineludibile), atterrito all’idea di dover votare contro il Governo con una sfiducia a viso aperto e sotto gli occhi del Paese, il Cavaliere butta giù tutto nel week end e senza vergogna accusa gli altri di “ricatto”. Lui che da mesi scappa davanti ai processi che lo inseguono e minaccia l’Italia intera: o mi graziate e inventate per me una Giustizia speciale o sfascio il Paese.

    Come si diceva: drammatico ma anche tipico. Pensiamo a quanto sta succedendo in queste settimane. Siamo sul punto di svendere Alitalia, dopo aver speso miliardi di euro pubblici per trattenerla nel 2009 quando avremmo potuto venderla con profitto, il tutto perché Berlusconi aveva bisogno di farsi propaganda con la “difesa dell’italianità”.

    E la vicenda dell’Imu? Propaganda elettorale pure quella. Anzi, propaganda al cubo: gli italiani pagavano l’Ici, poi Berlusconi impose la più gravosa Imu; nella successiva campagna elettorale si fece bello promettendone l’eliminazione; e ora che il Governo delle “larghe intese”, per placarlo, ha eliminato l’Imu, scopriamo che tra Service Tax e aumento dell’Iva (perché il buco va in qualche modo coperto) pagheremo ancora di più.

    Tutto sulla nostra pelle, tutto con le nostre tasche. Con le dimissioni dei servizievoli ministri che arrivano proprio mentre tutte le istituzioni economiche internazionali ci spiegano (e qualcuna quasi ci supplica) che aprire una nuova fase di instabilità significherebbe condannare l’Italia alla serie B dello sviluppo, tramutarla in un vagone impazzito del lungo convoglio che faticosamente cerca di riprendere slancio sul binario della ripresa. Un vagone che gli altri sgancerebbero volentieri.

    E’ il cinismo di sempre, l’interesse dell’uno e dei suoi fidi finanziato dai sacrifici dei molti. Come le leggi ad personam, che hanno stravolto il sistema della Giustizia e inquinato la vita economica (pensiamo solo alla depenalizzazione del falso in bilancio). Come gli infiniti condoni. Come gli scudi fiscali, formidabili spot a favore dell’evasione fiscale che infatti, cifre alla mano, in questi anni è solo cresciuta.

    In queste ore è difficile prevedere gli esiti politici di questa vergognosa vicenda. E’ più che giunto il momento, però, che la folle cavalcata del Cavaliere trovi fine. Una parola che possono scrivere solo gli italiani.
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    Fonte: SULLA PELLE DEGLI ITALIANI. COME SEMPRE
    di Fulvio Scaglione

  • agbiuso

    29 Settembre, 2013

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    Una tale insopportabile vergogna non ha precedenti. Nelle democrazie occidentali ma neppure, a quanto si sa, nei Paesi del Terzo mondo o nei più sperduti Staterelli africani non si è mai visto un condannato per reati gravissimi disporre a suo piacimento di 97 deputati, 91 senatori e 5 ministri imponendo loro le dimissioni del Parlamento e dal governo come si fa con la servitù, anzi peggio visto che i domestici hanno diritto almeno a un preavviso.

    A parte i tardivi borbottii di qualche Cicchitto e Quagliariello (e il dissenso di Marina B. forse al corrente del fragile equilibrio psichico del padre), i camerieri del pregiudicato hanno prontamente ubbidito, alcuni per la sottomissione scambiata con una poltrona, altri per pura cupidigia di servilismo.

    È questo il vero cancro che sta divorando la democrazia italiana condizionata da un personaggio che pur di estorcere un qualcosa che possa salvarlo dalla giusta detenzione e dalla giusta decadenza da senatore non esita a mandare a picco il Paese che domani potrebbe essere investito da una nuova tempesta finanziaria. E tutto con la risibile scusa elettorale della contrarietà all’aumento dell’Iva.

    Come ha potuto Napolitano mettere il governo nella mani di un simile individuo? Come hanno potuto Letta e il Pd accettarlo come alleato?
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    Antonio Padellaro, Crisi di governo, i troppi servi della vergogna, Il Fatto Quotidiano, 29 Settembre 2013

    “Come hanno potuto?”. Già, come hanno potuto?
    Se non ci libereremo da questi farabutti del Partito Democratico, non ci libereremo neppure da Berlusconi.

