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	<title>agb &#187; neurobiologia</title>
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		<title>Il Vallisneri di Dario Generali</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Oct 2011 13:52:38 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Recensione a: Dario Generali Antonio Vallisneri. Gli anni della formazione e le prime ricerche Medicina &#38; storia, numero 16, anno VIII, 2008 (ma distribuita dal nuovo editore -Firenze University Press- nel 2011 pagine 189-192 &#160; Attraverso la ricostruzione attenta e critica dell&#8217;ambiente e dell&#8217;opera di Antonio Vallisneri (1661-1730), Generali permette al lettore di comprendere quanto siano intricati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">Recensione a:<br />
<a href="http://www.ispf.cnr.it/index.php?modload=info&amp;file=info_personale&amp;op=mostra_personale&amp;i=26" target="_blank">Dario Generali<br />
</a><em><strong>Antonio Vallisneri. Gli anni della formazione e le prime ricerche<br />
</strong></em><a href="http://ejour-fup.unifi.it/index.php/mes/" target="_blank"><em>Medicina &amp; storia</em></a>, numero 16, anno VIII, 2008 (ma distribuita dal nuovo editore -Firenze University Press- nel 2011<br />
pagine 189-192</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2011/10/Med__storia.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-8885" title="Med_&amp;_storia" src="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2011/10/Med__storia-212x300.jpg" alt="" width="148" height="210" /></a></p>
<p style="text-align: center;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Attraverso la ricostruzione attenta e critica dell&#8217;ambiente e dell&#8217;opera di <a href="http://www.vallisneri.it/default.shtml" target="_blank">Antonio Vallisneri</a> (1661-1730), Generali permette al lettore di comprendere quanto siano intricati e appassionanti i percorsi della storia della scienza.</p>
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		<title>La mente</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Jan 2009 11:49:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>agbiuso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Aa. Vv. LA MENTE Tradizioni filosofiche, prospettive scientifiche, paradigmi contemporanei A cura di Stefano Gensini e Antonio Rainone Carocci, Roma 2008 Pagine 453 L&#8217;obiettivo del libro è dichiarato all&#8217;inizio ed è del tutto condivisibile: «consolidare una frequentazione» con la tradizione filosofica «oggi sembra essenziale affinché la filosofia della mente non si insterilisca in un certo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">Aa. Vv.<br />
<strong> LA MENTE<br />
Tradizioni filosofiche, prospettive scientifiche, paradigmi contemporanei</strong><br />
A cura di Stefano Gensini e Antonio Rainone<br />
Carocci, Roma 2008<br />
Pagine 453</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-1072" title="mente_carocci" src="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2009/01/mente_carocci.jpeg" alt="mente_carocci" width="200" height="284" /></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;obiettivo del libro è dichiarato all&#8217;inizio ed è del tutto condivisibile: «consolidare una frequentazione» con la tradizione filosofica «oggi sembra essenziale affinché la filosofia della mente non si insterilisca in un certo teoreticismo o scolasticismo, che è fra le sue tentazioni ricorrenti, e sempre più si alimenti nel dialogo con la ricerca di punta, in settori quali le neuroscienze, l&#8217;intelligenza artificiale, le scienze del linguaggio e la psicologia sperimentale, che mostrano di volersi e doversi cimentare con tematiche e vocabolari descrivibili come “mentalisti”» (Gensini-Rainone, p. 15).<span id="more-1071"></span><br />
Queste e altre pratiche stanno consentendo alla Filosofia della mente -e le permetteranno sempre più- di diventare una sorta di <strong><em>koiné</em></strong>, di lingua comune alla ricerca  filosofica del XXI secolo. Una fecondità che appare chiara anche dalle prime due parti del libro, che affrontano tematiche specialmente (ma non solo) storiografiche. Vi si discute di molti argomenti e Autori ma soprattutto emerge la continuità delle questioni poste, pur nella varietà dei linguaggi e delle metodologie adoperate per rispondervi. Ad esempio, le tesi di Epicuro e Gassendi sulla <strong>mente animale</strong> sono assai vicine a quelle di Darwin e della zooantropologia di Roberto Marchesini, sostenendo come sia «del tutto improprio valutare la peculiarità degli animali dal punto di vista nostro: essi vanno intesi dal punto di vista delle loro caratteristiche di specie, come dotate di una propria legittimità e autonomia»; «linguaggio e mente sono, in questo paradigma, facoltà <em>distribuite</em> in modo graduale fra le specie animali, intrinsecamente connesse al corpo (&#8230;), soggette a evoluzione» (Gensini, 30 e 26), anche perché «ogni specie pertinentizza la realtà a seconda di come “vede” il mondo» (Diodato, 273). Oppure: Leibniz, Kant e Peirce (insieme a molti altri&#8230;) condividono la tesi della costitutiva <strong>natura semiotica del pensare</strong> e quindi la struttura linguistica della mente, ben riassunta nella formula del filosofo statunitense: «la mente è un segno che si sviluppa secondo le leggi dell&#8217;inferenza».  L&#8217;<strong>esternismo</strong> di Vygotskij è uno dei caratteri pure della filosofia del linguaggio di Vico e degli sviluppi nella Teoria della Mente Allargata di Manzotti e Tagliasco o della <em>embedded mind</em> di Clark.</p>
