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La terra, la sua gloria

C’è ancora speranza. Sì, c’è ancora speranza se un vulcano riesce a interrompere le attività della specie che si crede -risibile presunzione biblica- padrona e signora di ogni altro animale, fiore, ente. C’è ancora speranza se le forze profonde della terra disvelano tutta la debolezza delle tecnologie più avanzate, se la materia -la pura materia- annulla lo spirito e ogni sua rappresentazione. La potenza della cenere è più grande di ogni umano costrutto e riconduce l’Homo sapiens sapiens alla sua vera, infima misura: un frammento nella cieca gloria del fuoco e delle pietre.

6 commenti

  • Salvo Spina

    21 Aprile, 2010

    «La forza della Natura – mi raccomando, scriviamola con iniziale in maiuscolo – ha sottomesso l’uomo»; Vitalismi – mi raccomando, sempre a lettera maiuscola -, forze oscure e forze ignote. Siamo ancora fermi a questo? Siamo ancora di fronte al binomio? Le tante lezioni, lauree conseguite, ancora non ci hanno permesso di guardare a ciò che si è? La cenere non è forza e nemmeno pura fenomica vitalistica. La cenere è cenere. Non ha forza e non ha vitalità intrinseca. La cenere è frutto di un processo geofisico che non ha nulla a che vedere con gli aeroporti ‘umani’. Bastava prendere la macchina, un autobus, un treno, una zattera, una barca a vela, una bicicletta, un monopattino, uno skateboard per raggiungere la destinazione agognata. Bastava poco – basta poco! Il problema di fondo non è il binomio Natura/Uomo. Il problema di fondo non è la «forza della Natura», bensì la sottomissione dell’uomo a ciò che lui stesso ha creato – vedi un bel aeroplano. Piuttosto che vedere la Natura come un ‘Essere’ che, ogni tanto, ci fa ricordare che siamo ‘uomini’, pensiamo ad uscire fuori dalla schiavitù dei nostri stessi ‘creati’ per avvicinarci di più ad Essa. Magari, qualcuno intelligente c’è stato che abbia avuto l’accortezza di utilizzare una zatterona per ‘librarsi’ sul mare, senza fare del ‘naturale’ un motivo di lamento continuo di fronte alle telecamere delle major giornalistiche televisive. Siamo nel postmoderno, ma di moderno abbiamo ancora poco.
    Cordialmente,
    Salvo Spina

  • eleonora

    21 Aprile, 2010

    grazie filippo non ci soffermiamo mai a pensare che è la natura che che ci tiene in pugno e non l”uomo .

  • agbiuso

    20 Aprile, 2010

    @ De Stefano.
    E’ una speranza vicina a quella della quale parlano Massimo Fini in un articolo pubblicato sul Fatto quotidiano di oggi e Stefano Benni su Repubblica, sempre di oggi.

  • filippo scuderi

    19 Aprile, 2010

    Siamo stati gettati in questa natura, e questa natura ci tiene in pugno, ma nessuno si pone il problema, a volte i media ci informano di eventi naturali , dove l’uomo diventa una parte integrata della natura stessa, l’uomo naturauniverso ma no al di sopra della natura, si fa riferimento al libero arbitrio si danno giustificazioni e valutazioni , ma mai ci soffermiamo che noi siamo tempo e come tale dobbiamo sottostare alla forza della natura che ha un tempo ben definito senza fare sconti a nessuno , uomo compreso, qualsiasi sia la sua era o tecnologica o medievale.
    Filippo Scuderi

  • Pino Mario De Stefano

    18 Aprile, 2010

    molto suggestiva questa lettura tra… il biblico e il sublime… dell’imporsi degli eventi della terra sull’orgoglio umano! ci sarebbe però da chiarire di quale tipo sia questa “speranza” indotta dall’erompere della forza della natura e della terra!

  • Maria D'Asaro

    17 Aprile, 2010

    Anch’io, ascoltando a un TG la notizia della chiusura di vari aeroporti europei a causa dell’eruzione vulcanica in Islanda, avevo abbozzato un sorriso: l’alterigia, i deliri di onnipotenza dell’homo sapiens sapiens messi in crisi dalle ceneri di un vulcano… Il cielo (e il nostro cuore) sanno quanto sia sano sperimentare il limite, per addomesticare i nostri assurdi furori di dominio…

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