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	<title>agb &#187; politica</title>
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		<title>Asor Usa</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 19:29:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>agbiuso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sul Manifesto di oggi è stato pubblicato un commento di Alberto Asor Rosa dal titolo I sette pilastri della saggezza. Un articolo sconcertante. Conoscevo Asor Rosa come un fine storico del presente, oltre che un italianista di valore. E invece decenni di militanza nella sinistra marxiana producono ora questo aborto di analisi, questo peana di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;">Sul <em>Manifesto</em> di oggi è stato pubblicato un commento di <span style="color: #ff0000;"><strong>Alberto Asor Rosa</strong></span> dal titolo <span style="color: #ff0000;"><strong><a href="http://www.ilmanifesto.it/attualita/notizie/mricN/6289/" target="_blank">I sette pilastri della saggezza</a></strong></span>. Un articolo sconcertante. Conoscevo Asor Rosa come un fine storico del presente, oltre che un italianista di valore. E invece decenni di militanza nella sinistra marxiana producono ora questo aborto di analisi, questo peana di un governo semplicemente feroce:</div>
<div style="text-align: justify;">========</div>
<div style="text-align: justify;">Insomma: un governo non più &#8220;di parte&#8221;, ma singolarmente &#8220;super partes&#8221;, e quindi autorevole ed efficace non a dispetto ma in considerazione esattamente della sua natura non rappresentativa.</div>
<div style="text-align: justify;">========</div>
<div style="text-align: justify;">Menzogna, menzogna ideologica pura. Il segnale lessicale più evidente della nullità di questo futile e insieme emblematico testo sta in una omissione. Mai una volta, infatti, si pronuncia il nome del vero padrone, di chi sta dietro e sopra Bruxelles, l&#8217;Unione Europea e tutta questa monnezza ultraliberista: gli Stati Uniti d&#8217;America. Non una sola esplicita critica alla <span style="color: #ff0000;"><strong>grande finanza senza patria</strong></span> ma che negli USA ha la propria terra promessa. Napolitano e Monti sono degli atlantisti di ferro, che stanno consegnando l&#8217;Italia mani e piedi alla colonizzazione nordamericana. E Asor Rosa li presenta come specchiati esempi di italianità!<br />
Che pena, veramente.</div></p>
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		<title>Hoover, il potere</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Jan 2012 14:28:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>agbiuso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[J. Edgar di Clint Eastwood USA, 2011 Con: Leonardo DiCaprio (J. Edgard Hoover), Judi Dench (Madre di Hoover), Armie Hammer (Clyde Tolson), Naomi Watts (Helen Gandy) Trailer del film J.Edgar Hoover fu direttore dell’FBI dal 1924 al 1972, data della sua morte. Lo rimase con otto presidenti degli USA. Basterebbe questo dato cronologico-politico per comprendere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><em><strong>J. Edgar<br />
</strong></em>di <strong>Clint Eastwood<br />
</strong>USA, 2011<br />
Con: Leonardo DiCaprio (J. Edgard Hoover), Judi Dench (Madre di Hoover), Armie Hammer (Clyde Tolson), Naomi Watts (Helen Gandy)<br />
<a href="http://www.mymovies.it/film/2011/jedgar/trailer/" target="_blank">Trailer del film</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href=" http://it.wikipedia.org/wiki/J._Edgar_Hoover " target="_blank"></a><a href="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2012/01/J.-Edgar-locandina-film.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-9728" style="margin-top: 10px; margin-bottom: 10px; margin-left: 20px; margin-right: 20px;" title="J.-Edgar-locandina-film" src="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2012/01/J.-Edgar-locandina-film-194x300.jpg" alt="" width="194" height="300" /></a><a href=" http://it.wikipedia.org/wiki/J._Edgar_Hoover" target="_blank">J.Edgar Hoover</a> fu direttore dell’FBI dal 1924 al 1972, data della sua morte. Lo rimase con otto presidenti degli USA. Basterebbe questo dato cronologico-politico per comprendere che quest’uomo fu tra i più potenti del Novecento, capace di trasformare una struttura investigativa secondaria in una macchina il cui funzionamento si basava sullo spionaggio, sul ricatto universale, sull’intimidazione, sulla violenza, sulla menzogna sistematica. I fascicoli riservati, da lui raccolti nella sua infinita carriera, divennero leggendari e anche se poi scomparsi influenzarono decisamente e a fondo la politica statunitense, interna ed estera. Hoover nutriva un autentico odio nei confronti di chiunque si ispirasse anche lontanamente alle idee socialiste, ai diritti civili, a principi di equità sociale. Una delle sue prime vittime fu l’anarchica Emma Goldman, una delle ultime Martin Luther King.</p>