  • agbiuso

    29 Settembre, 2013

    Anche Lucia Annunziata, che certo nulla ha a che fare con il Movimento 5 Stelle, ritiene che si debba andare a votare quanto prima:

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    Avevo scritto poche settimane fa, su questa stessa testata, all’indomani della condanna di Silvio Berlusconi che il governo Letta era finito. La ragione una sola: non si poteva obiettivamente tenere in piedi una coalizione fra due partiti il leader di uno dei quali viene condannato per frode fiscale in via definitiva.

    Non è una questione di ideologie – scrivevo – cioè di destra e sinistra, né di emozioni. Il problema posto dalla condanna di Silvio Berlusconi è un fatto di etica pubblica. In ogni altro paese del mondo democratico, con qualunque governo, di sinistra o conservatore, la condanna di un leader avrebbe richiesto le presa di distanza del partito dal proprio capo condannato. E dal momento che fin dalla prima ora si poteva anticipare che il Pdl mai avrebbe preso le distanze dal proprio fondatore, la fine del governo Letta era scritta nelle cose.

    Eppure per settimane non si è preso atto di questa realtà ovvia. Nel nome di una stabilità di governo, nel nome della difesa dell’economia italiana. La disperata difesa di questa linea di responsabilità è stata fatta da uomini e istituzioni molto rilevanti: il Quirinale innanzitutto, e molti importanti leader e commentatori politici. Silvio Berlusconi si è preso gioco di tutti loro. E speriamo che a questo punto si avvii una più seria riflessione su cosa sia la “responsabilità'” e la “stabilità” in un paese come il nostro.

    […]

    La imprevedibilità del leader del Pdl è evidentemente il punto in cui si concentra la crisi del nostro paese. E’ un uomo provato, arrabbiato, determinato, e convinto di non doversi piegare alle decisioni della Giustizia, come il resto dei cittadini.

    Difficile immaginare che qualcosa possa essere ricostruito con leader che ha tale inclinazioni e convinzioni. Speriamo dunque che nessuno si faccia una seconda illusione. La stabilità italiana è assicurata da due cose, come del resto in tutti i paesi del mondo: un governo con una maggioranza vera, che lo metta in grado di governare, e una seria ripresa economica, i cui termini non siano ostaggio (come si è visto da Iva e Imu) di trattative fra partiti. Si vada dunque a votare al più presto. Persino con questa legge, è meglio il voto di un governo in apnea durato alla fine solo cinque mesi.
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    L’intero articolo è leggibile qui:
    La crisi era inevitabile. Ora subito al voto per una vera stabilità

  • agbiuso

    29 Settembre, 2013

    “Il che sarebbe in pratica (nel senso proprio di «prassi») lo stesso accadimento”.

    No, non sarebbe lo stesso accadimento. Il potere di berlusconi, infatti, si fonda su quattro basi:
    – il danaro
    – il possesso illiberale di tre reti televisive nazionali e di varie testate “giornalistiche”
    – l’essere membro di mafie e massonerie
    – il carisma personale

    Con un altro soggetto al posto suo, il terzo elemento mancherebbe.
    Elemento fondamentale, e lui lo sa. È anche per questo che defenestrò Alfano come candidato del PdL alle ultime elezioni. Berlusconi è insostituibile.
    Non dobbiamo essere troppo ottimisti ma nemmeno rimanere vittime di quella sorta di sindrome di Stoccolma che ci fa vedere questo personaggio come eterno carceriere e noi come eterni carcerati. Il suo partito è probabile che si sfasci in tempi brevi.
    Anche per questo accetto la scommessa 🙂

  • diegob

    29 Settembre, 2013

    Anche se il Pdl vincesse eventuali elezioni, Berlusconi non potrebbe essere eletto a nessuna carica pubblica, in quanto interdetto dai pubblici uffici; non può fare il senatore, non può candidarsi alle elezioni, ancor meno potrebbe essere eletto a quella carica. Perché continui a ribadire questa affermazione errata?

