Archivi dei tag: scuola

«Sono a volte una persona felice»

Un grande privilegio di chi insegna consiste nel ricevere di tanto in tanto delle lettere scritte da allievi a distanza di anni, anche di molti anni. Ed è sempre una gioia. Ma quella che Francesca Arosio mi ha inviato qualche giorno fa è davvero particolare nella sua semplice radicalità. Autorizzato dall’autrice, la riporto qui per intero.
«Professore,
ho deciso dopo tanti anni di scriverle per ringraziarla.
Sono passati credo cinque anni dal mio ultimo giorno di scuola al Beccaria dove lei è stato il mio professore di filosofia per pochi mesi. Quei pochi mesi hanno determinato le mie scelte future.
L’anno scorso mi sono laureata in filosofia con un tesi sul rovesciamento del platonismo nella Ricerca del tempo perduto, quest’anno ho avuto modo di lavorare con il professor Zecchi sul superamento del nichilismo nell’opera di Proust.
Ricordo molto bene la sua ultima lezione al liceo, ha voluto parlarci di Proust. La ringrazio perché, in un certo senso, con le sue parole mi ha spinto ad amarlo. E ad amare la filosofia, come scelta di vita.
Insomma la ringrazio perché anche grazie a lei ora sono a volte una persona felice.
Francesca».
È la conferma che ogni parola del docente può essere l’apertura di un mondo, che la nostra responsabilità è grande, che insegnare è un dono. Proust, Platone, il nichilismo. Temi che possono da soli riempire una vita dedicata alla ricerca e alla riflessione. Una vita autenticamente umana. Ma qui c’è assai di più. C’è il raggiungimento di uno dei due obiettivi ultimi di ogni insegnamento e apprendimento: essere «a volte una persona felice». La filosofia è infatti questo: una ragnatela che il corpomente getta sul mondo per catturare la gioia. L’altro obiettivo è svelare l’enigma di questa nostra vita. Un enigma che mentre intuisci e comprendi il senso della parte e dell’intero, dell’ora e del sempre, dell’identità e della differenza, con ciò stesso ti regala l’istante della pienezza, la costanza di una faticosa ma inesorabile serenità.
Grazie a te, Francesca.

Astuzia della Ragione

Astuzia della Ragione
in Presidi da bocciare?
A cura di Augusto Cavadi
Di Girolamo editore, Trapani 2012
Pagine 77-100

 

Indice del volume

Presidi da bocciare?, di Augusto Cavadi

La parola alla difesa: vita da presidi, di Giorgio Cavadi

La giornata di un preside di periferia che i carabinieri li chiama lui oppure i problemi si risolvono con le sedie volanti, di Domenico Di Fatta

Astuzia della Ragione, di Alberto G. Biuso

Presidi e stato di diritto, di Dario Generali

Aggiornamenti last minute: la telenovela infinita, di Antonio Mazzeo

 

Estintori ed estinti

Qualche giorno fa in una scuola di Milano uno studente ha colpito con violenza il professore utilizzando un estintore, dopo aver innescato lui stesso un principio di incendio. Risultato: «quattro denti rotti, un trauma facciale e una contusione al ginocchio. […] Al momento —da parte della scuola e dello stesso insegnante— non sarebbe stata sporta nessuna denuncia alle forze dell’ordine. Solo una segnalazione al commissariato Lambrate da parte della preside, per un “episodio di intemperanza”. “È stata una bravata di un ragazzo che ha problemi di crescita e di esuberanza —spiega la preside, Clara Magistrelli, che ha in ogni caso sospeso l’alunno— si sentono piccoli geni incompresi, fanno scemenze in un’età molto difficile. E l’insegnante era solo intervenuto per placarlo, dimostrando senso civico e anche coraggio nell’affrontare con prontezza il problema. Quanto al ragazzo, dobbiamo tutelare chi è in difficoltà. Non abbiamo alcuna intenzione di allontanarlo dalla scuola o di prendere provvedimenti che possano danneggiarlo. Un atteggiamento inutilmente vendicativo non servirebbe a nessuno”».
I particolari della vicenda non sembrano legittimare simili giustificazionismi socio-psicologici e ricordano piuttosto le parole con le quali Pasolini mostrava ancora una volta la propria intelligenza del mondo: i ragazzi «sono regrediti -sotto l’aspetto esteriore di una maggiore educazione scolastica e di una migliorata condizione di vita- a una rozzezza primitiva [...] lanciando ogni tanto urli gutturali e interiezioni tutte di carattere osceno. Non sanno sorridere o ridere. Sanno solo ghignare o sghignazzare» (Lettere luterane, Einaudi 1976, pp. 8-9). Lasciati a se stessi dalla vigliaccheria dei genitori e degli altri presunti educatori, troppi adolescenti sono diventati un settore della società fra i più violenti e conformisti, pervaso da una crudeltà gratuita e giocosa, da un’arroganza teppistica. Il nulla televisivo del quale si nutrono ossessivamente sin dalla loro nascita sembra ormai penetrato nel nulla dei loro cervelli.
I giustificazionismi d’accatto di fronte a un gravissimo episodio di violenza legittimano altri studenti a compiere azioni analoghe o ancora più gravi. In attesa che l’“intemperanza” arrivi sino all’omicidio, a essere estinta è in ogni caso la scuola.

