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La mente fenomenologica

La mente fenomenologica

Recensione a:
Shaun Gallagher – Dan Zahavi
La mente fenomenologica
Filosofia della mente e scienze cognitive

(Raffaello Cortina Editore, 2009)
in Rivista Internazionale di Filosofia e Psicologia
Anno 3 – Numero 2 (2012)
Pagine 263-265
[ Liberamente leggibile in formato pdf ]

È un libro importante, che aiuta a comprendere in che cosa consistano il pensare e il vivere degli umani.
L’ho adottato più volte nei corsi di Filosofia della mente.

3 commenti

  • Dario Neglia

    Gennaio 22, 2013

    Considero questo libro come uno dei più belli ed importanti che abbia mai letto. Di certo non ho moltissime pietre di paragone con le quali confrontarlo, ma sfogliandolo ricordo ancora il piacere di leggerlo approfonditamente, studiarlo, comprenderlo, osservare la ricerca filosofico-scientifica che si dipanava tra le sue pagine. Ho apprezzato il suo essere filosoficamente denso di tesi, idee, concetti, pregnanti ma allo stesso tempo chiari, semplici ed onesti, di quell’onestà intellettuale di cui la filosofia beneficia così spesso quando si incontra con le scienze “dure” (e se penso questo, lo devo in gran parte proprio agli autori di questo testo). Veramente una delle letture più importanti della mia vita, filosoficamente parlando, fino ad ora; pochissime altre volte mi sono sentito così vicino a capire cosa vuol dire mettere in atto la ricerca filosofica (pur essendo iscritto in un’università di Filosofia) rispetto a quando ho studiato “La mente fenomenologica”.

  • agbiuso

    Gennaio 22, 2013

    Caro Diego, ti ringrazio di scrivere e ragionare anche a partire dai miei testi. Questo è sempre un regalo che mi fai.
    Mi permetto di aggiungere la chiusa della riflessione che hai pubblicato sul tuo sito, che a me sembra assai bella:

    ==============
    Si muore un po’ alla volta, da vivi. Ma non importa, un bicchiere di vino, uno sguardo, l’odore di un buon libro, e vivere è sempre bellissimo, i vecchi pirati non si arrendono mai.
    ==============

    Quanto cerco di argomentare è anche il fatto che la corporeità (Leib), la quale è molto più complessa del solo organismo (Körper), è intessuta di “consapevolezza, rimpianto, tempo perduto, ricordo, autosarcasmo a volte”. È tutto questo -e molto altro- che fenomenologicamente possiamo chiamare corpo.

  • diegob

    Gennaio 22, 2013

    Caro Alberto, traggo dal mio blog il mio ragionamento tratto da alcuni passaggi del tuo articolo.

    È vero che il corpo e la mente non sono affatto separati: la mente è un processo incardinato nella corporeità. Ma, attenzione, la mente è un processo, un evento di cui la corporeità è supporto essenziale ma non è solo corpo.

    Ora mi soffermo sul problema della malattia. Secondo me la malattia è una ulteriore occasione (dolorosa) per capire, per scandagliare il rapporto fra il corpo e la propria identità, il proprio intimo sentirsi vivere. Da giovani, nel pieno del vigore, il corpo è così efficace a rispondere, ad attuare i nostri impulsi, che quasi non c’è confine percepito fra noi e il nostro corpo. Ma da anziani, quando un ginocchio si ribella e duole, quando magari il cuore non pompa abbastanza per l’amore, quando la forza delle nostre mani non basta, allora il corpo lo si avverte, lo si percepisce. Dunque in qualche modo la malattia (e la vecchiezza) ci fanno percepire di avere un corpo con vivida e spietata sollecitudine. Ma allora noi siamo altro, oltre il corpo, siamo consapevolezza, rimpianto, tempo perduto, ricordo, autosarcasmo a volte.

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