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Internet killed the Video Star

Ringrazio gli amici ai quali avevo inviato nei giorni scorsi una mail sul tema dei referendum, che mi hanno risposto e che soprattutto sono andati a votare. Il risultato -davvero insperato- di questa consultazione ha tanti significati e implicazioni. Vorrei accennare a una soltanto di esse, che si può riassumere nella formula “nonostante la televisione”.
Nonostante le più potenti reti televisive italiane, infatti, abbiano agito sistematicamente a favore della  disinformazione e dell’omissione, 27 milioni di italiani hanno compreso il significato di questo voto e hanno scelto di partecipare a una decisione riguardante il loro presente, il loro futuro. Un simile risultato è dovuto in gran parte alla Rete, agli strumenti orizzontali e pervasivi di Internet. Si tratta di un evento davvero significativo. Di che cosa? Del lento ma probabilmente ormai iniziato declino della televisione come strumento monoteistico di informazione e di creazione della coscienza collettiva, a favore del politeismo della Rete. La quale -non bisogna farsi illusioni- nella sua dimensione collettiva e spontanea subisce anche un intenso rumore che copre i contenuti significativi e potenzialmente liberatori in una massa indistinta di messaggi, tutti velocissimi, planetari, uguali, una sorta di “notte in cui tutte le vacche-notizie sono vere”. Dietro i progetti di una democrazia digitale diretta, di una nuova agorà telematica, si possono nascondere pericoli anche gravi. Il cyberspazio può, infatti, facilmente diventare il luogo di nuove passività, di altri conformismi. E tuttavia la struttura molti a molti che caratterizza (almeno sinora) Internet è in gran parte capace di individuare e neutralizzare la manipolazione che si tenta anche al suo interno, cosa che la struttura uno a molti della televisione non può fare ma che anzi utilizza di continuo come strumento di omologazione.
Oltre al diritto all’acqua pubblica, all’allontanamento del rischio nucleare, al rispetto del principio costituzionale dell’eguaglianza davanti alla legge, con i risultati di oggi ha vinto la Rete, ha vinto il luogo che io e voi stiamo in questo momento vivendo.

 

15 commenti

  • Biuso

    18 Giugno, 2011

    I temi dei referendum si inseriscono all’interno di un quadro assai più ampio, che viene ben tratteggiato da due articoli apparsi sul numero 10 (giugno 2011) di Alfabeta2.

    Il primo è di Carlo Formenti e lo si può leggere per intero sul sito della Rivista. Si intitola Come resistere al golpe. Notizie dalla postdemocrazia italiana. Si tratta di un testo assai lucido nell’argomentare che “la democrazia -non solo in Italia- è finita da un pezzo” ma anche nell’individuare possibili aree di resistenza.
    Ne consiglio la lettura integrale.

    Il secondo articolo –La battaglia per i beni comuni in Italia. Radici giuridiche e prospettive referendarie– è di Ugo Mattei ed è dedicato in modo specifico ai contenuti dei referendum. E’ stato scritto prima del loro svolgimento e vi si afferma che “oggi c’è una grande questione democratica che può essere affrontata soltanto con forme di democrazia diretta, fuori dai partiti e dentro ai movimenti”; dopo aver giustamente condannato lo spreco di 350 milioni di denaro pubblico, “sufficienti per assumere una parte ingente del precariato italiano” -spreco derivante dalla volontà di non far raggiungere il quorum, impedendo l’accorpamento con le elezioni amministrative- Mattei spiega in modo assai rigoroso il significato dei beni comuni e dunque in particolare dell’acqua.
    Nonostante il pessimismo che lo pervade, l’articolo si conclude con l’auspicio “che il prossimo 13 giugno i beni comuni ottengano nel nostro paese un riconoscimento politico fondamentale che metterebbe per una volta l’Italia all’avanguardia internazionale”. E’ quello che è accaduto.

    Consiglio di leggere anche questo secondo articolo, procurandosi il mensile in edicola. Una Rivista tra le migliori che oggi si pubblichino in Italia, ricca di analisi critiche molto approfondite e mai banali.

  • agbiuso

    15 Giugno, 2011

    Nella brachilogia ho scritto di un declino della televisione che sarà comunque “lento”. Temo anche “lentissimo”. Ho infatti letto un articolo sul numero 248 (maggio 2011, pp. 44-48) di Altroconsumo dedicato proprio alla tv.
    Alcuni dati sono davvero espliciti:
    il 78% degli italiani guarda almeno una volta al giorno la televisione;
    la media di ore trascorse davanti all’apparecchio è di 5,2 (un’enormità, anche rispetto ad altri Paesi europei);
    i pensionati la guardano per 6,3 ore, i giovani dai 18 ai 25 per 4,2 ore;
    il 42% delle famiglie possiede due televisori, il 26% tre e il 15% addirittura 4 (!!);
    un terzo delle famiglie ha sottoscritto un abbonamento con le tv a pagamento.
    Preoccupante è, infine, la seguente informazione: “i dati mostrano che chi guarda la tv più di 5 ore al giorno presenta in media condizioni di salute fisica e psicologica peggiori”.

