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5 commenti

  • agbiuso

    27 Gennaio, 2011

    Caro Diego, la mia risposta è “sì”, è un testo che anche quanti hanno letto La mente temporale dovrebbero conoscere. Perché Alva Noë affronta in modo molto più approfondito di quanto abbia fatto io almeno tre questioni: funzioni e limiti del Brain imaging, esternalismo, struttura allargata della mente umana.
    E do un altro consiglio di lettura: coloro i quali hanno apprezzato il mio libro troveranno ulteriori argomenti a sostegno in un volume uscito lo stesso anno e davvero di grande rilevanza: S. Gallagher – D. Zahavi, La mente fenomenologica. Filosofia della mente e scienze cognitive, Raffaello Cortina Editore.
    Come vede, ho risposto senza malizia 🙂

  • diegob

    27 Gennaio, 2011

    caro prof. biuso, vorrei tornare un attimo sulla bella recensione del testo perchè non siamo il nostro cervello dove in effetti è ben spiegato quel senso di confine invalicabile nelle quali si fermano le neuroscienze; in sostanza: vedere la struttura fisica del cervello, vedere anche con mezzi raffinati, non significherà mai vedere il pensiero; e la risposta è appunto nella natura della mente, che è un processo che comprende molto anche fuori dal cervello fisico

    ora le domando, con una punta di malizia: ma chi ha letto il suo bellissimo la mente temporale, ha necessità di leggere anche questo testo? a me pare che in definitiva, probabilmente con un rigore filosofico più solido, nel suo testo ci sia già tutto l’argomento

  • agbiuso

    10 Gennaio, 2011

    Caro Diego, inserisca pure tutti i link al suo blog che le sembreranno opportuni.
    La ringrazio per l’apprezzamento verso l’articolo di Cappelli. Personalmente, condivido le sue riserve su Jung (che io estendo a tutta la psicoanalisi e alla psicologia in quanto tale) e il riferimento alle prospettive etologiche e antropologiche.
    Dai libri di Eibl-Eibesfeldt ho imparato molto. Di Amore e odio mi è sembrato particolarmente importante il chiarimento del fatto che l’innatismo non implichi immodificabilità, giustificazionismo etico, conservatorismo politico. Piuttosto, e al contrario, la consapevolezza della forza di un impulso è la condizione per tenerlo –finché è possibile- sotto controllo. Nascondere la forza degli impulsi significa, di fatto, abbandonarsi alla loro potenza. Ambiente, educazione, epoca ci costituiscono «ma disposizioni innate sono pure dimostrabili. Prendendole in considerazione, la società, in certi casi, può risparmiarsi più di un esperimento» e di solito tra i più pericolosi (p. 279 dell’ed. italiana Adelphi, 1996).
    La consapevolezza di quanto di innato ci sia nella nostra specie evita il rischio di voler trarre dal legno storto dell’umano qualcosa di perfettamente dritto, anche a costo di spezzare vite, felicità, diritti e libertà delle persone; evita il sogno di una completa manipolazione dei pensieri e delle scelte; evita la riduzione dell’umano a materiale di esperimento ideologico, politico, dottrinario.

  • diego b

    9 Gennaio, 2011

    caro prof. Biuso, mi sono permesso di commentare il bell’articolo di Niccolò Cappelli, e mi permetto di riportare anche qui il mio pensiero

    E’ interessante il parallelo fra Plotino e Jung, e gli scritti del grande svizzero sono sempre stati affascinanti.
    Io sono d’accordo che c’è come un substrato comune, un’anima profonda collettiva, un inconscio che accomuna tutti gli umani. Ma preferisco arrivarci per altra strada: la teoria degli archetipi è elegante, onirica, bella, ma non mi convince in toto, almeno per quel che l’ho capita io. Preferisco arrivare all’incoscio comune, alla base comune dell’animo umano con l’aiuto di Irenäus Eibl-Eibesfeldt. Leggendo Amore e Odio, ho trovato nella filogenesi, nella storia della specie, quelle basi comuni, quelle profonde e arcaiche strutture che preesistono alla nostra esperienza. Mi pare quella la strada giusta, più fondata, ma forse sono solo io, più consono a quel modo di inquadrare il tema.

    mi permetto anche, se non sono inopportuno, il link a tutto il mio commento

  • diego b

    4 Gennaio, 2011

    un numero ricchissimo di articoli interessanti, come sempre, mi accingo (impegni di lavoro e famiglia permettendo) ad una lettura per me molto piacevole

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