<p style="text-align: justify;">«Si, mamma», è questa una delle chiavi interpretative del film. Hoover non si sposò mai e sembra avesse tendenze omosessuali. La venerazione verso la madre, l’ubbidienza al suo intransigente moralismo religioso, vengono visti come la fonte primaria dei comportamenti di Hoover. Nel descrivere un simile personaggio, Eastwood si muove sul crinale tra i dati storici che ne rivelano sempre più il carattere perverso e la scelta di far prevalere il punto di vista del protagonista. La struttura del film è infatti a incastro, con Hoover anziano che detta le sue memorie e quindi racconta le azioni compiute e gli eventi vissuti. Li racconta, naturalmente, dalla sua visuale. Il tutto immerso in una tonalità cromatica e narrativa piuttosto fredda, che si ravviva in due scene: la violenta e appassionata dichiarazione d’amore tra lui e il suo principale collaboratore Clyde Tolson; la dettatura alla sua decennale segretaria e amica Helen Gandy di una lettera calunniosa scritta allo scopo di indurre Martin Luther King a rifiutare il premio Nobel per la pace. A intervalli regolari e implacabili emerge la figura della madre, un’autentica Erinni possessiva e adorante il figlio.<br />
Qualcosa di funereo intride tutto il film.</p>
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		<title>Le idi di marzo</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Jan 2012 13:18:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>agbiuso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(The Ides of March) di George Clooney Con Ryan Gosling (Stephen Meyers), George Clooney (Mike Morris), Philip Seymour Hoffman (Paul Zara), Paul Giamatti (Tom Duffy), Evan Rachel Wood (Molly Stearns), Marisa Tomei (Ida Horowicz) USA, 2011 Trailer del film Elezioni primarie per stabilire chi debba essere il candidato democratico alla presidenza degli USA. Il governatore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">(<em>The Ides of March</em>)<br />
di <strong>George Clooney</strong><br />
Con Ryan Gosling (Stephen Meyers), George Clooney (Mike Morris), Philip Seymour Hoffman (Paul Zara), Paul Giamatti (Tom Duffy), Evan Rachel Wood (Molly Stearns), Marisa Tomei (Ida Horowicz)<br />
USA, 2011<br />
<a href="http://www.mymovies.it/film/2011/theidesofmarch/trailer/" target="_blank">Trailer del film </a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2012/01/idi_marzo.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-9710" style="margin-top: 10px; margin-bottom: 10px; margin-left: 20px; margin-right: 20px;" title="idi_marzo" src="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2012/01/idi_marzo-214x300.jpg" alt="" width="214" height="300" /></a>Elezioni primarie per stabilire chi debba essere il candidato democratico alla presidenza degli USA. Il governatore Mike Morris ha ottime probabilità e un ufficio stampa di grande qualità, in cui emerge il giovane e intelligentissimo Stephen Meyers. Lo staff del candidato avversario deve fare qualcosa per neutralizzare questo idealista della causa. Il doppio gioco, l’inganno, la minaccia, il ricatto diventano le armi di un vero e proprio <em>bellum omnium contra omnes</em>. Alla fine, Stephen impara come si fa.</p>
<p style="text-align: justify;">«Etica, nulla è più importante dell’etica» è la frase che conclude la campagna di Morris, tipico democratico di sinistra (<em>liberal</em> li chiamano negli USA). Dietro di lui e dentro di lui le cose vanno ben diversamente dalle «ruffianate per gli elettori» (definizione del responsabile del suo ufficio stampa). Clooney indaga nei meandri privati e mediatici del sistema statunitense ma si tiene lontano da ciò che pesa davvero: la potenza di condizionamento totale dei fabbricanti d’armi, dei petrolieri, della finanza speculativa. In ogni caso, si tratta di un film dall’impianto classico, piacevole da seguire e che fa nascere anche nei più ingenui spettatori qualche dubbio sulla “più grande democrazia del pianeta”.</p>