  • Salvatore Fricano

    15 Giugno, 2011

    Anch’io sono contento, ma non festeggio, con riflessioni analoghe a quelle espresse da Maurizio.

  • filippo scuderi

    14 Giugno, 2011

    Mettiamola così , la coscienza si fa autocoscienza, esce dall’individualità e passa all’universalità, usando una metafora la coscienza degli italiani esce dall’individualità-rai-mediaset e passa all’universalità-sky-rete-web
    Ma la cosa più importante che non ritorni nella coscienza-infelice , non vorrei che alla fine rimaniamo tutti intrappolati nella rete della conoscenza-realtà-coscienza-infelice, questo è solo l’inizio , speriamo bene in questo faticoso cammino.

  • diegob

    14 Giugno, 2011

    grazie del complimento, gentile sandra

    il sano scetticismo di maurizio va compreso, però credo che ogni tanto faccia bene godersi qualche folata d’aria fresca

  • sandra tigano

    14 Giugno, 2011

    Grazie, Alberto, per la tua riflessione. La condivido: Hai ragione. E’ stata una vittoria dei cittadini, non dei partiti, che attraverso il politeismo della Rete credono ancora nei valori della democrazia diretta.
    A Piazza Armerina l’affluenza è stata del 56%. Sono contenta anche per questo. Ho visto molti giovani andare a votare, ma ho visto anche tanti adulti e anziani. Mio padre ha “ricordato” a mio nipote di andare a votare e di sollecitare i suoi amici!
    Complimenti anche a Diego per la bella poesia “Sette metri”.

  • Andrea T.

    14 Giugno, 2011

    Sicilia al 52.7% , Catania al 43%.. Direi che la nostra città deve ancora dimostrare uno slancio più forte. Ma ai più di 100.000 catanesi dico grazie anch’io, che come tutti voi mi sono speso in prima persona per convincere decine di persone, spesso diffidenti o demotivate, ad andare alle urne. E alla fine ce l’abbiamo fatta. Sta per chiudersi un’era politica, ma prima di tutto sta per aprirsi uno spiraglio di libertà, quella vera, non quella che da’ il nome a pseudo partiti di dubbia moralità.

    Oggi gli italiani di buona volontà si intestano una vittoria civica importantissima, dobbiamo esserne tutti orgogliosi. E da domani ricominciare. Perché visto che i nostri rappresentanti stanno rasentando il ridicolo, quando non lo hanno già fatto da tempo, il nostro compito è quello di lasciar scorrere le idee, con ogni mezzo, in ogni momento, sempre.

  • Pietro Spalla

    14 Giugno, 2011

    Godiamoci il momento, caro Alberto, ma da domani cominciamo a riflettere sul perchè in Sicilia l’affluenza è stata bassa (credo non si sia raggiunto il quorum). Temo possa significare che il Sicliano è abituato a vendersi ed a scambiare il proprio voto e la propria anima con promesse e privilegi (o semplicemente con il riconoscimento dei propri diritti). Se il voto non si può vendere perchè andare a votare?

  • agbiuso

    14 Giugno, 2011

    Bellissimo e doveroso, Diego, il suo riconoscimento nei confronti di una volontà fisica -e dunque profonda- di partecipazione da parte di questa signora e di tante altre persone.
    Ringrazio lei e gli altri amici che stanno commentando con passione politica gli eventi.

  • diegob

    14 Giugno, 2011

    cari amici, sul merito della comunicazione rizomatica e reticolare, non ho alcun dubbio, come non ho alcun dubbio che il nostro prof. biuso, così apprezzato da studiosi, discenti, lettori ed amici, abbia contribuito al successo; però io mi sono permesso di ringraziare, nel mio modestissimo spazio web, l’umile e grande sforzo fisico di alcune persone

    quindi, mi concedo l’improvvida libertà di riportare qui il mio piccolo scritto al riguardo, la mattina delle votazioni:

    sette metri

    è dura con le stampelle, è duro ogni passo che provoca anche una piccola, non ostentata, smorfia di dolore;

    sono solo sette metri, dal taxi alla porta della scuola, seggio numero 1, sembra d’attraversare un deserto, con il certificato in mano

    eppure tu, cara vecchia signora, mi fai sperare davvero che essere italiani non sia un’insulto

    non so come andrà a finire, mentre scrivo, ma quei sette metri di fatica non me li dimentico, li apprezzo, comunque vada

  • Roberto Battaglia

    14 Giugno, 2011

    Ammetto che in casi come questi la rete è il mezzo migliore per arrivare ad una buona soluzione: nessuno di noi sa tutto, ognuno di noi sa qualcosa, la totalità del sapere risiede nell’umanità (intelligenza collettiva).