 

Il tunnel della Ministra

L’incredibile personaggio che “guida” scuola e università italiane si è prodotta in un’altra straordinaria prestazione. Sul sito del ministero da lei “diretto”, infatti, si legge la seguente surreale dichiarazione:

==========
Ufficio Stampa

Roma, 23 settembre 2011

Dichiarazione del ministro Mariastella Gelmini “La scoperta del Cern di Ginevra e dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare è un avvenimento scientifico di fondamentale importanza.”


Rivolgo il mio plauso e le mie più sentite congratulazioni agli autori di un esperimento storico. Sono profondamente grata a tutti i ricercatori italiani che hanno contribuito a questo evento che cambierà il volto della fisica moderna. Il superamento della velocità della luce è una vittoria epocale per la ricerca scientifica di tutto il mondo.
Alla costruzione del tunnel tra il Cern ed i laboratori del Gran Sasso, attraverso il quale si è svolto l’esperimento, l’Italia ha contribuito con uno stanziamento oggi stimabile intorno ai 45 milioni di euro.
Inoltre, oggi l’Italia sostiene il Cern con assoluta convinzione, con un contributo di oltre 80 milioni di euro l’anno e gli eventi che stiamo vivendo ci confermano che si tratta di una scelta giusta e lungimirante”.
==========

Veniamo dunque a sapere che l’Italia ha costruito -senza che nessuno ne avesse avuto contezza- un tunnel di 730 chilometri dalla Svizzera all’Abruzzo. Su quest’opera stupefacente e sconosciuta segnalo il commento di Marco Cattaneo, direttore de Le Scienze.

Aggiornamento (26.9.2011)
Arrivano drammatiche notizie dal tunnel_Gelmini (file audio) e, in ogni caso, come afferma Bersani:

 

 

Violenza

Ho ricevuto una mail da una giovane -e assolutamente pacifica- collega nella quale mi racconta di quanto le è accaduto lo scorso 7 dicembre a Milano: «Ho fatto in tempo, però, a esser sotto la carica della polizia alla prima della Scala. Per fortuna ho preso solo un pestone sulla gamba nella fuga. Ovviamente, non te lo sto nemmeno a dire, non avevamo armi caschi o altro e non c’era gente dei centri sociali quelli del teatro piccolo avevano le facce dipinte da pagliaccio e forse quello era il massimo dell’aggressività espressa! Non facevamo altro che gridare quando hanno cominciato a manganellare pesantemente».
Il 15 dicembre sulla ml del Didaweb, Luigi Ambrosi ha inserito una riflessione nella quale -tra l’altro- afferma che «qualcuno dibatte, si meraviglia, si scandalizza su quelle ore di guerriglia urbana a Roma. Viene in mente Contessa: “Voi gente per bene che pace cercate, la pace cercate per far quel che volete.”. Insomma, vorrebbero che tre milioni di giovani si consumino senza rabbia nella disoccupazione e nel precariato, con la certezza di non aver alcun futuro da programmare o costruire, economicamente non in grado per organizzarsi una vita autonoma, costretti a restare in casa dei genitori, rinviare ogni scelta di vita, di coppia, di figli, senza reddito, abbandonati alla disperazione? Vorrebbero che si faccia da spettatori tranquilli alla loro esibizione e spreco di ricchezza pubblica? Che si tolleri serenamente l’arroganza del loro comitato d’affari legato strettamente a industriali, banchieri, grande criminalità e proprie parentele? Gli studenti dovrebbero assistere in silenzio alla distruzione della scuola pubblica e di quanto ciò determina nella vita quotidiana?».
Ho risposto così:
«Condivido.
L’infamia di una ricchezza esibita senza pudore, di una compravendita di deputati che ha annichilito quanto rimaneva di decente nelle istituzioni repubblicane, di una complicità a tutti i livelli con il governo più inefficiente e criminale della storia d’Italia, spero non sarà sopportata a lungo. Temo, però, che il veleno televisivo con il quale gli italiani sono lobotomizzati da vent’anni abbia prodotto danni irreversibili all’apparato cerebrale della nazione. E che quanto avviene -le rivolte dell’Aquila, di Napoli, di Roma- siano semplici riflessi di un corpo senza più coscienza. Ma, naturalmente, non bisogna rassegnarsi mai. Mai arrendersi. Come diceva Jacob Burckhardt a proposito dei Greci: “pessimismo dell’intelligenza e ottimismo della volontà”».
Le provocazioni esplicitamente dittatoriali che un senatore del P(artito) d(ei) L(adri) sta formulando in questi giorni -in vista delle manifestazioni contro la distruzione della scuola e dell’università- dimostrano ancora una volta come la prima violenza, la violenza assoluta, sia quella del potere e dei suoi servi.

