Archivi dei tag: Settecento

Il Vallisneri di Dario Generali

Recensione a:
Dario Generali
Antonio Vallisneri. Gli anni della formazione e le prime ricerche
Medicina & storia, numero 16, anno VIII, 2008 (ma distribuita dal nuovo editore -Firenze University Press- nel 2011
pagine 189-192

 

Attraverso la ricostruzione attenta e critica dell’ambiente e dell’opera di Antonio Vallisneri (1661-1730), Generali permette al lettore di comprendere quanto siano intricati e appassionanti i percorsi della storia della scienza.

Bach – Barry Lindon

Concerto in Do minore per 2 clavicembali -  BWV 1060: II. Adagio
di Johann Sebastian Bach
(eseguito dalla Wurttemberg Chamber Orchestra)
Dalla colonna sonora di Barry Lindon (Stanley Kubrick, 1975)


Barry Lindon è un’opera di stupefacente bellezza e di profonda crudeltà. Rivedendola appare sempre diversa. È un trattato sulla pittura del Settecento -ogni inquadratura è una citazione- ma la sua luce è funebre. L’ossessione e la morte, di cui il cinema di Kubrick è fatto, l’attraversano dal primo all’ultimo fotogramma. Lo scavo nell’umano si fa appassionante e gelido. È l’opera formalmente più splendida del regista e insieme la più feroce.
Come sempre in Kubrick, la musica diventa la sostanza stessa dell’immagine. L’Adagio dal Concerto BWV 1060 scandisce la calma discesa nel dolore, la fredda gloria di un enigma disvelato.


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Fandango

Quintetto IV In Re Maggiore G. 448 – “Fandango”: IV. Fandango
di Luigi Boccherini
Complesso “Europa Galante”  diretto da Fabio Biondi

Boccherini (1743-1805) nacque a Lucca e morì a Madrid; spagnolo è Francisco Goya (1746-1828).
Nelle note del primo e nelle immagini del secondo vive il lato dionisiaco del Settecento, che nel magnifico quarto movimento del Quintetto G. 448 diventa un ritmo frenetico, inquietante e ironico. Anche la musica cosiddetta “classica” può essere a volte ballata.

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Villa Palagonia, la Sicilia

Bagheria – Sito della Villa

All’amico e collega Salvatore Fricano debbo la visita, ieri, a uno dei luoghi più emblematici della Sicilia e dei siciliani. Noi, infatti, non crediamo all’umanità. Non crediamo al suo valore etico universale, alla necessità di combattere una qualsiasi battaglia in suo nome, alla sua grandezza. Non crediamo neppure che essa esista al di là dei singoli individui. I prìncipi Gravina che concepirono, vollero, costruirono Villa Palagonia sono, in questo, degli autentici rappresentanti di un intero popolo di scettici, di solitari, di disincantati orgiastici della vita.
I “mostri” che svettano sulle mura di questa magnifica dimora costituiscono una sorta di ammissione e di autoritratto. L’abusivismo che ha aggredito il luogo sino a nasconderlo dentro un reticolo di palazzi orrendi, di anonime strade, di strutture insignificanti, sembra quasi il tentativo di cancellare una confessione troppo esplicita di ciò che si pensa e che si è.
E che cosa sono i siciliani? Un gioco di rimandi, come quello che intride la “Galleria degli specchi”, il cui soffitto è interamente ricoperto da superfici ora opache ma che un tempo riflettevano ogni angolo. I siciliani sono dei tracotanti, convinti di costituire il centro del mondo e del tempo. I siciliani sono un intreccio di cristianesimo ateo e di paganesimo devoto. Tutti gli spazi, la concezione stessa, i particolari di Villa Palagonia offrono una testimonianza profonda, malinconica e potente di questa loro natura, della gaia disperazione che li intride, che ci intride.

Goya y Lucientes

Goya e il mondo moderno
Milano – Palazzo Reale
Sino al 27 giugno 2010

Goya o del presente. L’artista aragonese spezza la tradizione che fa dei ritratti e dei paesaggi uno strumento apologetico del potere o una semplice manifestazione emotiva del pittore. Con lui la realtà comincia a sfaldarsi, a transitare nel sogno, a diventare ciò che è: l’incontro della materia con la mente e della mente con gli eventi. E dunque con il tempo. Non c’è nulla di immutabile e fermo in questa pittura che trascorre dalla luce chiara eppur ironica delle opere giovanili -quasi una mescolanza di Canaletto e Francesco Guardi- al realismo sociale, per arrivare alla potenza dell’orrore, della guerra, della violenza, della morte. La serie di incisioni dal titolo Disparates descrive I disastri della guerra col linguaggio dell’incubo e di una notte insensata e pittoresca, tramite una congiunzione del terribile con il comico che è la cifra di ciò che chiamiamo “grottesco”. Goethe scrisse che, se visti dall’altezza della ragione, la vita appare una malattia e il mondo un manicomio. E sono esattamente questa vita e questo mondo che Goya disvela nella loro chiara e dolente assurdità.

