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Gregory Crewdson – Dream House

Gregory Crewdson – Dream House

Gregory Crewdson
Milano – Galleria Photology
Sino al 22 novembre 2008

La casa è abitata dall’inquietudine e dall’immobilità. Come se le esistenze si fossero fermate su un interrogativo, in un istante di dolore, di meraviglia, di svelamento. Gli umani sono circondati da oggetti, mobili, vegetali. Le scene sono accuratissime. Il crepuscolo o la notte avvolge l’aria e la rende densa di un accadere che sappiamo sarà ma non sapremo come sarà. Il sogno sembra virare a ogni istante verso l’incubo senza però mai toccarlo. È dunque un asintotico sognare, quello di Gregory Crewdson.

Non avevo mai visto la fotografia avvicinarsi sino a questo punto alla pittura. Al di là della presenza nelle scene di noti attori hollywoodiani, al di là dei riferimenti all’arte documentaristica o anche alle solitudini e ai silenzi di Hopper, mi sembra che uno dei segreti di queste immagini così difficili e così potenti sia la luce caravaggesca che si sprigiona dai protagonisti umani e lambisce di sé le cose trasformandosi in tenebra.

2 commenti

  • Biuso

    ottobre 28, 2009

    Molto intense queste sue parole, Mariangela, che mi sembra confermino la forza di quelle immagini, capaci -come lei scrive- di riverberarsi sugli altri sensi e di trasmettere qualcosa di profondo sull’umano, di fastidioso -certo- e dunque di vero.

  • Mariangela Imbrenda

    ottobre 28, 2009

    Ho avuto modo di vedere la mostra a Roma.
    Ottundimento,straziante inerzia umana e incombenza degli elementi circostanti: disperazione e presa di coscienza in un’atmosfera pesantissima,umida che si fa disgusto e fastidio non per la vista,ma per gli altri sensi.

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