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		<title>Speculare alla speculazione</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Dec 2011 11:48:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>agbiuso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il numero 15 (dicembre 2011) di Alfabeta2 pubblica un ampio dossier dal titolo «Debito Crisi Potere» che spiega con chiarezza e lucidità le dinamiche politico-economiche che stiamo subendo e le cui vere modalità nulla hanno a che vedere con quanto stampa, televisione e governo vanno enunciando. Andrea Fumagalli così descrive il meccanismo della speculazione: Alcune [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il numero <a href="http://www.alfabeta2.it/2011/12/06/sommario-del-n°-15-dicembre-2011/" target="_blank">15 (dicembre 2011) di <em>Alfabeta2</em></a> pubblica un ampio dossier dal titolo «<span style="color: #ff0000;"><strong>Debito Crisi Potere</strong></span>» che spiega con chiarezza e lucidità le dinamiche politico-economiche che stiamo subendo e le cui vere modalità nulla hanno a che vedere con quanto stampa, televisione e governo vanno enunciando. Andrea Fumagalli così descrive il meccanismo della speculazione:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">Alcune grandi società iniziano a vendere i titoli di Stato dei paesi che, a loro giudizio (d’accordo con le società di rating), corrono il rischio di avere difficoltà di finanziamento. Ne consegue il deprezzamento del valore dei titoli, inducendo aspettative negative sul loro valore atteso nel futuro. I tassi d’interesse relativi all’emissione dei nuovi titoli iniziano a crescere, ampliando il differenziale (<em>spread</em>) con l’interesse sui titoli di Stato considerati più sicuri (come quelli tedeschi). Tale tendenza si autoalimenta sino a creare un’emergenza […] che obbliga la Banca Centrale a intervenire comprando i titoli di Stato in cambio di nuova liquidità monetaria e, allo stesso tempo, chiedendo e imponendo misure economiche drastiche volte fittiziamente a ridurre il deficit pubblico. È il segnale che la speculazione ha vinto. Tutto ciò è abbastanza noto. Ciò che è meno noto è che, in contemporanea, il valore dei titoli derivati che assicurano i titoli di Stato (<em>Credit Default Swaps</em>, Cds) cresce enormemente, in modo proporzionale all’ampliarsi dello <em>spread</em> sui tassi di interesse. Ciò consente ai possessori dei Cds di poter lucrare elevate plusvalenze.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Chi sono tali “possessori”? Sono cinque grandi banche, tra le quali la <span style="color: #ff0000;"><strong>Deutsche Bank</strong></span>, che nei primi mesi del 2011 «inizia a vendere circa 7 miliardi di titoli di Stato italiani (Btp)». C’è di peggio: «È noto che Mario Monti, stimato economista, è, oltre che presidente europeo della Trilateral, anche <em>International Advisor</em> di Goldman Sachs, una delle società finanziarie che controllano, come Deutsche Bank, il mercato dei Cds». Che cosa significa? Significa che <span style="color: #ff0000;"><strong>a curare la malattia italiana è stato chiamato uno degli agenti patogeni che l’ha prodotta</strong></span>. Per quanto capillare e massiccia, la propaganda non può quindi nascondere che «le linee di politica economica che vengono imposte all’Italia (come alla Grecia) non hanno come obiettivo il risanamento dei conti pubblici, ma lo scopo di sancire esplicitamente il primato del potere economico-finanziario su quello politico (dal controllo sociale politico-mediatico al controllo disciplinare della finanza)». Fumagalli ne deduce un «diritto al <em>default</em>» da parte degli stati, anche perché «solo un terzo del debito pubblico italiano ha a che fare con l’attività di risparmio. Il resto è pura speculazione, nella maggior parte dei casi, internazionale» (<em>Aspetti della dittatura finanziaria</em>, p. 8).<br />
Francesco Indovina conferma che «non pagare il debito è una scelta politica che un governo alternativo a quello attuale dovrebbe prendere» poiché «i provvedimenti presi e allo studio sono finalizzati a salvare la speculazione e le banche che a quella tengono il sacco» (<em>Niente è come prima</em>, p. 9). La verità è che «oggi, l’esplosione del debito pubblico in Europa è dovuta principalmente ai piani di salvataggio del mondo bancario e finanziario dopo la crisi del 2008» (Stefano Lucarelli, <em>Il debito pubblico come tragedia culturale</em>, p. 10).<br />
