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Cile

No – I giorni dell’arcobaleno
di Pablo Larraín
(Titolo originale: No)
Con: Gael García Bernal (René Saavedra), Alfredo Castro (Lucho Guzmán), Antonia Zegers (Verónica)
Cile, 2012
Trailer del film

È morto tardi Augusto José Ramón Pinochet Ugarte, a 91 anni. Ed è morto odiato da gran parte della società cilena ma anche compianto da migliaia di sostenitori. A conferma che l’impulso gregario dei popoli verso il Grande Fallo (di Mussolini, di Stalin, di Videla o di Berlusconi che sia) è qualcosa di insopprimibile, poste le condizioni che ne favoriscano il culto. Tra queste, nel caso cileno, la volontà degli Stati Uniti, di Richard Nixon e di Henry Kissinger di eliminare Allende e il suo tentativo di un socialismo democratico. Pinochet, inoltre, era anche un buon cattolico, che venne ampiamente omaggiato da Karol Wojtyla durante la sua visita a Santiago nel 1987. Ma nonostante questo il dittatore perse il referendum che aveva organizzato nel 1988, sicuro di ricevere un’ulteriore consacrazione politica. Tra i motivi della sconfitta vi fu la decisione da parte dell’opposizione di utilizzare i pochi spazi televisivi messi a disposizione del regime per mandare in onda programmi permeati di lievità e allegria. La politica come prodotto, la protesta come spot. A ispirare questa decisione fu un giovane pubblicitario, che promosse la libertà al modo stesso in cui si vende un forno a microonde. Il risultato fu l’imprevista e imprevedibile fine del regime di Pinochet.
Girato con cineprese degli anni Ottanta, il film restituisce filologicamente l’atmosfera, la cultura materiale, le paure, il conformismo e la tenacia della società cilena negli ultimi tempi della dittatura. La freddezza emotiva delle precedenti opere di Larraín qui si stempera molto -nonostante lo sguardo sempre inquietante del grande Alfredo Castro- in parte perché No fonde la ricostruzione narrativa con degli autentici filmati d’epoca. E la realtà è sempre meno gelida dell’invenzione. Anche per questo è più banale.

 

2 commenti

  • diego

    Ottobre 31, 2013

    L’ho visto, finalmente. Un bellissimo film, a mio avviso. Condivido l’apprezzamento «filologico» per l’uso delle cineprese anni ’80 e la fotografia davvero pregna di quello stile cromatico tipico. In realtà è anche un film che ci spiega il trionfo della televisione e del consumismo televisivo. Ovviamente durante la narrazione tutti ci auguriamo che il giovane creativo riesca nell’intento (ed è bello sapere già che andrà a finir bene), ma è anche la descrizione di una sconfitta. È drammatica l’incomprensione fra i militanti «seri», giustamente concentrati sull’indignazione e l’orrore per i crimini del regime, e il creativo «allegro»: questo perchè sullo sfondo c’è il trionfo della società televisiva, dell’ideale di consumo. Le anticaglie retoriche fasciste sono perdenti, i video celebrativi del presidente fanno pena, ma anche i video duri e politicamente giusti degli oppositori «non creativi» sembrano e sono antiquati. La vittoria del «No» fu anche la vittoria di un compromesso inaccettabile. Comunque, un gran bel film.

  • Emilio

    Giugno 9, 2013

    Il fillm mi pare veramente interessante, se non altro per dare voce all’idea della libertà (intellettuale) come allegria di dire la propria opinione. Peccato, però, che mi pare nasconda molti aspetti della storia cilena e del referendum del 1988. Prima di tutto che gli uomini di Pinochet continuarono ad avere ancora per molti anni un ruolo centrale in politica, da cui la famosa “politica della riconciliazione” , la quale quasi giustificò i fatti dei “desaparecidos”.

    In ogni caso: che il potere televisivo possa ritorcersi contro i detentori del potere stesso è un fatto che non dovrebbe essere sottovalutato.

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