Gli schiavi di Sicilia

Commentando Una profezia politica, la collega e amica Alessandra Tigano ha accennato al modo balordo col quale una legge ha sanato le enormi illegalità dei concorsi a preside in Sicilia. Un articolo apparso sul Fatto quotidiano chiarisce bene quanto è accaduto. Ho conosciuto una delle persone diventate presidi in questo modo, un’autentica analfabeta che ha superato il concorso per merito di un potente uomo politico. Tra i commenti all’articolo del Fatto si può leggere quest’altra splendida notizia: «A Palermo circa 500 persone ex EE. LL. [Enti Locali] senza né titolo né competenze stanno per prendere i posti degli assistenti tecnici nei laboratori delle scuole superiori, buttando praticamente nella disperazione centinaia di assistenti tecnici precari che da più di dieci anni lavoravano nelle scuole con lodevole profitto. Una situazione del genere porterà nello sconforto l’istruzione a Palermo che perderà tanta gente competente e con esperienza. Per la cronaca la stragrande maggioranza del personale [che subentrerà] è prossima ai 60 anni, non sa nemmeno accendere un pc, non ha voglia di avvicinarsi alle nuove tecnologie [...].
 Per sentenza di un giudice sono stati nominati tecnici e per ironia della sorte pur non avendo titoli potrebbero essere tecnici di qualunque area.
 In teoria dei supertecnici. 
Evviva l’Italia».
Una delle più grandi sciagure della Sicilia è l’autonomia di cui godono la regione e il suo parlamento. Un’autonomia che ha moltiplicato nell’Isola il clientelismo e il potere della mafia. La libertà è per gli uomini liberi e non per gli schiavi, quali i siciliani sono. Siciliani che, insieme a molti altri sudditi del meridione, mostrano a ogni occasione di costituire un’etnia subalterna e dunque di meritare la condizione di miseria culturale e civile nella quale pascolano. Un’ulteriore prova della loro natura di servi sta nel fatto che votano in grande maggioranza per il partito di s.b. e dunque per la Lega Nord. Che lo facciano le masse settentrionali è comprensibile, pur se grave, ma che dei siciliani votino per chi li ritiene inferiori dimostra che inferiori siamo.

Educarsi

La pedagogia, con le sue propaggini didatticiste, è uno dei finti saperi che riempiono la modernità. I Greci ne ignoravano l’esistenza e sapevano, invece, educare. Pensavano, infatti, che l’essenziale si impara da sé, dal riflesso che il fluire del mondo lascia nei nostri occhi e che nessun maestro -bravissimo o inetto che sia- ci può insegnare. Questo è l’evidente segreto del socratismo.

Merda e poesia

Un’amica, Amelia Caselli, mi ha segnalato l’articolo che copio qui sotto.
Ho ascoltato le tracce musicali sul sito indicato. Abominevole, davvero. Non rispettano più nulla questi automi televisivi, questi vip da quattro soldi. In un delirio di onnipotenza lacerano, smembrano, ricoprono delle loro note di merda alcune delle parole più fonde, più inquiete e più serene che siano state dette nella nostra lingua. La politica spettacolo e la Destra televisiva stanno riempiendo del proprio inevitabile fetore ogni luogo e ogni tempo. Che rubino pure i soldi ma ci lascino almeno la nostra bellezza.