<p style="text-align: justify;">Particolare attenzione anche storica è dedicata alla <strong>biologia</strong> e alle <strong>neuroscienze</strong>, con accurate discussioni su Darwin, Broca e Wernicke, Deiters, Schultze, His, Kölliker, Golgi, Ramón y Cajal. In ogni caso, essenziale per la nascita della Filosofia della mente fu l&#8217;approccio <strong>antipsicologista</strong> di Frege, Husserl, Vygotskij, de Saussure. Le leggi del pensiero non coincidono con la modalità del pensare. La mente non sta nel cervello soltanto ma accade nella <strong>corporeità</strong> tutta intera, nelle interazioni e nei segni sociali, nella evoluzione temporale. Il corpo/mente ha natura linguistica e dunque insieme neurobiologica e relazionale. Hanno certamente ragione neuroscienziati come Changeux, Edelman, Damasio a sostenere che «la natura fisica» dell&#8217;encefalo e del SNC «-contrariamente a quanto avanzato dai funzionalisti -crea dei vincoli all&#8217;organizzazione del pensiero» (Artuso, 377). Vincoli assai complessi, visto che nel cervello non esiste alcun centro autonomo e specifico di elaborazione dei dati o di conservazione dei ricordi e l&#8217;architettura neurale è, piuttosto, distribuita. <strong>Memoria</strong> e <strong>reminiscenza</strong>, per usare i termini aristotelici, non sono strutturalmente e fisicamente separati ma costituiscono due funzioni diverse e profondamente integrate tra di loro. Una reciprocità funzionale che produce ciò che chiamiamo io e che certamente esiste (l&#8217;eliminativismo si scontra con una messe di dati così grande che solo un forte impegno ideologico e non scientifico può ritenerla irrilevante) anche se non è descrivibile in termini soltanto quantitativi: «l&#8217;io non è un&#8217;entità spaziale. L&#8217;io coincide con il continuo lavorio che un corpo determinato (&#8230;) compie per raccontare agli altri, e quindi a sé, ciò che è stato quello stesso io, e pertanto ciò che sarà» (Cimatti, 421).<br />
La mente è dunque un <strong>dispositivo temporale e semantico</strong> perché «il soggetto umano è costituzionalmente un cercatore di senso e un produttore di significato» (De Palo, 199), la cui strutturale intenzionalità è per Searle «caratterizzata dalla nostra capacità inimitabile di “dare un senso alle cose”» (Artuso, 376) anche mediante la distinzione tra l&#8217;oggetto come struttura chimico-fisica e l&#8217;oggetto in quanto <strong>forma aspettuale</strong>, come ente/evento carico per noi di memorie vissute, di flusso di attese, di spessore semantico. In tale complessità, il rapporto tra mente e materia non è dualistico né identitivo ma <strong>costruzionistico</strong> nel rigoroso significato di una costruzione di senso dei dati materiali che si offrono ai sensi e dei percetti che immediatamente diventano.</p>
<p style="text-align: justify;">Non esiste una realtà prima esterna, una materia di per sé significante, un’oggettività indipendentemente dalla mente. Il flusso di percezioni sensoriali che ci investe è reso possibile dall’immediata donazione di significato che l’insieme del nostro corpo, della memoria e degli apprendimenti dà al nostro esistere spazio-temporale. I significati non stanno negli enti, nei processi e negli eventi. Essi abitano nella mente che da questo fluire di enti, processi ed eventi è costituita. Esternalismo e internalismo vanno entrambi oltrepassati e «sarebbe dunque auspicabile una terza via che riconsiderasse, insieme alla necessaria dimensione neuropsicologica, anche quella “pubblica” e “linguistica” del significare, in tutte le sue implicazioni, anche empiriche» (Diodato, 283).<br />
Per quanto breve sia, credo che anche da questa sintesi emerga chiara la ricchezza di una Filosofia della mente che, pur nella varietà delle posizioni e nella naturale vivacità delle polemiche, si sta avviando verso prospettive sempre più integrate e non mutualmente  esclusive.</p>
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		<title>Il tempo liberato. Dolore, memoria, guarigione</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Nov 2008 18:22:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>agbiuso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Prefazione a: Cronoriflessologia. Guarire dalle ferite degli antenati di Vincenzo Di Spazio Macro Edizioni &#8211; Novembre 2008 Pagine 8-11 ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.macrolibrarsi.org/ebooks/Estratto-cronoriflessologia.pdf" target="_blank">Prefazione</a> a:<br />