I titoli delle cinque sezioni in cui la mostra è divisa rappresentano una sintesi del suo viaggio al termine della notte: Il lavoro del tempo. I ritrattiLa vita di tutti i giorniComico e grottescoLa violenzaIl grido. In ciascuna di esse le opere di Goya si accompagnano a quelle dei tanti che dopo di lui a lui si ispirarono, spesso in modo esplicito e con un’ammirazione senza limiti. Guernica sarebbe stata impensabile senza l’urlo di Goya. Il sarcasmo feroce di Otto Dix e di John Heartfield attingono a piene mani alla sua opera. Tra Goya e Bacon la continuità è evidente e profonda, in particolare nell’intuizione della temporalità che intesse ogni corpo e alla materia dà labile consistenza.
Un Settecento buio, un progresso dell’orrore che Horkheimer e Adorno hanno condensato in un celebre incipit: «L’illuminismo, nel senso più ampio di pensiero in continuo progresso, ha perseguito da sempre l’obiettivo di togliere agli uomini la paura e di renderli padroni. Ma la terra interamente illuminata splende all’insegna di trionfale sventura» (Dialettica dell’illuminismo, Einaudi 1982, p. 11). Di questa sventura che è di tutte le epoche, perché è l’umano, Goya ha colto il segreto e lo ha reso luce.

Io, Don Giovanni

di Carlos Saura
Austria / Italia / Spagna, 2009
Con: Lorenzo Balducci (Da Ponte), Lino Guanciale (Mozart), Tobias Moretti (Casanova) Emilia Verginelli (Annetta), Ennio Fantastichini (Salieri), Ketevan Kemolidze (Adriana Ferrarese / Donna Elvira), Francesca Inaudi (Costanza), Sergio Foresti (Leporello), Borja Quiza (Don Giovanni)
Fotografia di Vittorio Storaro
Trailer del film

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Nato ebreo, convertito al cattolicesimo per poter studiare; diventato prete ma anche massone, poeta e drammaturgo; amico di Giacomo Casanova e da lui protetto; condannato all’esilio dall’Inquisizione veneziana, Lorenzo Da Ponte incontra a Vienna Salieri e Mozart, con il quale scrive e compone delle opere splendenti. L’argomento dell’ultima gli è suggerito da Casanova e il risultato è una riscrittura radicale di un mito ormai antico: Don Giovanni. All’inizio scettico, Mozart penetra sempre più nelle pieghe del personaggio e nei versi di Da Ponte, sino a generare il dramma giocoso più conturbante dell’intera storia della musica.

Finalmente un film che pone al centro il testo del Don Giovanni mozartiano e il suo autore. Conquistatore egli stesso, Lorenzo Da Ponte è una figura simbolo del Settecento e della lotta di quel secolo per la libertà della creazione intellettuale. Carlos Saura immerge la vicenda del fascinoso abate nella piena teatralità dei luoghi -ricostruiti con palese finzione- e mette in scena un Don Giovanni fatto di tenebra e di luce, che giunge al culmine nell’incontro (anticipato sin dalla prima inquadratura del film) tra il libertino e il Commendatore, una sinestesia nella quale la musica si fa colore -il bianco della statua vivente, il nero delle forze infere, il rosso dei fiumi di lava che avvolgono Don Juan- e lo spazio è diviso in un controcampo che al volume incombente del fantasma oppone la forza vitale dell’uomo dei piaceri. La grandezza di Don Giovanni sta anche nel rompere e invertire lo schema moralistico: «Chi a una è fedele / con le altre è crudele».

Händel. Cantate italiane

20 ottobre 2009
Sala Verdi del Conservatorio – Milano
Un omaggio del marchese Ruspoli al cardinale Ottoboni
Musiche di G.F. Händel: Cantata «Il duello amoroso» HWV 82Cantata «Clori, Tirsi e Fileno» HWV 96

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Sul suicidio (e altri saggi scelti)

di David Hume
Introduzione di Gaetano Vittone
Edizione a cura di Giuseppe Torresi
Traduzione di Chiara Vitalone
Villaggio Maori Edizioni
Catania, 2008
Pagine 80

HUME

Le riflessioni di Hume sul suicidio ben si inseriscono nel quadro naturalistico che sottende tutto il suo pensiero. Se il suicidio è un “crimine” perché infrange il corso delle cose voluto dalla potenza divina, allora va giudicato altrettanto colpevole ogni e qualsiasi intervento sulla natura, le sue leggi, le sue manifestazioni: Leggi il seguito »

Deh, vieni alla finestra

Da Don Giovanni

Wolfgang Amadeus Mozart

Baritono: Ruggero Raimondi

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Trattato dei tre impostori

Anonimo
TRATTATO DEI TRE IMPOSTORI. La vita e lo spirito del Signor Benedetto de Spinoza
(Traité des Trois Imposteurs o Esprit de Spinoza)
A cura di Silvia Berti
Prefazione di Richard H. Popkin
Einaudi 1994
Pagine LXXXIV-313