=============

Distruggere la poesia

La scuola va distrutta in ogni ordine e grado, senza risparmio. Ne beneficeranno le scuole private che servono i ricchi del paese dove la forbice della diseguaglianza è tra le più alte al mondo, ne beneficeranno i preti, ma anche chi necessita di un popolo gregge. La Gelmini adempie diligentemente alle direttive. Con ogni mezzo possibile. Tra questi, un cd distribuito in 70mila copie presso le scuole medie di alcune regioni, per far parte del programma di studio. Musica e parole. 10 in poesia. L’abominio. Poesie di Foscolo, Leopardi, Ungaretti, Montale –tutte massacrate a colpi di becero pop. Fatte cantare ai divi della tv, da Amici a X Factor a Saranno famosi a Ok il prezzo è giusto. Tutti accomunati da un’assoluta inconsapevolezza di quel che stanno cantando. Tutti presi nel furore di distruggere il concetto stesso di poesia. Fingendo di “avvicinare i ragazzi alla poesia”, si eleva a metro dell’arte un simulacro di musica iperbarica, vuota, pura merce. Del resto a questo deve servire la scuola, a tirar su una generazione di consumatori senza alcuna capacità critica. Andate su www.orofinoproduzioni.com, e sentite Elisa Rossi da X Factor che trapassa a colpi di leziosità A Zacinto, ma anche il povero Mario Venuti che si è prestato a poppizzare Meriggiare pallido e assorto. Poi potete vomitare, se volete. Ma ritenetevi fortunati, allo stesso tempo. E già, perché l’ideatrice di questa immondizia è Loriana Lana, che non è solo la testimonial della candidatura del nostro Caro Leader S.B. al premio Nobel per la Pace, ma anche la paroliera dell’inverosimile canzone (estremo sintomo della cartoonizzazione dell’Occidente, per citare il mio amico Giulio Milani) Silvio forever (Silvio forever sarà silvio realtà silvio per sempre / Silvio fiducia ci dà silvio per noi futuro e presente / nobile e giusto tu ci piaci per questo sei il pensiero che ci guiderà). Pensate, poteva musicarci anche un Sandro Bondi, la signorina. Un’altra miracolata del basso impero. Ricompensata con 70mila copie per i suoi innominabili servigi.

Marco Rovelli, l’Unità, 8/5/2010

Scuola del crimine

Sul numero di maggio 2010 del mensile Nuova Secondaria leggo un breve articolo dedicato agli insegnanti francesi che a Vitry-sur-Seine hanno compiuto un vero e proprio “ammutinamento”, sospendendo i corsi a causa del clima di assoluta insicurezza personale in cui sono costretti a lavorare: «All’ombra di compassate pedagogie imperversano allievi alla soglia del crimine. (…) Passate in corridoio, e vi lanciano insulti e gesti di minaccia. State spiegando, spalancano la porta, succede tre volte, quattro volte al giorno, un ragazzo mette la testa dentro, parla con qualcuno, senza badarvi. Ormai molti di noi si chiudono dentro a chiave. Dobbiamo fare i poliziotti, perché nei corridoi si urla, ci si scontra, ci si batte, le porte delle aule vengono prese a calci» (pp. 16-17).
Nel pieno della pratica sessantottina, Pasolini scriveva che gli studenti «sono regrediti -sotto l’aspetto esteriore di una maggiore educazione scolastica e di una migliorata condizione di vita- a una rozzezza primitiva (…) lanciando ogni tanto urli gutturali e interiezioni tutte di carattere osceno. Non sanno sorridere o ridere. Sanno solo ghignare o sghignazzare» (Lettere luterane, Einaudi 1976, pp. 8-9).

