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Sultans of Swing

Dire Straits
(1978)

Una chitarra immortale, quella di Mark Knopfler.
Una canzone sul piacere di suonare, sulla musica come scopo.

You check out Guitar George
he knows all the chords
Mind he’s strictly rhythm he
doesn’t want to make it cry or sing
And an old guitar is all he can afford
When he gets up under the lights to play his thing
And Harry doesn’t mind if
he doesn’t make the scene
He’s got a daytime job he’s doing alright
He can play the honky tonk just like anything
Saving it up for Friday night
With the Sultans with the Sultans of Swing.

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10 commenti

  • Roberto Battaglia

    Luglio 24, 2011

    Grazie Professore, non avevo visto che lei l’aveva già pubblicata (Romeo and Juliet) 🙂

    E grazie anche per la segnalazione che ha fatto a Diego b riguardo il libro di Oliver Sacks…..credo che per un Musicista come me (non professionista ci tengo a dirlo) sia davvero interessante sapere cosa avviene tra il cervello e gli organi uditivi.

    Adesso so quale sarà il mio prossimo acquisto! 🙂

  • agbiuso

    Luglio 24, 2011

    Non si preoccupi, Diego, è il tempo “quasi” reale della Rete 🙂

  • diego b

    Luglio 24, 2011

    mi scusi prof. biuso per la sfasatura, perchè tutta la mia prima parte del post l’ho scritta prima che venisse la sua risposta

  • diego b

    Luglio 24, 2011

    ecco qui, sono andato a riprendere il libro,

    «La mente è ciò che dà significato all’esperienza mediante i qualia percettivi, che sono altra cosa rispetto alle semplici sensazioni. Essi costituiscono infatti gli stati soggettivi della mente, l’effetto che fa l’essere una certa entità e provare determinate esperienze, la vita interiore che sembra accompagnarle» p. 72 de «La mente temporale»

    certamente questo è vero, sicuramente c’è questa dimensione dell’ «effetto che fa» che non è riducibile ad una semplice esperienza sensoriale

    ma questo però, seppur giustissimo e espresso con ottimo stile, vale per ogni esperienza, ma non basta a capire il perchè proprio la musica dà certe sensazioni

    per fare un paragone, si può provare una di queste intense sensazioni esistenziali passeggiando in un bosco, respirando aria pura, e in questo caso sappiamo bene che è l’aria pura nei nostri polmoni a far partire quel qualia, quella sensazione di pienezza, diciamo che almeno l’innesco, la prima spinta sensoriale la spieghiamo

    invece nella musica è già dal primo dato sensoriale che non si capisce perchè ci emoziona, o quantomeno la musica è più diretta di altre situazioni per causarci quella sensazione che, un pò brutalmente, definirei poetica

    insomma la musica a me appare «in sè» un evento diverso (probabilmente però è dovuto alla mia ignoranza)

    spero di non esser inopportuno, ma la musica mi ha sempre incuriosito per il suo essere così «concreta» e sfuggente nel contempo

    grazie del consiglio di lettura, anche se io in effetti l’ho già letto, quindi aggiungo la mia molto meno autorevole conferma, per chi ci legge, è un gran bel libro

  • agbiuso

    Luglio 24, 2011

    Caro Diego, per comprendere l’importanza del concetto di quale / qualia bisogna ricordarsi che esso è sostenuto contro quelle ipotesi eliminativistiche che negano l’esistenza stessa della mente e quindi delle sue esperienze qualitative, riducendo l’analisi degli stati mentali a quella dei processi cerebrali.
    Lo studio specifico delle sensazioni che proviamo quando percepiamo suoni, colori, odori e in generale quando siamo coscienti che qualcosa sta avvenendo a noi, proprio a noi, risulta quindi per nulla tautologico e anzi è necessario per chi sostenga l’esistenza di una mente fondata sui circuiti cerebrali ma non coincidente con essi.

    Non credo che nel nostro cervello ci sia una “tastiera”, c’è piuttosto la predisposizione a cogliere in modo molto articolato i diversi stimoli -compresi quelli sonori- che provengono dall’ambiente. Saper interpretare i percetti, la loro varietà e ricchezza, è fondamentale anche da un punto di vista evolutivo. Da qui si sviluppa il puro piacere dell’ascolto e la capacità di creare e riconoscere differenze anche minime nei suoni.

    Su questi temi la letteratura è comunque ampia e varia. Ricordo (e le consiglio) un titolo soltanto: Musicofilia, di Oliver Sacks.

  • diegob

    Luglio 24, 2011

    appena posso vado a rileggermi la pagina di quel grande libro (ora sono lontano da esso, in un’altra casa)

    in generale, devo essere sincero, non nel suo testo caro prof. ma un pò dappertutto ove viene usato, trovo un pò sfuggente il concetto di qualia, perchè mi sembra vagamente tautologico, alla fin fine, ma è certo dovuto alla mia attrezzatura terminologica un pò raffazzonata

    in effetti la musica ha degli aspetti molto interessanti, in generale, magari comprensibili agli esperti (e non a me)

    per esempio, perchè un accordo di do minore sembra melanconico ed un accordo di do maggiore sembra più pieno e tranquillo? in fondo è solo un mib invece di un mi la differenza; cioè, nel nostro cervello, c’è una «tastiera»?

  • agbiuso

    Luglio 23, 2011

    perchè una musica ci piace? cosa c’è dentro di noi che «funziona» quando il nostro cervello la sente?”

    A una domanda simile, caro Diego, non è possibile rispondere in uno spazio come questo.
    Lei ha letto La mente temporale e in quel testo si parla di qualia, della differenza tra mente cognitiva e mente fenomenica, del problema di dove collocare “la malinconia e la dolcezza dei momenti più intimi dell’esistenza” (p. 73).
    E’ a partire da questi concetti, probabilmente, che si può pensare a una risposta.

  • diegob

    Luglio 23, 2011

    la canzone è molto bella, l’ascoltavo di continuo, su un vecchio walkman a cassette, nelle lunghe notti di guardia, col fucile in spalla, in una sperduta boscaglia della maremma, nell’estate del 1981

    il cielo stellato, l’aria tersa della notte, e questa musica così bella, nitida, come una musica che «da sempre» stai cercando

    ecco dov’è la domanda, alla quale è difficile rispondere:

    perchè una musica ci piace? cosa c’è dentro di noi che «funziona» quando il nostro cervello la sente?

    questa è una domanda a mio modesto avviso adatta per un filosofo della mente

  • agbiuso

    Luglio 23, 2011

    Romeo and Juliet -bellissima davvero- si può riascoltare anche qui.

  • Roberto Battaglia

    Luglio 23, 2011

    Questa è una delle tante canzoni,a mio avviso, per cui vale l’aforisma del filosofo tedesco Friedrich Nietzsche:
    “Senza Musica la vita sarebbe un errore”.
    Niente di più vero!
    Una canzone impostata su tre accordi fondamentali che girano e si ripetono ma che imprime una carica esplosiva per quello che trasmette.

    Consiglio l’ascolto di Romeo and Juliet, Money for Nothing, Brothers in Arms e Walk of Life che sicuramente ricordano tutti.

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