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La vicenda di questo scritto è singolare. Sembra sia stato composto agli inizi del Settecento innestandosi sulla tradizione averroistica del leggendario De tribus impostoribus ma in realtà rielaborando e incastrando fra di loro testi di Spinoza, Hobbes, Vanini, La Mothe Le Vayer, Charron, Naudé, Lamy. Condannato, bruciato, gelosamente conservato e appassionatamente letto, sembrava lontano da ogni chiarificazione filologica fino a quando, nel 1985, Silvia Berti scoprì a Los Angeles un esemplare dell’edizione Levier del 1719, del quale qui presenta l’edizione critica. La curatrice lo attribuisce, con buoni argomenti pur senza una prova definitiva, al diplomatico olandese Jan Vroesen. In ogni caso, si tratta di uno dei documenti più significativi della letteratura libertina. Leggi il seguito »

Nicola Spedalieri tra Illuminismo e tradizione

in d’inverno un viaggiatore
Anno II – numero 2
Dicembre 2008
Pagine 14-16

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La duchessa

di Saul Dibb
(The duchess)
GB/Italia/Francia, 2008
Con Keira Knightley (Georgiana), Ralph Fiennes (William, Duca di Devonshire), Charlotte Rampling (Lady Spencer), Hayley Atwell (Bess Foster), Dominic Cooper (Charles Grey)

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Gran Bretagna, 1774. Il matrimonio combinato tra la giovanissima, bella e vitale Georgiana Spencer e il formalissimo e fedifrago Duca di Devonshire va ovviamente male. Soprattutto perché lei non riesce a dargli l’agognato erede maschio. Il Duca si prende anche la migliore amica di Georgiana. Finalmente arriva il maschietto e Georgiana pensa di poter tradire anche lei il marito con un suo innamorato amico di giovinezza. Ma non può. Le ragioni della politica e quelle sociali prevalgono sull’amore.

Uno degli errori di questo tipo di film consiste nel postulare che le emozioni e i sentimenti di altre epoche e contesti siano da giudicare coi criteri contemporanei, come se essi non avessero una storia e nel tempo non fossero vissuti in modo diverso. Il film è elegante nei costumi, accurato nella ricostruzione degli ambienti, ben recitato dalla protagonista e dall’ottimo Ralph Fiennes ma risulta completamente vuoto, nonostante le abbastanza evidenti ambizioni di scavo storico-psicologico e di denuncia della condizione femminile. Un polpettone, insomma…

Lo sguardo sulla Natura. Luce e paesaggio da Lorrain a Turner

Museo Diocesano di Milano

Sino all’11 gennaio 2009

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Settanta dipinti che fra Sei e Settecento delineano la grande parabola del paesaggismo europeo. Tra di essi alcuni vertici di questa forma della rappresentazione umana dello spazio e soprattutto della proiezione su di esso della mente, delle sue emozioni, delle geometrie.

Le luci calme e diffuse di Lorrain (Paesaggio con Hermes e Argo), le architetture naturali di Marini, i netti chiaroscuri di Magnasco (Il vecchio mulino), le prospettive esatte e rapitrici di Canaletto (Capriccio con torre ed edificio gotico), l’impressionismo e le macchie di Guardi (Burrasca), la visionarietà di Marieschi (Capriccio con arco gotico), la potenza di Turner (Paesaggio montano del Galles). E numerosi altri artisti italiani, fiamminghi, inglesi, francesi.
Su tutto la Terra, la Luce.

Le relazioni pericolose

Teatro Litta – Milano
Le relazioni pericolose
da Pierre Choderlos De Laclos (Les Liaisons dangereuses, 1782)
Adattamento e regia di Silvia Giulia Mendola
Con: Paolo Andreoni, Andrea Dezi, Lorenza Pisano, Cinzia Spanò, Greta Zamparini
Coproduzione Litta – Compagnia PianoinBilico
Sino al 31 dicembre 2008

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La vanità conta più del piacere, poiché essa si spinge fino all’assurdo di negare a se stessa il piacere se quest’ultimo sembra mettere a rischio uno smisurato amor di sé. La marchesa di Merteuil e il visconte di Valmont sono due divinità in lotta fra di loro per il possesso del cuore dei mortali. Due divinità non di pari livello, però. Il visconte vive quasi sempre di riflesso rispetto all’energia, alla determinazione, alla prudenza e al gelo della marchesa, la quale arriva esplicitamente a descriversi coi tratti del divino: «eccomi diventata una Divinità, che riceve le opposte suppliche dei ciechi mortali e non cambia nulla dei suoi decreti immutabili» (lettera LXIII). Leggi il seguito »

Peppe Barra

Canto dei sanfedisti

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