Viziati e protetti in modo osceno dai loro genitori, blanditi dal mercato e dalla pubblicità, decerebrati da dosi massicce di televisione e videogiochi, coccolati a ogni lacrimuccia e giustificati a ogni aggressione da professori-amici e da professoresse-mamme, adulati da tecniche pedagogiche alle quali si può ben applicare l’ironia di Schopenhauer -«nessuna arte educativa pestalozziana può fare di un babbeo nato un uomo pensante» (Parerga e Paralipomena, Adelphi 1981, tomo I, p. 647)-, innumerevoli studenti rappresentano un settore della società fra i più violenti e conformisti, pervaso da una crudeltà gratuita e giocosa, da un’arroganza teppistica. A queste persone è sempre più difficile rivolgersi con parole che abbiano un qualche significato. I ragazzi vi sostituiscono il puro niente del significante, dell’urlo onomatopeico e idiota.

Troppi professori (dei pedagogisti non mette conto di parlare) hanno dimenticato le sagge riflessioni di Antonio Gramsci: «il ragazzo che si arrabatta con la storia e la matematica si affatica, certo, e bisogna cercare che egli debba fare la fatica indispensabile e non più, ma è anche certo che dovrà sempre faticare per imparare a costringere se stesso a privazioni e limitazioni di movimento fisico, cioè sottostare a un tirocinio psico-fisico. Occorre persuadere molta gente che anche lo studio è un mestiere, e molto faticoso, con un suo speciale tirocinio, oltre che intellettuale, anche muscolare-nervoso. (…) La partecipazione di più larghe masse alla scuola media porta con sé la tendenza a rallentare la disciplina dello studio, a domandare “facilitazioni”». (Gli intellettuali e l’organizzazione della cultura, Einaudi 1949, pp. 116-117). Sta qui la vera radice della fine della scuola. Un’istituzione che regala diplomi e lauree a dei sostanziali analfabeti merita davvero di scomparire.

La scuola balcanizzata

La demolizione della scuola italiana sta per compiersi attraverso la balcanizzazione dei saperi, dell’istruzione, del reclutamento. Che si tratti del Disegno di Legge della Lega Nord-Paola Goisis o del Pdl-Valentina Aprea, il risultato sarà identico. E un’opinione pubblica ridotta alla condizione di zombie dal controllo totale che il potere esercita sulle  televisioni non si rende in alcun modo conto di quanto accade. Neppure i genitori, i docenti, gli studenti sembrano comprendere.

Mi piacerebbe sapere che cosa pensino di tale progetto quanti si dichiarano “di destra”, i quali in tutta la loro vita -e magari militando nel MSI- hanno sempre esaltato «l’unità della Patria tutta», della sua tradizione storica, del Risorgimento, della formazione di un cittadino che si riconosca come italiano dalle montagne bellunesi ai templi di Agrigento.
Mai vista un’Italia più ignorante, indifferente, cupa, razzista, spaventata, iperlocalistica, frivola e povera. Fatta a immagine e somiglianza dei suoi attuali padroni.

Chi distrugge la scuola?

Alla Ministra e ai suoi funzionari che rimbrottano i presidi perché si lamentano dei tagli sempre più gravi ai fondi delle scuole (come a quelli dell’Università e della ricerca in genere…), i sindacati rispondono che «i capi di istituto sono abituati a rimboccarsi le maniche ogni giorno per risolvere situazioni e problemi continui rispondendo di ciò che fanno alle famiglie degli alunni e all’Amministrazione e assumendosi i rischi in prima persona pur di far funzionare al meglio le scuole» (R.P., Tecnica della scuola, 14-11-2009).

E questo è l’errore. Dei presidi e soprattutto degli insegnanti:  colmare col volontariato il baratro finanziario voluto dai precedenti esecutivi ma soprattutto dall’attuale (mal)governo; salvare l’istituzione dalla paralisi economica; nascondere alle famiglie e ai ragazzi i veri obiettivi della destra televisiva e cialtrona. Bisogna rispettare sino in fondo la normativa e fare al meglio delle proprie possibilità tutto ciò che la legge impone alla professione docente. Ma nulla, assolutamente nulla, di più. A cominciare dalle uscite scolastiche, dalle gite lunghe e brevi, dalla partecipazione alle commissioni interne, da tutta la pletora di attività che non siano d’ufficio. Basterebbe questo, solo questo – altro che “blocchi a oltranza degli scrutini”!- per paralizzare la scuola e far cadere la maschera di chi la vuole distruggere.
Ma negli insegnanti italiani vive un singolare amalgama di senso di colpa (per che cosa?), forza di inerzia e volontà missionaria che contribuisce -quasi alla pari dell’ignoranza del Sommo Bottegaio e dei suoi servi- alla riduzione della scuola al miserabile luna park che è diventato.