Senza un’alternativa che deve essere in primo luogo culturale e poi di conseguenza politica -ma che governo, parlamento e stampa sembrano ignorare del tutto- «il ruolo del nostro paese, di questa Italia impoverita e depressa, all’interno dell’Europa sarà probabilmente quello di fornire una riserva di forza lavoro dequalificata e sottopagata; di fungere da discarica per i rifiuti dei paesi economicamente più forti, e da fornitrice di servizi finanziari occulti tramite le nostre mafie. Questa profonda involuzione renderà il nostro paese in sostanza un paese del Terzo Mondo» (Marino Badiale e Fabrizio Tringali, <em>L’euro non è un dogma</em>, p. 11).<br />
Chi sono i veri “patrioti”? Coloro che svendono la Nazione alla speculazione delle grandi banche senza patria o quanti si sforzano di comprendere e che quindi non cadono nella <span style="color: #ff0000;"><strong>favola dei “decreti salva-Italia”</strong></span>? Decreti che attuano in realtà «una prassi alla Robin Hood rovesciata: prendere al povero per dare al ricco. La prassi abituale del finanzcapitalismo, che drena reddito dai lavoratori dipendenti a favore di una cosca ristretta di azionisti, <em>banksters</em> e speculatori» (Augusto Illuminati, <em>Bauci e Filemone</em>, p. 13).</p>
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		<title>Una favola politica</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Dec 2011 19:22:24 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Miracolo a Le Havre (Le Havre) Di Aki Kaurismäki Con André Wilms (Marcel Marx), Kati Outinen (Arletty), Jean-Pierre Darroussin (Monet), Blondin Miguel (Idrissa), Elina Salo (Claire), Evelyne Didi (Yvette), Jean-Pierre Léaud (L’informatore), Laika (la cagnetta). Finlandia, Francia, Germania 2011 Trailer del film Marcel Marx fa il lustrascarpe tra la stazione e il porto di Le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>Miracolo a Le Havre</strong><br />
(<em>Le Havre</em>)<br />
Di Aki Kaurismäki<br />
Con André Wilms (Marcel Marx), Kati Outinen (Arletty), Jean-Pierre Darroussin (Monet), Blondin Miguel (Idrissa), Elina Salo (Claire), Evelyne Didi (Yvette), Jean-Pierre Léaud (L’informatore), Laika (la cagnetta).<br />
Finlandia, Francia, Germania 2011<br />
<a href=" http://www.mymovies.it/film/2011/lehavre/trailer/" target="_blank"> Trailer del film</a><a href="http://www.mymovies.it/film/2011/lehavre/trailer/"></a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2011/12/Le_Havre.jpg"><img class="size-medium wp-image-9552 alignleft" style="margin-top: 10px; margin-bottom: 10px; margin-left: 20px; margin-right: 20px;" title="Le_Havre" src="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2011/12/Le_Havre-210x300.jpg" alt="" width="210" height="300" /></a>Marcel Marx fa il lustrascarpe tra la stazione e il porto di Le Havre. Ama molto la moglie, con la quale conduce una vita assai modesta ma dignitosa, sino a quando lei si ammala gravemente ed è costretta a rimanere in ospedale. La polizia della città arresta dei clandestini provenienti dal Gabon. Uno di loro, il piccolo Idrissa, riesce a fuggire. Marcel lo accoglie e lo protegge, insieme con tutto il quartiere, spendendo per lui il proprio denaro e riuscendo così a farlo partire di nascosto per l’Inghilterra dove si trova la madre del ragazzo. Intanto Arletty, la moglie, al medico il quale le dice che «a volte i miracoli accadono» risponde: «Non nel mio quartiere». Ma non è detto.</p>
<p style="text-align: justify;">Come sempre in Kaurismäki il film è sobrio, poetico, ironico e straniante. Il tema dell’immigrazione percorre ormai in modi diversi la cinematografia europea ma forse nessuno come il regista finlandese è in grado di cogliere la profondità di questa tragedia, data la sua lunga consuetudine con personaggi da sempre ai margini della città umana. Una tragedia che qui diventa anche paradossale, nella  quale il personaggio forse più bello è un commissario di polizia dall’aspetto truce ma che agisce in difesa degli ultimi. <em>Le Havre</em> è un film che dimostra come si possano creare delle favole molto lontane dai modi e dai canoni del tutto falsi e apologetici del cinema disneyano-hollywoodiano che da più di mezzo secolo ammorba l’educazione e le credenze degli europei, bambini o adulti che siano.</p>
