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Kalaat-al Bian

Kalaat-al Bian

Era un rudere. Ma in quella rocca sono transitati popoli e civiltà. Dai Greci agli Spagnoli, come spesso accade in Sicilia, passando per i poteri che hanno sottomesso questa terra e l’hanno plasmata nel suo orgoglio, nella sua ferita. Ora è tornato a essere un luogo abitabile, che non difende più religioni, signori e sovrani ma ospita concerti, visitatori, artisti, convegni.
Posto tra l’Etna, lo Jonio e il fiume Alcantara, il Castello arabo-normanno di Calatabiano mostra tutta la forza dell’occhio umano, capace di spaziare sin dove la sfera terrestre dissolve il mare, le colline si aggiungono a colline e il vulcano si fa nube, cenere, triangolo.
Un luogo magnifico dal quale si osservano le brutture della valle -un insensato campo da golf in costruzione che drenerà ancor di più le risorse del fiume, un albergone per volgari parvenu e per amministratori rapaci, squallide case estive- ma che la lungimiranza di qualche sindaco, architetto e cittadino ha restituito allo sguardo dei siciliani e di tutti coloro che in quest’Isola vogliono capire.

3 commenti

  • antonella

    agosto 15, 2011

    Carissimo Alberto,
    sono stata recentemente a visitare il castello di Calatabiano e la forza che mi ha trasmesso è stata eccezionale e quello che dici, poichè è proprio così, mi fa stringere il cuore per la triste verità che mi trasmette.

  • diegob

    agosto 14, 2011

    molto, molto interessante il riferimento arabo-normanno del nome

    è vero, il nostro prof. b. è un eccellente narratore di viaggio, sapienza e candore, storia e poesia, sguardo critico che però sa leggere il bello fra le pieghe del paesaggio, il tutto scritto col suo consueto periodare elegante ma non lezioso

  • Giusy Randazzo

    agosto 14, 2011

    Quando tu scrivi, il mio occhio vede.
    Grazie Alberto.

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