Socrate e i comportamentisti

Leggo un articolo sulla scuola che critica un presunto aumento delle bocciature. Sono analisi e interpretazioni come queste che favoriscono la propaganda del regime berlusconiano. Vi si accredita, infatti, quello stesso “rigore” che ministra e governo sbandierano e che invece è del tutto finto e strumentale.

- I dati si riferiscono al 10 % delle scuole. Il campione è omogeneo (per regione, tipo di scuole…) o è casuale? Comunque sia, si tratta di una percentuale troppo bassa per estrapolare conclusioni generali – Il numero dei bocciati e dei non ammessi si mantiene su livelli del tutto fisiologici e secondo me ancora troppo bassi – Il vero problema è la totale assenza in Italia di seri canali professionali (come quelli presenti in Germania e nei Paesi scandinavi), che induce a una crescita abnorme dei licei, con i relativi gravi problemi di orientamento, di permanenza, di sbocchi lavorativi. Una crescita che i ministri di tutte le tendenze e maggioranze hanno sempre incoraggiato, sbagliando – L’articolo fa riferimento a quella didattica del “successo formativo” che costituisce l’estrema e banale eredità del comportamentismo, una visione pedagogica e antropologica entrata ormai nella storia e per fortuna uscita dal presente – Si ignora sempre e pervicacemente che l’apprendimento ha una struttura socratica, è frutto del rapporto tra allievo, docente e istituzione e non soltanto degli ultimi due elementi – Si ignora dunque, ma chi sta a scuola sa bene di che cosa parlo, il fatto che esistono ragazzi i quali semplicemente non hanno talento e volontà di studiare – La chiusa economicisitica è micidiale e totalmente “tremontiana”. Promuovere o bocciare in base a criteri finanziari e non didattici o culturali è una gravissima aberrazione (oltre che un comportamento fuori legge).

Fino a che l’opposizione alla attuale ministra si farà con gli argomenti dell’articolo di Repubblica, lei e il suo governo potranno stare tranquilli e agire quasi indisturbati nella trasformazione della scuola pubblica italiana in un immenso istituto privato, dove si paga e non si impara, dove la percentuale dei bocciati sfiora lo zero assoluto, dove il “successo formativo” è garantito a tutti. Ottimo modello, vero?

Maxinnovatori

Ho ricevuto una mail che racconta come «all’ITSOS di Cernusco S/N (MI) sia passato l’anticipo del riordino degli istituti tecnici anche con i voti di iscritti FLC CGIL. Il silenzio della Segreteria FLC CGIL lombarda e di quella milanese è assolutamente assordante.
87 a 64, con 7 o 8 astenuti, così e finita oggi all’ITSOS di Cernusco S/N (MI): il collegio dei docenti ha approvato l’anticipo del riordino degli istituti tecnici. La stessa cosa è accaduta qualche giorno fa all’ITCS Primo Levi di Bollate (MI). Nonostante le mozioni votate, gli scioperi fatti e le iniziative organizzate, le scuole d’eccellenza, i primi della classe hanno pensato di salvarsi e salvare la loro scuola, non la scuola pubblica, ma la loro scuola che è non è più pubblica, ma di fatto privata perché  di loro proprietà. È questo il risultato delle battaglie dello scorso autunno e non solo. Da questa vicenda di sicuro non ne escono sconfitti i 64 docenti che ci hanno creduto fino in fondo, ma chi prima ha proclamato la sua contrarietà a questa pseudo riforma e poi nei fatti non ha fatto altro che sostenerla.

Anche iscritti FLC CGIL hanno votato a favore, e non è cosa da poco. Diversi dirigenti delle scuole lombarde coinvolte nel progetto di anticipo del riordino dei tecnici sono iscritti FLC CGIL, e anche  questo non è cosa da poco. Il silenzio della Segreteria FLC CGIL lombarda e di quella milanese è assolutamente assordante. Qualche giorno fa ho posto delle domande, ma per il momento non c’è stata nessuna risposta. Cosa devo pensare? Cosa devono pensare tutti gli iscritti FLC CGIL che si battono quotidianamente contro la distruzione della scuola pubblica messa in atto dal Governo?»