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		<title>Facci ridere</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Dec 2011 17:19:52 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Su La Sicilia Andrea Lodato dà un’interpretazione del trionfo televisivo dei comici che mi trova del tutto concorde. Vi si contesta, tra l’altro, il fatto «che questo Paese, appena uscito dalla palude della cultura (?) berlusconista, oggi abbia tutto questo bisogno di riderci su. Non solo, per lo meno. Invece è una sganasciata generale, anche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Su <em>La Sicilia</em> <span style="color: #ff0000;"><strong>Andrea Lodato</strong></span> dà un’interpretazione del <a href="http://www.lasiciliaweb.it/index.php?template=spettacolo " target="_blank"><span style="color: #ff0000;">trionfo televisivo dei comici</span></a> che mi trova del tutto concorde. Vi si contesta, tra l’altro, il fatto «che questo Paese, appena uscito dalla palude della cultura (?) berlusconista, oggi abbia tutto questo bisogno di riderci su. Non solo, per lo meno. Invece è una sganasciata generale, anche alla radio, aggiungo. Non c’è network, non c’è canale Rai (terzo escluso, ma quella è un’oasi), che non abbiano trasmissioni dove ogni trenta secondi i conduttori si scompisciano di risate, senza senso». In effetti, sembra che il pubblico televisivo e cinematografico non aspetti altro che dei barzellettieri travestivi da attori per finalmente conciliarsi con la realtà.<br />
Leggendo l’articolo di Lodato ho pensato subito a una delle molte affermazioni demistificatrici della <span style="color: #ff0000;"><strong>Scuola di Francoforte</strong></span>: «Non appena aggiunge una parola di spiegazione, l’ironia si distrugge. Essa presuppone quindi l’idea di ciò che è di per sé evidente e -in origine- della risonanza sociale. Solo dove si ammette un consenso stringente dei soggetti, è superflua la riflessione soggettiva, l’esecuzione dell’atto concettuale. Chi ha con sé il pubblico che ride, non ha bisogno di fornire dimostrazioni. […] L’ironia è passata, ad intervalli, dalla parte degli oppressi, specialmente quando, in realtà, essi non erano già più tali. Ma, prigioniera della propria forma, non si è mai del tutto liberata dall’eredità autoritaria, dalla malignità che non ammette obiezioni. […] Contro la sanguinosa serietà della società totale, che ha assorbito la sua controistanza -l’obiezione impotente che era, un tempo, il precipitato dell’ironia- non c’è più che la sanguinosa serietà, la verità compresa» (Theodor W. Adorno, <em>Minima moralia. Meditazioni della vita offesa </em>[1951], Einaudi 1994,  § 134, pp. 253-256).<br />
Non ridono con la levità degli uomini liberi ma con l’intimo tratto servile di chi proietta nel buffone la propria impotenza.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>I filosofi</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Nov 2011 22:29:26 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[«La politica è una scienza, che si deve imparare, e non un modo per vivere senza lavorare (nel migliore dei casi) o per delinquere e arricchirsi impunemente (nel peggiore e molto diffuso). Spero che arrivino a capire che, come nessuno può diventare medico, ingegnere, magistrato (e tante altre cose) senza studi regolari, esami e correlativi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">«La politica è una scienza, che si deve imparare, e non un modo per vivere senza lavorare (nel migliore dei casi) o per delinquere e arricchirsi impunemente (nel peggiore e molto diffuso). Spero che arrivino a capire che, come nessuno può diventare medico, ingegnere, magistrato (e tante altre cose) senza studi regolari, esami e correlativi diplomi, così nessuno dovrebbe esercitare la professione di “politico” (che vuol dire gestire lo Stato) solo per esperienza pratica, militanza nei partiti, tirocini da portaborse (di nuovo nel migliore dei casi) o per ricchezza, spregiudicatezza e legami criminali» ( <a href="[http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/25/la-politica-oltre-il-baratro/172981/" target="_blank">Bruno Tinti, <em>Il Fatto quotidiano</em>, 25.11.2011</a> ).<br />
«Non ci sarebbe tregua dei mali nelle Città, e forse neppure nel genere umano […] se prima i filosofi non raggiungessero il potere negli Stati, oppure se quelli che oggi si arrogano il titolo di re e di sovrani non si mettessero a filosofare seriamente, sì da far coincidere nella medesima persona l&#8217;una funzione e l&#8217;altra -ossia il potere politico e la filosofia- e da mettere fuori gioco quei molti che ora perseguono l&#8217;una cosa senza l&#8217;altra» (Platone, <em>Repubblica</em>, 473 d, trad. di R. Radice).<br />
