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Piccole bugie tra amici
(Les petits mouchoirs)
di Guillaume Canet
Con: François Cluzet (Max), Marion Cottilard (Marie), Benoît Magimel (Vincent), Pascal Arbillot (Isabelle),  Gilles Lellouche (Eric), Jean Dujardin (Ludo), Valérie Bonneton (Veronique), Laurent Laffitte (Antoine)
Francia 2010
Trailer del film

 

Inizia con un ottimo piano sequenza che porta Ludo dai divertimenti di un locale notturno alle strade quasi deserte di Parigi,  da lui attraversate in moto all’alba prima di schiantarsi contro un camion. E qui il film finisce. Comincia infatti la storia degli amici di Ludo che si recano a trovarlo affranti in ospedale, decidono di andare lo stesso in vacanza tutti insieme nella casa sull’Atlantico messa a disposizione da uno di loro, Max. Qui si susseguono confidenze, gelosie, pianti, litigi, rimorsi, gite in barca, meditazioni sulla spiaggia. Tutto artefatto, stucchevole, politicamente corretto, banale e con tempi cinematograficamente inaccettabili, tanto sono dilatati. Una noia dolciastra che arriva al diabete nella interminabile scena conclusiva, dove tutti fingono di piangere.

 

 

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Sì, questo film si ispira probabilmente anche a The big Chill ma non c’è confronto tra i due.
L’opera di Kasdan è, oltretutto, molto più politica: tra memoria, oblio, desideri e nuovi progetti, vi si ammette -a proposito della militanza- come in fondo «si fosse trattato di una moda».
Qui, invece, si esprime soltanto il privato più melenso.

Mi sembra qualcosa di già visto nell’insuperato film cult di Lawrence Kasdan, Il grande freddo.

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