Milano, 28 aprile 2009
Mario Piemontese

================

Tutto questo -e in particolare il “silenzio” della CGIL- non mi sorprende affatto. Tanti anni fa, quasi all’inizio della mia attività di insegnante, ebbi la sfortuna di lavorare un anno in quell’istituto di Cernusco sul  Naviglio. Il peggior anno della mia carriera. Ma fu molto istruttivo. Non ho più visto nessuno di quella masnada e non so quali siano gli  attuali equilibri ma l’ITSOS Marie Curie (una scuola molto grande) è stato gestito sin dalla sua fondazione da un comitato (informale, ovviamente) composto da esponenti di Comunione e Liberazione e della CGIL. Andavano d’amore e d’accordo. Anche perché come Istituto “maxisperimentale” godeva di particolari privilegi, di ogni genere…

Ora quindi i maxinnovatori fanatici di allora confermano con coerenza la loro natura e sono i primi ad aderire allo smantellamento della scuola pubblica. Mi stupisce solo che ci siano stati così tanti oppositori al momento del voto. Si trattava, infatti, di una scuola dove regnava -e si pretendeva!- l’unanimità. Son passati dunque senza scossoni dal cattocomunismo a Berlusconi. Bravi.

Il pane e la scuola

Dalla Repubblica del 25 marzo leggo che «dopo un tam tam durato settimane, il ministero dell’Istruzione rende ufficiali i tagli agli organici del personale docente. (…) Più di metà degli oltre 37 mila posti che svaniranno dal prossimo settembre verranno tagliati nelle regioni meridionali. Il dato diventa imbarazzante nella scuola elementare, dove due cattedre su tre salteranno proprio al Sud. Da mesi i sindacati parlavano di accanimento verso la scuola nel Sud. (…) A pagarne le conseguenze saranno quindi le realtà del Paese dove le lezioni pomeridiane alle elementari sono una specie di miraggio. Gli addetti ai lavori sapevano già che le classi di scuola elementare a tempo pieno al Sud sono soltanto otto su 100 mentre al Nord sono il 36 per cento. Stornare dai tagli le classi a tempo normale sarebbe equivalso a penalizzare le regioni del Sud. Ed è proprio quello che è avvenuto».
Bene. Il Sud, insieme alla Lombardia, ha regalato ancora una volta il potere a S(upremo) B(ottegaio) e ai delinquenti che lo sostengono. Il Sud si merita dunque questo e altro. Spero che venga penalizzata in particolare la Sicilia delle migliaia di maestre, professori e loro familiari (e, naturalmente, dei milioni di genitori di alunni!) che hanno votato per Cuffaro, Lombardo, Firrarello e analoghi personaggi. Se non le tocchi il pane, questa gente non si sveglierà mai. E non è detto che lo faccia anche se glielo togli. Ma almeno si può sperare.

Stella

di Sylvie Verheyde
Francia, 2008
Con Léora Barbara (Stella), Karole Rocher (la madre di Stella), Benjamin Biolay (il padre di Stella ), Melissa Rodriguez (Gladys), Laetitia Guerard (Geneviève).

stella

Stella è una bambina. Stella è una donna. Stella è sensuale e candida, ha paura di tante cose ma nessuno se ne accorge, è sola -molto sola- ma ha due amiche vere. Stella frequenta la prima media in una scuola parigina “per ricchi” ma vive in un bar gestito dai suoi genitori, che litigano sempre. Un bar frequentato da malviventi, disoccupati, giocatori, alcolizzati. Dice di se stessa che «sa tutto del calcio, dei cocktail, di come si fanno i bambini, di come si scopa, di chi fidarsi e di chi no; per il resto, sono una schiappa». Stella va molto male a scuola, soprattutto in francese, ma comincia a leggere Balzac e Duras e sa che quella particolare scuola è «un’occasione da non perdere». Stella è bella.

Stella è diventata la regista di questo film e sa raccontarsi senza sentimentalismi e senza giudicare. Sylvie Verheyde costruisce il film con una regia strepitosa che rende dinamiche e imprevedibili delle scene molto semplici e ripetitive, a scuola al bar in vacanza. Nessun campo lungo e molti primi piani, la cinepresa va dentro ciò che accade anche quando sembra non accadere nulla. Momenti chiave la corsa di Stella e il suo ascoltare e ripetere una canzone nella solitudine della propria camera. Un film autobiografico non per ciò che racconta ma per il modo -magistrale- in cui lo fa.