Al filosofo, dunque, bisognerà affidare il potere, a chi si è dedicato con impegno, metodo e passione alla ricerca sugli enti e sull’umano. Il potere deve andare al filosofo poiché soltanto a lui appare «il legame originario di tutte queste cose» (Id., <em>Epinomide</em>, 992 a);<em> </em>costui non solo saprà governare in maniera disinteressata ma non potrà fare a meno di proiettare sulla materia politica il rigore, la necessità, la freddezza del cosmo.</p>
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		<title>Le armi e i sacrifici</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Nov 2011 15:28:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>agbiuso</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Finalmente anche parte della grande stampa si occupa del vero, <span style="color: #ff0000;"><strong>immenso scandalo</strong></span> che colpisce economia e società. E che consiste in questo: si chiedono sacrifici ai cittadini, soprattutto a quanti non possono evadere le tasse perché dipendenti pubblici o privati, e si stanziano enormi somme di pubblico denaro per continuare ad acquistare delle armi. Ne parla <em>Il Fatto quotidiano</em> a proposito di <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/23/blindati-carri-armati-shopping-list-della-difesa-costa-milioni/172552/" target="_blank">ulteriori spese sulle quali il Parlamento è chiamato in questi giorni a pronunciarsi</a>. Si dice, tra l’altro, che «sono soldi che l’Italia spenderà entro fine anno in armamenti e che si potrebbero destinare ad altro subito, oggi stesso. […] Si torna a parlare di manovre “lacrime e sangue”  per recuperare 30 miliardi in due anni. Ma il settore delle spese militari è cresciuto nel 2010 dell’8,4%, con una spesa addizionale di 3,4 miliardi di euro. Il conto generale sale a quota 20.556,9 milioni di euro, corrispondente all’1,283% del Pil e che colloca l’Italia all’ottavo posto al mondo per spese militari. […] Manna dal cielo per chi produce mezzi di questo tipo, cioè tutta la grande industria italiana che va a braccetto con la politica per ottenere commesse sicure in un business sussidiato con soldi pubblici per centinaia di milioni. […] Buona parte delle commesse sono proprio per quella Finmeccanica Spa finita nella bufera per tangenti, finanziamenti illeciti ai partiti e commesse “politiche”». L’articolo ricorda anche <a href=" http://www.ildialogo.org/appelli/indice_1314206334.htm" target="_blank">l&#8217;appello di <span style="color: #ff0000;"><strong>Alex Zanotelli</strong></span></a>, che invito di nuovo a sottoscrivere.</p>
<p style="text-align: justify;">Quindi gli amministratori della cosa pubblica mentono, mentono spudoratamente: <span style="color: #ff0000;"><strong>i soldi ci sono</strong></span>. È che li si vuole utilizzare per la guerra e non per la pace, non per la salute, non per la ricerca, non per la scuola, non per la sicurezza ambientale. Ma <span style="color: #ff0000;"><strong>per uccidere</strong></span>, ancora. Un dossier apparso sul numero di novembre 2011 di <em>Alfabeta2</em> è dedicato alla guerra. Tra gli articoli, ne segnalo <a href="http://www.alfabeta2.it/2011/11/18/lo-sterminio-della-memoria/" target="_blank">uno del tutto condivisibile di <span style="color: #ff0000;"><strong>Alberto Burgio</strong></span></a>, il quale analizza con lucidità una gravissima trasformazione intervenuta nella società civile: «Grazie all’imponente apparato ideologico e mediatico mobilitato per giustificare le nuove guerre, la guerra ha finito col riconquistarsi un posto al sole nel nostro immaginario. Chi l’avrebbe detto anche solo vent’anni fa? Nei decenni della Guerra fredda la memoria della Seconda guerra mondiale faceva sì che la guerra rappresentasse, agli occhi dei popoli, un male assoluto. La speranza era che grandi conflitti bellici non si verificassero più. La corsa agli armamenti delle due grandi potenze appariva una follia dettata dall’incapacità di trovare terreni altrettanto efficaci su cui misurare le rispettive forze. E le guerre regionali, soprattutto nel Sud-Est asiatico, erano guardate con autentico orrore, considerate intollerabili insulti alla conclamata volontà di pace dell’umanità. […] Oggi, nel grosso della popolazione, prevale il cinico e rassegnato realismo di chi volentieri si risparmia battaglie perse in partenza. La guerra è tornata al centro dello scenario politico, si è normalizzata: perché denunciarne ancora lo scandalo? A chi interessa oggi la causa pacifista? Risulta molto più comodo fingere di credere alle retoriche istituzionali sui diritti umani e l’esportazione della democrazia. […] La caduta della memoria pubblica degli orrori della guerra è un fatto di enorme portata, e stupisce che non se ne parli mai. Stupisce e sgomenta».<br />
