Blog Lettera a Berlusconi

Lettera a Berlusconi

«È una vicenda personale che mi addolora, che rientra nella dimensione privata, e di cui mi pare doveroso non parlare». Eh no, Signor Presidente del Milan, lei non è autorizzato a dire questo, a ricondurre la vicenda alla dimensione “privata”. Lei, che da vent’anni mescola e confonde ogni evento della sua vita con ogni sorta di ambizione politica e finanziaria. Lei che ha fatto della sua persona lo spot vivente di un partito. Lei che parla sempre di tutto e le cui parole tracimano da ogni anfratto dell’universo televisivo. Lei che addita se stesso all’intera nazione come esempio da seguire, imitare, venerare in tutto ciò che fa, dalle vacanze al mare al G8, dalle finali di Coppa Campioni all’amicizia con varie ragazze (l’accusa che ora le rivolge la sua consorte), dalle urla londinesi di “Mr. Obama, Mr. Obama!” sino alle lacrime abruzzesi. Lei ha voluto fare della sua esistenza una “vita inimitabile”, la vita del Re. E, ci ha mostrato Norbert Elias, per i sovrani barocchi nulla c’era di privato: la pubblicità perenne del loro agire costituiva una delle condizioni del loro diritto al potere sull’intera nazione. Il disgusto che sua moglie prova di fronte ai suoi comportamenti rappresenta, pertanto, un fatto politico, come tutti quelli che la riguardano. Lo ha voluto lei.
Per quanto io la disprezzi, le rivolgo un consiglio sincero: non sottovaluti il potere e la tenacia di una donna. L’inizio del declino potrebbe giungere da lì, da una signora umiliata e offesa. Un declino che mi auguro rapido e totale, per il bene dell’intera Italia e, forse, anche della sua famiglia.

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Caro Marco, da chi è chiamato a governare un paese, dobbiamo invocare, anzi pretendere un comportamento serio, ovvero un’etica delle responsabilità condivise.

Non m’indigna la poligamia di Berlusconi, essendo un fatto suo privato da chiarire e risolvere tra le mura di Arcore . Per carità, di poligami malandrini e donnaioli ne è pieno il mondo. Non è questo il problema del bel paese . Viceversa, m’indigna che un Presidente del Consiglio, di un paese che si reputa “democratico” , non trovi altro di meglio che tirare in ballo e denigrare, sempre e comunque, tutti coloro che non la pensano come lui. Voglia di assimilazione ? obbedienza cieca ? despotismo ? cos’altro ?

L’etica di un Primo Ministro deve essere sempre in qualche modo un atteggiamento responsabile, cioè un’etica che tenga conto di quali sono e saranno le conseguenze, gli effetti di ciò che si fa e si dice in pubblico. Ahimè nel Far West del berlusconismo l’etica diventa un optional, ossia un minusvalore latente.

M’indigna un Primo Ministro che dice: io non so niente, sono i miei fidi che fanno e brigano tutto; sono i Previti e Taormina che compravano i giudici; sono i miei sudditi che corrompevano la Guardia di Finanza e mio fratello Paolo, vigliacco lui ! che faceva shopping qua e là senza dirmi nulla.

Almeno Romiti quando decideva di promuovere un fido o una segretaria , lo faceva entro le mura del Lingotto e alla chetichella . Nell’era di Berlusconi, nani e ballerini, soubrette e entraineuse vengono promossi in Parlamento a spese della comunità. Per quanto intrigante sia la loro missione , mi chiedo a fare che cosa ? . E quante altre porcate dobbiamo ancora ricordare: nefandezze che hanno segnato la nostra vita democratica per sempre con decine di processi per corruzione, decaduti, insabbiati, amnistiati tramite lodi e decreti licenziati d’urgenza. Tutto ciò francamente m’indigna. Vorrei un paese migliore e vorrei una nazione che sul proscenio mondiale, avanzi a testa alta e non si vergogni di confrontarsi con altre nazioni democraticamente più avanzate. Viva Dio, in seconda fila c’è anche un’ Italia pulita e migliore che saprà risorgere dalle macerie e dalle ceneri.

A Andrea

non si tratta di difendere nessun “eroe” (almeno secondo me), e la questione è semplice: se le accuse sono vere e comprovate, per la legge italiana Berlusconi può essere incriminato e destituito, proprio come avvenne con Nixon sommerso da prove schiaccianti con il caso Watergate. Occorrono però le prove.

I tanti proseliti del berlusconismo nostrano dicono che la pedofilia è una storia inventata a sinistra. La vergogna, ovvero l’oscenità che un primo ministro venga messo sotto accusa dalla propria moglie , non turba minimamente le belle anime a destra. Il macho demiurgo, rugato e rifatto, diventa eroe per il suo pubblico settario e il suo vittimismo humus di un romanzo cult. Auguri e buonanotte Italia.

Caro Alberto,

cerco di prescindere dalle passioni politiche (non voglio mettermici, in un paese pieno di stupidi per i quali sono stupidi tutti coloro che hanno idee politiche diverse). Intravedo una quaestio iuris e delle due l’una:
1) per la legge italiana, al contrario che nell’antica Grecia, la pedofilia è un reato. Dunque, se le accuse della moglie sono vere, il consorte dovrebbe essere incriminato (a lui non capiterà ma molte persone in Italia sono state incarcerate, in alcuni casi anche innocenti, con l’accusa di pedofilia);
2) se le accuse sono false o improvate (perché dettate da risentimento o che altro), la moglie potrebbe essere incriminata per calunnia e diffamazione (a lei non capiterà, ma ad altre persone che non provano le accuse sì).
Dunque, la Lario dovrebbe semplicemente provare le sue accuse.

Io ho sentito parlare di complotto alla radio:mi sono divertita perché non ricordo un uomo più buffo ingenuo e pericoloso ,per tutti noi, di lui!
Poichè io nulla posso per indurlo al suicidio, come i grandi uomini di stato che avevano usato la cosa pubblica come se gli appartenesse, non mi resta nient’altro che osservare e divertirmi finchè non schiatterà a causa della sua stupidità….è chiaro,se un alro milioni di stupidi non gli farà quadrato…..

Mi sembra però che in passato il popolino sapesse ben poco dei fatti privati dei sovrani, mentre oggi tutto è pubblico. Se sono vere le voci, la persona in questione tradendo fa quello che fanno moltissimi italiani senza averne per loro fortuna risonanza alcuna. Se poi la moglie, che si dice appartata e riservata ma che più probabilmente ha sempre condotto esistenza separata senza condividere nulla, vuole divorziare, saranno cose loro.
Appassionato di musica rock, ho alcuni casi in mente. Rock stars che da 40 anni vanno su e in giù per il mondo, in una vita privilegiata ma logorante e stressante fra mille e mille concerti massacranti e fra mille “tentazioni”. Le mogli non li seguono mai, non condividono in nulla la vita dell’uomo che dicono di amare. Troppo faticoso. Godono gli usufrutti e stanno nelle ville faraoniche fra stuoli di camerieri. Poi scoprono che la rock star va con altre, e dicono: ah, sono offesa, ferita, umiliata, divorziamo!
Mah…

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