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Le sedie

di Eugène Ionesco
Teatro Studio – Milano
Traduzione di Luca Doninelli
Con Galatea 
Ranzi, Nello Mascia, Sergio Basile
Regia di Pietro Carriglio
Produzione Teatro Biondo Stabile di Palermo
Sino al 20 dicembre 2009

sedie

Il guardiano di uno sperduto faro e sua moglie. Sposati da sessantacinque, settantacinque anni? In quale tempo ci si trova? E dove? Nello spazio e nel tempo del senso cercato, costruito, inventato, smarrito. Ci si trova in un lucido e plausibile delirio che riempie la scena di sedie su sedie per gli ospiti innumerevoli e di ogni tipo che stanno arrivando al faro, convocati all’ascolto di un “messaggio all’umanità” che il guardiano ha redatto e che un oratore è stato incaricato di pronunciare. Perché quell’uomo è incapace di dire in pubblico una sola parola. Arriva persino l’Imperatore, qui nella forma di un totem che ricorda Il signore delle mosche. Il mare porta al faro questa folla frutto di un immenso desiderio di comunicare e il mare si riprende i due personaggi mentre il grande oratore è capace solo di incomprensibili, stentati, insensati suoni. Le sedie però lo ascoltano con la stessa compunzione dei fedeli perinde ac cadaver.

La messa in scena di questo capolavoro è lieve, sobria, attenta. I due attori costruiscono con i loro gesti e con le parole l’intero spazio teatrale. L’ironia emerge da tale spazio/parola e la comunicazione mostra di essere la sostanza stessa dell’umano. «Non si può non comunicare». Mai la verità di questo assioma si fa evidente come quando il suono si trasforma in silenzio nell’istante stesso in cui viene emesso.

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