Il precedente governo italiano era composto da idioti e da criminali. Che cosa ha da dire e da decidere, invece, su queste assurde spese il nuovo esecutivo? Che cosa le forze politiche che lo sostengono?</p>
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		<title>Il giullare</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Oct 2011 21:51:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>agbiuso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Invito a guardare un filmato tratto dalla conferenza stampa del 23 ottobre 2011 di Nicolas Sarkozy e Angela Merkel. Stavolta non si tratta di qualche presentatore di programmi satirici ma dei due maggiori capi di governo dell&#8217;Europa. Sono essi -e i giornalisti in sala- che ridono di Berlusconi e, di conseguenza, dell&#8217;Italia. Mi sento umiliato ma hanno perfettamente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Invito a guardare un filmato tratto dalla <a href="http://tv.repubblica.it/copertina/bruxelles-domanda-su-berlusconi-e-in-sala-stampa-ridono-tutti/79013?video=&amp;ref=HREA-1" target="_blank">conferenza stampa del 23 ottobre 2011 di Nicolas Sarkozy e Angela Merkel</a>.<br />
Stavolta non si tratta di qualche presentatore di programmi satirici ma dei due maggiori capi di governo dell&#8217;Europa. Sono essi -e i giornalisti in sala- che ridono di Berlusconi e, di conseguenza, dell&#8217;Italia. Mi sento umiliato ma hanno perfettamente ragione, perfettamente. Siamo lo zimbello del mondo. Se lo merita questo popolo vile, disonesto, mafioso e analfabeta. Mi vergogno. Non ho fatto abbastanza contro questo vecchio buffone incapace.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Mazzarella. Vita politica valori</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Oct 2011 14:33:14 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Recensione a: Eugenio Mazzarella Vita politica valori. Sensibilità individuali e sentire comunitario in Giornale di Metafisica n. 33, 1/2 2011 &#8211; Autunno 2011 Pagine 317-319 (liberamente leggibile in formato pdf ) Il volume analizza in modo rigoroso il nesso tra etica, storia e natura umana mediante la discussione di alcune questioni tanto essenziali nel tessuto della nostra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2011/10/mazzarella_vita_politica.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9109" style="margin-top: 10px; margin-bottom: 10px; margin-left: 20px; margin-right: 20px;" title="mazzarella_vita_politica" src="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2011/10/mazzarella_vita_politica.jpg" alt="" width="200" height="322" /></a>Recensione a:<br />
Eugenio Mazzarella<br />
<strong><em>Vita politica valori. Sensibilità individuali e sentire comunitario<br />
</em></strong>in <a href="http://www.tilgher.it/(h3dckx45pojngf55aqtn1145)/index.aspx?lang=&amp;tpr=2&amp;act=fsclst" target="_blank">Giornale di Metafisica</a><br />
n. 33, 1/2 2011 &#8211; Autunno 2011<br />
Pagine 317-319<br />
(<a href="http://www.tilgher.it/chrCorrelati/upload/doc/19_GM_Recensioni.pdf" target="_blank">liberamente leggibile in formato pdf </a>)</p>
<div style="text-align: justify;">Il volume analizza in modo rigoroso il nesso tra etica, storia e natura umana mediante la discussione di alcune questioni tanto essenziali nel tessuto della nostra quotidianità quanto fragili nel loro statuto teorico: la fecondazione assistita, le condizioni terminali di vita, le <em>Dichiarazioni anticipate di trattamento</em>, la regolamentazione delle coppie di fatto e in particolare delle coppie omosessuali stabili, il problema dell’identità e dell’integrazione nei rapporti tra religioni e democrazia. Il libro si presenta come un punto di riferimento indispensabile per il legislatore, per il filosofo e per il cittadino. I temi che il testo affronta ne escono infatti più forti nelle loro strutture profonde e più limpide nelle possibili risposte.</div>
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