    Su questo punto, forse hai ragione, ma nulla impedisce, come anche annoti, che a salire sul colle più alto vada un suo diretto servizievole ammiratore. Il che sarebbe in pratica (nel senso proprio di «prassi») lo stesso accadimento.
    Condivido la critica a Napolitano, la eccessiva e cieca fiduca accordata a suo tempo (fine 2011) ed anche la critica fondatissima su quanto hanno azzoppato la salita al colle di Prodi. Nondimeno rimane, a mio avviso, imprudente la decisione di Grillo di spingere per il voto con questa legge.
    Grillo e Casaleggio avranno ragione solo se vinceranno le elezioni, e con un buon margine, il che mi pare improbabile. Ha solo l’internet, le TV le ha B. e, in misura minore, il PD.
    Il Partito Democratico ha, anche secondo me, grandi responsabilità sul disastro prossimo, ma questo non muta quel che accadrà da ora in poi, è un piano inclinato, direi. Facciamo un patto, caro Alberto, fra un anno, il 29 settembre del 2014, torniamo su questo thread, se ho avuto torto per punizione mi regalo un libro di poesie di Sandro Bondi, e tu, se hai torto, recensisci sul blog un bel disco di Apicella!

  • agbiuso

    29 Settembre, 2013

    Appendice sulla legge elettorale:

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    Da ottobre nel blog si discuterà di legge elettorale e si approfondiranno i singoli punti. La legge elettorale è fondamentale per il funzionamento dello Stato e la stessa legittimità delle istituzioni. Per questo deve essere il MoVimento 5 Stelle nel suo complesso a deciderla.
    Senza una corretta informazione non è però possibile fare una scelta, per questo, con il supporto tecnico di Aldo Giannulli, saranno esposte via via le diverse opzioni elettorali che in seguito verranno votate on line dagli iscritti certificati al M5S (che hanno superato le 80.000 unità).
    Il percorso informativo/decisionale durerà qualche mese e definirà la legge elettorale ufficiale del M5S. In questi giorni il gruppo parlamentare sta depositando un’ipotesi di proposta che servirà ad alimentare il dibattito. Si ricorda a chi accusa il M5S di voler votare con il Porcellum che la legge di iniziativa popolare “Parlamento Pulito” del 2007 che prevedeva l’elezione diretta del candidato e il limite di due legislature è stata ignorata da TUTTI i partiti e dalle cariche istituzionali e lasciata decadere dopo due legislature. Non è stata neppure discussa da questi partiti antidemocratici! Si ricorda ancora che l’unico gruppo parlamentare ad aver votato in aula, compatto, per la decadenza del Porcellum è stato il M5S. Prossimamente a voi le decisioni.
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    Fonte:La legge elettorale del M5S

    È segno assai triste di una barbarie nella comunicazione che si debbano ricordare, ogni tanto, fatti così evidenti. Ma questa è l’Italia, queste sono le sue Pravde al servizio della gerontocrazia che la domina, come quella di Breznev, Andropov, Cernienko dominava l’Unione Sovietica. Tutti soggetti, coloro, comunque più giovani di Napolitano (il più anziano morì a 77 anni).

  • agbiuso

    29 Settembre, 2013

    Caro Diego, rispondo soltanto su un punto sul quale tu stranamente continui a insistere:
    1) Anche se il Pdl vincesse eventuali elezioni, Berlusconi non potrebbe essere eletto a nessuna carica pubblica, in quanto interdetto dai pubblici uffici; non può fare il senatore, non può candidarsi alle elezioni, ancor meno potrebbe essere eletto a quella carica. Perché continui a ribadire questa affermazione errata?
    2) Un suo eventuale “uomo di paglia” sarebbe in ogni caso altra persona e non lui stesso. Non sarebbe la medesima cosa.
    3) Un presidente che gli ha fatto fare ciò che ha voluto c’è già, ed è l’attuale capo dello stato.

    Per il resto, dissento completamente dalla tua analisi, come sai.
    Ho ripetuto molte volte le ragioni di tale dissenso e non le ripeto.
    Delle scelte politiche spinte da motivazioni come quelle che adduci mi sembrano in ogni caso perdenti, intimamente perdenti. È ragionando così che il peggio vince sempre. Da siciliano, lo so bene.

  • diegob

    29 Settembre, 2013

    Credo, caro Alberto, che sull’analisi delle scelte errate di Napolitano il Grillo abbia delle ragioni fondate. Ma ora, a questi punti, Grillo ha torto a insistere sull’andare al voto con l’attuale pessima legge elettorale. Il risultato probabile (previsioni serie, fatte in ambienti ben documentati) è una vittoria del Cavaliere e il suo conseguente insediamento al Quirinale. Forse non avrà la maggioranza per governare, ma per centrare l’obiettivo del colle più alto, sì. Lo so, caro Alberto, che tu pensi io sollevi uno spauracchio per convincere qualcuno fra gli elettori di Grillo a votare, tappandosi il naso, per il PD. Non è così, credimi, la mia è solo una previsione su quanto, puntalmente avverrà. Non vorrei avere la famosa «patente» da iettatore del racconto di Pirandello, ma finora ci ho azzeccato, per esempio quando prevedevo che il Bersani non avrebbe vinto, al massimo pareggiato. Queste cose le scrivo però nell’intento di suscitare pareri opposti, fondamentali in ogni dialettica. Spero davvero che gli amici che passano di qui scrivano, confutino, arricchiscano questa virtuale agorà.

