di Philippe Le Guay
(Les Femmes du 6ème ètage)
Con: Fabrice Luchini (Jean-Louis Joubert), Sandrine Kiberlain (Suzanne Joubert), Natalia Verbeke (Maria)
Francia, 2011
Trailer del film
La struttura e l’altezza dei palazzi di Parigi vennero stabiliti dal barone Haussmann durante il Secondo Impero. L’ultimo piano delle case fu riservato alla servitù. E così ancora nel 1962 sopra il quinto piano, dove abitano il finanziere Joubert e sua moglie, alloggiano nelle loro piccole stanze con i servizi in comune alcune donne che hanno lasciato la Spagna di Franco per trovare lavoro nella capitale. E dunque dopo il licenziamento della vecchia domestica, in insanabile contrasto con la padrona, la coppia assume Maria, una delle più giovani, vitali, determinate e malinconiche fra queste inquiline. A poco a poco mentre la signora Joubert continua i propri riti borghesi, banali e sempre identici, nella vita del marito entra un’aria nuova portata da Maria e dalle sue compagne.
Il film narra l’incontro tra classi sociali, lingue, modi di vivere assai diversi. Lo fa in un tono favolistico e lieve sino alla superficialità. L’intreccio tra politica, amore e costume è comunque gradevole e risulta estremamente accurata -sino ai minimi dettagli- la ricostruzione del milieu borghese e popolare degli anni Sessanta. Sembra soltanto una garbata -e ben recitata- commedia che può però essere letta anche alla luce dei problemi che gli anni Dieci del nostro secolo pongono all’incontro tra gli indigeni europei e i nuovi migranti.
Ensemble ANTONIO IL VERSO
L’eredità della tradizione araba nella musica cristiana e sefardita
Palazzo Biscari – Catania – 25 Novembre 2009
Associazione Musicale Etnea
Picci Ferrari voce
Fabio Midolo voce
Silvio Natoli oud, viella
Perla Manfrè arpa gotica, arpa doppia
Fabrizio Francoforte percussioni
Conversos, marrani, moriscos. La Spagna del XV e XVI secolo è intrisa di un rapporto profondo e conflittuale tra la dominanza cattolica e le comunità ebraica e islamica. Le radici di questo incontro sono profonde e la musica lo testimonia. Brani in onore della “Madre di Nostro Signore” si alternano al pianto e all’ironia delle minoranze, ai loro ritmi mediterranei e orientali. Il concerto dell’eccellente Ensemble Antonio Il Verso ha alternato musiche cristiane, sefardite e arabe in un intreccio armonico e concettuale che ha nello oud -strumento a corda dal timbro duro e sensuale- uno dei suoi emblemi. Molto bravi tutti gli interpreti, il cui suono e la cui voce immergono nel canto di altri tempi, altre terre.

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(Sa’ dawi - Tradizionale sefardita [Andalusia]
Esecuzione del Thomas Wimmer & Accentus Ensemble)
Teatro Strehler – Milano
Con Franco Branciaroli, da Miguel de Cervantes
Progetto e regia di Franco Branciaroli
Teatro de Gli Incamminati
Sino al 15 febbraio 2009

A un certo punto dello spettacolo Branciaroli spiega che cosa sia lo humour, la sua natura, la differenza rispetto alla satira, alla beffa, al comico. E attribuisce a Cervantes (anche) il merito di aver inventato lo humour nella letteratura. Uno dei segreti del Chisciotte è l’imitazione. L’hidalgo imita i cavalieri erranti, un libro trovato per caso da lui e da Sancho imita le loro avventure. Branciaroli imita -perfettamente- Vittorio Gassman e Carmelo Bene mentre imitano, rispettivamente, Don Chisciotte e lo scudiero. Gassman imita Bene e quest’ultimo imita Gassman mentre entrambi recitano il Faust di Marlowe. Lo spirito di Dante viene evocato a giudicare chi dei due reciti meglio la Commedia. Tutti e tre, infatti, sono ormai vivi nell’aldilà…
Un vorticoso gioco di specchi, un’idea splendida realizzata magnificamente. L’impressione è che i due grandi attori siano davvero tornati, con le loro voci, le tonalità, l’istrionismo, la malinconia, la potenza. E su tutto una riflessione partecipe e disincantata sul teatro, la sua finzione, la sua fine. Si ride moltissimo e molto si pensa, tra Totò, Peppino e Borges. Uno degli spettacoli più originali dei quali abbia goduto negli ultimi anni.
Pubblicato giorno
11 febbraio 2009
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