<strong>Cronoriflessologia. Guarire dalle ferite degli antenati</strong></p>
<p style="text-align: center;">di <strong>Vincenzo Di Spazio</strong><br />
Macro Edizioni &#8211; Novembre 2008<br />
Pagine 8-11 </p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2008/11/di-spazio_cronoriflessologia.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-754" title="di-spazio_cronoriflessologia" src="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2008/11/di-spazio_cronoriflessologia.jpg" alt="" width="113" height="160" /></a></p>
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		<title>Mente &amp; cervello 47 &#8211; Novembre 2008</title>
		<link>http://www.biuso.eu/2008/11/09/mente-cervello-47-novembre-2008/</link>
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		<pubDate>Sun, 09 Nov 2008 08:43:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>agbiuso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La permanenza dei significati e delle intenzionalità è la memoria. Essa costituisce il nucleo più profondo della mente, quello in cui convergono la dimensione fisico-neuronale e quella coscienzialistico-immateriale. A questo tema sono dedicati alcuni degli articoli del numero di novembre 2008 di M&#38;C. Anche il ricordare conferma che la mente non è una res ma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2008/11/mc_47_novembre_08.jpeg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-629" title="mc_47_novembre_08" src="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2008/11/mc_47_novembre_08.jpeg" alt="" width="80" height="103" /></a><br />
</span>La permanenza dei significati e delle intenzionalità è la <strong>memoria</strong>. Essa costituisce il nucleo più profondo della mente, quello in cui convergono la dimensione fisico-neuronale e quella coscienzialistico-immateriale. A questo tema sono dedicati alcuni degli articoli del <a href="http://lescienze.espresso.repubblica.it/edicola_mese/MENTE&amp;CERVELLO/1333658" target="_blank">numero di novembre 2008 di M&amp;C</a>. Anche il ricordare conferma che la mente non è una <em>res</em> ma è un <em>fieri</em>, non una sostanza ma una funzione. I ricordi, infatti, non vengono &#8220;depositati&#8221; in nessun cassetto ma «vengono creati modificando la forza delle connessioni tra centinaia, migliaia, se non milioni di neuroni, che facilitano la ricomparsa di schemi di attività specifici» (R.Stickgold e J.M.Ellenbogen, pag. 36); il <strong>sonno</strong> serve a consolidare -alla lettera- tali connessioni e quindi sembra finalmente chiarita la ragione per cui abbiamo bisogno di dormire: per fissare i ricordi e quindi per essere ancora noi stessi.<br />
<span id="more-628"></span>Anche altri animali e non solo mammiferi -i corvi, ad esempio- «hanno una memoria straordinaria, tanto da ricordarsi con precisione un volto umano, anche dopo parecchio tempo» (F.Sgarbossa, 21) e questo apre all&#8217;importante argomento della <strong>mente animale</strong>, affrontato da J.Vlahos dal punto di vista del disagio mentale, delle cure e dei farmaci che vengono erogati agli animali non umani. Il pregiudizio cartesiano è stato completamene smentito: gli animali «sviluppano malattie mentali che somigliano in maniera inquietante a quelle umane, e rispondono agli stessi farmaci» (52); e anche le ragioni sembrano analoghe, visto che molto del disagio mentale nasce «dalle vite innaturali che i proprietari li costringono a condurre» (56), vite, spazi e tempi innaturali anche per noi. Il <strong>sistema limbico</strong>, che controlla le emozioni, funziona infatti in modo assai simile in tutti i mammiferi. <strong>Darwin</strong> affermò giustamente che «la differenza tra la mente dell&#8217;uomo e quelle degli animali superiori, per grande che sia, certamente è una differenza di grado e non di genere» (cit. a p. 56).<br />
L&#8217;animalità dell&#8217;<em>Homo sapiens sapiens</em> spiega anche la particolare attrazione dei maschi di questa specie -come anche di alcune scimmie- per la <strong>pornografia</strong>. La ragione è persino banale: «per i maschi è adattativo, cioè vantaggioso in termini evoluzionistici, essere reattivi di fronte alle possibilità di accoppiarsi, anche velocemente e senza troppo impegno, per diffondere i propri geni sul pianeta (&#8230;) E ai mammiferi maschi generalmente conviene tentare di fecondare il più alto numero di donne possibile e quindi essere veloce e ricettivo di fronte alla visione di una donna disponibile» (S.Bencivelli, 26-27).</p>