  • agbiuso

    28 Settembre, 2013

    Naturalmente le varie Pravde italiane (soprattutto la ormai illeggibile Repubblica) si guarderanno bene dal dire ciò che è evidente a chiunque sia ancora in grado di pensare con un poco di raziocinio e oggettività. Dire che il governo di Enrico Letta è stato il governo di Giorgio Napolitano e che è costui che dovrebbe dimettersi. E finirla con le sue disastrose complicità verso il criminale di Arcore al quale ha affidato, potendo evitarlo, il governo dell’Italia.

    ==========
    Berlusconi ha ritirato i ministri dal governo. L’impalcatura costruita da Napolitano a colpi di rielezione, di saggi comprati al mercato della politica, di gestione presidenziale del Parlamento, è crollata. Non era necessario un indovino per prevederlo.
    L’Italia non può più reggersi sulle spalle di un ultra ottuagenario che sta, volontariamente o meno non importa, esercitando poteri da monarca che nessuno gli ha attribuito. Napolitano deve rassegnare le dimissioni. E’ a lui che dobbiamo questo impasse. Alle sue alchimie va attribuito lo sfacelo istituzionale attuale. Napolitano non poteva non sapere che un governo di larghe intese con un potenziale delinquente finisse nel peggiore dei modi.
    Vi ricordate l‘entusiasmo e il sorriso di Berlusconi, i suoi applausi felici alla nomina di Napolitano alla Camera? Lo aveva eletto lui, lo aveva votato il pdl composto da suoi impiegati. Berlusconi sembrava ringiovanito, aveva evitato gli iceberg, per lui mortali, rappresentati da Rodotà e Prodi, quest’ultimo fottuto dagli uomini di D’Alema e Renzi dietro il rifugio vergognoso del voto segreto.
    Napolitano bis è una creatura di Berlusconi. Qualcuno può negarlo? E Letta, che passerà alla storia minima del nostro Paese per non aver mai deciso una cippa, è stato scelto dalla coppia Napolitano&Berlusconi. Un fiasco colossale. L’Italia ha perso un anno a gingillarsi mentre l’economia stava precipitando.
    Rinvio dopo rinvio questi parassiti hanno tirato a campare mentre l’Italia tirava le cuoia. L’ultimo regalo l’assurdo aumento dellIVA che colpirà le classi sociali più deboli. Un cambiamento immediato è necessario. Bisogna tornare al voto. Gli italiani devono poter decidere se vivere o morire. Rien ne va plus. Le nostre aziende stanno morendo. Telecom Italia è stata comprata da Telefonica con un pugno di euro nel silenzio del governo e della Consob, Cosa rimane? Eni, Enel e Finmeccanica messe all’asta da Capitan Findus Letta per rimandare la fine del Sistema. Poco altro.
    Bisogna andare al voto per vincere e salvare l’Italia. E’ l’ultimo treno. Napolitano non si opponga. I prossimi mesi saranno per cuori forti. In alto i cuori.
    ==========

    Fonte: Rien ne va plus

  • diegob

    27 Settembre, 2013

    Caro Pasquale, scrittura feconda, inquieta e fascinosa, come sempre. Solo una domanda: «chi» dovrebbe innestare questa rivoluzione? Io penso che una nazione è come una nave in mezzo al mare, lontano da ogni porto, e se c’è delle parti da riparare, queste riparazioni si possono fare solo navigando nel contempo, quindi con inevitabile parzialità e limitatezza. Se leggi il bellissimo «Antropologia e Filosofia» di Alberto, troverai espresso bene il concetto dell’impossibilità di «rifare l’uomo» da zero, roussovianamente. Certo però che comprendo anche lo sgomento, nel quotidiano.

  • Pasquale D'Ascola

    27 Settembre, 2013

    Chiedo scusa degli errori di battitura che nella piccola maschera di dialogo stento a vedere. Potessi ingrandire il testo sarei più preciso. Scusate.

