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Le donne del 6°piano

di Philippe Le Guay
(Les Femmes du 6ème ètage)
Con: Fabrice Luchini (Jean-Louis Joubert), Sandrine Kiberlain (Suzanne Joubert), Natalia Verbeke (Maria)
Francia, 2011
Trailer del film

La struttura e l’altezza dei palazzi di Parigi vennero stabiliti dal barone Haussmann durante il Secondo Impero. L’ultimo piano delle case fu riservato alla servitù. E così ancora nel 1962 sopra il quinto piano, dove abitano il finanziere Joubert e sua moglie, alloggiano nelle loro piccole stanze con i servizi in comune alcune donne che hanno lasciato la Spagna di Franco per trovare lavoro nella capitale. E dunque dopo il licenziamento della vecchia domestica, in insanabile contrasto con la padrona, la coppia assume Maria, una delle più giovani, vitali, determinate e malinconiche fra queste inquiline. A poco a poco mentre la signora Joubert continua i propri riti borghesi, banali e sempre identici, nella vita del marito entra un’aria nuova portata da Maria e dalle sue compagne.

Il film narra l’incontro tra classi sociali, lingue, modi di vivere assai diversi. Lo fa in un tono favolistico e lieve sino alla superficialità. L’intreccio tra politica, amore e costume è comunque gradevole e risulta estremamente accurata -sino ai minimi dettagli- la ricostruzione del milieu borghese e popolare degli anni Sessanta. Sembra soltanto una garbata -e ben recitata- commedia che può però essere letta anche alla luce dei problemi che gli anni Dieci del nostro secolo pongono all’incontro tra gli indigeni europei e i nuovi migranti.

Complices

di Frédéric Mermoud
Con Cyril Descours (Vincent), Nina Meurisse (Rebecca), Gilbert Melki (Cagan), Emmanuelle Devos (Mangin), Joanna Preis.
Francia-Svizzera, 2009
Trailer del film

Vincent e Rebecca, poco più che adolescenti, si incontrano, si amano, superano anche la rivelazione del prostituirsi di lui, del suo vivere in un gorgo dalle conseguenze drammatiche.
Cominciando dalla fine della vicenda, il montaggio alterna il sentimento dei due ragazzi e l’inchiesta della polizia, condotta da un commissario poco ligio alla procedura e molto attento all’umanità delle persone che incontra. Un noir interiore e con protagonista la sempre bella Parigi, anche quando è tenebrosa. Ma soprattutto un film sulla solitudine profonda degli umani, di qualunque età, e sul paradossale dualismo che permette di vendere il proprio corpo illudendosi di rimanere liberi, come se il corpo fosse l’Altro quando invece è il più intimo .

Entre les murs

Laurent Cantet
 (La classe)
Con: François Bégaudeau (François), Nassim Amrabt, Laura Baquela, Cherif Bounaïdja
Francia 2008

Il XX Arrondissement non è certo una zona centrale di Parigi ma non è neppure la banlieue più disagiata. È qui che François, prof. di lingua francese, insegna in quello che in Italia corrisponderebbe all’ultimo anno delle medie e al primo delle superiori. Ragazzi di origini etniche diverse, con livelli di conoscenza e di impegno al cui confronto le scuole italiane possono essere giustamente ritenute migliori, si scontrano ogni giorno tra di loro, con gli insegnanti, col non senso di quell’essere e di quel fare. La classe, infatti, è chiaramente disgregata al proprio interno. C’è chi si vergogna dei propri compagni perché vorrebbe studiare ma non si riesce; un dark si sente diversissimo dai ragazzi di origine nordafricana e questi da quelli provenienti dal Mali; alcune ragazze hanno un atteggiamento indisponente e insolente; Souleymane è il più ribelle e alla fine si scontrerà con il professore che pure vorrebbe aiutarlo e gratificarlo…

Tratto dal romanzo omonimo di François Bégaudeau, che insegnante lo è stato davvero e qui interpreta se stesso, Entre les murs è un film molto teatrale che non esce mai -appunto- dalle mura del microcosmo scolastico. È raccontato con notevole tecnica, evitando anche visivamente di mettere al centro dell’inquadratura il professore o i ragazzi. Il suo merito maggiore sta nel rifiuto di una presa di posizione a favore dell’istituzione o contro di essa, non difende gli studenti -a volte davvero insostenibili…- né li condanna e mostra invece quanto difficile e soprattutto complesso sia l’insegnare per chi voglia veramente farlo. Ne esce il quadro di una Scuola pressoché morta e forse questo può capirlo sino in fondo solo chi ha vissuto o vive in quelle aule…
“Palma d’oro” 2008 ma non può competere con Gomorra o con Il Divo, che pure erano in concorso a Cannes.

Il tempo ritrovato

Marcel Proust
(Le temps retrouvé, 1922; Gallimard, 1954)

Trad. di Giorgio Caproni 
Einaudi, 1978
Pagine XVIII- 437

 

I nuclei narrativi che concludono il grande affresco sono tre: la guerra, l’opera, il tempo.

Parigi durante la guerra, coi suoi misteriosi e grotteschi personaggi, i suoi segreti di città orientale, il suo volto raffinato e decadente, costituisce l’ultima grande aggiunta -suggerita e quasi imposta dagli avvenimenti stessi- all’originario progetto della Recherche. Qui è ancora una volta protagonista il personaggio più grande, forse il più amato dall’Autore: il barone di Charlus
Il trionfo del Tempo si esprime attraverso tre intense immagini: la maschera che si posa sui volti, rendendoli negli anni irriconoscibili; il «teatrino di marionette immerse nei colori immateriali degli anni, di marionette che esteriorizzavano il Tempo: il Tempo che, d’ordinario, non è visibile, che per diventar tale va in cerca di corpi e che, dovunque li incontra, se ne impossessa per mostrar su di loro la propria lanterna magica» (p. 258); «i vivi trampoli crescenti senza posa» (391) sui quali gli umani si muovono fino a che non riescono più a reggere la distanza tra il mondo da cui sono germinati e il tempo al quale sono pervenuti.

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