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Il cadavere e l’Europa

In Italia non ha storicamente senso parlare di rivoluzione. Quelle tentate sono sempre state di minoranza e dunque sconfitte (ad esempio il 1799 a Napoli). Il Risorgimento si è rivelato, secondo la condivisibile analisi di Gramsci, “una rivoluzione mancata”. Ragioni per attuare almeno una rivolta generalizzata ce ne sono ormai di molto serie: l’impoverimento economico è evidente, così come la chiusura provinciale o l’asfissia sociale che toglie respiro a chi non faccia già parte di famiglie, gruppi, ceti privilegiati. Ma tranne la straordinaria e costante azione NO TAV in Piemonte, l’Italia attuale è incapace di rivolte. Anche perché quando esse esplodono, come a Genova nel 2001, la repressione è feroce e i massacratori invece che essere puniti fanno carriera nei loro corpi di appartenenza. Su tutto, poi, domina il cloroformio televisivo, a sedare qualunque velleità di ribellione.
Dall’interno non è dunque possibile trarre alcuna speranza. La prospettiva che ormai siamo costretti ad auspicare è che sia l’Europa a spingere verso la caduta di Berlusconi. L’incapacità totale che questo personaggio e i suoi complici (Tremonti compreso) mostrano nel gestire una crisi che prima sono stati inabili a vedere, una volta vista hanno irresponsabilmente negato per ragioni di propaganda e ora sono del tutto inattrezzati ad affrontare, rischia infatti di trascinare con sé l’economia dell’intero Continente. Si può sperare dunque che non per rispetto dell’Italia -la più parte dei suoi abitanti non ne merita alcuno- ma per propri interessi di sopravvivenza, i poteri europei inducano Napolitano e altri decisori politici a sbarazzarsi di questo peso morto, di questo cadavere cialtronesco il cui fetore dopo quasi vent’anni di malgoverno ammorba ancora la nazione.

Il lavoro intellettuale come professione

(Wissenschaft als Beruf – Politik als Beruf, 1918)
di Max Weber
Traduzione di Antonio Giolitti
Einaudi, Torino 1994
Pagine XLII-121

weber

In due conferenze tenute nel 1918 all’Università di Monaco, Max Weber raccoglie il senso delle sue riflessioni e della sua dottrina. Affrontando il problema della scienza e della politica come Beruf, vocazione e professione, Weber enuncia alcuni dei temi chiave del suo pensiero: le modalità attraverso le quali si seleziona una classe dirigente; lo Stato quale organismo che «esige per sé (con successo) il monopolio della forza fisica legittima» (pag. 48); i tre tipi di potere e le loro caratteristiche: tradizione, carisma, norma; etica della convinzione ed etica della responsabilità; scienza contemporanea e specializzazione; razionalità e disincantamento del mondo. Leggi il seguito »

Che – Guerriglia

di Steven Soderbergh
(Che: Part Two)
USA-Francia-Spagna, 2008
Con: Benicio Del Toro (Ernesto Guevara), Jordi Mollà (Capitano Vargas)
Trailer del film

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Lasciata Cuba, rifiutate prebende ministeriali e agiatezza economica, Guevara cerca di instaurare regimi rivoluzionari in Venezuela, Congo, Bolivia. È qui che l’esercito governativo e gli uomini della CIA lo braccano, lo catturano, lo uccidono a sangue freddo.

La seconda parte di questo film conferma l’originalità e i caratteri della prima. Anzi li accentua. Si assiste infatti al tramonto del progetto visionario di liberare l’intera America Latina. Più che i nemici di classe, sono i contadini stessi a non capire Guevara, a denunciarlo, a consegnarlo al governo boliviano. Il film comincia con l’immagine televisiva di Fidel Castro che legge la lettera d’addio del suo compagno e si svolge poi quasi per intero in una giungla senza direzione, senza prospettive, senza luce. Il Che vi appare simile al guerrigliero italiano Carlo Pisacane che i contadini respingono perché rivoluzionario, senza religione, sbandato. È la storia di uno sconfitto, di un uomo assai lontano dall’icona vincente, epica, da martire. Un film asciutto e duro, che trova il suo culmine nella drammatica scena in soggettiva di Guevara morente.

Che – L’argentino

di Steven Soderbergh
(Che – Part One)
USA-Francia-Spagna, 2008
Con: Benicio Del Toro (Ernesto Guevara), Demiàn Bichir (Fidel Castro)
Trailer del film

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Dall’incontro del medico argentino Ernesto Guevara con Fidel Castro a Mexico City alla guerriglia nella Sierra Maestra e da lì verso la capitale cubana. È il percorso della prima parte di un film che è stato pensato in modo unitario (4 ore e mezza) e che soltanto esigenze di distribuzione hanno indotto a dividere in due tronconi.
Sin da ora, comunque, si può dire che il Che di Soderbergh è un personaggio malinconico e minimale, duro per esigenze di ufficio e più a suo agio nella cura dei campesinos. Un uomo che vive la rivoluzione come un dovere, che rifiuta di assurgere a simbolo di alcunché e che invece il destino e il merchandising hanno trasformato in una merce buona per tutte le stagioni, generazioni e classi sociali. Nel film l’icona è abbattuta a favore dell’utopia di giustizia e della sua impossibilità.
La regia è funzionale a questo progetto. Nessun primo piano se non per frammenti del volto di Guevara durante l’intervista concessa a una giornalista statunitense in occasione del discorso che tenne all’ONU come ministro cubano dell’industria; l’alternarsi nel montaggio di scene in bianco e nero quando il Che si trova negli USA e a colori quando combatte nella giungla; un taglio dell’immagine che la rende sempre incompleta, a dire l’incompiutezza di ogni progetto umano di riscattare il proprio male.

PASSARE IL SEGNO. La forma della contestazione 1968-1977

Milano – Biblioteca di via Senato
Sino al 3 maggio 2009

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L’immaginazione (grafica) al potere! Questa interessantissima mostra documenta, infatti, l’evoluzione della forma libro e della miriade di pubblicazioni che costellarono il Sessantotto e gli anni immediatamente successivi. Leggi il seguito »