    Spezzo anche una lancia a favore del Social Network più conosciuto al mondo per numero di accessi giornalieri e per numero di utenti registrati, Facebook.
    Con molto stupore ho letto in questo ultimo periodo, moltissimi link e post che invitavano al voto e che spiegavano interamente e minuziosamente i quattro quesiti a cui bisognava rispondere.

    Devo dire che molta gente è stata invogliata proprio dall’amico che spiegava con parole accessibili a tutti(e quindi senza frasi con negazioni come si fa sempre ai referendum per confondere il cittadino), cosa si doveva rispondere per essere coerenti con le proprie idee.

    Io credo che le nuove generazioni cerchino di evitare l’atomizzazione creata dalla tv. Guy Debord utilizzava l’ossimoro Isolati Insieme per descrivere gli individui che fanno tutti la stessa cosa, e cioè guardare la tv, però nell’isolamento della propria casa.
    Nella rete invece questo tratto dell’isolamento perde ogni forma e lascia spazio alla cooperazione tra i vari utenti che diventano parte integrante del sistema, passano da passivi ad attivi.

    So benissimo che può sembrare un’utopia per molti, ma spero che in futuro gli italiani si facciano sentire e facciano valere i propri diritti come hanno fatto oggi tramite uno dei pochi strumenti di democrazia diretta quali il referendum.

  • Giusy Randazzo

    13 Giugno, 2011

    Credo che il merito di questo incredibile risveglio delle coscienze sia tutto dei giovani. Salveranno questa povera Italia dalle picconate assestatele da padri e nonni. La Rete è il mondo in cui sono cresciuti ed è il loro specchio. La televisione sta facendo di tutto per impoverirli, per confinarli in un mondo ovattato, per assoggettare la loro coscienza critica, ma loro hanno svelato la ferocia di questo meccanismo perverso e hanno creato un mondo parallelo che non è a “canale unico”. Ci si può confrontare, si può dialogare, si può apprendere. E’ inutile ripetersi: il mezzo di per sé non è né buono né cattivo, dipende dall’uso che se ne fa. E questa volta l’uso è stato lodevole.

  • Adriana Bolfo

    13 Giugno, 2011

    Voglio sperare che il 57% e il 92% li si debba veramente a una varietà di colori e di sfumature: molti diversi che hanno votato uguale.

    Voglio sperare che i rappresentanti istituzionali di noi ‘vincitori’ non comincino a litigare, sport praticato di solito dalle sfumature dal rosa al rosso acceso.

    Voglio sperare che diversi colori e sapori continuino -o comincino- a intendersi su questioni di civiltà e che inciucio sia una parola in decadenza, almeno un poco.

    Voglio un poco oggi sperare.

    Almeno oggi, che già mi sento meglio.

  • Maurizio

    13 Giugno, 2011

    Ovviamente anch’io sono molto contento, ma …. non festeggio. Perché? perché non è successo ancora nulla. Berlusconi è sempre li, l’Italia è in crisi, il lavoro manca, l’economia arranca ecc ecc. Non è giunto ancora il momento di festeggiare, ma spero sia molto vicino. Non sono neanche dell’idea che l’italiano si sia svegliato. In realtà credo solo che abbia visto il suo portafoglio svuotasi, perdere il lavoro, essere in crisi, per questioni di natura e livello mondiale. Se l’italiano stesse ancora bene, continuerebbe a votare Berlusconi, in maggioranza almeno, seppur di poco. Invece, alla fine, sono sempre l’egoismo e una visione individualistica che hanno il sopravvento, in un senso o nell’altro, purtroppo!

  • ilaria

    13 Giugno, 2011

    evviva evviva! hai ragione tu quando dici che i referendum hanno vinto anche grazie alla rete. ma il merito maggiore sicuramente va dato agli italiani che si stanno svegliando dal torpore di questi ultimi anni. certo la battaglia comincia ora ed ora non bisogna mollare, ma nutro grandi speranze di rinascita per tutti noi che ci crediamo. non si sa bene come fare per mandarli a casa definitivamente ma la maggioranza sta vacillando ed ormai penso che sia solo questione di tempo. quando il gioco si fa duro i duri cominciano a giocare….e noi giochiamo

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