<p style="text-align: justify;">Un argomento diverso e didatticamente assai utile è quello che concerne l&#8217;imperversare di psicologi e «<strong>neuromiti nelle scuole</strong>», come se presentarsi con un camice bianco o utilizzare un linguaggio neurobiologico attribuisse per ciò stesso una qualche verità ed efficacia alle affermazioni di molti sedicenti esperti dell&#8217;educare. E invece «gli insegnanti non devono abdicare la loro responsabilità di educatori delegando in modo acritico la loro competenza alle fandonie di divulgatori senza scrupoli» (R.Cubelli &#8211; S. Della Sala, 84). I due studiosi sostengono anche -e giustamente- che alla base di molti interventi inopportuni o dannosi delle neuroscienze in ambito didattico starebbe «la commistione tra mente e cervello diffusa anche tra gli addetti ai lavori, ossia l&#8217;idea che lo studio del funzionamento fisiologico e biologico del cervello sia sufficiente a comprendere i processi mentali e i meccanismi di acquisizione della conoscenza. Lo studio del cervello e lo studio dei processi cognitivi non sono sinonimi, non si pongono i medesimi obiettivi e rappresentano livelli di conoscenza diversi» (82).<br />
Osservazioni critiche che ci riportano alla necessità di un approccio filosofico per la comprensione della mente e della memoria, come sostiene anche Nelson Cowan dell&#8217;Università del Missouri: «per determinare la verità sarà quindi necessario affiancare alle moderne tecniche di <em>brain imaging</em> i vecchi metodi comportamentali e il ragionamento filosofico sul funzionamento della mente. In un articolo del 1971 intitolato <em>Art in Bits and Chunks</em>, lo psicologo della percezione Rudolf Arnheim affermava che lo strumento più importante per uno psicologo è la sua poltrona. E questo sembra valido anche per le ricerche sul cervello» (49).</p>
<p style="text-align: justify;">Segnalo, infine, una intrigante intervista di Loredana Lipperini a Francesco Dimitri, uno dei maggiori scrittori italiani di <strong>fantasy</strong> -che non è un genere per ragazzini o per sognatori&#8230;- autore di un romanzo dal titolo <em>Pan</em> ambientato in una Roma contemporanea attraversata dalla crudeltà orgiastica del dio greco. Dimitri sostiene che «i sogni scientifici stiano mostrando la corda e che siamo in tempi di risveglio: in questo senso l&#8217;arrivo di Pan è davvero imminente. Il che non significa diventare luddisti. Una parte degli avanzamenti scientifici sono stati non semplicemente anticipati dalla letteratura, ma condizionati. Penso a Verne. Al cyberpunk. E penso a Mark Pesce, l&#8217;inventore del Vrml (<em>Virtual Reality Modeling Language</em>), che è un occultista: e ha realizzato l&#8217;estensione tecnologica di una propria idea esoterica» (45). E comunque Pan non è mai morto, come ci ricorda <strong>Hillman</strong>, poiché egli è l&#8217;unità psicosomatica che siamo. È nel trionfo  del corpo che -nonostante il grido riferito da Plutarco che pose fine al mondo antico- Pan è vivo e sempre lo rimarrà. Sempre, finché un corpo umano e animale pulserà del <strong>desiderio</strong> di vita e del suo terrore.</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
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		<title>Dispositivi semantici</title>
		<link>http://www.biuso.eu/2008/10/22/dispositivi-semantici/</link>
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		<pubDate>Wed, 22 Oct 2008 10:00:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Introduzione fenomenologica alla filosofia della mente   Villaggio Maori Edizioni Catania 2008 Collana «I saggi del villaggio» Pagine 74]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><span style="font-weight: normal;"><em><a href="http://www.biuso.eu/bibliografia/libri/dispositivi-semantici/" target="_blank"><strong>Introduzione fenomenologica alla filosofia della mente</strong></a></em></span></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2008/10/dispositivi_semantici.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-365" title="dispositivi_semantici" src="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2008/10/dispositivi_semantici-214x300.jpg" alt="" width="214" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: center;"> </p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.villaggiomaori.it/" target="_blank"> Villaggio Maori Edizioni</a><br />
Catania 2008<br />
Collana «I saggi del villaggio»<br />
Pagine 74</p>
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		<title>Il colore della luna</title>
		<link>http://www.biuso.eu/2008/10/20/459/</link>
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		<pubDate>Mon, 20 Oct 2008 21:35:10 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Recensione a: Il colore della luna. Come vediamo e perché di Paola Bressan Sitosophia - Ottobre 2008]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">Recensione a:<br />
<a href="http://www.sitosophia.org/2008/10/il-colore-della-luna-di-paola-bressan/" target="_blank">Il colore della luna. Come vediamo e perché</a></p>
<p style="text-align: center;">di Paola Bressan<br />
<a href="http://www.sitosophia.org" target="_blank">Sitosophia</a> - Ottobre 2008</p>
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