  • Pasquale D'Ascola

    27 Settembre, 2013

    Lacreme napulitane dunque. SI dura fatica a parlare ma egualmente aprire la bocca serva se non ad altro per respirare un po’, solo un po’ perchè l’aria è molto lontana da essere quella miscela di ossigeno e gas nobili di cui parlano, ancora forse, i manuali.
    Uno, mi spiace dissenitire da diegod56 che forse per paura sente ancora il bisogno di aspettarsi una svolta elettorale, di avere una speranza. Non può esserci perchè metà buona della nazione è molto malata, cronica, di quella malattia che ha prodotto quello lì. La leucemia non si seconda si combatte e si stronca, se possibile. Il fatto che ci siano più benestanti tra noi che tra i fratellini greci non significa nulla. L’obbietivo globale è fare degli stati di pochi ricchi ignoranti sopra una massa imponente di schiavi. Il confronto con il sistema concentrazionario nazista è ovvio. Finiremo sapone per murdoch se non ci diamo una mossa. Si puo pensare che nel paese di Leopardi si presentino agli esami studenti cui a 23 anni occorre suggerire, so, son, soné soné, sonetto; o domandare di quante sillabe è un endecasillabo non sapendo che possa seguire una partita a dadi: 14, no 12, ah sì 13. Non sto scherzando: ore 13 di oggi, conservatorio di milano, esami di storia del teatro musicale. Conservatorio di milano dove un docente ha spiegato per iscritto come una buona amministrazione sia una condicio sine Equa non. Sic. Abbiamo una classe più digerente che dirigente, che adesso strilla, Salvate il governo salvate il governo in un rigurgito di nazionalismo messiancio che vede nei governi salvifiche fonti di benessere per il loro orto sul lago maggiore con villa annessa di 5000 metri quadri. La borghesia italiana, andrebbe liquidata simbolicamente, e in certo casi non solo, con uno sbaffo doppio rosso e rimandata là dove è nata, in vaticano, a fare ripetizioni di economia domestica dalle buone suore lavandare. Indi spedita in Zambia, enfin qualcosa che meriti la maiuscola, a lavar mutande agli appestati. Questo paese , credo che Alberto, altra maiuscola, concordi, necessita non di elezioni ma di una rivolta cui segua una rivoluzione cui segua una epurazione, quella che non fu fatta negli anni 50 perchè togliatti non volle. Allora forse. Oppure se mi concedete di scherzare come è mio solito, di una solida e durevole occupazione militare tedesca. Reparti specializzati che non parlino italiano e non socializzino con gli indigeni nemmeno se sono bellssimi. Mi rendo conto dell’inutilità tecnica di quanto ho scritto, loro perdoneranno lo sfogo. Un abbraccio desolato.

  • diegob

    27 Settembre, 2013

    Tre punti vorrei focalizzare, caro Alberto.

    È comunque un bene che Napolitano si sia reso conto che il soggetto in questione non è un interlocutore politico «normale», ma un pericolo «in sè». Questo per dire che non è illegittimo desiderare un’alleanza fra destra e sinistra (per quanto politicamente criticabile), ma è sbagliato a prescindere tentare accordi politici con chi è un personaggio pericoloso, molto pericoloso. Banale ma vero: meglio tardi che mai.

    Io spero, anche se non mi sento affatto sicuro che accada, che alle imminenti elezioni vinca il centrosinistra e possa governare, con tutti i suoi limiti, nella chiarezza fra un governo e le opposizioni (a destra la destra, a sinistra il M5S). Il M5S avrà un ottimo risultato ma non credo una maggioranza tale da governare.

    L’Italia e la Grecia. Il paragone è possibile, ma sono due paesi profondamente diversi. Uguali nel livello di corruttela, ma molto distanti come realtà economica. L’Italia, se fosse governata da un governo appena appena decente, sarebbe una nazione ricca e democratica. La ricchezza privata italiana è maggiore di quella tedesca, se solo si decidesse una volta per tutte la fine della circolazione del contante (*) affluirebbero nelle casse dello Stato soldi a sufficienza per non chiudere nessuna università, scuola, centro di ricerca.

    (*) permettimi, la battaglia di Grillo contro l’abolizione del contante è per me pessima, perchè sarebbe un colpo durissimo all’economia criminale, all’economia nera che ci vede al primo posto nel mondo (peggio del Messico, per esempio)

    Ecco, queste, caro Alberto sono le mie considerazioni, messe a disposizione di questo luogo di franco ed intelligente confronto

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