di Byambasuren Davaa
(Chingisiyn Hoyor Zagal)
Con Urna Chahar-Tugchi, Hicheengui Sambuu, Chimed Dolgor
Germania/Mongolia, 2009
Trailer del film

Urna è una cantante che desidera realizzare il sogno della nonna morente: restaurare il violino che era andato quasi distrutto perché su di esso erano scritti i versi di una vecchia canzone, segno di un’identità che il fanatismo modernizzante della Rivoluzione culturale in Mongolia intendeva cancellare. L’incontro con musicisti, liutai, sciamani, nomadi condurrà a ricostruire i versi dell’antico canto dedicato a Genghis Khan e ai suoi cavalli.
Varie opere della recente filmografia dedicata alla Mongolia hanno l’obiettivo di ricordare la storia di questo antico Paese e di recuperarne la memoria. Pur non raggiungendo il livello dello splendido Khadak (2006), The Two Horses of Genghis Khan descrive gli stessi spazi, canta la stessa vicenda, difende la tenacia di un popolo nomade, del suo sconfinato orizzonte.
giugno 2009

Per quanto parziale sia la conoscenza che abbiamo del cervello, sappiamo comunque che il potere della mente nell’interpretare la realtà -e dunque nel produrla- è davvero molto grande. Il caso del placebo è una delle prove più evidenti. L’effetto placebo agisce persino su malattie gravissime -quali i tumori- poiché «le aspettative e le convinzioni del paziente hanno una grande influenza sul decorso della malattia» (M.B. Niemi, pag. 29). Un’altra e assai diversa manifestazione di tale potere sono le allucinazioni, quegli stati mentali «il cui contenuto è cosciente, involontario e, sotto certi aspetti, simile al sogno e alla percezione» e che in alcune culture sciamaniche svolgono una reale funzione terapeutica (A. Lehmann e J. González, pp.76 e 80).
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febbraio 2009
di Eric R. Dodds
(The Greek and the Irrational, 1950)
Trad. di Virginia Vacca De Bosis
La Nuova Italia, Firenze 1978
Pagine XIII-387

«Un semplice professore di greco» (p. 314), così si definisce Eric R. Dodds (1893-1979). Ma questo suo libro ha contribuito a modificare a fondo l’immagine edulcorata e neoclassica della Grecità. Se i Greci pervennero alla ricchezza di risultati, alla molteplicità di prospettive, al rigore razionalistico che stanno a fondamento della cultura europea, fu anche perché non ebbero timore di scorgere nell’umano la tenebra. Leggi il seguito »
Pubblicato giorno
17 febbraio 2009
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La collezione etnica di Peggy Guggenheim
Altre culture a Milano
Milano – Fondazione Mazzotta
Sino al 22 febbraio 2009

La Terra-madre, entità ambivalente che dà e toglie vita (Medea costituisce un’eco arcaica nel pieno della classicità ellenica); la fecondità come dono e come richiesta continua rivolta al divino; gli spiriti ermafroditi che di tanto in tanto arrivano nei villaggi; l’universalità e necessità delle iniziazioni, senza le quali il tempo individuale e quello collettivo risulterebbero separati e quindi morti. La consunstanzialità di Tempo e Corporeità. Leggi il seguito »
Pubblicato giorno
27 dicembre 2008
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